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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

martedì 26 novembre 2013

a volte leggere...

... oltre a mettere ali alla fantasia, ti porta altrove fisicamente.
è quello che accade nel libro di Pascal Mercier da cui è stato tratto un film che consiglio per un giorno freddo, meglio se con un po' di febbre (che tanto è relativamente impegnativo).
premetto che ne hanno parlato così e così sia del racconto e sia della trasposizione cinematografica.
a me è piaciuto, diciamo quanto mi piace Jeremy Irons che, nonostante i suoi 65 suonati, mantiene intatto il suo appeal.
l'incipit: dopo aver salvato una sconosciuta in procinto di buttarsi da un ponte, un professore di liceo (Gregorius) resta incantato da un libro trovato nella tasca del cappotto dimenticato dalla donna.
tra le pagine un biglietto del treno notturno per Lisbona.
il volumetto risulta essere scritto da Amadeu Inácio de Almeida Prado, di Lisbona. 
Gregorius legge e commenta la frase topica del libro in compagnia del proprietario della libreria a cui si è rivolto per avere notizie della fuggitiva. 
“se possiamo vivere solo una piccola parte di quanto è in noi, che ne è del resto?”. 
ma il treno è in partenza così, credendo di trovare la donna in stazione, vi si reca e, non scorgendola, decide di salirvi.
vuole conoscere l'autore che lo ha così tanto colpito e si reca a casa sua dove però trova solo la sorella (interpretata da Charlotte Rampling, anche lei prossima ai settanta, e quasi irriconoscibile a chi la ricorda ai tempi di portiere di notte, salvo che per lo sguardo che la rende unica in ogni età).
Altro interprete di notevole caratura, Christopher Lee, uno dei protagonisti della vita del giovane Amadeu, che il professore incontra nel tentativo di ricostruire un'esistenza di cui invidia vitalità, opportunità e pienezza. 
la storia, narrata nella raccolta postuma degli scritti del medico portoghese, si svolge infatti durante la dittatura di Salazar e fino alla rivoluzione dei garofani.
giorno in cui Amadeu muore di aneurisma cerebrale.
non ho ben capito perché Mercier chiami 'Mendes il boia di Lisbona' il personaggio che rappresenta il regime dato che, il Mendes che conosco io, è stato un esponente del dissenso...
ciò detto, il film, come dicevo, mi è piaciuto.
vero che avrebbe potuto esser meglio (come di fatto è la totalità delle cose del mondo), ma il meccanismo che completa il puzzle fatto di incontri, dialoghi e ricostruzioni è gradevole.
quindi la critica è forse che il tutto risulta un po' freddino e che si sarebbe potuto osare di più, soprattutto nel dare maggiore accento al risvolto psicologico che il film si propone di indagare.
del resto lo stesso Gregorius si definisce "una persona noiosa", come la vita monotona e cadenzata che vive nella neutrale e sterilizzata Svizzera, dunque tutto quel che è trattenuto o solo accennato rispecchia un personaggio comunque capace di empatia e slancio verso la comprensione dei drammi e delle complicazioni altrui.
riguardo all'accusa di lentezza trovo invece che i tempi pacati consentano allo spettatore di farsi i suoi film sugli spunti che offre la sceneggiatura oppure la libertà di godersi semplicemente la visione della pellicola, garbata e ben interpretata da un cast eterogeneo in cui ben figurano anche gli attori che impersonano i protagonisti nel loro passato giovanile.

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