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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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venerdì 19 ottobre 2012

The Final Countdown

Quando, nel 1519, la spedizione di Hernando Cortés entrò in contatto con gli Aztechi, si scoprì che questo popolo praticava una forma ‘statalistica’ di sacrificio umano e di cannibalismo su scala mai eguagliata né prima né dopo. 

Le stime del numero delle vittime messe a morte e mangiate annualmente si aggirano tra un minimo di 15.000 e un massimo di 250.000. 
(oggi direi che siamo capaci di far molto meglio, solo marchionne ne ha fatti fuori molti di più)
La maggior parte di questi erano nemici catturati in battaglia, ma non mancavano schiavi e prigionieri di sesso femminile e addirittura bambini e neonati delle famiglie del popolo. 
I sacrifici rituali venivano effettuati di giorno, in piazze monumentali e templi, alla presenza di folle straboccanti. 
(e anche qui ci siamo, ogni nefandezza è passata e ripassata sui media)
Le vittime venivano portate in cima alle scale delle piramidi che sorgevano nel centro della capitale Tenochtitlàn (sita nell’area in cui oggi sorge Città del Messico). 
(ora le vittime ci vanno da sole)
Davanti alle statue di pietra delle principali divinità, quattro sacerdoti-macellai afferravano saldamente la vittima, ciascuno tenendola per un arto, e la adagiavano su una pietra bassa e spianata. 
Un quinto sacerdote, allora, gli apriva la cassa toracica, strappandone via il cuore ancora pulsante, e lo comprimeva contro una statua, mentre gli inservienti facevano lentamente scivolare il corpo della vittima giù per la scalinata della piramide. 
Quando questo arrivava ai piedi della stessa, altri inservienti ne staccavano il capo e consegnavano il resto al seguito del ‘proprietario’, cioè del capitano o dell’aristocratico i cui soldati avevano catturato il defunto. 
Il giorno seguente, il corpo veniva tagliato a pezzi, e gli arti cucinati e mangiati nel corso di un banchetto cui partecipavano il proprietario e i suoi ospiti: la ricetta preferita era lo stufato insaporito con pepe, pomodori e gigli triturati. 
Il tronco e il cuore venivano (probabilmente) gettati agli animali dello zoo reale, mentre la testa veniva conficcata su una lancia di legno e disposta in bella mostra su una ‘rastrelliera dei teschi’ assieme alle teste delle precedenti vittime. 
(c'è solo da sperare che questa parte sfugga all'attenzione dell'élite)
La più ampia di tali rastrelliere era collocata nella piazza principale di Tenochtitlàn, e poteva contenere fino a 60.000 teschi. 
I sacrifici umani erano ritualizzati ed avevano lo scopo di commemorare gli avvenimenti più importanti sul piano storico, quali vittorie militari o costruzioni e ampliamenti di piramidi e templi. 
(ecco allora avevano una motivazione, adesso meno)
In occasione dell’ultima riconsacrazione della piramide di Tenochtitlàn, avvenuta nel 1487, si calcola che nel corso di quattro giorni e quattro notti siano stati sacrificati dai 15.000 ai 70.000 prigionieri i quali, contrariamente a quanto si vuol far credere, non collaboravano assolutamente al loro sacrificio.
(anche adesso ne farebbero volentieri a meno)
La società Azteca è l’unica tra le grandi società di tipo statale a praticare il cannibalismo, dove per cannibalismo è da intendersi il consumo socialmente accettato di carne umana stante la disponibilità di altri cibi. 

