tirando le fila dell'ultima stagione estiva si può dire che, per quanto riguarda l'orto, è stata una mezza schifezza.
si capisce aggirandosi le fasce che la confusione regna sovrana.
zolle erbose che con il calare delle temperature fanno pensare a una primavera autunnale, fiori e gemme confusi tra foglie arrostite in parte dal caldo e in parte dalla fine del ciclo vegetativo, frutti caduchi benchè immaturi, la dolcezza dei fichi annacquata dalla pioggia, terra esausta come fosse sabbia ma dura come marmo.
l'atmosfera prevalente è quella che prelude all'incedere di un lungo sonno avvoltolato tra le spire della inestricabile e inestirpabile vitalba a cui basta un nulla di acqua per rinascere con sempre maggior vigore sottraendo al resto quel che serve per respirare.
a lasciarla fare, coprirebbe tutto come un mantello pesante sulle spalle ingobbite di un vecchio.
eppure è bella la vitalba o almeno a me piace, anche per via che è indomabile e allora le ho assegnato degli spazi in cui può correre a piacimento e di cui poi approfitta costringendomi a dialogare con lei ogni volta che necessito di un piccolo lembo di terra da destinare a qualche altra specie.
sto ripulendo la fascia di sotto per mettere piselli e fave. al centro ho sistemato il ginkgo biloba, nato da seme nel 2008.
quest'anno ha fatto fatica nel vaso e ho pensato bene metterlo nella terra adesso, così che si possa risvegliare a primavera già acclimatato.
la prossima settimana scendo nella fascia ancora più sotto a dare respiro agli ulivi così da arrivare a prendere qualche frutto da mettere sotto sale e sistemare le fragole così che abbiano il loro spazio per propagarsi maggiormente.
l'orto è sempre più di dimensioni ridotte, in pratica su millecinquecento metri quadrati si e no una cinquantina che faccio turnare a seconda degli anni.
nella siepe con la lavanda semi distrutta dal gelo dello scorso inverno ho messo dell'erica, forse più adatta alla qualità del terreno e al clima e sto spostando gli iris selvatici che stanno anche loro propagandosi dove gli pare.
appena fuori dal cancello ho sistemato un oleandro e ho un programma fitto di attività invernali di rigoverno e sistemazione del futuro assetto estetico del tutto.
servirebbe una moto sega e qualcuno che avesse voglia di passare un pomeriggio con me a fare quello che da sola è proprio impossibile, ma se tutto va come vorrei che andasse tra un paio d'anni la passeggiata tra le fasce dovrebbe essere piuttosto piacevole, vorrei anche interrare un serbatoio per allestire una sorta di piccola vasca in cui far arrivare l'acqua in esubero, ma è un lavoro di scavo profondo che potrò affrontare solo dopo che la pioggia avrà ammorbidito il terreno.
il tutto in una sorta di letargo che mi coglie sempre nella stagione "morta", ma farò il possibile per reagire.