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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

venerdì 16 febbraio 2018

chi_usa una porta

si apre un portone, recita il detto.
ebbene sì! è una festa.
in fondo quell'appartamento piaceva a nessuno e da tempo dava fastidiosi grattacapi a chi aveva l'onere di prendersene cura compresi i fantasmi che soli erano rimasti ad abitarlo.
eppure un po' di shock emotivo s'è avvertito.
una sorta di rivalsa dei poco amati muri che, al momento dell'abbandono, hanno saputo regalare quell'attimo di felicità di cui erano sempre stati avari.
un sollievo tanto lieve quanto greve è stato abitarli.
delle cose appese e gli arredi sono rimaste le ombre, le tracce, le impronte intorno a cui si sono addensate per decenni le liti, i rancori, le miserie di una vita insulsa incorniciata dai luccichii dell'ipocrisia e del perbenismo borghese.
felice io di dare per l'ultima volta le mandate alla porta di casa prima di uscire e felice lei di vedermi andar via, ma prima mi strizza un occhio perché sa già che presto prenderà una nuova forma, verrà scarnificata e riattrezzata per i nuovi inquilini e farà tutto il suo meglio per sopravvivere anche a quelli.

mercoledì 14 febbraio 2018

mascherata_mente

ogni città ha la sua maschera (a genova c'è capitan spaventa), ma solo in Italia in quanto le maschere tradizionali, che raffigurano in modo scherzoso i vari campanili, hanno la loro origine nella commedia dell'arte italiana.
all'estero tranne pierrot, il torero e zorro c'è poco o niente.

fa quasi tenerezza constatare quanto, nel tempo, il bel paese si sia contraddistinto anche nel campo del divertimento e dello scherno ironico e burlesco delle proprie debolezze e dei caratteri peculiari e specifici delle diverse aree geografiche.
oggi sembrano un campionario dei tanti vizi e poche virtù dei loro attuali pronipoti e sceglierne una per rappresentarli tutti è cosa ardua tanto che, a ben vedere, restano valide le distinzioni originarie.
prendi roma; l'arrogante e pavido rugantino quanto assomiglia ai sindaci che si sono avvicendati nel governo della città eterna?
e tanto per restare in tema, che maschera assegnare ai politici?
a esser buoni quella di arlecchino sottobraccio a pulcinella, ma bisognerebbe inventarne una ad hoc, magari ispirata a pennywise...
comunque oggi tre eventi in uno: inizio quaresima, luna nuova e san valentino... poi un barometro che non barometra e la neve a un metro di altezza, nel senso che si è fermata sul tettuccio delle auto senza toccare terra.
come esattamente due mesi fa,  rivivo il senso di un confine, questa volta della quota neve trovandomi proprio nel punto in cui ha smesso di scendere.
presagi di un cambiamento atteso e prossimo venturo che, per scaramanzia, evito di anticipare...

lunedì 12 febbraio 2018

tempo da cani

ultimi giorni del gallo di fuoco che sta per fare posto al cane di terra.
cinesemente parlando si potrebbe dire che si passerà dall'acutezza e vivacità di sguardo alla calma pacatezza del 'cucciolone' dello zodiaco cinese.
sarò io che ho perso la fede (anche) delle credenze pagane, ma gli anni passano senza che vi sia alcuna affinità con le caratteristiche dettate dallo zodiaco e raffigurate dai dodici animali che abitano in uno zoo confuso infischiandosene della successione dettata dalla leggenda secondo cui, Buddha, sentendo arrivare la propria fine, volle chiamare a sé gli animali e premiare quelli che risposero all'invito.
chissà cosa stavano facendo e pensando gli altri?
il gatto dormiva al sole, la rondine emigrava, la giraffa aveva il torcicollo, l'elefante tentava di uscire senza danni da una cristalleria, le formiche avevano troppo da fare, la tartaruga si giocava la finale con una lumaca, l'ape bottinava, il pinguino neanche è partito, il canguro s'è inciampato nell'ultimo salto e i cammelli aspettavano la cometa.
insomma, Buddha, ha dovuto prendere quel che arrivava, un po' come qui, adesso, per chi c'è.

mercoledì 7 febbraio 2018

incapace di intendere e volere

l'unica cosa sensata che ho sentito sulla vicenda di macerata l'ha detta un'esponente di potere al popolo: 'trattasi di atto politico terroristico.'
anzi tratterebbesi di atto terroristico se a compierlo fosse stato un extracomunitario.
in quel caso lo sarebbe anche per chi solidarizza (per usare un eufemismo) con il demente cowboy marchigiano.
i partiti tentennano (argomento spinoso sotto elezioni) e lasciano soli i semplici cittadini a fare i conti con la complessità dell'accaduto e i suoi inquietanti e pericolosi risvolti.
io mi convinco sempre più di una cosa: se fossi io a essere trattata come vengono trattati i migranti, rifugiati e stranieri disagiati altro che strage!
fortunatamente portano pazienza, ma la pazienza ha un limite.
e poi l'avvocato... in un primo tempo mi sono arrabbiata, poi ci ho ripensato.
massì facciamo che il marcantonio fascista sia davvero incapace di intendere, chissà che i suoi pari si ravvedano a vedersi trattati da incapaci.
e va bene anche che i camerata paghino le spese processuali, così risparmiamo che già dovremo mantenerlo (spero a lungo) nelle patrie galere.
insomma sto diventando razzista anch'io... ma al contrario però!

