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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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sabato 3 marzo 2012

La prima volta


"Amati defunti", come lo spiego?
Ci provo, ma neanche io so come.
Diciamo un albero genealogico della mente.



Luigi Tenco il prossimo 21 marzo compirebbe 74 anni

Nel 1967 avevo 10 anni quindi di amore potevo saperne davvero niente.
Che io ricordi verso i sette avevo giocato con l'unico cugino che io abbia mai conosciuto, ma so per certo che quei giochi niente avessero a che fare con l'amore.
Quindi l'imprinting forse è stato proprio quel giorno che in televisione sentii la notizia che Tenco si era sparato e provai una sensazione che solo molti anni più tardi imparai a riconoscere come facente parte degli effetti collaterali dell'amore.
Le sapevo a memoria le sue canzoni e, sempre anni dopo, appena potei confrontare quelle sensazioni che provavo allora ma che non conoscevo, potei capire che di Tenco mi piaceva tutto.
Il suo aspetto fisico, la sua poesia, il suo essere schivo, come si vestiva, la sua voce, tutto.
Fu il primo amore a conficcarsi nel cuore e lasciare la prima ferita.
Ricordo che anche mia madre ci rimase male e che per lei ero piccola e allora spense subito la tv forse pensando che i dettagli di quella notizia fossero poco adatti a una bambina e poi che fui gelosa di lei.
Mi urtava che lei si dispiacesse e in parte la ritenevo responsabile di quella fine, perchè era l'adulta più prossima, la rappresentante più a portata di mano di qualcosa che ingiustamente aveva contribuito alla decisione di Tenco a farla finita.
Allora mi era chiarissimo che benchè la sua canzone fosse tra le meno belle era comunque migliore delle altre, condividevo pienamente il senso di ingiustizia con cui seppi poi accusava l'ambiente del festival e dei discografici.
Ho ancora stampata nella memoria, come fosse una foto, la stanza che è improbabile io abbia visto in foto o in tv, ma sono certa che fosse come la vedo: una donna di spalle con un vestito con le spalline sottili lungo fino ai piedi, bianco o crema e i capelli alle spalle che guarda una porta socchiusa.
Alla sua destra un letto con un copriletto di raso color sangue di bue e per terra Tenco con le spalle quasi sotto al letto, camicia bianca, pantaloni scuri e scarpe nere.

Una gamba un po' protesa verso il comò alla sinistra della donna tra la porta e il mio punto di osservazione che è più o meno all’altezza del suo sguardo, quindi io sto guardando la scena come se fossi già adulta.
Sopra il comò uno specchio in cui si riflette la luce accecante di un flash.

Quando dico comò, intendo quello di casa dei miei che abbiamo sverniciato quando ci siamo trasferiti a Genova dal Piemonte. Era marron scuro ora è color legno naturale.
E' stato il primo comò che ho visto quando ho imparato cosa voleva dire comò.

Guarda se è possibile svegliarsi la mattina con una canzone del 1967 in testa dopo una notte di non sogni, come dirlo? dormivo ma pensavo.
E' quello che ho scritto una mattina di qualche settimana fa mentre leggevo Tanizaki e da allora penso e rimugino a questo capitolo sugli amati defunti.
Pensavo che mi sono innamorata.
Un altro morto.
Possibile che i miei amori più esibiti, quelli di cui riesco a dire e con cui riesco a parlare (si fa per dire) siano tutti morti?
Ora tutto ciò è molto comodo perchè crea nessun conflitto o senso di asfissia, nè gelosie e competizioni, però porca troia preferirei trovarne uno in carne e ossa una buona volta!


(Ma siccome dubito di riuscirci ecco perchè ho pensato di raccontare dei miei amori che sono morti o che già lo erano quando me ne sono innamorata).