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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

lunedì 23 gennaio 2017

componimento libero

sciolti i sogni
come neve al sole
scrocchia il ceppo

svaniti sogni
come neve al sole
stille di stelle

spenta la notte
come neve al sole
nell'alba ambrata

la bellezza degli haiku è che con poche sillabe si possono esprimere sottili variazioni e diverse interpretazioni...
il concetto centrale è quello della neve che si scioglie al sole, prima e dopo quello ci si può mettere qualsiasi cosa.
anche un porca troia, (che son sempre le cinque sillabe canoniche).

venerdì 20 gennaio 2017

una grande croce (sopra)

anzi trenta, forse cento, chi può dire adesso quante croci nei cimiteri si aggiungeranno quando la neve si sarà sciolta?
di certo c'è che una (croce) bella grande verrà posta su tutta la faccenda della nevicata del 2017, sulle responsabilità, evidenti, dello sfascio perpetuato con accanimento per ultimo dal renziskhan che scalpita per tornare a finire il lavoro.
un resort che neanche doveva trovarsi dov'era, che altre volte è stato raggiunto dai soccorsi causa strada interrotta che resta aperto nella brutta stagione, comuni e frazioni isolati per neve in un contesto dove i fenomeni sono frequenti, sindaci e prefetti senza bussola e una protezione civile, smantellata dalla politica, che si salva solo grazie all'impegno dei volontari, mezzi antineve lontani da dove necessitano, distrazione collettiva e disinteresse patologico.
prima ancora che arrivassero le nuove scosse erano due, tre giorni che migliaia di persone si trovavano e continuano a trovarsi isolate, senza luce, riscaldamento, viveri, medicinali e quindi impossibilitate a comunicare, chiedere aiuto, inondare i media di foto, video e messaggi.
sarà più facile del solito metterci una croce sopra perché intanto ci sono da divulgare le notizie sull'insediamento di trump, poi arriva la sentenza della consulta sull'italicum e in un attimo è san remo.
ma io le sento le voci di chi sta morendo sotto tre metri di neve a due passi dal mondo civile e da chi sa cantare solo e sempre lo stesso ritornello: vi siamo accanto, stiamo uniti, non vi lasceremo soli.
c'è un unico indagato, già condannato: il terremoto che, si sa a memoria anche all'asilo, è impossibile da prevedere, ma le bufere di neve sì e allora perché a disposizione ci sono solo le mani nude e qualche pala?
e ribadisco siamo in abruzzo, come dire val d'aosta, mica a montecarlo!
dicono: evitiamo polemiche, come servisse a far meglio invece di giovare (solo) a occultare le responsabilità e le carenze di un sistema inefficiente, reo di colpe evidenti aggravate dal mancato esercizio della funzione a cui è preposto: la difesa e la tutela dei propri cittadini e il diritto alla salvaguardia della loro salute e incolumità.

mercoledì 18 gennaio 2017

menti scosse

un sommesso continuo sottofondo sonoro tra il fumo e l'odore di legna bruciata che offusca il cielo di una giornata di sole e di vento.
suppongo siano i mezzi aerei che sorvolano i boschi in fiamme, troppi per pensare a un caso.
altrove, tra il vento e la neve, un altro più fragoroso boato, e poi ancora e ancora.
come ad agosto, qui brucia e là scuote tutto.
a questo punto i crolli delle macerie sono l'effetto minore rispetto al crollo nervoso che inevitabilmente abbatte l'animo di chi ha atteso aiuti (appena ripresi) sospesi dalle ferie natalizie, sotto valanghe di neve e di gelo in beata solitudine e abbandono.
persino la natura si è stufata di sentire parole vuote e ha deciso per un altro scrollone, sperando anche lei che serva a far arrivare quanto promesso.
adesso.

lunedì 16 gennaio 2017

maledetta primavera

era il 15 marzo 2011 quando si levarono i primi moti, poi i morti, le bombe, le tende i barconi e ancora morti per mare, per terra, ma altrove sebbene con lo stesso destino di chi è restato.
i profughi siriani sono diventati simbolo dell'emigrazione per guerra, per fame, per povertà, per condizioni ambientali, religione, diritti e tutte le altre innumerevoli ragioni che si possono trovare mettendo insieme un gran numero di persone, ciascuna con il suo sogno, la sua aspirazione, il suo ideale e su tutto lo stesso istinto di sopravvivenza che le accomuna e al tempo stesso le mette una contro l'altra.
il susseguirsi delle stagioni e l'incalzare dell'inverno, che ogni anno sembra più freddo del precedente:
2012
2013
2014
2015
2016
e siamo al settimo, il gelo si allarga perché sono sempre di più i campi profughi e sempre maggiore il numero di chi li affolla.





