.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

Visualizzazione post con etichetta SENTIMENTALI ROMANTICI DISPERATI. Mostra tutti i post
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mercoledì 13 febbraio 2019

a Silvia

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendeane gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? 

il 20 novembre 2018 è sparita, il 21 sono apparse le polemiche come fosse colpa sua l'esser stata rapita da una tribù keniota, dopo una decina di giorni l'annuncio di una imminente liberazione e i primi di dicembre è sparita anche dai giornali, dall'agenda politica e dalla mente dei più.
è passato natale, capodanno, la befana e pure sanremo, ma io ogni tanto ci penso con l'apprensione per la sua sorte e grande pena per il disinteresse che ruota intorno a lei e ai tantissimi italiani che a parole si dice vengano prima e invece, nei fatti, sono e restano ultimi e fermi nella cieca illusione che prima o poi venga il loro turno.

domenica 27 gennaio 2019

come l'ombra


per accorgersi di lei occorre la luce ma le ombre sono sempre intorno a noi.
anche quando ci troviamo nel buio fitto sono presenti e vigili come attente guardie del corpo.
altre albergano dentro l'anima e sono le più difficili da identificare.
si avvertono, ma spesso si nascondono nel più profondo verso cui nessuno ha piacere di partire per andare a trovarle.
ci sono quelle tristi e quelle indesiderabili, ma ci sono anche quelle amiche e discrete.
quelle che vorrebbero diventare concrete o anche solo esser capaci, guardandole, di indicare un luogo, una direzione, una via di scampo.
di peso variabile, leggere come piume quando sei bambino e sempre più grevi man mano che il tempo passa fino a quando ti dimentichi le cose tanto da renderti sicuro che neanche siano mai esistite.
è per questo che taluni giorni somigliano sempre di più a una sorta di inspiegabile eclissi globale che ti sospende nell'attesa che passi per ricominciare come se niente fosse scacciando la paura che possa tornare e senza comprendere che ci si è, di nuovo, dentro.

mercoledì 28 novembre 2018

chi apre e chi chiude

poi c'è chi apre con lo spirito antico.
botteghe nuovissime ma dai forti richiami a quelle dei tempi andati.
(ora devo decidere se soffermarmi sul vintage del futuro, quello che prenderà ispirazione dal moderno di oggi oppure raccontare i ricordi delle atmosfere dei bugigattoli pre anni '50 dove buio e polvere imperavano come oggi il wifi).

buio e polvere tra cui si scorgevano nitidamente gli attrezzi consunti e vaganti in ordine sparso o diligentemente allineati sulle pareti umide e sporche di fuliggine e grasso, sugli scaffali e sui banchi da lavoro consumati e traballanti, nei cassetti che ad aprirli inciampano e inceppano rilasciando montagne di segatura e limaggine frutto del paziente lavoro di indisturbati e assuefatti artigiani agli effluvi degli acidi, delle vernici o dall'instancabile opera dei tarli.
luoghi bui anche in una giornata di piena estate, dove il sole non è mai arrivato per più di un raggio sfuggito o riflesso dai vetri di una finestra del palazzo di fronte o per il dispetto di un bimbo che gioca con una scheggia di specchio trovata per la via.
dove i rumori faticano a uscir limpidi e decisi perché anche loro finiscono nell'impasto spesso e denso di un'ambiente schiuso solo quel tanto che basta al muoversi di una sola persona che ripete sempre e solo gli stessi gesti e che, come fa una goccia che cade, sembra essersi scavata quel minimo spazio per agirli.
dove anche il tempo si è arreso, tanto che se c'è un orologio è fermo; sarà il campanile, il borbottio dello stomaco o la puntuale visita del portalettere a scandirne il procedere fino al momento in cui ci si alza, ci si scrolla gli abiti, si indossa il pastrano, si assicura la catena alla porta e ci si avvia nel buio della sera scambiandosi saluti col solo tocco del cappello e con l'altra mano a reggere il bavero o a contare gli spiccioli guadagnati nella giornata.

