Scaletta scompaginata, non parlerò ancora della luna e dei suoi effetti come previsto, bensì del senso di appartenenza.
In particolare del sentimento di aggregazione che lega più persone all'interno delle community e delle chat dopo un certo periodo di frequentazione.
L'idea nasce dalla constatazione che chi più, chi meno, quando un membro lascia momentaneamente o definitivamente questi spazi virtuali, ci si sente un po' a disagio, rattristati, spersi e ci si domanda se alla fine ci si può fidare di queste conoscenze o se siano solo effimeri incontri di identità incerte, volubili e volatili.
Quando andavo a scuola prendevo l'autobus e mi mancava anche il/la perfetto/a sconosciuto/a la mattina che per un ritardo o un'indisposizione non lo/a vedevo alla fermata, ma lì il senso di appartenenza non c'entra, si tratta di abitudine.
Senso di appartenenza a un gruppo e abitudine alla presenza in quel gruppo di determinate persone; come se si trattasse di qualcosa di vitale tanto quanto le relazioni vissute fuori dal web; e lo capisco anche se personalmente in un anno di blog e di chat ho "patito" solo due volte per la perdita di un blogger amico.
E ho sofferto (e in un caso sto ancora maluccio) perchè sono state due persone con cui avevo investito molto di mio, anzi diciamo pure tutto quello che avrei potuto investire in un rapporto reale per una persona più che amica, pensando che fosse esattamente capace di capirmi e allineata sulla mia stessa lunghezza d'onda. In verità è stata abile a farmelo credere e poi maldestra nel svelare il suo trucco e io che sono molto orgogliosa e permalosa prima ho estratto il cartellino giallo, poi quello rosso e poi mi sono data l'ergastolo impedendomi di andare o tornare a cercarla, certa che quando il tempo avrà svolto le pratiche necessarie sarà lei a tornare e sarà possibile riprendere il discorso brutalmente interrotto.
Per concludere, recentemente ho letto alcuni post in cui le persone vengono metaforicamente associate ai libri che leggiamo. E condivido questa suggestione soprattutto se penso al web e la mondo dei blog, come dicevo ieri a Giò, una sorta di biblioteca pubblica dove si entra, si scorge una copertina e ci si siede con il libro in mano sotto a una lanterna (rigorosamente rossa in perfetto stile cinese) possibilmente sulla riva di un fiume o di un torrente e si legge, poi si alza lo sguardo, si riflette e si torna a leggere più o meno avidamente a seconda della trama e del gradimento.
Che succede se quel titolo è esaurito o in prestito o è andato rubato o semplicemente si è perso? Si passa al successivo e spesso si scopre che l'altro era pure meglio del primo e così via.
Lo sappiamo che è così eppure se io mi allontanassi dalla comunità per sempre, qualcuno ne soffrirebbe un po' e per un po' (ma non per molto). Ho un bel fare e un bel dire che ha il telefono, la mail, il mio indirizzo di casa. Se esco da quella comunità vengo reiettata, perdo di interesse divento, forse, un agglomerato di odio, diffidenza, delusione, senso di tradimento; la vittima della messa al bando, ma perchè?
A che sono valsi gli sforzi di apparire coerente e visibile mettendoci la faccia e spiegando le intenzioni, commentando, esibendo vicinanza e comprensione, ricambiando amicizia e stima se poi all'improvviso vengo buttata via, al macero come dicevo a Ferikiko?
Non parlo della massa, ovviamente mi sto riferendo a chi un po' patisce la mia assenza, non c'è motivo___ io ci sono:) come so che c'è Carti o gli altri e le altre che sono uscite per una personale esigenza che rispetto attendendo che la riserva sia sciolta e magari decidano di tornare o anche no, ma che importa?
Mi interessa ricevere e scambiare qualche mail, qualche telefonata, chissà magari un giorno incontrarci. Per questo sono sul web. Perchè nella mia prossimità è difficile che io possa incontrare alieni, ma sul web è più probabile. Ma i tempi della conoscenza e dell'intimità, della complicità e della condivisione sono incerti e comunque lunghi qui tanto quanto nella vita reale.
Accontentarmi di rapporti sporadici e occasionali, magari solo virtuali, non mi interessa.
Il web è un tramite non la vita e non decide nè della mia sopravvivenza nè della mia morte.