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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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giovedì 23 febbraio 2012

sul post di Pier


sia quando avevo notato la notizia e sia adesso a me è venuto di ripensare che al di là di tutto se hai un nome e lo usi o lo stampi tutto ciò che fai diventa oro colato, se preferisci la forma anonima o sei un semplice qualunque e, semplicemente dici, resti un nessuno che nessuno prenderà mai in considerazione.
stamattina negli aforismi del giorno c'era: 
"La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata". 
e siccome lo ha detto Charles Bukowski, magari uno/a lo legge anche e ci pensa sù.
poi ho letto un articolo sulla poesia di anna maria carpi che ne elogia e ne canta i temi, che sono identici ai miei, ma io non sono nè poeta nè  Bukowski nè tanto meno morta.
perchè allora forse per qualcuno si diventa qualcuno.
questo mi ha fatto pensare quell'esperimento destinato a dimostrare la banale evidenza e cioè che  la soglia di attenzione sia sempre più bassa e distratta e che solo ciò che viene veicolato dai media faccia tendenza.
il fatto che mi piaccia pensare che esistano delle eccezioni è di per se una stravagante illusione.

Note: 
il post è il commento a quello di PIER
approfitto per ringraziare SIMURGH che mi ha portato a miccia corta con il suo di ieri



martedì 14 giugno 2011

"La pista di ghiaccio", Quando il cielo, fa paura



11 giugno

Ero seduto fuori ad un tavolo
Guardavo la gente passare
E' una cosa che mi piace molto
Ha una sua filosofia questa cosa
L'ho trovata di recente in due romanzi
Uno di Ugo Cornia, l'altro di Murakami
Ma non è tanto questo
Avevo un libro sulle ginocchia
a cui non prestavo gran caso
Una goccia che cade sulla pagina
grossa come l'indice puntato
di una premonizione improvvida
Una sola che cade e stà li fferma
Che poi sembra guardarti e dirti ambè?
Il cielo sollevato si abbassava
in una teoria di blu minacciosi
Alzai lo sguardo nell'attimo che
la goccia passava davanti ai miei occhi
e schiantava come un uccello morto
Tutto qui. Un colpo d'acqua senza requie
Nient'altro, oltre quel blu tremendo
Poi venne giu un acquazzone tropicale
e mi alzai di corsa chiudendo
quella prima goccia tra le pagine
Un'annunciazione, come ne hai nella vita
Non sai mai niente di quel che verrà
Poi una, il giorno dopo mi dirà
"Avrei voluto un figlio da te"
Una che ha preferito non stare con te
Ero corso dentro la stazione con il libro in mano
Sotto la tettoia guardavo i treni fermi
la gente trafelata, i volti dietro i finestrini
Una voce annuncia un ritardo dagli autoparlanti
E' ora. C'è la tempesta.
Il cielo avrà uno spiraglio.
Fà paura

Parole scritte in fretta, subito, in un taccuino. Piu con l'intento di raccogliere sensazioni che potessero poi ricordarmi la situazione emotiva e scenografica.

Mi venne in mente poi di guardare quella pagina del libro dov'era caduta la goccia.
C'era scritto cosi:
"...pensai, prima che nessuno mi dicesse niente, che era accaduto qualcosa di grave nel paese. Le strade erano luminose, come le strade che si identificano a volte, con l'infanzia, e sebbene quella fosse un'estate calda, il mattino era fresco, con l'aspetto di una cosa appena fatta, che si trasmetteva alle case, ai marciapiedi lastricati, ai rumori distanti ma perfettamente riconoscibili (diciamo che la goccia era caduta in questo punto qua)
Poi sentii la notizia alla radio e piu tardi nessuno parlava d'altro, il mistero, lo stato di sospensione della realtà svani poco a poco. Cosi, nello stesso modo, nei quattro o cinque giorni che precedettero il mio ritrovamento del cadavere, furono giorni atipici, non un susseguirsi di frammenti e ore, ma blocchi solidi, dominati da una sola luce ossessiva: la volontà di restare fermi a qualsiasi costo, senza sentire, senza vedere, senza pronunciare il piu lieve gemito."


Non so interpretare quelle parole, quale significato e messaggio possano trasmettermi con esattezza. Una morte, una sospensione della realtà è quel che piu mi accorda. Una morte simbolica, la fine di una storia. Quel bambino forse, che sarebbe stato possibile. Poi la sospensione della realtà, che è una condizione a cui sono attratto, una dimensione della mente che mi affascina.

Il libro è "La pista di ghiaccio" , di Roberto Bolano, per la Sellerio

venerdì 29 aprile 2011

Ma come si fà? Nowhere

Ti sarà capitato di vederla con occhi diversi.
Succede che neanche al cinema sanno fare questi effetti
Quelli che vedi son si li stessi ma son del tutto diversi
Robe che capitano, dove niente poi è piu come prima
C'è sempre un momento in cui accade qualcosa
prima che cominci il disastro, uno che tocca a te.
Uno dei tanti. Dicono ce ne saranno ancora. Vedremo.
Dopo di allora, in effetti degli altri ne ho visti
e mica tutti a me son capitati ma li ho visti accadere
Succede che una persona la vedi di colpo in modo diverso
Tipo è sempre lei ma ti diventa sconosciuta, lontana
A quel punto non puo farci neanche niente
Non posso farlo neanch'io, qualcosa. Andata.
Poi di te diranno cosi: Poveretto o ta
Se tu lo sai prima, lei ancora no e continua normale
Uno continua a fare quel che deve, come sempre
Si trucca, si mette per far bella figura, si prepara per te
e a te magari ha gia cominciato a non fregartene piu
Uno comincia a sapere e l'altra no. Lo so che non è bello.
Poi ci saranno le scenate, le ragioni, i torti, che strazio
Si è gia in una cosa morta a quel punto.
Una cosa morta che avevi gia nello sguardo
Neanche io m'ero accorto, non si vedono i morti no?
E sei già nelle cose perdute, finite male
Bisogna star attenti a quando cominci a vedere con occhi diversi
Io sto attento agli occhi degli altri
a quando cominci a sentirti un'ombra
a quando quell'ombra compare nello sguardo degli altri
E' perchè ci sei abituato all'altro, per questo non vedi
Bisognerebbe abituarsi mai a niente, ma come si fà?


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