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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

Visualizzazione post con etichetta L'albero di Teti. Mostra tutti i post
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lunedì 13 settembre 2021

bordesando, bordesando...

piano, piano, bracciata su bracciata, respiro su respiro comincio a lasciarmi dietro qualche più sfortunato/a di me.

il verdetto dell'istruttore/fisioterapista di nuoto è stato perentorio: 'mi sa che no, niente paralimpiadi  di Parigi'.  

non che ci contassi, ma l'idea di arrivare a un tempo vicino all'ultima un po' l'avevo accarezzato.

però mi ha fatto i complimenti per un dorso ineccepibile e per il resto... una rana disastrosa, un delfino neanche da provare a farlo e uno stile libero abbordabile una volta completato il ciclo di esercitazioni preliminari (ammesso che io riesca a iniziarle).

purtroppo c'è più gente in vasca, tra centri estivi, scuole nuoto e acquagym a suon di musica sparata a bomba.

ma io imperterrita continuo a viaggiare avanti e indietro guardando il passaggio di aerei e volatili vari, una vasca dopo l'altra 'galvanizzata' (come direbbe ML) dalla condivisione dello spogliatoio con la divina.


strano che la scritta 'spogliatoio privato di Federica Pellegrini' sia dentro invece che fuori dalla porta, ma è l'idea che conta e così scelgo sempre quello.

ogni giorno lo paragono a quello di un anno fa e stento a credere di essere la stessa persona.

i dolori e la stanchezza restano, ma la prospettiva è diversa e quindi sono più sopportabili.

la schiena si è raddrizzata di un grado e la terra è sempre più lontana... due colpi di pala e a momenti si spezza (la schiena), dunque orto in pausa.

del resto quest'anno l'ho smontato quasi subito... raccolto 'guastato' dalle cimici sempre più imperversanti.

insomma ottimismo e leggerezza mi fanno compagnia, peccato che il mondo continui a girare a modo suo (cioè male) e le buone notizie 'collettive' restino un miraggio per utopisti sfegatati.



lunedì 30 agosto 2021

頑張る

ovvero ganbaru (persistere), oppure ganbatte (頑張って, una specie di let's go!).

due modi dire giapponesi che ben si accordano con lo spirito che anima i paralimpionici che stanno animando la competizione in corso a tokyo.

diversamente dalle interviste dei colleghi delle olimpiadi che, usciti dalle gare insoddisfatti, di solito adducono pretesti / motivazioni / giustificazioni son sempre contenti comunque vada.

segno distintivo (in qualche modo rappresentato anche da someity, la mascotte) di personalità avvezze alle difficoltà e alle sconfitte nel quotidiano di vite complicate e dolorose da affrontare con fatica ogni minuto del giorno per cui ogni traguardo raggiunto è comunque un ottimo risultato e un punto di ripartenza per un domani che si spera migliore.

una lezione che nel mio piccolo faccio mia nel constatare che con i 'miei tempi' neanche sarei arrivata alla seminale dei 50 dorso, battuta da una atleta turca S1 (arrivata dodicesima) con la metà del mio tempo.

S1 è la categoria più svantaggiata a livello fisico, spesso si tratta di persone prive dei quattro arti.

caso frequente anche tra i primatisti mondiali delle varie specialità così come nel nuoto.

un brutto colpo al morale (evidentemente devo ancora lavorare sul concetto giapponese) e uno stupore ancora più ammirato nel vedere 'correre' nell'acqua un corpo più come fosse uno strano pesce piuttosto di uno umano.

bene (benissimo) l'Italia in vasca, ad oggi 9 ori (con un record del mondo), 9 argenti e 5 bronzi (a Rio erano stati rispettivamente 2, 8 e 3) e l'ottavo posto provvisorio nel medagliere generale con 34 podi (contro le 39 a Rio), ma non è ancora finita, quindi: 頑張る!





e infatti è poi finita  con sessantanove medaglie totali e il record di Seul (58 medaglie) battuto con un finale col botto nei 100 metri femminili con record del mondo e la tripletta italiana sul podio nell'ultima premiazione della competizione.



lunedì 9 agosto 2021

record personale

in pausa post olimpiadi e smaltiti gli entusiasmi, dalla prossima settimana ricomincio con la piscina galvanizzata dai risultati che vedono scendere il tempo di percorrenza della vasca di tre secondi ogni volta.