venerdì 7 settembre 2018

correva l'anno 1893

ogni volta che c'è in ballo un anniversario mi scateno alla ricerca di quel che succedeva ai tempi e ogni volta scopro qualche curiosa amenità e al contempo rinnovo un po' di memorie storiche perdute nell'oblio del vuoto cosmico dell'oggi.
la storica squadra di calcio a cui anche il presidente della repubblica ha dedicato un intervento ha rimandato a data da destinarsi i festeggiamenti per il 125° a causa dei noti fatti della città, ma ci sono un tot di aziende fondate in quell'anno e ancora esistenti che potranno allietarci con sconti e offerte commemorative.
tra i nati e i morti, comunque sia oggi tutti morti, diversi nomi stranotissimi.
kipling, conan doyle, zola, malot, stevenson, tolstoj, d'annunzio hanno pubblicato almeno una loro opera nel 1893 e probabilmente molti l'hanno in libreria, mentre pochissimi avranno letto il romanzo pornografico a tema omosessuale, teleny, attribuita a wilde ma ufficialmente di anonimo.
la sciagura più immane, riportata dal noto portale che mi ha aiutato nell'excursus, ha una strana assonanza con l'incidente di pioltello del gennaio scorso perché ha a che fare con la stessa zona e perché anche allora si trattò di traffico ferroviario nella stagione invernale. oltre quaranta morti, in gran parte emigranti veneti di ritorno dalle americhe, e poteva andare anche peggio perché il treno merci trasportava un carico di dinamite.
ma in quell'anno ci furono altri e altrettanto tristi episodi che hanno riguardato il tema migratorio.
dal massacro xenofobo nelle saline francesi della camargue ai novantasei morti per colera e difterite durante la navigazione verso l'america, tutto uguale a oggi.
come una vecchia canzone... dopo centoventicinque anni ancora attuale e un po' (tanto) strappacore, cambiano i soggetti ma le storie sono identiche, come anche assomiglia all'oggi lo scandalo bancario e le vicende politico economiche di allora.



testo e traduzione

domenica 10 giugno 2018

uno di quei giorni

nella foto c'è un intruso, dov'è e cos'è?

quel giorno, l'ultimo, quello senza il successivo, ci penso spesso. all'inizio per rispondere alla domanda poi per definirne lo stato in cui trascorre.
continuare a vivere può avvenire anche senza un perché mentre scegliere la morte ha sempre più di un motivo ben preciso e insormontabile.
spesso, ne sono certa, si pensa che sia arrivato quell'ultimo istante, poi succede qualcosa e il giorno dopo ci si ripensa daccapo senza trovare altro che buone ragioni per farsi finire, perdersi definitivamente sperando di evitare di reincontrarsi in un improbabile aldilà.
passano i giorni nella fatica della ricerca di un intruso nascosto nella mente che sia capace di trovare un senso alla presenza dell'invisibilità e inutilità della persona che si sente spenta e sola, finita.
per vivere bene e allegramente spesso basta il pensiero, una religione, un ideale, insomma il pensiero astratto può aiutare a risolvere le problematiche della vita e ad alleggerirla.
purtroppo per morire occorre un atto volontario. 
anche se ti impegni mentalmente e fai ricorso alle pratiche zen nessuno, che io sappia, è mai riuscito a suicidarsi con la mente.
l'ultimo giorno, l'ultimo sforzo, immane.
rialzarsi per cadere definitivamente.
ho camminato a lungo, rispetto alle mie poche energie, in realtà pochi chilometri, pensando e osservando particolari da interpretare come vaticinio dell'istante di quel passaggio.
piccoli stupori e rumori, rari passaggi di auto e leggeri piovaschi poi l'occhio cade in una piccola nicchia e scorge distintamente qualcosa di noto come si trovasse sotto una lente di ingrandimento.
visione o suggestione?
mi avvicino... qualcuno è arrivato fino a quel punto della strada con un secchio, un sacchetto di cemento, dell'acqua, una cazzuola e una piccola statua.
l'ha appoggiata, ha preparato l'impasto e l'ha sistemata con cura.
forse torna ogni tanto a ripulirla dalle erbacce altrimenti sarebbe già stata inghiottita.
comunque qualcuno che se ne prende cura c'è e immagino siano parecchi quelli che l'hanno notata e sono rimasti coinvolti dal suo sguardo insieme calmo e severo che sembra dire che il giorno del buio può anche trascorrere semplicemente (anche se dolorosamente) aspettando e lasciandolo andare.


giovedì 28 settembre 2017

quel quartino divino

quanto basta quando basta così.
quando sei al limite, quando vuoi chiudere col mondo, con te stessa, con tutti e con tutto fino a domani, che chi se ne importa se arriva oppure no.
quel mezzo bicchiere da due sorsi, giusto per versarne ancora un paio fino a quando senti arrivare quell'effetto di leggera e soave ebete beatitudine fittizia e infingarda perché lo sai che è effimera, ma ti basta o te la fai bastare, quel tanto per serve ad annegarti per una sera, per una volta ogni tanto, per tutte le volte che ho urlato basta così forte da perdere il fiato e nessuno ha sentito (o ha preferito far finta di non sentire).
prosit!
prosit?
fanculo, va!