(è quello che temo)
La scelta dell’élite Azteca è in buona parte probabilmente da ascriversi alla scarsa disponibilità di buone fonti di cibo animale. 
È probabile che i contadini indiani o cinesi non vivessero molto meglio dei contadini Aztechi e le ristrettezze non si facevano sentire solo a livello di massa, ma anche a livello di élite militari e religiose e relativi seguaci. 
Reprimendo il cannibalismo guerresco, le élite del Mondo Antico registrarono significativi incrementi sia dal punto di vista della ricchezza che da quello del potere. 
Salvando la vita ai loro prigionieri, avevano la possibilità di intensificare la produzione di beni di lusso e di cibo animale destinato al loro consumo personale e alla ridistribuzione nell’ambito dei loro seguaci. 
(insomma dalla padella alla brace)
Presso gli Aztechi, invece, la pratica del cannibalismo guerresco non comportò molti miglioramenti nelle condizioni di vita del contadiname. 
Ma continuò perché continuava a procurare benefici alla élite, e reprimerla avrebbe significato una diminuzione, e non un incremento, delle loro ricchezze e del loro potere.
(anche allora le élite si "sacrificavano" in nome di un alto ideale come oggi)

semi integralmente tratto da qui CLICK e liberamente commentato.

ormai mancano un paio di mesi al fatidico 21 dicembre.
è quasi l'ora di pensare al dopo. 
certo mancano ancora tutta una serie di eventi disastrosi che sicuramente ci accompagneranno lungo il cammino, ma a meno di un colpo di scena, direi che la profezia è stata interpretata in modo solo parzialmente esatto.
certo che cambiando qualche termine e aggiungendo qualche considerazione, la storia assomiglia assai all'oggi, e loro si sono estinti, quindi, qualche speranza resta.



mercoledì 17 ottobre 2012

In taberna quando sumus

Quando siamo nella taverna
Non pensiamo a quando saremo polvere
Ma ci affrettiamo al gioco
Che sempre finisce per denudarci
Qual che accade nella taverna
Dove comanda il danaro
Si farebbe bene a chiederlo
Se qualcosa si risponde, sarà ascoltato
Qualcuno gioca, qualcuno beve
Qualcuno vive in modo peccaminoso
Ma di coloro che si cimentano al gioco
Alcuni ne escono nudi
Altri rivestiti
Altri indossano sacchi
Qui nessuno teme la morte
Ma tentano la sorte in nome di Bacco
Il primo è per il mercante di vino
Per il quale brindano i libertini
Il secondo per i prigionieri
Il seguente lo bevono per i vivi
Il quarto per tutti i Cristiani
Il quinto per i morti nella fede
Il sesto per le sorelle smarrite
Il settimo per i guardiacaccia
L'ottavo per i fratelli che peccano
Il nono per i monaci dispersi
Il decimo per i marinai
L'undicesimo per i contestatori
Il dodicesimo per i penitenti
Il tredicesimo per i viaggiatori
Dal Papa al Re
Bevono tutti senza legge
Beve la donna, beve l'uomo
Beve la milizia, beve il clero
Beve quello, beve quella
Beve il servo con l'ancella
Beve il veloce, beve il lento
Beve il bianco, beve il nero
Beve il costante, beve il distratto
Beve il grezzo, beve il raffinato
Beve il povero e il malato
Beve l'esule e lo straniero
Beve il fancuillo, beve l'anziano
Beve il vescovo ed il decano
Beve la suora, beve il frate
Beve la vecchia beve la madre
Beve questa beve quella
Bevono in cento bevono in mille
Difficilmente 600 denari
Durano, quando immoderatamente
Bevono tutti senza limite
Benché bevano a mente lieta
Siamo noi gli unici che tutti rimproveriamo
E così siamo mendicanti
Siamo maledetti coloro che ci calunniano
E che non vengano ricordati tra i giusti 


 
Troppa luce (troppa informazione) di fatto acceca quanto il buio fitto e questi tempi sembrano assomigliare più di quanto si pensi a quelli del XIII secolo.
Ora resta da vedere per quanto dovremo stare in apnea o se invece l'essere moderno sia capace di accelerare i tempi, altrimenti dopo mille anni da allora saremo ancora qui a raccontarcela.
Vorrei infatti capire se è la struttura della storia che si ripete mentre avanza, oppure, più semplicemente, vada all'indietro.
Dico così, tanto per curiosità.

Carmina Burana, ventiquattro testi medievali tradotti qui CLICK per altrettanti brani musicali composti da Carl Orff tra il 1935 e il successivo.