ormai sono sui tempi della Panziera, primatista nei duecento dorso ma competitiva anche nei cento in vasca corta.

per i pignoli e gli scettici, a onor del vero, va detto che il mio tempo è su una vasca da venticinque metri, il suo sui cento metri, ma per me è una bella soddisfazione soprattutto dopo lo sgomento nel vedermi sempre doppiata da una coetanea che con la metà delle bracciate faceva il doppio della strada.

mossa a pietà mi ha aspettato e mi ha detto: 'guardi che baro, non si è accorta che ho le pinne?'


sabato 17 luglio 2021

quei giorni maledetti

ho riletto il vecchio diario di venti anni fa e, come a ogni passato anniversario, ripensato alla ferita che non si rimargina.

ne ho passate tante, ne ho viste e patite tante ma tra tutte il ricordo quei giorni continua a farmi male.

un dolore a prescindere dal sangue versato, più simile all'aver subito un sopruso ingiusto, insanabile e impunito che fa crescere in me lo sdegno ogni volta che assisto a qualcosa di somigliante o ne vengo a conoscenza.

programma click

giovedì 8 luglio 2021

la soffitta degli amari rimpianti

semi archiviato il capitolo capanno ormai ridotto alle dimensioni e alle fattezze desiderate e ultimata l'imbiancatura  delle pareti trascurate da almeno un decennio, restava la questione sgombero soffitta da tutto il cartame burocratico relativo al pre insediamento in campagna.

fatto.

ora gli eventuali ghiri, pipistrelli e quant'altro avranno quasi la totalità dello spazio a disposizione.

avete presente quelle soffitte colme di ricordi, oggetti evocativi, cimeli più o meno preziosi, misteriosi reperti e oscuri enigmi circa l'utilità o l'utilizzo di qualche marchingegno datato e obsoleto?

niente di tutto ciò.

qualche contenitore di plastica in cui sono riposti disegni, pagelle e altre amenità dell'infanzia di mio figlio, e altrettanti contenenti la testimonianza che sì, un tempo ebbi un'altra vita.

praticamente una rassegna stampa dell'attività svolta tra gli anni ottanta e duemila.

anni d'oro come testimoniano le parcelle che ho raccolto a parte e portato qui a casa in attesa di trovare l'umore di riguardarle.

già solo l'averle scorte mi ha fatto venire da piangere.

chi poteva sapere allora che la vita avrebbe preso la svolta che è succeduta? (ammesso che saperlo avrebbe potuto cambiare il corso delle cose).

e così quando e se qualcuno sgombrerà il solaio troverà solo due cose: l'ideale di un figlio così diverso dalle tracce raccolte e un tot di 'ideazioni' e progetti stoppati all'improvviso e che solo grazie alle firme apposte potranno venire accreditati a una me di cui anch'io ho perso le tracce.


lunedì 7 giugno 2021

le anatre scocciate

 

sembra la cartolina di placide passeggiate in riva agli scogli, invece oltre al via vai dei 'runners' (età media settant'anni) con e senza cani al seguito, sedie e tavoli trasportati per l'apertura, chiacchiericci 'distanziati' e telefonate urlate (tanto non c'è nessuno), il treno, gli operai che rifanno la pavimentazione, una draga arrivata con un rumoroso rimorchiatore che ha dragato nulla per due ore (o forse di più, ma nel frattempo me ne sono andata) e in compenso ha sparso nafta tutto intorno e, più avanti, martelli pneumatici e ruspe per il rifacimento del porticciolo.

meno male la pioggia ha aspettato la via del ritorno per arrivare, ma insomma il tempo era un po' quel che era.

ciò nonostante il proposito di ritagliare un tempo di svago personale è stato esaudito e cambiare cornice mi ha fatto bene (credo).

più indispettite di me per il trambusto le anatre selvatiche che albergano nel torrente che porta al mare (anche lui sottosopra per rifacimento sponde).

a un certo punto ne arrivano tre che vanno ad atterrare su un mucchietto di sassi tra gli scogli e si sistemano coda al mare e becco alla parete rocciosa.

le lascio lì e proseguo, il grosso del gruppo è a presidiare il territorio chi svolazzando tra gli operai, chi a bagno in angoli appartati, chi osservando i lavori, ma sempre a debita distanza e con evidente fastidio.

