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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

lunedì 13 febbraio 2017

distopia

ovvero la descrizione immaginaria di una comunità altamente indesiderabile.

per fare un esempio, quella in cui le relazioni umane e ogni manifestazione espressiva si svolgono attraverso la costruzione di una singola frase, di un'immagine o di un filmato, purché breve.
complessità, articolazione, pausa, connessioni, analisi, approfondimenti, risvolti, criticità, tutto viene semplificato rendendo scarne le cose e le persone che apparentemente sembrano vivere perennemente connessi nella speranza di un segnale capace di risvegliarle alla vita.
seduti o in piedi, per strada, sui mezzi, a casa, sempre con gli occhi fissi e il pollice che scorre pagine già viste e riviste sul piccolo schermo del portatile.
i pochi che ne fanno a meno, semplicemente non esistono.
è così per i popoli a cui manca l'acqua, figuriamoci di che sfamarsi ed è lo stesso per quanti svolgono la loro giornata con il telefono in tasca invece che perennemente sotto al naso.
vedo ridurre il numero di questi ultimi ogni volta che esco dal mio eremo e immagino come potrà evolvere questo dato di fatto.
l'unica immagine che mi compare nella mente è quella del balengo di turno che lancia un segnale collettivo tipo: 'tutti giù dal burrone' e una fiumana di individui che precipita dimezzando la popolazione del pianeta.
dell'altra metà si occuperanno la fame e le guerre a sbarazzarle dalla faccia della terra, ma sono un piccolo problema, vecchio come il mondo, che in fondo conta poco.
poi c'è il piano b.
staccare la spina così che l'umanità connessa, cioè la gran parte, vada nel panico e, incapace di intrattenere relazioni col prossimo senza supporti tecnologici e priva dell'immaginazione necessaria a formulare ipotesi alternative, impazzisca scatenando i suoi bassi istinti e facendosi fuori a vicenda.
il tempo stringe, tanto che la trama rischia di diventare cronaca prima ancora di essere sviluppata.
resta un appunto, l'ennesimo sul tema, una testimonianza, un modo per dire la tipica frase usata dopo che la previsione inascoltata si è avverata.



se persino i Depeche Mode (con tutto il rispetto) tornano sulle scene parlando di rivoluzione... beh, Enjoy the silence!

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