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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

Visualizzazione post con etichetta me stessa oggi. Mostra tutti i post
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giovedì 5 maggio 2011

approfittando

approfitto dell'ora tarda per una riflessione personale scaturita da una decisione ponderata e sofferta.
nell'atto di rientrare a casa oggi pomeriggio ho deciso di non comprare la solita stecca di sigarette settimanale.

(sospiro)

ultimamente sto bene, come sempre in questa stagione rinasco.
mi chiedo, che sia autolesionismo?

allora il ragionamento è: siccome sto bene decido di farmi del male infliggendomi tre giorni di senza sigarette per via che tra scioperi e we di certo non scendo in città per approvvigionarmi?

ma questo male autoinflitto in realtà è un bene perchè il fumo fa male!

allora mi chiedo, sono così contorta da farmi male facendo un bene che però fa soffrire peggio del male che mi farebbe una sigaretta oppure sto così bene che riuscirò a farmi altro bene facendomi il bene di smettere con questo difetto che conservo più che altro perchè non vorrei apparire così perfetta e cioè senza nemmeno un vizio per la rima diciamo vizietto?

ci dormo sopra intanto finisco l'ultima sigaretta pensando a domani.
sarà dura, soprattutto per chi mi capita a tiro. sarà dura, sarà molto dura!

domenica 20 marzo 2011

D I S T O P I A

Quando ti trovi in una situazione difficile tutto ti si volge contro, finché sembra che tu non possa resistere un minuto di più; allora non mollare, perché e' proprio la situazione e il momento in cui cambierà la marea."


(Harriet Beecher Stowe 1811_1896)


per intenderci l'autrice del romanzo La capanna dello zio Tom




"Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.

Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?

Perché tutta la nostra bruciante nostalgia

dovrebbe rimanere avvinta nel pallore gelato e amaro?

L’involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.

Cosa c’è di nuovo che consuma e dirompe?

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono, male a ciò che cresce e a ciò che racchiude."


Karin Boye* (1900_1941)



(2011, me medesima) Ogni cosa diventa tragedia. L’unica cosa che si distingue è che una orchidea ha fiorito in anticipo di due mesi nonostante il freddo e adesso ha sti fiori sparuti e sbigottiti che anche loro sembrano chiedere che cazzo succede? Che ci facciamo qui?


(Karin Boye*) Incline alla psicologìa, all’etica e alla religione, nello specifico al Buddismo, svedese, poetessa e scrittrice di romanzi, muore suicida all'indomani dell'invasione nazista della Grecia… (…) in lei si trova il concetto di distopìa ovvero dell’’Utopìa negativa’ e la ‘libertà’ che significa agire in modo conforme alla propria natura: pertanto (anche se ciò può sembrare una contraddizione in termini!) l’unica via da seguire è quella della necessità, dell’ Anankhe (Parola greca, che significa 'costrizione', 'necessità'), che condurrà anche lei a quel ‘Sacrificio Volontario’, che caratterizza i protagonisti del romanzo che la rese più nota (Kallocaina), i quali in verità - più che rappresentare dei veri e propri personaggi, assurgono a ‘portatori’ di ideologìe e di valori. CONTINUA A LEGGERE CLICK


martedì 23 novembre 2010

Oggi

Giorno più giorno meno sono passati sei mesi da maggio scorso e rileggendo un post su quell'oggi (che comunque sottoscrivo) mentre nel frattempo la casa virtuale è cambiata (in meglio) tanto che qui ho tralasciato di apporre regole rigide di interazione con l'ospite___ ho quasi la voglia di aggiornare e integrare l'argomento.

Alcuni temerari che osano interloquire con me ogni tanto compare e, chi prima chi poi, evidenzia sul volto una sorta di punto interrogativo che più mi prodigo a dissipare e più si aggrotta.

Nel mezzo del cammin tra quel primo post e questo avevo tentato una disamina, diciamo più oggettiva e al contempo divertente delle ragioni che mi hanno evidentemente portato mio malgrado e in modo del tutto spontaneo e istintivo a frapporre tra la me stessa sociale e la me stessa privata un pesante portone (ovviamente chiuso).



Non è messo lì apposta per indurre alcuno a sfondarlo o scardinarlo. E' lì per me stessa e lì voglio che stia.
Ovviamente ho lasciato qualche spiffero per arieggiare lo spazio interno e questo forse spiega perché a volte si abbia l'impressione che qualcosa sfugga e trapeli.

Ma credo che soprattutto l'insistenza nel chiedermi perché e come sia possibile scrivere un blog e far parte di una comunità virtuale senza trattare di sesso, di sangue e di amore, sia dovuta invece che alle mie mal celate, subdole e ripudiate arti seduttive all'interpretazione e alla necessità o alla pretesa dell'interlocutore e delle interlocutrici di trovare a tutti i costi un'intenzione altra e diversa dal puro esercizio letterario o linguistico che dir si voglia.

Perché fino a quando non mi sarà chiaro come dar vita virtualmente a quello che solo passando concretamente sul mio corpo è dato conoscere, non vedo motivi per allargare i discorsi all'affettività, ai sentimenti amorosi, alla passione carnale consumata in solitudine masticando rimpianto e scontento per non dire frustrazione e insoddisfazione.

Ho anche tentato di spiegare che seguo una via tantrica nel mio esercizio quotidiano di uno zen anarchico, ateo, integralista e bombarolo e fatto chiarezza sugli equivoci che questa pratica del non praticato comporta eppure continuo ad avvertire una sorta di intento di redenzione che sa di voglia di guarigione e salvamento delle mie parti sensibili da parte dei malcapitati interlocutori e interlocutrici.

Non mi ritengo colpevole (semmai responsabile) che a volte nello scrivere io possa far trapelare arti seduttive e ammaliatrici capaci di attrarre in primo luogo i bastian contrari (e contraendo i due termini aggiungerei i bastardissimi stropicciatissimi angeli o arcangeli dell'inferno o del paradiso di turno che mi piacciono tanto:)) ma è anche vero che con queste premesse come potrei competere con l'offerta esibita di cute ed effluvi invitanti così largamente diffusi sul web?

E allora concedetemi di giocare pesante con le parole e il vocabolario, lasciatele rotolare e scivolare addosso come fossero una doccia asciutta e sferzante di sabbia che arrossa ma non graffia, ricopre dalla testa fino a scricchiolare sotto ai piedi e poi si spazza via.

Lasciatevi sì sedurre, non da me o dalle mie parole, ma dalle sensazioni che avvertite leggendomi o divertendovi a sfiorettare reagendo alle mie insane provocazioni perché da parte mia è lo stesso piacere che tengo per me e che viceversa è solo vostro, non mio, non per me che, sinceramente, non vi conosco così come anche voi non potrete conoscermi se non appunto passando sul mio corpo.

to be continued (tra sei mesi__ se ci sono ancora :)