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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

lunedì 20 febbraio 2017

psicopatica_mente

c'è solo una definizione adatta ai soggetti che da settimane ci flagellano con le continue altalene tra il vado, non vado, vengo, non vengo, insieme, divisi, scissi, non scissi: psicopatici.
so che alla fine, comunque andranno le cose, troveranno il modo di farle girare per il loro comodo.
una rottura diventerà il mezzo per allargare una coalizione se la legge elettorale tirerà per un proporzionale, oppure un'alibi se ci sarà un maggioritario e quindi una sonora sconfitta per l'ex PD.
insomma, ne abbiamo viste talmente tante che è fin troppo facile pensare che sto delirio sia l'ennesimo strafottente pretesto utile solo a nascondere incapacità e disinteresse.
a poco serve informarsi tramite le news, perché l'intervistato dice una cosa su una rete e il suo contrario su un'altra.
ieri ho buttato un occhio sulla riunione del PD per farmi un'idea in presa diretta e ho beccato Emiliano che fino a un momento prima si era detto pronto alla scissione, dichiarare che è stato tutto un misunderstanding, che è tutto a posto, che va bene quel che dice il segretario dimissionario, che è stato tutto uno scherzo e che i dissidenti sono pronti a tornare sui loro passi.
esterrefatti i compagni di scissione: 'ma quando mai? parla a titolo personale!'.
il giornalista confuso torna da Emiliano che dichiara 'ho parlato a nome di tutti'
e poi mi sono stufata di seguire il teatrino.
oggi tutto uguale a ieri e ai giorni scorsi, domani l'ennesima giornata cruciale che vedrà nascere un nuovo partito e agonizzare un altro.
peccato però che sia nella natura dello psicopatico l'essere inaffidabile, discontinuo, mendace, incapace di comportamenti lineari e congruenti.
la scissione c'è già stata, è vero è avvenuta nelle menti dell'una come dell'altra parte (e un po' anche nella mia).
a questo punto che dire? almeno fate presto! dai! forza! fate in fretta, prendetevi a scazzottate  sul serio, noi si fa il tifo per chi le suona più forte, che poi le prenderemo (e tante) presto e per chissà per quanto tempo.


venerdì 17 febbraio 2017

lavati le mani, col sapone!*

i titoli commemorativi di quel 1992 dicono mezze bugie quando parlano di evento capace di cambiare la storia del paese.
avrebbe potuto esserlo, invece sembra abbia 'insegnato' la 'tecnica' a chi si arrovellava la mente per riuscire a rubare, senza sapere come.
è che le mani si sporcano in fretta e bisogna lavarle spesso per averle pulite, difficile credere che basti una profonda ripulita per trovarle immacolate dopo venticinque anni.
avevo dimenticato che tra il '92 e il '94 ci siano stati una trentina di suicidi tra gli indagati, così come sono rimasta un po' stupita dalle diverse interpretazioni che gli storici danno oggi di quegli anni.
ma ricordo bene e con amarezza quel che è successo dopo, la discesa in politica del magistrato più famoso del pool, il ritorno di alcuni corrotti di allora, e come il 'sistema' si è evoluto ed esteso mutandosi in fenomeno endogeno e funzionale in ogni settore d'attività.
c'è più da meravigliarsi di trovare una realtà eticamente corretta che sdegnarsi per le abituali ruberie che, un po' per assuefazione e un po' per sfinimento, si sopportano.
un po' per puro istinto di sopravvivenza, un po' perché così fan tutti.
tra altri venticinque anni, se continua così, chissà come verranno raccontati quegli anni...?
forse come un periodo in cui l'inadeguatezza a governare era dovuta a una classe politica incapace di rubare senza farsi scoprire e trovare il modo di passare indenne una volta smascherata.
fa quasi tenerezza sfogliare le foto di quegli anni e vedere i calibri più grossi dei partiti spazzati via da processi che li hanno visti balbettanti e vergognosi al banco degli imputati.
oggi neanche ci arrivano (in aula), abilissimi a scartare con nonchalance le avversità e rinascere immacolati in un battibaleno.
*ce lo hanno insegnato da piccoli, forse era il sapone sbagliato...