una cosa stenta a mutare, anzi resta sempre uguale, anche se in effetti a pensarci meglio cresce col crescere dei rifugiati ed è l'indifferenza colpevole dei mandanti, degli esecutori e di quelli che speculano e sciacallano.
oltre 65 milioni di profughi nel mondo (fonte), (stranamente lo stesso numero di europei immigrati in America dal 1820 al 1930) e definire esattamente quanti siano quelli attualmente 'alloggiati' nel nulla è impossibile, ma ci si può provare attraverso una ricerca certosina <qui>.
una cosa certa è la sensazione di vergogna che mi prende guardando e pensando alle condizioni in cui sono costretti.
la somiglianza con altre immagini e realtà disgustose e terribili che nessuno vorrebbe rivedere e rivivere e invece scorrono davanti agli occhi ogni giorno.
forse collegare i campi profughi di oggi ai lager nazisti è eccessivo, ma l'associazione con la vicenda degli esuli spagnoli nella Francia del '39 già è meno scandalosa se il pensiero và alla vicenda di Calais.
e poi ci sono quelli che hanno dimenticato e adesso voltano la faccia dall'altra parte, eppure son passati solo sessant'anni e chissà quanti ungheresi di allora sono ancora vivi e vegeti.
sì, la storia delle migrazioni è affascinante, viverla lo è molto, ma molto, meno.

domenica 15 gennaio 2017

la meraviglia è quando si altalena tra stupore e smarrimento*

* teti900





se degli umani niente mi stupisce più, c'è sempre qualche nuova trovata della natura che si affaccia a sbalordire i balordi che appartengono alla mia specie.
sembra come un richiamo, un monito ad abbassare la cresta, che lei (la natura) se volesse ci batte come vuole in qualsiasi disciplina dell'umano pensiero ricordandoci che siamo un po' pappagalli e un po' scimmie che goffamente si affannano nel tentativo di imitarla inventando e costruendo complicati macchinari che, a confronto di quelli che da sempre produce lei (la natura), sono bazzeccole, il più delle volte inutili e quasi sempre orrende.

ma bando al negativismo... sullo stupore c'è una battuta di Gracie Allen, una famosissima attrice comica degli anni '30, che mi ha strappato con un sorriso dagli effetti ipnotici dei vortici in movimento dei laghi ghiacciati... 'quando sono nata ero così sorpresa che non ho parlato per un anno mezzo'... e quando ci ripenso rido ancora per l'ironia paradossale e dissacrante con cui ha fotografato uno dei due unici momenti dell'esistenza umana di cui nessuno può raccontare con certezza cosa accada...



a sinistra le palle di neve 'spontanee' in Siberia.
(fonte)

sabato 14 gennaio 2017

Una salute conservata con una dieta troppo severa...è una noiosa malattia*

(Montesquieu)

come dare torto al filosofo francese!
(anche sostituendo dieta troppo severa con medicina/e, la frase regge benissimo lo stesso).
poi c'è il caso di chi trattiene coi denti quel po' di salute residua cercando di conservare meglio che può la malattia, così che resti a segnare il passo invece di farla correre a briglie sciolte.
quello che sto capendo adesso è che se son sempre riuscita a fare più cose insieme, pensando al contempo, ad altre innumerevoli di più, quel tempo sta finendo e, ben che vada, riesco a farne una alla volta evitando di distrarmi su qualunque altra.
e la cosa mi piace poco perché ormai ero abituata a com'ero anche se ogni giorno mi accorgo di diventare sempre più estranea a quella me stessa.

finirò a pensarla come Leopardi che ne disse una degna di nota sull'argomento definendo il suo corpo così debole da non riuscire a sviluppare una malattia mortale.

bel paradosso... del resto lui era un poeta.


venerdì 13 gennaio 2017

se fossi nata acqua cheta

che ne avrei saputo di bizzarie e colpi di rabbia?
forse avrei scantonato, girato la testa scuotendola tra disapprovazione e sopportazione verso chi vive sperando di trovarlo un momento di quiete.
nessuna capacità di comprendere come sia possibile, all'uno come all'altro.
anche se... anche se, alla lunga, l'acqua cheta, a quanto pare, raggiunge maggior successo di chi l'ha fuggita e adesso sembra sconfitto dalla una tenacia silente e paziente capace di attendere in eterno, se è il caso, e cioè senza alcuna premura o pianificazione che possa cambiare il corso delle cose che alla fine, spesso, tornano al punto da cui erano nate.