domenica 10 settembre 2017

venezia che sembra cannes

quest'anno la mostra del cinema al lido trovo abbia avuto una verve insolita che fa ben sperare per il futuro.
se a maggio cannes farà il suo com'è stato in passato forse, almeno il cinema, torna ad avere qualcosa che assomigli al ruolo che ha avuto in altri tempi e cioè quando era capace di attraversare il presente, svelare i diversi futuri che, a seconda del genere di appartenenza, si potevano immaginare o alle volte superare.
quello che indagava e denunciava le verità occultate, sapeva esprimere l'impegno sociale, proporre il divertimento intelligente, insomma un po' di quella cultura che negli ultimi decenni ha latitato nell'oblio.
dall'altra parte dell'oceano, invece, le cose sono sempre state un po' diverse, più frivole, e fatico a immaginare che agli oscar si potrà mai assistere al massimo dello sforzo culturale della settima arte.
o, più probabilmente sono io che ho dei gusti difficili.
comunque, dai, a venezia quest'anno il cinema sembra aver trovato un bandolo percorribile, una sorta di risveglio artistico del suo linguaggio che fa ben sperare.
essì perché a volte può accadere che qualcosa di bello, di nuovo e di intelligente si smuova per un piccolo particolare: un paesaggio, una foto, un'emozione, un viaggio, un incontro, un libro, oppure, appunto, un film (e c'è tanto bisogno di smuoversi quando si è finiti in un pantano).

giovedì 20 luglio 2017

saper perdere

vabbè, è andata.
manca ancora qualche giorno all'arrivo a parigi, ma è più che improbabile (alias impossibile) che un italiano trovi posto sul podio del tour e anche al giro le cose sono andate in modo deludente (solo bronzo) o forse erano le aspettative a essere esagerate (nel giro rosa è andata meglio, argento per elisa longo borghini).
c'è anche chi le ha corse entrambi e in tutto si è sciroppato più di settemila chilometri e non so quanti saliscendi e dislivelli il più delle volte da gregario, per aiutare il proprio capitano, e finendo ultimo al traguardo.
invece ce l'ha fatta Salvatore, 75 anni, che ha pedalato per più di millecinquecento chilometri in meno di un mese, anche se lui pure ha perso qualcosa, un'agenda rossa e qualcuno: suo fratello Paolo.
sono cinque lustri che la cerca quell'agenda, e noi con lui, purtroppo siamo in uno di quegli stati dove gli armadi si aprono una volta ogni cento anni. venticinque sono ancora pochi.

sabato 18 marzo 2017

con stima e solidarietà

passano gli anni ma i protagonisti delle vicende oscure del passato, aspettano l'esito giudiziario con il volto dell'età in cui ne sono rimasti vittima.
intorno a loro i visi invecchiati di chi li rappresenta con tenacia e dignità e quelli di chi assiste solidale alla loro inutile battaglia.
Ilaria Alpi avrebbe oggi più o meno l'età di sua madre ai tempi dell'attentato e, Luciana, ha oggi più o meno gli anni di una nonna, forse di una bisnonna, invece è rimasta sola ed è stanca di lottare per la verità e delusa per le sconfitte che ha dovuto contare in questi ventitrè anni di accampati pretesti e improponibili depistaggi.
in questo, come negli altri casi in cui le origini del fatto hanno a che fare con i poteri forti, la giustizia umana attende implacabile che l'ultimo paladino della verità venga a mancare per insabbiare definitivamente il caso così che le tracce si perdano nella memoria dei più o ne restino, di appena accennate, nei faldoni di una enciclopedia dei casi irrisolti che nessuno ha però ancora mai scritto.
perché se qualcuno scrivesse o dicesse il racconto verosimile di quelle storie si beccherebbe una denuncia e probabilmente una condanna, ma chi ha un po' di sale in zucca, sa benissimo come e perché le cose sono andate così e ha un'idea, anche vaga, di chi ha voluto che succedessero.
questa è l'unica verità e giustizia di cui ci si può accontentare e su cui farsi forza per sopravvivere.
ha ragione Luciana, quando il prossimo venti marzo i tg ricorderanno sua figlia e il suo operatore, sarà l'ennesima umiliazione e coltellata al cuore, un'ipocrita messinscena di finto sdegno e rammarico per i cosiddetti ritardi che sarebbe meglio chiamare efficienti manovre di occultamento.
ormai si sa, fin da subito, in quali casi scatta automatica la rincorsa alla bugia e agli alibi, vedi il caso del giovane Regeni, ma quanti sono nel lontano e nel recente passato i crimini fatti passare come avvenuti per mano divina senza alcuna responsabilità umana?
allora potremmo fare che dopo tre anni dall'evento criminoso sia garantita l'assunzione di responsabilità dello Stato di appartenenza della vittima a prescindere dall'individuazione dei reali colpevoli.
perché se è vero che lo Stato è incapace di rintracciarli, allora sarebbe giusto che si assumesse l'onere, il giusto riconoscimento e il risarcimento della colpa.
tre anni sono pochi? facciamo pure cinquanta.
l'importante è ammettere l'orrore di un atto deliberato o di un errore scellerato di ignoti invece di prodigarsi in sceneggiate vergognose in cui far passare la vittima in fautore della propria rovina.
ma se questo assioma vale per il singolo soggetto, pare inattuabile per lo Stato che, benché formato da singole entità, sembra avulso dall'incorrere in reati e, quindi, dall'essere perseguito.
vero è che c'è sempre la corte europea e, in futuro, chissà quale altra paraculata, ma sappiamo benissimo che il risultato resta immutato, salvo una multina che finirà a carico dei malcapitati pronipoti della generazione coeva del crimine.
e così via nei secoli dei secoli...

