why not?
da quel che ho capito ci sono svariati vantaggi a diventare tartuficoltrice.
quel che serve è un appezzamento di terreno posto un po' in collina, 500 slm sono perfetti e ci siamo.
meglio se questo terreno è poco produttivo per le colture tradizionali, perché in pendenza, sassoso o marginale. ok.
indifferente, forse meglio, se è in stato di abbandono (waw!)
ideale la presenza di piante autoctone tra quelle più favorevoli all'innesto (e qui a meco sputi per terra e nasce un nocciolo o una roverella).
i costi sono relativamente contenuti, nel mio caso due o tre piante micorizzate bastano e avanzano, dunque con una cinquantina di euro più le eventuali spese di spedizione ce la posso fare.
la cura della mini piantagione è relativa, meno fai meglio è.
solo due le problematiche, la prima è che per il primo raccolto occorre attendere più o meno lo stesso tempo che impiega una conchiglia a formare la sua perla.
il secondo è come proteggere l'area dagli intrusi quali cinghiali, tassi, talpe e altri esemplari con le mani, che attratti dal profumo potrebbero facilmente distruggere il processo di sviluppo del prodotto, oltre che mangiarselo una volta pronto per la raccolta.
dunque è un po' un terno all'otto anche per via del fatto che da qui a sei anni questa forma di allevamento prenderà sicuramente piede e allora è facile ipotizzare un abbattimento dei ricavi ipotizzabili oggi, ma a me il risotto, la polenta, la pasta o le uova al tegamino con il tartufo in fondo son sempre piaciute, quindi, chissà, potrei anche farci un pensierino.