forse pensando che ogni tanto sarebbe bene cambiare aria, magari inoltrarsi nell'entroterra...

mancano due foto, due aironi grigi che agitavano le ali come danzassero, visti tra le case scendendo in città e due piccoli daini che mi capita di vedere quando scendo di prima mattina lungo il bisagno e i cinghiali con relative cucciolate sono ancora rintanati.

dovrebbero essere animali notturni, invece si vedono di giorno, l'altro giorno uno cercava di entrare dal tabacchino di san sebastiano che saran state le quattro del pomeriggio.

prossima escursione ludica due vasche in piscina... sarà dura convincermi e decidermi ad andare in un posto dove evitare la vicinanza con il prossimo è impossibile... prenderò spunto dalle anatre scocciate.

rendermi odiosa mi riesce sempre benissimo.

venerdì 4 giugno 2021

effetto panning

o pedone vago 


eppure, ci dicono, siamo quasi fuori (e in qualche modo lo siamo, almeno temporaneamente), eppure tutta sta felicità collettiva non la noto, né in giro, né tanto meno in me stessa, anzi.

dentro me torna a risaltare il limite di una condizione che se pur migliorata resta distante dalla normalità e assomiglia di più a quella di chi patisce disabilità ed esclusione in perfetta solitudine.

sono abituata a domare questi cedimenti psicologici, ad accoglierne la comparsa, ad ascoltarne le lamentazioni e poi 'tirare dritto'.

riprendere fiato sulle panchine, rallentare il passo, fermarmi a studiare il percorso come avessi perso la strada girando il capo ora da un lato ora dall'altro incerta su quale preferire, arrancare sui gradini, trascinare il trolley come fosse un barboncino che a volte prende un calcio da un passante distratto che mi guarda come se il suo inciampo fosse colpa mia mentre il suo inatteso pestone mi strappa la schiena.

mentre le vie delle città viste dall'alto sembrano come il time-lapse dell'attività delle formiche intorno al formicaio di giorno in giorno sempre più accelerato, ogni tanto se ne vede qualcuna che invece si muove in slow-motion e tra quelle una sono io.

con la mente già alla meta e con il corpo ancora lontano da quella.

a volte ci vogliono giorni, addirittura settimane, per cancellare dalla lista qualcosa che è rimasto indietro nel programma e così via tutto un susseguirsi di eventi in perenne ritardo, sorpassati da qualcosa di più impellente o imprescindibile che ruba tutto il tempo senza lasciarne un po' per il mero piacere di concedersi il lusso di uno svago.

quella mezza giornata al mare che fa scaturire sotto traccia il senso di colpa e il timore che a concedemerlo mi venga poi a mancare il tempo e l'energia per qualche dovere che sento dovuto alla cura degli altri.

cedo al compromesso, lunedì ho una visita a nervi... vedrò di approfittarne.

sfiga vuole che le previsioni diano pioggia, ma potrebbero sbagliare, oppure confermare che debba continuare a fare senza.

domenica 7 febbraio 2021

ottantaquattro giorni

tanti i giorni della cura definitiva per l'hcv (epatite c).
tre scatole da ventotto compresse ciascuna all'incredibile prezzo che si vede qui sotto.

praticamente mille euro a pastiglia.

fortunatamente negli anni il costo è stato abbattuto e il ciclo di terapia di dodici settimane è, oggi, pari a circa seimila euro totali.

e così dopo trentotto anni di patimenti si chiude un altro cerchio, dopo quello concluso a luglio con l'intervento di definitiva archiviazione del capitolo legato al tumore del 1993.

più di mezza vita condizionata dalla preoccupazione per gli esiti infausti delle patologie e i loro effetti che via via hanno limitato enormemente e poi compromesso del tutto l'attività professionale, sociale e di relazione fino a rendere l'esistenza una mera sopravvivenza vuotata di tutto e quindi inutile oltre che dolorosa a causa dei danni all'organismo accumulati nel tempo e che l'anno scorso hanno toccato l'apice.

il giorno prima del prossimo compleanno l'ultima compressa, ma fin da subito mi sono accorta che la cura funzionava.

meno dolori, meno stanchezza, un colore diverso, macchie della pelle attenuate,  migliore digestione, più tono e ottimismo anche dovuto al sollievo psicologico di aver scongiurato le probabili conseguenze da cirrosi o tumore.