domenica 29 gennaio 2017

Intorno a ogni oggetto ci sono due ragionamenti contrapposti*

* Protagora, V sec a.c.



Que bonitos ojos tienes [Che begli occhi che hai]
Debajo de esas dos cejas [sotto quelle due sopracciglia]
Ellos me quieren mirar [Quegli occhi vogliono guardarmi]
Pero si tu no los dejas [Ma se tu non li lasci]
Ni siquiera parpadear [Nemmeno sbattere]
Malagueña salerosa [Graziosa abitante di Málaga]
Besar tus labios quisiera [Vorrei baciarti le labbra]
Y decirte nina hermosa [E dirti bella bambina]
Que eres linda y hechicera [Che sei carina e ammaliante]
Como el candor de una rosa [come il candore di una rosa]
Si por pobre me desprecias [Se mi disprezzi per la mia povertà]
Yo te concedo razon [ti do ragione]
Yo no te ofrezco riquezas [Non ti offro ricchezze]
Te ofrezco mi corazon [Ti offro il mio cuore]
Te ofrezco mi corazon [Ti offro il mio cuore]
A cambio de mi pobreza [In cambio della mia povertà]
una musica travolgente, un testo dolcissimo e la rappresentazione di una lotta continua e feroce del tutto simile a quella che capita, spesso e volentieri, di ingaggiare con se stessi e che, spesso e volentieri, finisce a essere fine a se stessa.
schizofrenica dissociazione tra contrapposizioni e dissonanze apparentemente disarmoniche abitano la quotidianità; logorano e alla lunga a prevalere è la stanchezza mista a rabbia, due facce della stessa medaglia.
quella che spetta al perdente, quella che vale come un soldo di cacio, quella che hai sempre in tasca anche se vorresti darla via per sempre.

giovedì 26 gennaio 2017

Las piedras jamás, paloma ¿qué van a saber de amores?


traduzione

le premesse di un anno triste ci sono tutte.
triste, ingiusto, violento.
l'animo appesantito per le recenti vicende abruzzesi e per un'anniversario che ha visto mobilitarsi tante persone per ricordare Giulio Regeni si incupisce ulteriormente per i segnali che arrivano da più parti.
dall'america e le politiche del suo nuovo presidente, alla turchia che ad aprile andrà a un referendum costituzionale che sarebbe meglio chiamare dittatoriale, i presagi sono pessimi.
il quadro era già deprimente, angosciante e più che preoccupante, ma da adesso in poi andrà a peggiorare in modo irreparabile a meno che si verifichino sollevazioni di folla che, al prezzo di bagni di sangue collettivi, riescano a invertire il senso di marcia che, un po' ovunque, stanno prendendo i regimi.
tutto sommato qui (politicamente parlando), va meglio di tanti altrove.
chiacchiere e polemicucce, promesse e proclami sicuramente disattesi e tanto, tanto, tanto, perder tempo a sfaccendare per arraffare, ma tutto sommato si può ancora parlare e mugugnare senza venire torturati e buttati ai bordi di una via.
si può ancora far finta di niente, addirittura darsi da fare per illudersi che vada tutto bene.
peccato solo per quel macigno sul cuore, sempre più pesante e stanco, indurito e gelido, sordo e reso muto anche se vorrebbe urlare, sfogarsi e battere per qualcosa di meglio di una causa persa.

