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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

martedì 13 dicembre 2011

feng shui_ X



A questo punto molti architetti si sentiranno punti nel vivo oppure penseranno che questa personalizzazione sia una banalità scontata.
Eppure, nonostante gli anni di studi e di applicazione, io stesso non sono affatto certo di essermi più che solo avvicinato a quella che era la concezione guida degli architetti di cinque o anche tre mila anni fa e cioè di quando sicuramente non si poteva disporre della tecnologia, delle conoscenze applicate e dei materiali di oggi eppure si sono potute costruire edifici che univano una portata energetica incredibile a strutture costruite in modo tale che noi oggi, nonostante la nostra scienza, non sapremmo come fare ad erigere e di cui non riusciamo a capire i misteri. 
E l’uomo e la donna vivevano in buona salute più di adesso.
Il Feng shui, unico tra le altre scuole di cui come dicevo non ci è stato tramandato il sapere, risolve il rapporto binario e dualistico-conflittuale tra la figura storica dell’architetto, tutto preso dalla sua funzione di “fare architettura” e il committente, introducendo un terzo parametro: il luogo, il sito. 
Elemento, questo, che presenta, a tutti gli effetti, una propria autonomia, sensibilità, leggi e, ovviamente, caratteristiche proprie che vanno rispettati. L’architetto si pone tra il cliente e lo spazio da costruire, la forma che deve essere creata, come un catalizzatore alchemico. 
Al termine del lavoro l’architetto se ne va, ma lo spazio rimane così come la (relativa) armonia/disarmonia in connessione intima con il cliente e il luogo antropicizzato. La figura dell’architetto assume così un ruolo più complesso di quello usuale attribuitogli dalla concezione moderna occidentale, poiché diventa interprete e ponte tra due realtà che entrano in risonanza fra di loro.
Tre Elementi dunque per una formula ternaria che si ritrova in ogni corrente filosofico-religiosa (Induismo, Cristianesimo, Buddismo): come dire, dai grandi sistemi dello Spirito alla “figura” come passaggio naturale da una linea infinita a una forma e allo spazio che la include, una superficie per la cui definizione è necessario il “il terzo punto”. 
Questo terzo Elemento, posto al di sopra della dualità  di per sé conflittuale, ne determina la profondità e lo spessore “creando” una dimensione materica: è un generatore di armonia. 
In geometria il triangolo possiede una superficie, è definito da tre lati, è dotato di una esistenza dimensionale, è descrivibile e interagibile, insomma, esiste. 
Il Feng shui ha un ruolo analogo: è il terzo elemento con cui l’architetto può “interagire” nella realtà della materia, tenendo in considerazione tutti gli Elementi “manifesti” e “non manifesti”. 
La cultura occidentale non prepara i futuri architetti alla gestione e al controllo della progettazione in tutte le sue fasi e, inoltre, interagire con la committenza è delicato e rischioso: come il rapporto con l’abitazione, così pieno di fantasmi inconsci, di non luoghi, o luoghi sconosciuti e spesso angoscianti della psiche. 
Un individuo che “costruisce” la propria casa colloca se stesso in essa rispecchiandovisi e proiettando tutte le immagini del suo mentale e del suo Se superiore. Chi di noi non ha mai sognato le stanze della propria abitazione, o della casa della propria fantasia come habitat simbolico della propria mente?
In ultima analisi, il luogo è la rappresentazione dello spazio simbolico del proprio Io: interagisce ed è capace di continue modificazioni. I luoghi creano abitudini; aggregano, allontanano, “catturano”, spaventano, influenzano i nostri stati d’animo: sono strutture viventi a tutti gli effetti.
Il Feng shui risolve, almeno in parte, il rapporto tra architetto e committente e può essere inteso come uno strumento della figura professionale del progettista che “argina” la casualità con cui sembrano scelte molte soluzioni architettoniche, casualità sia nei confronti del committente che verso il luogo, il sito.
L’architetto deve diventare consapevole che, nel progetto di una costruzione architettonica, non esprime solamente la propria creatività sviluppando nel contempo la carriera, magari anche divertendosi nel lavoro e guadagnando, nella realtà progetta “sogni”, aspettative e stati d’animo, muovendo “forze” invisibili. Crea “forme pensiero” che penetrano nella materia.
Questo “progetto” genererà un’influenza dinamica nei confronti del cliente, della sua famiglia, di una collettività, che diventeranno i fruitori per lungo tempo (anche secoli) della sua costruzione, del colore, dei materiali scelti: una responsabilità davvero enorme!
Il Feng shui è il mediatore di tutto questo insieme di aspetti: è un ordinatore che tende a ristabilire un ambito “estetico” secondo un concetto archetipico universale. 
Anche in occidente, quindi, quando un progetto è ben eseguito, si può dire a ragion veduta che sono stati rispettati i principi del Feng shui.

Fine secondo capitolo

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