secondo alcuni, me compresa, il nobel avrebbero dovuto darlo anche a chi ha confezionato il farmaco (oltre a chi aveva a suo tempo individuato il virus) per una patologia in cima alla lista delle principali cause dei decessi nel mondo e che l'Oms, grazie a questo farmaco, intende debellare dal pianeta entro il 2030.

dunque un 2020 che, personalmente, si chiude con bilancio più che positivo e un grazie infinito per la sanità pubblica italiana.

come rinascere a sessantaquattro anni  è stato il primo pensiero e la prima delusione.

in realtà le tracce rimaste sono ancora pesanti e mi dicono di avere pazienza dimenticando che ne ho avuta sempre e anche troppa.

ai medici basta l'esito dell'analisi del sangue a me non solo.

sto testando le reazioni e nonostante il miglioramento sono molto lontana da una normalità almeno simile a quella vissuta dalle coetanee.

ho subito pensato all'alibi che le patologie croniche ti forniscono e che spesso fanno da impedimento ai  progressi nella remissione della malattia ma sarei un'ipocrita se imputassi le difficoltà a quell'unico aspetto e in ogni modo intendo continuare a impegnarmi per migliorare ogni aspetto ancora critico con spirito, intelligenza, la furbizia di stanare eventuali sabotatori interni e intanto mi godo una prospettiva più rosea di quella precedente.

nelle librerie si trovano spesso libri di persone che hanno scoperto di essere affette da patologie croniche e mali incurabili, meno numerosi quelli di chi ha potuto raccontare una guarigione stupefacente e io credo ci sarebbe molto da raccontare anche di quel dopo che mi sto approntando a vivere, un misto di rinascita e ricostruzione di una me che sta tornando a una me di prima e un'altra me che neanche ricorda più come fosse fatta dopo trentotto anni di giravolte e adattamenti al ribasso, sconfitte quotidiane e isolamento forzato.

un po' quello che sta succedendo al mondo (con l'aggiunta di dolori fisici e malfunzionamenti organici) e succederà il giorno che questa pandemia verrà fermata.

cosa faremo dopo?

ci ricorderemo ancora come si faceva?

cosa saremo diventati?

saremo capaci di ricostruirci?

e come?


giovedì 13 agosto 2020

lei è bipolare?

un giorno scriverò un libro di medicina.
una specie di ricettario con i rimedi escogitati per sopravvivere ai medici che spesso se ne escono con delle battute da cabaret, ignari delle conseguenze sull'umore e la perdita di fiducia che nonostante gli insuccessi si è portati per disperazione a concedergli.
massimo rispetto per la categoria, ma l'eccezione diventa norma quando si trovano davanti a patologie complesse che probabilmente potrebbero trovare conferma in analisi ed esami se si sapesse dove cercare.
il più delle volte capita che chiedano a me cosa prescrivermi tra una gamma di opzioni rispetto alle quali sceglierei più volentieri l'eutanasia.
dei bugiardini avevo già parlato qui, ora mi son fatta furba e li leggo sul web prima di acquistare il farmaco così evito sprechi.
ringraziando il cielo, sono ancora in grado di discernere autonomamente i referenti e le terapie così da evitare che confliggano in un quadro generale che faticano a credere possibile anche se di recente sono state definite delle linee guida che finalmente considerano reali malesseri per decenni considerati inesistenti.
l'ultima etichetta assegnata è fatigue e va bene, tanto un nome o un altro cambia poco la situazione.
rimedi non ce ne sono altri che farmaci assegnati ad altre patologie adattati ad hoc salvo che si sia bipolari quindi è arrivata la domanda: lei è bipolare?
la risposta è no, almeno nessuno mi ha mai etichettato come tale, ma è una domanda da fare?
capisco che uno chieda se sei diabetica o cardiopatica, ma fidarsi della risposta quando la domanda attiene a disturbi della personalità o psichici mi sembra un po' rischioso.
comunque nel ricettario parlerò dei benefici terapeutici del mezzo punto.
è un mese che mi diletto rifornendo tutta la famiglia di manufatti raffazzonati e astrusi che produco nelle lunghe giornate di isolamento totale e inattività calcolata.
la cura sembra funzionare, mi sento un po' come un vietnamita che vive nella foresta ignaro che la guerra sia finita, ma è anche vero che questa guerra forse non lo è e magari torna il lockdown prima ancora che io riesca a uscirne.