giovedì 16 febbraio 2017

due fenomeni

ieri al tg vedo il servizio sul suicidio del ragazzo di Lavagna e sento che qualcosa non mi quadra nelle parole, tante (troppe), della madre.
anche i ragazzi a cui si rivolge, i compagni di squadra del giovane, paiono sconcertati e interdetti mentre si scambiano sguardi che sembrano dire: 'ma che c'azzecca?'
tutto un discorso detto a macchinetta che sa di trito e ritrito, magari anche apprezzabile, ma stonato in quel contesto.
passi se a parlare fosse stato il parroco (che ai funerali dovrebbe sempre e comunque tacere per legge) ma, come madre, mai mi sarei sognata di fare l'ennesimo cazziatone al figlio appena chiuso in una bara.
passi il padre che ha avuto il buon gusto di tacere davanti al microfono del sagrato, ma sta 'mamma' è davvero un fenomeno in fatto di sensibilità e comprensione di situazioni complesse e campione di ottusità.
comunque, il rispetto per la tragedia, mai mi avrebbe consentito di scrivere una riga sul caso (a differenza di Saviano che ha consumato litri d'inchiostro, cavalcando un pretesto che poi si è rivelato diverso da quanto anche lui ha pensato in un primo tempo), ma ieri sera, prima di andare a dormire, leggo un'ansa e mi si apre uno squarcio penoso.
cioè, sta madre campione di legalità adotta un bambino, lo cresce (immagino sfracassandogli i coglioni dal mattino alla sera con un ipocrita senso della morale e della vita), capisce che il giovane adolescente ha dei problemi seri con il fumo e le prova tutte, senza successo e quindi cosa fa?
va dalla finanza e organizza una finta rappresaglia per beccarlo in flagrante.
ora ignoro se si sia prima rivolta a un sostegno psicologico tra le tante che dice di aver provato prima di chiedere l'intervento delle forze dell'ordine, ma ne dubito a meno che, anche al terapista, manchi qualche rotella.
ora: posso concepire (per esperienza diretta) che un adolescente ti possa facilmente far uscire di testa, ma nessuno è mai morto per due canne; si poteva tranquillamente attendere, vigilando, per qualche anno e intanto farsi sedare le ansie da un esperto così da arrivare prima o poi a capire che in un giovane adottato che dimostra disagio, magari c'è qualche (per non dire solo) responsabilità dell'adottante.
immagino quel giovane insofferente e probabilmente sfrontato e insolente, come solo da adolescenti riusciamo a essere, che coglie la situazione: sono a casa di genitori adottivi che mi portano in camera la finanza per due spinelli, se tutto va bene mi tocca una vita con questi due; se va male li uccido, e tra le due sceglie di morire lui.
se non è istigazione al suicidio questa!
un encomio anche alle fiamme gialle, che avranno pure avuto tatto, ma si sono macchiate della colpa di aver assecondato e anteposto le paranoie di una donna impreparata e incapace di assumersi il ruolo che madre natura le aveva sottratto, invece di aiutarla a valutare con oggettività l'impatto che l'intervento avrebbe potuto avere in primis sulla fiducia del giovane verso i genitori e in generale nei confronti delle sue fragilità.



lunedì 13 febbraio 2017

distopia

ovvero la descrizione immaginaria di una comunità altamente indesiderabile.

