Ogni albero ha anche la sua fine.
Ha le gemme, i suoi germogli, i rami secchi, quelli rotti dal vento o da un fulmine.
Le sue cime sono irregolari, la corteccia attaccata dalle formiche o dalle muffe.
Il tempo, un evento, improvviso possono eliminarne ogni traccia fino alle radici.
Un albero può incrociare le sue braccia con quelle degli alberi vicini e i suoi semi viaggiare per mondi e tempi che prima o poi tornano a lui.
Non si sa perché la vita faccia giri enormi per tornare allo stesso punto.
Erano i primi anni dell'attuale millennio vengo per caso a conoscenza di un portale zen e mi associo poi, nel 2007 come fosse domani, cioè il 12 luglio, in meno di tre giorni muore mia sorella per un glioblastoma e all'improvviso sento che quel pensiero che tanto avevo studiato, indagato e praticato è diventato come un ritornello, una cantilena, una filastrocca e niente più.
Il giorno prima (come fosse oggi) è il compleanno dell'individuo che conosco dal 1973 e di cui ho detto in diversi post. Quel giorno da atea feci un patto con il diavolo, che non lo avrei più rivisto e nemmeno pensato se mia sorella passava la notte. Mi ripetevo, oggi no, per favore, non oggi.
Come commentò mio padre la mattina successiva in camera mortuaria quando mi disse: "hai fatto tutto bene, ma tanto non l'hai salvata" e andò via girandomi le spalle mentre gli mandavo un solenne: "ma fa a fare in culo!"
Passano i mesi, smetto di fare consulenze Feng sui, perdo olfatto e gusto, gestisco l'eredità di mia sorella che consiste nello spartire con l'altra sorella la loro reciproca avversione così smetto anche di parlare con chi è rimasta.
Poi decido di lasciare anche managerzen, l'ultima riunione a cui partecipai fu quella di Rimini, ma per me era come non esserci.
Passano gli anni, qualche settimana fa dopo aver deciso di andare a Roma arriva una news che diceva che un paio di settimane dopo ci sarebbe stata l'assemblea dei soci in concomitanza al decennale.
Mi mettono sempre un'ansia queste casualità. Preferirei accadessero prima di aver deciso.
Invece era tutto organizzato con le persone che volevo conoscere e che erano venute dopo, ma adesso mi erano più vicine di quelle poche che ancora conosco dopo quattro anni di totale assenza.
E così forzo la bilancia che incerta oscillava tra una opzione e l'altra e parto come previsto.
Qualche giorno fa, sempre di ritorno dall'ultima zingara, trovo una mail di Federica con le nuove date della riunione che era stata rimandata a causa dell'improvvisa morte di Raffaele che con lei aveva fondato e coadiuvato l'impresa fin dall'esordio.
Ci sentiamo via mail, il caso vuole che sabato Federica è a Faenza così come me che vorrei e spero di andarci.
Tutti episodi casuali in un arco di tempo di oltre 10 anni qui davanti a me come si trattasse di eventi contemporanei a cui assistono e partecipano sia i vivi e sia chi non lo è più nel corpo (e mi ci metto anche io) ma che non so dire dove sia, diciamo nelle molecole, nelle cellule, negli atomi.
Non è in testa perché non so dove sia, non è nel cuore perché è di pietra, non è nella pancia perché non fa paura, non è sulla pelle perché non scivola via, forse è nella "sorellanza" oppure è nelle ossa perché sono le ultime a finire nel niente. Poi è soprattutto in quel niente che è intorno a chiunque e, pur cambiando e fluttuando, non passa mai e c'è sempre stato.