mercoledì 8 luglio 2020

la cucina concettuale

dopo tanto patire e tanti rimandi finalmente il cerchio si è chiuso.
pochi giorni di ricovero e addio protesi mammarie dopo ventisette anni dalla prima inserzione.
ce l'hanno messa tutta per uccidermi, ma sono salva a casa al fresco e immobile fino al primo controllo di venerdì.
quattro ore di intervento e un risveglio tanto agitato da necessitare di una perizia psichiatrica per la dimissione.
ora carta canta: esclusa necessità di intervento terapeutico, alla faccia quelli che mi dicono che sono matta.
che mi abbiano contenuto con forza lo attestano i lividi ma poco importa, l'obiettivo era superare gli annessi e connessi di un intervento improrogabile che l'attesa causa covid ha un po' complicato ma il cui esito pare volgersi del tutto positivamente.
ho retto allo sprofondo in cui ti fa cadere l'anestesia e sto riuscendo a uscirne.
sapevo di portare in sala un sacco pieno di zavorra, mi spiace essermi esibita in uno spettacolo poco edificante, ma insomma... non è che posso mettermi in croce o condannarmi per i comportamenti tenuti quando ero fuori di me.
ho fatto anche due foto e sembro reduce dall'esser caduta dalle scale da quanti lividi e segni ha la sciato un'ora di contenzione forzata.
poi hanno provato con l'eparina che francamente avrei evitato a una paziente già scoagulata di suo, ma mi ha salvato un rash fermato prima che morissi per autocombustione.
il ricovero ai tempi del post covid è complicato. il personale è stremato e stressato, i medici esasperati e distratti, i pazienti terrorizzati e trattati come potenziali attentatori della salute mondiale, ma tutti cercano di dare e fare del loro meglio nel via vai continuo di ingressi e dimissioni al ritmo da catena di montaggio e smontaggio incessante e accelerato dall'obbligo di recupero del pregresso che era stato rimandato.
in un reparto oncologico dove negli anni passati per fumare una sigaretta dovevi farti crescere l'elica di un elicottero capace di innalzarti nel cielo e riportanti sul posto senza esser né vista né sentita, oggi c'è addirittura l'infermiera che ti indica la collocazione del fumoir posto nell'area ristoro del quarto piano che da sul parcheggio e di cui ho potuto godere relativamente dati i capogiri del post dormia, ma che in compenso mi ha fatto incontrare il nuotatore brasiliano di trentanove anni con cui scambiare due battute come i miei anni fossero quasi quanti i suoi.
già a poche ore dal risveglio constatare di essere in grado di risolvere le parole crociate senza schema con la solita disinvoltura mi ha molto rincuorato, ma l'attività cognitiva più impegnativa è stata quella connessa alla comprensione della cucina concettuale con cui vengono preparati i pasti.
nel complesso migliori di quelli della volta scorsa, circa tre lustri fa, ma tutt'ora particolari.
intanto riconoscere le portate è facilitato dalla forma del piatto e dalla nota scritta che riassume le scelte che hai fatto il giorno prima sul menù. altro discorso  è accordare i sensi così da percepire la corrispondenza tra quanto atteso e quanto l'occhio vede nel piatto e il palato sente in bocca.
ma è una cima a cui non sono riuscita ad arrivare.
spesso la caccia al gusto o anche solo alla fraganza dell'ingrediente principale è andata persa e allora mi sono dedicata all'identificazione di quale componente fosse stato usato per dare ai cibi la consistenza e la totale assenza di gusto fatta salva la leggera sgradevolezza del tutto.
sulle verdure credo che aleggi una sorta di maggiorana secca e scaduta capace di restituire un retrogusto tra la muffa e un qualcosa di mai provato.
il tacchino al vino mi ha spergiurato di essere astemio, ma ha preso atto che il vino fosse citato.
il pollo al forno credo ci sia passato dentro quando era spento e le lasagne al pesto ho concluso che fossero il tentativo maldestro e fallito di far passare la passata di fagiolini bolliti e sconditi allungati in una salsa con tracce di farina e patate sfatte per la rinomata salsa ligure.
comunque evitando le inezie, basta pensare che qualcosa di alimentare si trovi e alla fine si sopravvive.
purtroppo ho preferito lasciare l'ospedale prima di pranzo e così mi è rimasta la curiosità di scoprire di cosa potesse sapere la crema di patate con pomodoro e basilico servita a scelta con o senza riso, ma stamattina mi sono svegliata lo stesso e domani sarà un altro giorno a prescindere.