lunedì 5 febbraio 2018

kantù

ancora devo capire bene cosa è successo... eppure ci ho pensato tanto in questi mesi.
invece è diverso, ma dire come forse lo scoprirò perché al momento è oscuro e gioioso allo stesso tempo.
sui nonni ne ho sentite tante, ma nessuna mi convince molto, anche se un lieve sentore comincia ad apparire.
sicuramente posso esser d'accordo con geltrude stein quando dice che si è sempre in naturale antagonismo con i genitori e in simpatia con i propri nonni e anche con claudette colbert quando sentenzia che il motivo per cui nonni e nipoti vadano così d'accordo consiste nel fatto che essi hanno lo stesso nemico: la madre.
accattivante anche la nonnitudine di fulvio ervas, ma insomma, come dicevo, devo ancora appropriarmi del ruolo.
i primi giorni mi sono rifugiata in quello di mamma perché al papà nessuno pensa, ma anche lì c'era qualcosa di diverso dall'ultima volta.
un senso di nonnità che avanza con leggerezza, perché in fondo sai che spetta ad altri 'preoccuparsi' e dar seguito agli impegni, a te semmai si guarda come ultima spiaggia e finisce sempre che poi ti dicono: adesso è diverso.
e così capisci subito che l'alternanza dei metodi per accudire un neonato cambiano ogni due generazioni apposta per far sentire vecchi i nonni anche se sono ancora arzilli.

sabato 3 febbraio 2018

trova le differenze

allora, ci sono quattro tipi.
uno condannato per frode fiscale che promette di tagliare le tasse, uno che voleva abolire il senato che si presenta come candidato al senato, quello che sbaglia i congiuntivi che da la colpa ai traduttori che riportano le sue dichiarazioni alla city di londra e quello a cui, all'improvviso, i meridionali gli piacciono.
poi ci sono le seconde file dove si trova di tutto: candidati in due coalizioni opposte, impresentabili in cerca di una nuova verginità, amici e parenti, amici degli amici, neofiti e vecchie volpi della politica, specchi per le allodole e turpi individui, ecc, ecc...
infine ci sono i programmi, in formato small, medium e maxi a seconda delle preferenze del distratto e disinteressato elettorato.
tutti accomunati dalla irrealizzabilità delle promesse.
prendi tutto lo metti in uno shaker e versi in quattro bicchieri.
magicamente ogni porzione assume un colore diverso, ma ha lo stesso sapore e produce uguale conato di vomito.
e lo stupefacente è che pur dicendo, e a volte smentendo, a turno le stesse cose, litigano su tutto.
per me che sembro don chisciotte e passo il mio tempo a cercare di rispettare il mio prossimo e gli impegni, vivere sano senza ammorbare il pianeta, differenziare i rifiuti, ripudiare la plastica e pagare il dovuto, cogliere le differenze e i distinguo è impossibile quanto trovare una motivazione a recarmi alle urne.
vero è che c'è ancora tempo, mai dire mai.
di sicuro c'è che gli escamotage che hanno funzionato in passato, oggi sono inutili perché ho la certezza matematica che tutto concorra affinché a 'vincere' sia il caos funzionale all'ottenimento/mantenimento dello status quo che è esattamente il contrario di quello che auspico.

lunedì 22 gennaio 2018

la cornice ideale

ci sono giornate che sarebbero da incorniciare per quanto risultano 'perfette' (o imperfette), spesso le mie cornici cambiano con il trascorrere delle ore...

capita di svegliarmi con addosso tutto il peso di quelle giornate incorniciate di piombo fuso
che e a volte si risolvono in un'accozzaglia di eventi quasi ridicoli...
altre che si preannunciano trionfali
e finiscono raffazzonate alla buona o alla meno peggio;

quasi sempre se il programma era tutto rose e fiori...

quel che resta è una polaroid sbiadita oppure da cornice posticcia... fai da te, tanto per consolarti...
e poi c'è la sorpresa della giornata ideale, quella che alla fine tutto è girato perfetto come la O di giotto
 trasparente e tranquilla come una marina d'estate
abbagliante e sfumata che a sera neanche si capisce cos'è successo durante il giorno.
quelle giornate che vorresti regolari, senza infamia e senza lode, 
e il destino ti rifila una patacca d'oro di bologna...
che vale niente e neanche la puoi bruciare...
allora meglio due legnetti, dico io, ma anche una semplice cornice a vista oppure niente che mica tutte le giornate meritano un contorno... le più si consumano cotte e mangiate e...via!