giovedì 8 dicembre 2016

bell'italia

8 dicembre, le famiglie allestiscono l'albero, al mio volevo appendere una raccolta di belle immagini, ma la sfiga ci ha messo del suo ed è andata com'è andata, così nel setaccio è rimasto poco di buono e qualcosa che proprio sarà difficile dimenticare...
i botti di capodanno a napoli
luna, venere e mercurio visti dal cielo di roma
l'anomalia di marzo, tra mimose fiorite e nevicate
la pennellata di gasolio nel mare di genova
il maggio di grandine a spasso per il paese
un ufo lenticolare sull'etna
una basilica umbra sospesa tra le nuvole
amatrice
ancora nuvole
nei boschi tornano le castagne alla faccia del cinipide galligeno
la super luna a firenze
ultimo atto.

lunedì 14 marzo 2016

assoluta (a volte dissoluta)

amori
dilettanti (cit)
menti
valori
leader
chissà quante parole si possono abbinare ai cinque termini scelti a caso.
di sicuro ne ho trovata una che si adatta sia al suo significato sia a quello del suo opposto.
come quelle mattine in cui l'assolutamente inerte si tramuta in apatia dissoluta.
poi finisce che si mette un piede giù dal letto davanti all'altro e, solo per abitudine involontaria, si procede per la casa tra il caffè che borbotta in cucina e lo sciabordio dello sciacquone nel bagno, gli schizzi di dentifricio sullo specchio, i piatti della sera prima nel lavello e il gatto che miagola pietoso mentre fa lo slalom tra i passi che consumano giorno per giorno il pavimento lungo sentieri affacciati sul paesaggio apparentemente sempre uguale, ma ogni mattina diverso che guarda dentro alla finestra in fondo alla scala.
tatto, olfatto, gusto, vista, udito e il sesto senso sono a disposizione, manca solo quello fondamentale e intanto si è fatto quasi mezzogiorno senza che sia apparsa una suggestione capace di rendere almeno un po' interessante o curiosa una giornata così assolutamente uguale alle altre che sono trascorse o che verranno.

traduzione

venerdì 6 febbraio 2015

i migliori anni della nostra vita

se penso, e ci penso spesso (mannaggia a renato zero che me lo fa ricordare), a quali siano stati i migliori anni della mia vita, la domanda resta senza risposta, al più devo aver pensato che forse dovevano o potevano ancora arrivare, ma adesso direi che probabilmente sono alle spalle, e mi sono distratta, oppure appartengono a un'altra vita ancora da venire.



la vita è meravigliosa o anche solo bella è un altro ritornello che mi gira spesso intorno al neurone sperso e produce analoghe considerazioni: o mi sono persa il suo lato gradevole o forse arriverà quando ritroverò la beata innocenza nella demenza di una anzianità ormai incipiente.



su tutto c'è l'ovvia frase fatta, declamata con meno ardore della famosa rossella, domani è un altro giorno... (peccato che l'oggi sia un po' peggio di ieri, ma forse sono io che ci credo sempre meno), comunque sia bisogna illudersi almeno un po'.



anche quando è uno di quei giorni che... come cantava Ornella Vanoni.

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domenica 11 gennaio 2015

Occhio per occhio fa sì che si finisca con l'avere l'intero mondo cieco*

la più bella canzone sulla pace è ancora da scrivere per via che nessuno può effettivamente dire di averla provata in prima persona e solo alcuni hanno la dote dell'immaginazione e il talento di saperla esprimere artisticamente, tuttavia ognuno ha la sua personale concezione del termine e troppi, che per affermarla, la contraddicono.
per mia fortuna sono cresciuta in un epoca particolare, quella in cui la voce di opposizione alle barbarie umane era diffusa e manifesta come mai nè prima e nè dopo di allora, tranne eccellenti eccezioni di menti illuminate dal pensiero lucido e capace di raccontare le realtà contingenti e le loro brutture con gesti misurati, mirati a dialogare con gli umani sentimenti ispirati agli ideali 'pacifisti' con laicità.


testo

e forse è per il mio ateismo che mi sento così distante dai moti di reazione delle diverse fazioni che a torto e ragione si alleano e si scontrano con rabbia e violenza l'una contro l'altra, con lo stesso intento di prevaricazione, a prescindere dal tipo di arma usato, siano quelle belliche, la satira, il potere economico, la politica, la religione, il razzismo e quant'altro vi sia a rendere negativa la disegualità degli individui.