martedì 30 giugno 2020

quel che ho capito

ognuno credo abbia capito qualcosa di sé e del mondo che possa risultare utile a sé e al mondo, ma probabilmente lo ha già dimenticato o forse lo ritiene faticoso da perseguire e allora preferisce battere la solita strada.
in un primo momento mi sono sentita molto bene.
come la gran parte delle persone afflitte da malanni cronici, ho poi scoperto leggendo qua e là, che il periodo di fermo obbligato è stato preso bene da chi soffre di patologie invalidanti ed emarginanti.
in effetti l'alibi per evitare di fare cose che stancano, procurano dolori e frustrazione era perfetta.
in aggiunta, c'era come la sensazione di un uguale sentire le privazioni, la condivisione di uno stato di limitazione che rendeva democraticamente uguali gli individui a prescindere dal ceto e dalle possibilità.
con la riapertura però è tornato tutto uguale a prima, anzi peggio.
la constatazione che tutti i buoni propositi svanissero per correre a mettersi in coda all'ikea mi ha fatto risprofondare nel senso di solitudine e alienazione dai miei 'simili'.
l'occasione era perduta e allora ho tentato di tornare alle solite faccende, ma ormai avevo capito che insistere era puro masochismo.
mi barcameno ancora per mettere insieme gli impegni in modo e maniera da ridurre i viaggi in città al minimo, ma senza strapazzarmi troppo, trasformando i tragitti in passeggiate punteggiati di soste sulle semi scomparse panchine di cui traccio mappe e tengo memoria.
invece dei percorsi più diretti preferisco quelli meno battuti per camminare senza mascherina e utilizzo i mezzi pubblici in modo da procedere solo in discesa.
se poi proprio devo arrampicarmi sbuffo vistosamente, mi appoggio ai muri e me ne frego se mi guardano come fossi in punto di morte.
ho capito che il compito di salvare il mondo spetta anche a qualcun altro e che il mio continuo a farlo anche se il più che potevo fare l'ho fatto.
ho capito che inventare strategie per accordarmi con i dissimili con cui devo forzatamente aver a che fare è fatica sprecata anche se ancora fatico a rinunciare del tutto all'averci a che fare.
voglio bene alle nipotine, vorrei poterle vedere e invece le visite si diradano in attesa che vadano all'asilo e di poterle andare a prendere per qualche mezz'ora da passare insieme.
se l'anno scorso sono riuscita a sobbarcarmi i viaggi insù e ingiù per le vallate con la nipotina al seguito, questa estate mancano le forze e ai genitori la voglia di accompagnarle.
'nonna tere, voglio venire a casa tua' è una coltellata al cuore.
la piccola ancora non parla e mi conosce poco, ma anche lei annuisce come capisse o si ricordasse che la stanza in cui mi vede con skype esiste.
ho fatto tutti i tentativi di cui sono stata capace anche andando contro la mia natura per trovare una intesa con la loro madre e adesso ho capito che è impossibile.
ne ho avuto la certezza e la conferma il giorno che, durante una sua lite con mio figlio, quando le ho dato ragione mi ha detto che ho torto.
detto, oddio, me lo ha urlato insieme alla solita serie di insulti che solo lei dimentica il giorno dopo come se niente fosse o come se io fossi sua sorella o una congiunta stretta, cosa che non è, ma anche lo fosse, sortirebbe lo stesso risultato: fine dei rapporti.
ora sto meglio, riesco a sopportare il coltello piantato nel cuore come fosse la spada nella roccia.
fa male, ma fa più male venire azzannati ogni volta per immotivate ragioni e medesime conseguenze.
il suo scopo è chiaro: asservirmi come fa con sua madre, mio figlio e le sue bimbe.
senza un progetto o un fine nobile, senza altro scopo che fare la vita più comoda possibile alle spalle altrui.
e per ottenerlo sbrana chiunque le faccia notare che c'è qualcosa che non va nel pretendere di decidere di fare delle scelte dando per scontato che alle conseguenze pensino gli altri.
la sua fortuna è di non essere nata cane, o l'avrebbero già dovuta abbattere come si fa con gli animali rabbiosi che assalgono e sbranano chiunque trovino sulla loro strada.
invece ci dobbiamo tenere la pezzente che rinfaccia i tre euro al giorno di tabacco e birra di mio figlio (che avendo perso il lavoro per il covid è stato capace di trovarne un altro che però, nonostante gli straordinari, rende uno stipendio al 70% del precedente) mentre a lei e sua madre mancano i soldi per il caffè al bar (nota bene: entrambi le mantiene mio figlio) e si sbattono tutto il giorno gratis (gratis: testuali parole) per star dietro alle bimbe mentre lui quando torna si lamenta pure che è stanco (adesso fa il magazziniere, quindi carica e scarica casse nove ore al giorno).
le  ho chiesto se il problema era l'alcolismo, s'è fatta una risata.
le ho fatto presente che lui per primo conosce la situazione ed è preoccupato, s'è fatta una risata.
le ho ricordato lo stress post covid, s'è fatta una risata.
ho rinnovato l'offerta di aiuto economico, mi ha risposto sprezzante che parlo solo di soldi.
allora le chiesto quale fosse il problema.
i tre euro di tabacco e di birra al giorno che fanno cento euro al mese.
le ho chiesto se allora era preoccupata per un problema di salute, s'è fatta una risata.
e allora resta solo che sei una pezzente.
l'italiano è una lingua fatta così.
a volte ha parole sgradevoli per esprimere esattamente un concetto, in questo caso, trovo che pezzente sia la più appropriata.