per fare un esempio, quella in cui le relazioni umane e ogni manifestazione espressiva si svolgono attraverso la costruzione di una singola frase, di un'immagine o di un filmato, purché breve.
complessità, articolazione, pausa, connessioni, analisi, approfondimenti, risvolti, criticità, tutto viene semplificato rendendo scarne le cose e le persone che apparentemente sembrano vivere perennemente connessi nella speranza di un segnale capace di risvegliarle alla vita.
seduti o in piedi, per strada, sui mezzi, a casa, sempre con gli occhi fissi e il pollice che scorre pagine già viste e riviste sul piccolo schermo del portatile.
i pochi che ne fanno a meno, semplicemente non esistono.
è così per i popoli a cui manca l'acqua, figuriamoci di che sfamarsi ed è lo stesso per quanti svolgono la loro giornata con il telefono in tasca invece che perennemente sotto al naso.
vedo ridurre il numero di questi ultimi ogni volta che esco dal mio eremo e immagino come potrà evolvere questo dato di fatto.
l'unica immagine che mi compare nella mente è quella del balengo di turno che lancia un segnale collettivo tipo: 'tutti giù dal burrone' e una fiumana di individui che precipita dimezzando la popolazione del pianeta.
dell'altra metà si occuperanno la fame e le guerre a sbarazzarle dalla faccia della terra, ma sono un piccolo problema, vecchio come il mondo, che in fondo conta poco.
poi c'è il piano b.
staccare la spina così che l'umanità connessa, cioè la gran parte, vada nel panico e, incapace di intrattenere relazioni col prossimo senza supporti tecnologici e priva dell'immaginazione necessaria a formulare ipotesi alternative, impazzisca scatenando i suoi bassi istinti e facendosi fuori a vicenda.
il tempo stringe, tanto che la trama rischia di diventare cronaca prima ancora di essere sviluppata.
resta un appunto, l'ennesimo sul tema, una testimonianza, un modo per dire la tipica frase usata dopo che la previsione inascoltata si è avverata.



se persino i Depeche Mode (con tutto il rispetto) tornano sulle scene parlando di rivoluzione... beh, Enjoy the silence!

sabato 11 febbraio 2017

inusuale leccornia

dopo  il vino del ghiaccio, un'altra squisitezza, tra le prime cinque del mondo fungino, anche se poco nota.

il nome è poco invitante: Coprinus comatus (sterco chiomato), ma è mangereccio (senza accompagnarlo al vino che esalta la tossicità della varietà denominata Atramentarius) solo quando è ancora chiuso ed entro breve tempo dalla raccolta così da sfruttare le sue proprietà terapeutiche, a meno di utilizzarlo per una sua specifica qualità e ricavarne una pseudo tintura che gli conferisce appunto il nome di fungo dell'inchiostro.
buono a sapersi nel caso si finisse spiaggiati avendo a disposizione solo un pezzo di carta e una bottiglia... e comunque è romantica l'idea di scrivere o dipingere con le stille evanescenti della natura...
intanto, in quel di Sturla, a Genova, si sparge altro tipo di veleno o leccornia ben più indigesta.
manca poco alle 16 quando il quartiere verrà invaso dalla crème de la crème della destra più nera della pece, quella che ha già indelebilmente scritto pagine che nessuno avrebbe mai voluto leggere.
se c'era una cosa di cui proprio si poteva fare a meno era un convegno fascista in città.
anche le memorie più labili ricordano il 30 giugno 1960.
il contesto è diverso da allora, ma potrebbe accendersi un altro focolaio pericoloso nei giorni in cui di Bologna si scrive poco per via che tutto l'inchiostro va per sanremo...
insomma, c'è poco per cui stare sereni...

venerdì 10 febbraio 2017

eiswein


il vino del ghiaccio comporta una lavorazione complessa che prevede la raccolta notturna dei grappoli e la loro spremitura a freddo, nel senso letterale del termine.
l'ho scoperto per caso.
in Italia è prodotto da un decennio di alcune zone del Trentino, della Val d'Aosta e del Piemonte, ma all'estero ha una tradizione pluricentenaria.
vero è che se ne parlava già ai tempi di Plinio il Vecchio, dunque nel 30 ac, probabilmente come forma di 'recupero' del raccolto rovinato appunto dal freddo, dunque una 'buona pratica'.
oggi, ovviamente, le cose stanno diversamente.
si manda volutamente a ramengo la vigna, perdendo l'85% dei grappoli e col restante 15% si estrae questo nettare da vendere a caro prezzo: da 270 a 40 euro (bottiglie da 0,375 l).
è declinato da uve diverse a seconda del vitigno, ma si caratterizza per la dolcezza liquorosa.
il mercato ne è ghiotto tanto che la produzione è in affanno e sempre in debito.
ma la stupidità dilagante farà di tutto per rimediare.