*MAHATMA GANDHI

lunedì 29 dicembre 2014

il cuore del tempo



Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato...
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi...

Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza...
L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza..

Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo,
porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo...
Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana,
l'ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.

Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene,
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudele...
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore,
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole...

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l'antico nell' ombra della sera, nell' ombra della sera...
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore...

Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io...
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
con le tue spighe doni all' uomo il pane, alle femmine l' oro, alle femmine l' oro...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...

Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leone,
riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione...
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore
mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore...

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità...

Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza...
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...

Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti,
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti...
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada...

E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte,
lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte...
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre,
ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...


è un po' dire del tempo, di cui ho idee vaghe e superficiali (click), e sul tempo c'è una lezione di Alessandro Baricco, giusta giusta per passare un paio d'ore con un altro che è sempre un piacere ascoltare... (click 1 _ click 2)

martedì 26 novembre 2013

a volte leggere...

... oltre a mettere ali alla fantasia, ti porta altrove fisicamente.
è quello che accade nel libro di Pascal Mercier da cui è stato tratto un film che consiglio per un giorno freddo, meglio se con un po' di febbre (che tanto è relativamente impegnativo).
premetto che ne hanno parlato così e così sia del racconto e sia della trasposizione cinematografica.
a me è piaciuto, diciamo quanto mi piace Jeremy Irons che, nonostante i suoi 65 suonati, mantiene intatto il suo appeal.
l'incipit: dopo aver salvato una sconosciuta in procinto di buttarsi da un ponte, un professore di liceo (Gregorius) resta incantato da un libro trovato nella tasca del cappotto dimenticato dalla donna.
tra le pagine un biglietto del treno notturno per Lisbona.
il volumetto risulta essere scritto da Amadeu Inácio de Almeida Prado, di Lisbona. 
Gregorius legge e commenta la frase topica del libro in compagnia del proprietario della libreria a cui si è rivolto per avere notizie della fuggitiva. 
“se possiamo vivere solo una piccola parte di quanto è in noi, che ne è del resto?”. 
ma il treno è in partenza così, credendo di trovare la donna in stazione, vi si reca e, non scorgendola, decide di salirvi.
vuole conoscere l'autore che lo ha così tanto colpito e si reca a casa sua dove però trova solo la sorella (interpretata da Charlotte Rampling, anche lei prossima ai settanta, e quasi irriconoscibile a chi la ricorda ai tempi di portiere di notte, salvo che per lo sguardo che la rende unica in ogni età).
Altro interprete di notevole caratura, Christopher Lee, uno dei protagonisti della vita del giovane Amadeu, che il professore incontra nel tentativo di ricostruire un'esistenza di cui invidia vitalità, opportunità e pienezza. 
la storia, narrata nella raccolta postuma degli scritti del medico portoghese, si svolge infatti durante la dittatura di Salazar e fino alla rivoluzione dei garofani.
giorno in cui Amadeu muore di aneurisma cerebrale.
non ho ben capito perché Mercier chiami 'Mendes il boia di Lisbona' il personaggio che rappresenta il regime dato che, il Mendes che conosco io, è stato un esponente del dissenso...
ciò detto, il film, come dicevo, mi è piaciuto.
vero che avrebbe potuto esser meglio (come di fatto è la totalità delle cose del mondo), ma il meccanismo che completa il puzzle fatto di incontri, dialoghi e ricostruzioni è gradevole.
quindi la critica è forse che il tutto risulta un po' freddino e che si sarebbe potuto osare di più, soprattutto nel dare maggiore accento al risvolto psicologico che il film si propone di indagare.
del resto lo stesso Gregorius si definisce "una persona noiosa", come la vita monotona e cadenzata che vive nella neutrale e sterilizzata Svizzera, dunque tutto quel che è trattenuto o solo accennato rispecchia un personaggio comunque capace di empatia e slancio verso la comprensione dei drammi e delle complicazioni altrui.
riguardo all'accusa di lentezza trovo invece che i tempi pacati consentano allo spettatore di farsi i suoi film sugli spunti che offre la sceneggiatura oppure la libertà di godersi semplicemente la visione della pellicola, garbata e ben interpretata da un cast eterogeneo in cui ben figurano anche gli attori che impersonano i protagonisti nel loro passato giovanile.