giovedì 11 giugno 2020

consigli per gli acquisti

due puntate gialle già pubblicate e una lo sarà prossimamente, in seguito la ripartenza con con altre due serie di sette episodi a concludere questa volta davvero i racconti al tempo della pandemia.
chi fosse ansioso può richiedere l'invio dell'anteprima dell'intera produzione a suo rischio e pericolo e senza costi aggiuntivi.


alla fine ho poi continuato a scrivere un po' per l'insistenza e l'esortazione di una lettrice fuori regione che ha trovato interessante il racconto, un po' perché restava sempre qualche altra cosa da aggiungere insieme al senso di incompiutezza che ancora aleggia sull'ultima pagina in fase di continue modifiche e aggiustamenti ma nella sostanza risolta e conclusa.


sono grata a me stessa per avermi concesso una divagazione dalla realtà di un mesetto e tentata di riprovare con qualcosa di diverso e constatare se vi siano altre combinazioni di parole possibili o se quelle già scritte siano davvero tutto quello avevo che avevo da dire.


i blog sono sempre più radi e spenti, inutile negarlo.
anche i reduci più affezionati latitano forse allettati da altri strumenti più immediati e concisi.
forse, mi dico, in questi tempi ha senso continuare a tenere in vita un blog rendendolo appunto anche una vetrina per trattare in sequenza dei temi invece di spargere argomenti ispirati al momento.


... oh, oh, mi sa che ho trovato lo spunto... negli anni ho suddiviso in un ipotetico indice i post pubblicati pensando un giorno di poterne ricavare un riassunto storiografico.
credo che dedicarmici sarà molto utile a tenere la testa impegnata e a distrarmi da un momento complicato e difficile sia a livello personale e sia globale.

potevo tenermi tutto per me, giusto, ma scriverlo è un po' come prendere l'impegno di farlo o almeno di provarci.

lunedì 27 aprile 2020

stessa musica... e nuove parole



fine del trittico dedicato al 75° della liberazione, un chiodo fisso che spero resti nella testa di chi ha testa.

domenica 26 aprile 2020

sabato 25 aprile 2020

martedì 21 aprile 2020

nonna tereee

l'occasione è valsa a riprendere il discorso sui clown... ma pur ascoltando con attenzione il ragionamento per cui sotto alle maschere e alla barba di babbo natale ci sia una persona buona, alla fine il ditino intinto diligentemente nei colori da spalmare per ogni dove si è messo all'insù e col pugno chiuso ad andare verso destra e poi a sinistra mentre a stento tratteneva le lacrime.
lo sguardo sospeso tra il ripercorrere il contenuto del messaggio e la convinzione che no, pagliacci e maschere hanno un che di sospetto da cui è meglio restare distanti.
mi son fatta l'idea che sia anche per via del fatto che tali individui pensino di avere il passaporto d'accesso e vicinanza ai bambini che suppongono debbano essere felici di vederli avvicinare, ma lei no.
prima ti studia e poi, semmai, ti rilascia il pass e se qualcosa le impedisce di scrutare nell'animo o se riceve l'impressione che qualcosa le sia celato niente da fare, gira sui tacchi e se va.
la controprova?
'se sto bene allora esco sempre così?' dico io, 'no, no' dice lei.
insomma, va bene usare la faccia di nonna tere come fosse una tela, ma tutto finisce lì.