mercoledì 8 febbraio 2017

ecco, ci siamo

sarà la vicinanza della notizia con quella della lettura dell'entusiasmante libro di Michael Pollan: 'Il dilemma dell'onnivoro', ma sapere che un bruco americano (spodoptera frugiperda) sta cominciando a distruggere le coltivazioni mais in africa minacciando così tutto il resto del mondo a partire dal mediterraneo, è qualcosa di apocalittico che puzza di brutto.
il libro si sviluppa attraverso il racconto del viaggio che l'autore compie per 'tracciare' diversi alimenti tra i più comuni sulle nostre tavole, biologici compresi.
e fin da subito chiarisce che il mais è alla base della totalità di questi, dei loro imballaggi, dei materiali con cui sono costruiti gli edifici in cui abitiamo, gli arredi e tutto quanto l'uomo ha creato e manipolato.
che nel mondo c'è un esubero di produzione del mais tale che le politiche economiche devono spesso sostenere gli agricoltori a loro volta costretti a incrementare il volume dei raccolti per contenere le perdite sui costi di una coltivazione che verrà in maggior misura destinata al macero/compostaggio di quanta ne riuscirà mai a ingozzare dal primo all'ultimo anello della catena alimentare a cui è destinata.
il pregio principale del libro, per altro scritto benissimo, è che sembra un racconto di avventure ispirato alla realtà, ma del tutto irreale (anche se sappiamo benissimo che invece è il contrario).
dunque lascia agli scettici la possibilità di credere che sia tutto un frutto della fantasia e dialogare, con chi ha più di un sospetto, con uno stile a suo modo leggero (quanto meno evita al lettore informato di morire di fame e di inedia come ultima risorsa per contrastare lo stato di fatto).
su internet c'è invece poco o niente sul bruco, ma se tanto mi da tanto, la sua diffusione (certa), guarda caso a partire proprio dall'africa dove mai nessuno si preoccuperà di fare qualcosa per limitarne la presenza, sembra dire un paio di cosette, anzi almeno tre.
in primis che ci è stata indotta una dipendenza dal mais, la seconda che grazie al bruco gli ogm rimpiazzeranno ogni altro seme e coltura, la terza che ci sarà un'ecatombe di ogni forma di vita, animale, compresa quella umana.
un po' perché nelle aree più povere mancherà il cibo, un po' perché in quelle più ricche verrà introdotta una tale quantità di cibo contaminato da qualsiasi cosa si inventeranno per farlo consumare in sempre maggiori quantità (compresi additivi, anch'essi ricavati dal mais, appositamente indigeribili, ma che fanno volume) da avvelenare e far ammalare i superstiti della carestia.
poi c'è il discorso economico e cioè l'aumento dei prezzi per i prodotti fintamente sani, perché come dice bene Pollan (pag. 108) 'pur con tutti gli sforzi, ognuno di noi in media non riesce a mangiare più di settecento chili di cibo all'anno (...) Ciò significa, tradotto in termini commerciali, che il tasso di crescita naturale dell'industria alimentare americana è circa dell'un percento annuo, perché questo è il tasso di crescita della popolazione. Il problema è che agli  investitori un tasso così anemico non andrà mai bene'.
dunque una volta compreso che la maggior parte di quanto ingurgitiamo fa male e copre costi enormemente maggiori di quelli della materia prima, resta solo di rifugiarsi nel biologico, nel naturale, nell'ecologico (cose per altro sempre più difficili da certificare come autentiche) e quindi spendere molto di più anche se, a conti fatti, un'agricoltura sostenibile ha costi inferiori a quella convenzionale.
si paga di più per le gabelle di vario genere che la corollano e che finiranno presto (sempre che già non ci siamo) a controllarla e a rendere i prodotti 'naturali' del tutto analoghi od omologhi a quelli 'da banco' del discount più di bassa lega che vi sia.
dove si spacciano veleni atti a riprodurre gusti, forma, sostanza che si sono persi.
sapori illusori costruiti per ingozzare come oche esseri umani obesi e malati senza speranza e senza scampo.
e tutto a partire da un chicco di mais, che di suo è una cosa ottima, o lo è stata prima che l'uomo intervenisse a trasformarlo in una delle cause della propria estinzione, producendo mais spazzatura da somministrare a mucche, polli e pesci fino a trasformarne il metabolismo e produrre patologie che attraverso la catena alimentare sono tornate al mittente minandone la salute e quindi la sopravvivenza.