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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

lunedì 10 dicembre 2018

settantesimo


fin dalle prime righe del rapporto attuale si capisce che il picco massimo di  libertà è alle spalle.
tutti i parametri (più o meno discutibili che siano) segnano un preoccupante declino.
l'unico aspetto che si è positivamente evoluto, dall'inizio del monitoraggio di freedomhouse.org, è quello grafico.
 1978
 1988
 1998
2008

forse anche il linguaggio è leggermente mutato, ma il racconto della sostanza resta nascosto e incompreso nella sua complessità.
ho letto e riletto i trenta articoli della dichiarazione universale dei diritti umani e constatato che nessuno è pienamente applicato neanche in un paese come il mio.
dirò di più: credo che oggi nessuno sarebbe nemmeno capace di scriverli uguali o simili.
se continua così (e niente fa prevedere che le cose migliorino) tra trent'anni si festeggerà il centenario di un'utopia o la celebrazione di un reperto storico che, come la stele di rosetta, fa intravedere significati e contenuti di antiche civiltà estinte più somiglianti ai miti greci che a una effettiva realtà.

martedì 4 dicembre 2018

la giusta risposta

quando perdi le speranze di intenderti, muore prima la fiducia o la stima?
perché per l'uovo e la gallina è semplice: la gallina è sicuramente nata dall'uovo di un suo progenitore, mentre l'uovo di gallina si è sicuramente generato solo da lei.
per i sentimenti è soggettivo, ma secondo me muore prima la stima.
perché puoi stimare poco o niente una persona ma essere fiducioso/a che possa rimediare.
se invece perdi la fiducia, l'assenza di stima è solo una conseguenza o uno dei motivi, ma a quel punto nemmeno un miracolo potrà farti cambiare idea.
quel momento, quello in cui senti di aver perso la fiducia è una porta che si apre sulle più nefaste possibilità che si verifichi una catastrofe irrimediabile tra l'assordante rimbombo delle voci premonitorie che fin da subito ti avrebbero dovuto mettere in allarme.
dunque la domanda è: mi fido?
se la risposta è, seguita da un ma... meglio partire con la mano pronta a tirare il freno perché...

domenica 2 dicembre 2018

vorrei essere un salmone

non credo proprio che questo blog passerà mai alla storia o che sarà visitato (sempre ammesso che la tecnologia lo consenta) tra venti o trent'anni... ma io mi impegno lo stesso per raccogliere materiali utili a testimoniare e raccontare, a chi verrà dopo di noi, o a me stessa quando perderò  l'ultimo barlume di lucidità, come si è arrivati alla civiltà del futuro.
certa che quanto io considero aberrante sarà interpretato con giubilo e soddisfazione, resisto e persisto.
siamo finiti come finiremo perché facciamo schifo.



e non lo dico per via dei salmoni, che sono solo un pretesto e che se tutto finisse lì sarebbero il meno.
anche se in effetti mi identifico con loro e li invidio perché sicuramente si estingueranno prima dell'essere umano.

venerdì 30 novembre 2018

maramaldo, tu uccidi un uomo morto!

lo disse qualcuno e mi è tornato a mente pensando al vice premier (quello giovane) che stanno bersagliando in tutti i modi nonostante, in fin dei conti, il suo destino sia prossimo alla decadenza (sempre che la mutazione genetica che ha interessato i cinquestelle non produca cambiamenti alla regola dei due mandati).
ma soprattutto, il motto, interessa il pd.
malato terminale, già dato per morto e risorto e rimorto, quasi sempre per propria mano, ma ancora boccheggiante quel tanto che gli basta a interrogarsi su come e cosa fare per porre definitivamente fine a se stesso e in generale alla sinistra.
ai 'magnifici sette' candidati a segretari si è da poco aggiunta una donna, maria saladino, trentasei anni.
di lei si sa ancora poco, ma la tendenza che regola il successo politico pare essere quella che riguarda la reputazione dei parenti stretti e, dove mancassero, quella dei cugini, dei cognati, ecc fino ad arrivare ai vicini di casa.
dunque una predetestinata a cadere quando prima, in quanto: donna, giovane, meridionale, omonima del feroce saladino e della figlia di un mafioso siciliano che molto probabilmente è del tutto estraneo alla candidata, ma oggi tutto fa brodo.
uno scenario in cui l'unico che, forse, può stare tranquillo è zingaretti, per via del fratello commissario più amato dagli italiani e, se ce ne sono, gli orfani, figli unici, celibi e misantropi.
i contenuti sono l'ultimo dei problemi e allo stesso tempo i più insidiosi.
a esprimerli si rischia peggio di chi ha il padre compromesso.
insomma sembra una setta dove entri dopo aver rinnegato le tue origini, accettando l'omertà, e dichiarando fede eterna ai suoi padrini in nome della rappresentanza di un sempre più numericamente relativo consenso popolare elevato a maggioranza dalle regole elettorali in barba alla matematica e al senso del pudore.
se questo è il metodo, a parte la somiglianza con la mafia, mi chiedo a che serva processare i figli per le colpe e gli errori dei padri dato che (i figli) ne producono di peggiori?

