quando si tace, chi tace perchè ha niente da dire, ha pensieri che distraggono, lo fa per carattere, stanchezza, assenza, indifferenza, apatia, rassegnazione, beffa, dispetto, rivalsa, ripicca oppure per un fine, uno scopo, una tattica fosse pure per gioco.
ma supponendo che manchino questi motivi o anche solo una ragione c'è modo di cogliere due macro effetti di una posizione silente.
la dimenticanza, il "tiro a vuoto" e il bersaglio ovvero il risultato a lunga distanza.
se nell'immediato del silenzio si coglie un "peso" che spesso si riesce di bilanciare con una battuta, un cambio di tema o una scrollata di spalle, alla lunga può succedere che quel "vuoto" diventi altro e diverso nell'interpretazione del significato e della "portata".
quell'essere dall'abito silenzioso, da apparentemente "mite" e "arrendevole" (insomma del tipo "mi lagnerò tacendo"), si trasforma in abile stratega pronto a cogliere il suo trionfo rispetto a chi si fa in quattro e quarantotto, a farsi beffa di quel che agita e preoccupa, a girar le spalle.
chissà se chi passa la vita a esser visto come qualcuno a cui manca un'opinione o è giudicato un essere "remissivo" ci ha mai pensato che più di una volta ha vinto su tutto e su tutti e quanti ne ha "ammazzati" sotto al peso del suo silenzio "assassino"?
