tutti, lo sanno tutti eppure niente, nessuno impara niente di niente da niente e da nessuno.
come in un corpo umano in cui anticorpi e cellule sane si contrappongono a quelle impazzite di dolore e malattia ciascuno combattendo con forza e convinzione la propria giusta e sacrosanta battaglia contro le altre e mandando in tilt l'equilibrio psicofisico dell'ospite a cui resta solo di mettersi a letto e aspettare la fine di tutto sperando che i medici al suo capezzale sappiano al più alleviare gli effetti di questo scontro epocale e facilitarne la dipartita.
con i buoni motivi di tutti coloro che lo sanno quale sia la cosa migliore su tutte, compresa quella che di certezze ve ne sono sempre poche e al di sopra delle parti, si perde il lume della ragione e il buon senso e si passa a una dimensione in cui ogni aspetto e principio si mescola e sfoca riducendosi unicamente a una lotta per il predominio momentaneo su quello che è invece solo un organo insano, una zolla di terra, e si trascura che la malattia ha pervaso tutto il corpo senza scampo.
trent'anni per concludere un processo di condanna a carico di una "terapia" sperimentale avviata negli anni '50 e poi dimostratasi letale per il paziente e il suo habitat eppure da oltre venti c'è chi tenta di riproporla e somministrarla sempre in nome di un progresso e di un'applicazione intelligente e avveduta fondata sul principio che gli impegni presi vadano comunque rispettati anche se sono venuti e cadere i presupposti e i bisogni.
e allora in un'aula si condanna e in quella affianco si propugna la difesa. in mezzo la terra di nessuno.
un mondo si oppone e l'altro gli va contro motivando con i se e con i ma una evidenza che in altre sedi, dove manca convenienza e interesse economico, condanna.
il malato è steso sul tavolo operatorio, il torace è aperto, il chirurgo scava tra le costole e i polmoni ma il tumore è in un punto vitale dunque inamovibile a meno di uccidere il paziente.
a fianco nell'altra sala operatoria un altro ha affidato l'unica salvezza all'intervento e giace cranio aperto con le budella delle sue memorie ed esperienze esposte alla luce e ai ferri del neurochirurgo, anche lui dormirà in eterno perchè sia che venga liberato dal male e sia che venga lasciato com'è diverrà un vegetale senza più alcuna possibilità di vita per come l'ha conosciuta.
l'unica cosa che è stata appresa è che l'uomo sia ancora in gran parte impotente davanti ai disastri, soprattutto a quelli da lui stesso provocati. lo sa. lo sa bene, piange e si dispera e come un bambino promette "Non lo faccio più".
poi, neanche un attimo dopo è di nuovo con le mani a ravanare dove aveva promesso avrebbe smesso di impicciarsi, sostenendo che questa volta riuscirà a evitare di farsi prendere in castagna, che tutte le precauzioni saranno prese.
è così evidente che il massimo sfoggio di intelligenza sta nel riuscire a sfuggire dall'esser colti con le mani nella marmellata, invece di rispettare la norma che il barattolo vada lasciato in dispensa, così che cercare di ragionare e venire a patti è uno spreco di energia e buona volontà.
andare a bucare, scavare, a mettere il dito nel culo della montagna d'amianto (tanto per fare un esempio) e dire che "è niente" è una cosa che da sola basta a spiegare le dinamiche delle scelte "intelligenti" che l'essere "umano" è capace di fare quando ha perso il lume della ragione e il senso del pudore e della vergogna, quando ormai e per "chissà" quali cause, l'organismo è in quel tilt, anzi oltre e inconsciamente tenta in ogni modo di autodistruggersi.
lo stesso detto in un altro modo CLICK