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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

domenica 4 marzo 2018

giro, giro mondo






c'era una volta la cartografia, così ognuno poteva vantare dimensioni e confini un po' come voleva.
oggi i satelliti rendono con maggiore oggettività gli spazi effettivamente occupati o ricoperti dalle terre emergenti, dai ghiacci, i deserti, i boschi, le aree urbanizzate fino ai dettagli più piccoli.
Le linee rosse di Federico Rampini è il racconto altrettanto dettagliato e scorrevole, così come lo è il movimento di questo pianeta, di come l'uomo lo abbia ridisegnato e continui a scarabocchiarlo aggiungendo tratti, confini, ammassi e al tempo stesso passare colpi di spugna, cancellini come quelli della lavagna di scuola, aprire baratri (bombardandolo), innalzare montagne (di spazzatura) e a imbruttirlo.
eppure, da così lontano resta un bel vedere... da più vicino, beh, un po' (tanto) meno.

6 commenti:

  1. Gia, trattiamo il mondo come fosse di pongo

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    1. ah, ma da domani cambia tutto... almeno questo è quello che ci viene promesso a ogni elezione....

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  2. "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi"... diceva un mio conterraneo tempo fa.

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    1. hai già accennato a questo concetto su un post 'politico'... e dire che mi sembrava di averla presa molto alla larga... o alla lontana.
      vorrei essere su un satellite in orbita extraterrestre per i prossimi due mila anni, tornare e trovare acqua al posto delle terre e viceversa, oltre (ovviamente) alla scomparsa del genere umano...
      invece ci toccherà assistere non volenti alle tarantelle post elettorali e (alla fine) ritrovarci più o meno al punto da cui pensavamo di esser partiti.
      un giromondo senza fine e... tutti giù per terra!

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  3. Esiste una disciplina che si chiama "topografia" che tratta dei metodi per misurare angoli e distanze in modo da potere realizzare una mappa della superficie terrestre.

    Anticamente la percezione che l'Uomo aveva del mondo era limitata da due fatti, il limite fisico dei suoi sensi che si poteva superare solo realizzando degli strumenti come un telescopio o una nave e il fatto che, dati questi limiti, si spostava su brevi distanze.

    Già nella antichità alcuni privilegiati che avevano accesso alla summa delle conoscenze e della tecnologia della loro epoca e che potevano viaggiare su lunghe distanze erano riusciti a compiere misure e calcoli abbastanza precisi su dati topografici, geologici e astronomici, per esempio che la terra fosse uno sferoide e che dimensione avesse.

    Ora, le immagini di questo post non rappresentano tanto la Terra, andrebbero invertite, rappresentano invece il veicolo spaziale che ha scattato la fotografia e l'ha inviata (o riportata) sulla Terra. Ovvero, le foto rappresentano l'esatto contrario di quello che uno potrebbe pensare, non tanto la "natura", la "bellezza" del pianeta, eccetera, quanto l'incredibile impresa di mandare un veicolo nello spazio ad un distanza sufficiente a scattare una fotografia del pianeta. Questa impresa non è "umanistica" o "umana", una elite di privilegiati, come quelli della antichità, ha investito una quantità incredibile di risorse umane e materiali che potevano sfamare migliaia o milioni di altri, per studiare, progettare, costruire, collaudare, ricostruire e infine spedire nello spazio il tale veicolo e quindi avere le fotografie del pianeta. Le foto sono più o meno l'equivalente delle piramidi, un simbolo di potenza.

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    1. le risorse per rendere dignitosa l'esistenza della totalità del genere umano ci sarebbero a prescindere dai tagli ai capricci scientifici... comincerei dalle speculazioni, il malaffare, gli armamenti, gli sprechi, insomma dal peggio che siamo capaci di fare...

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