giovedì 29 novembre 2018

muretti a secco

che poi io tutti sti muretti a secco in svizzera mica sapevo che ci fossero, comunque sia, anche se a combattere per il riconoscimento sono state le otto nazioni in etichetta (rappresentate in ordine alfabetico in foto), resta inteso che è l'arte della loro costruzione a essere patrimonio immateriale unesco.

dunque anche io lo sono, sebbene in minima parte, dato che nella pratica la mia schiena mi ferma al terzo livello, ma nella teoria sono fortissima!

mercoledì 28 novembre 2018

chi apre e chi chiude

poi c'è chi apre con lo spirito antico.
botteghe nuovissime ma dai forti richiami a quelle dei tempi andati.
(ora devo decidere se soffermarmi sul vintage del futuro, quello che prenderà ispirazione dal moderno di oggi oppure raccontare i ricordi delle atmosfere dei bugigattoli pre anni '50 dove buio e polvere imperavano come oggi il wifi).

buio e polvere tra cui si scorgevano nitidamente gli attrezzi consunti e vaganti in ordine sparso o diligentemente allineati sulle pareti umide e sporche di fuliggine e grasso, sugli scaffali e sui banchi da lavoro consumati e traballanti, nei cassetti che ad aprirli inciampano e inceppano rilasciando montagne di segatura e limaggine frutto del paziente lavoro di indisturbati e assuefatti artigiani agli effluvi degli acidi, delle vernici o dall'instancabile opera dei tarli.
luoghi bui anche in una giornata di piena estate, dove il sole non è mai arrivato per più di un raggio sfuggito o riflesso dai vetri di una finestra del palazzo di fronte o per il dispetto di un bimbo che gioca con una scheggia di specchio trovata per la via.
dove i rumori faticano a uscir limpidi e decisi perché anche loro finiscono nell'impasto spesso e denso di un'ambiente schiuso solo quel tanto che basta al muoversi di una sola persona che ripete sempre e solo gli stessi gesti e che, come fa una goccia che cade, sembra essersi scavata quel minimo spazio per agirli.
dove anche il tempo si è arreso, tanto che se c'è un orologio è fermo; sarà il campanile, il borbottio dello stomaco o la puntuale visita del portalettere a scandirne il procedere fino al momento in cui ci si alza, ci si scrolla gli abiti, si indossa il pastrano, si assicura la catena alla porta e ci si avvia nel buio della sera scambiandosi saluti col solo tocco del cappello e con l'altra mano a reggere il bavero o a contare gli spiccioli guadagnati nella giornata.

lunedì 26 novembre 2018

giornalisti coraggiosi

dalla mia personale investigazione ho trovato: GIJN (Global Investigative Journalism Network), poi l'ICIJ (consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, cosa sia è riassunto in questa pagina, da chi è composto si può vedere qui) e, in Italia, l'Irpi da cui è nata la piattaforma IrpiLeaks.
più o meno tutti si avvalgono o hanno a che fare con altre due entità: Hermes (center for transparency and digital human rights) e Investigative Dashboard (cosa sia, a cosa serva e come usarlo lo trovate qui).
il tutto (oltre al resto che ho tralasciato) prende il nome di giornalismo investigativo e ha la prerogativa di avvalersi di una rete internazionale di professionisti che lavorano su uno stesso argomento dal proprio Paese così da formare un quadro esaustivo delle connessioni tra le varie matrici all'origine di fatti che, se presi uno ad uno e solo per la parte relativa a un determinato territorio, portano al nulla o a spaccarsi la testa contro a un muro.
tutti rompiballe, fuorilegge, malpensanti?
direi proprio di no.
intanto perché ogni tanto ne viene ammazzato uno, segno che tanto bugiardi non sono, e poi per via dell'interessamento e della 'sponsorizzazione' dell'Unesco che non è esattamente un covo di rivoluzionari.
è un nuovo paradigma comunicativo (nuovo si fa per dire perché nasce alla fine del secolo scorso) che spaventa i potenti che infatti sono molto impegnati a fare la guerra ai media cercando in ogni modo di screditarli agli occhi dei loro elettori.
temono forse che la cronaca rosa, quella nera o quella sportiva possano nuocergli?
certamente no.
solo di maio e salvini possono pensarlo, per via degli abusi edilizi e del lavoro in nero del primo e della storiella dei quarantanove milioni il secondo.
in realtà a preoccupare chi detiene il potere è la possibilità che da un'inchiesta partita da chissà dove si arrivi a casa loro.
forse è tempo che anche chi legge cominci a sospettare che se capisce poco di quel che si dice e si scrive è perché il racconto si limita a un perimetro circoscritto, che manca l'intero itinerario del viaggio e il suo approdo.
le mafie, il terrorismo, gli scandali sono globali, direi interplanetari.
un euro speso dal salumiere arriva decuplicato nei paradisi fiscali.
ben venga qualcuno che si attrezza per seguirne il cammino e lo racconti, così, forse, anche la sora bice capirà come regolarsi.