A fine novembre ero stata al Festival del crimine a Genova e avevo comprato un libro (Lo splendore dei discorsi di Giuseppe Aloe) che sto finendo di leggere.
Credo che cliccando sulla foto possiate leggere con meno difficoltà le due pagine che in qualche modo hanno a che fare con (1) il post precedente (Si_no_in parte), (2) con le premonizioni, (3) con il concetto che "l'amore uccide" (pene d'amore, ecc. ecc.) e, (4) con quello della responsabilità soggettiva in quel che ci accade.

Poco importa star qui a raccontare i dettagli salvo forse dire che il protagonista è, alla metà del libro, alla sua 22esima vittima dopo una vita assolutamente normale segnata, poco prima della sua carriera di killer, da due tragici lutti famigliari.
1) Gli uomini da sempre sanno narrare di sè per interposta persona. Se non lo fanno con noi o non sono scrittori o non ne hanno voglia oppure appartengono alla terza categoria di questo elenco o comunque a quella di quelli, per intenderci meglio, che giudicano la donna poco più di un insetto di cui disfarsi con schifo dopo lunghe torture. Insomma sto parlando dei killer psicologici, quelli che per essere ancora più chiara, si credono superiori, si vantano di esser padroni ma sanno affrontare e vincere solo con chi si prostra ai loro piedi prima ancora che inizi la sfida o un combattimento; insomma quelli che mai si esporrebbero a rispondere al tema proposto nel post, ma lo deridono, magari inventando un contro post che di fatto ridicolizza loro per primi (basterebbe scambiare le parti) ma non arrivano altro che a misurare la loro impotenza e ignoranza scambiandola per innato sadismo e profondità di pensiero (che nessuno è in grado di smentire dato che frequentano solo decerebrati/e pari a loro).
2) Un libro ti salta in mano, lo compri e dopo due mesi che è rimasto sepolto lo guardi e gli dici, "toh! guarda! adesso te magno!" e così scopri non solo che ti piace ma che capita pure a fagiolo per un sacco di cose che hai nella testa.
3) Chi si fa un vanto di vivere amori di cui si possa dire che l'amore uccide ha qualche problema in famiglia o lo ha avuto (ma potrebbe rientrare nella casistica (1) oppure è davvero un grande scrittore e allora, in questo caso, parla per dire bene del suo libro (spero per lui che non si sia troppo immedesimato però!). Altrimenti diamone altri di nomi a questo che uccide, perché per quanto ne so io dall'amore si passa o si dovrebbe passare alla procreazione non all'uccisione.
4) Perché il killer ha una storia con la tipa, allo scopo di conoscerne le abitudini e poi la uccide sfruttando le informazioni che lei stessa gli fornisce durante la loro frequentazione. Dal chè ne ricavo che i killer che non sbagliano mira sono comunque spesso mossi da problematiche personali, che la routine sia una brutta cosa e che in ogni caso avere avventure comporta dei rischi e per tanto se poi finisce male non si dica che è stato un incidente, una ingiustizia o quant'altro pur di sollevarci la coscienza (pre o post mortem che sia).
Saluti e baci, ora mi finisco il libro:)