In sintesi, combinazione di eroto (passione) con didaskalos (insegnamento) erotodidaskalos (maestra di questioni d'amore o dell'erotica) è il modo in cui viene definita Aspasia di Mileto, tanto esperta che lo stesso Socrate si professava suo allievo in queste cose sebbene, il filosofo, non disdegnasse affatto gli insegnamenti di un'altra filosofa del tempo, Diotima di Mantinea.
Ma ancor prima è Saffo la regina incontrastata della poesia e del pensiero erotico.
Studiosi affermano che la lirica di Saffo (di cui il celebre frammento 16 in cui si dichiara che la cosa più bella è quella che ciascuno ama è a ragione definito il manifesto della sua opera poetica), si pone cronologicamente a cavallo tra due eventi che segnano il mondo antico: la nascita della moneta in Asia minore nella Lidia e la nascita della democrazia ateniese introducendo un concetto di astrazione sia al primo come al secondo aspetto.
Con la moneta, gli oggetti cessano di essere scambiati per quello che sono, ma vengono convertiti in un elemento astratto, mentre la democrazia impone la necessità di mettere da parte gli odi di fazione delle tribù e induce a creare una sorta di nuova ripartizione della città assolutamente astratta.
Dunque Saffo avrebbe colto nella sua poesia questo momento di passaggio verso una valutazione astratta del valore degli oggetti secondo la quale essi si possono scambiare in quanto valgono una certa cifra con l'affermazione che l'essere amato non si può convertire in un valore economico che lo misuri e consenta di scambiarlo con altro. Avvicinando l'amato/a agli dei che, come ricorda Aristotele, non conoscono monete o termini di scambio. Dunque due individui che, se lo vogliono, entrano in relazione: null'altro.
Aspasia infatti, sebbene ritenuta esperta di discorsi politici e di retorica, era capace di esprimersi in versi con altrettanta bravura, tanto che i più direbbero a ragione che occorrerebbe riformare la nostra prospettiva sul fatto di ritenere Aspasia una Socrate al femminile e parlare del dialogo di Eschine di Sfetto come pre-platonico. Quindi cominciare a pensare a Socrate come a una Aspasia al maschile e al Simposio come un post-aspasico (o piuttosto, anti-aspasico) discorso sull'amore.
Fatto sta che alla fine "Socrate rimane allievo del discorso imparato da Diotima e non di quello di Alcibiade o di Saffo o di Aspasia, che ne costituirebbe una palinodia; la strategia scenica di Platone salva il primato delli'dealizzazione dell'amore e ci indica con vivacità anche contro chi questo discorso andava indirizzato e soprattutto contro che cosa: un più antico discorso sull'amore di cui le donne erano in qualche modo le esperte, antimetafisico e ricco di corporeità, in cui gli amanti creano reciprocamente la loro irriducibile unicità".
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