sabato 21 marzo 2020

rido poco e piango meno

anzi quasi mai.

forse perché vivo sola e isolatamente quindi senza nessuno a pigiare sui tasti delicati di un animo empatico e ultrasensibile che vive acquattato dietro la maschera arcigna del volto e delle parole ironiche tendenti al cinico.
faccio la vita che sono capace di fare dopo averla tanto desiderata aspettando che gli sbattimenti e le incombenze si smaltissero e lasciassero il posto alle passioni che solo in parte emergevano e trovavano spazi angusti e scuse per manifestarsi.
il più delle volte incompresi e osteggiati, spesso criticati e giudicati eccessivi.
compagnia di vita per quasi vent'anni, la micia che non muore mai.
mi capiva al volo e reagiva, seguendo il mio esempio, con alterigia, ribellione e scontrosità verso tutto e verso tutti fino all'ultimo respiro che è in fine stato come uno sbadiglio un attimo prima di abbandonarsi serenamente a quell'altra vita di cui nessuno sa e può raccontare.

è da lei che ho imparato a dormire invece di piangere.
a resistere con apparente indifferenza e superiorità.
a graffiare e soffiare a chi si avvicina, o tenta di farlo, più del consentito.
a ricominciare ogni giorno da capo come fosse la prima volta ma senza dimenticare la lezione dei giorni precedenti.

di più proprio era impossibile chiederle, me lo ha fatto capire ieri mattina.
dopo essersi sbaffata un bel po' di carne cruda si è trascinata in mezzo alla strada e si è sdraiata.
mi ha guardato e mi ha detto: spero solo che una macchina mi passi sopra.
e per esser sicura che avessi capito e mi decidessi a fare qualcosa, ha poi miagolato piano tutto il giorno in quel modo che sa darmi tanto sui nervi e quando è arrivato il veterinario mi ha detto: mi sa che ci siamo e tante altre cose mentre il sonno la prendeva fino allo sbadiglio finale.

ero pronta, avevo già pianto un po' nei giorni scorsi e sul momento l'ho solo invidiata.
poi mi sono addormentata e risvegliata per mangiare una cosa, riaddormentarmi e ridestarmi per fumare una sigaretta, riaddormentarmi e ri alzarmi dal divano per pulire il suo spazio e sistemare presso altri gattari le scorte di scatolette e la sabbia, rimettermi a letto e scendere piano le scale per non farmi sentire da lei che però adesso dorme e sogna altrove e io con lei subito dopo cena e fino a domani mattina o a quando il mio organismo avrà metabolizzato la perdita di un'amica animale geniale e creativa, maestra di filosofia e di dignitoso ritegno, giocosa e irriverente vecchietta a cui interessa pochissimo d'esser capita o accarezzata, che chiede solo di essere lasciata in pace nel suo mondo e di scegliere chi preferire e far entrare, ma solo per un istante che due son già troppi.


martedì 18 febbraio 2020

è finita la cannabis

e prosegue la penosa peregrinazione tra ambulatori medici e analisi... un percorso che mi ha fatto ricordare un vecchio post.
tutta presa dal resistere stoicamente fino al termine dell'inutile iter mantengo un occhio sul mondo le cui vicende in misura altrettanto notevole mi sfinisce e mi rende muta.
dal salvador dove il presidente fa entrare i militari armati in parlamento intimando di approvare una legge entro il termine di una settimana, alle vacanze sciistiche di uno dei matteo e l'altro che si esprime sull'aborto in maniera incommentabile mentre i 5s manifestano contro il governo di cui fanno parte e in Usa un discutibile miliardario pare l'unico capace di liberare il mondo dall'ossigenato; al covid 19 prossimo al suo ingresso nel continente africano con tutto quello che questo comporterà, ai 21° dell'artico, alle reti straripanti di plastica e pesci semi bolliti.
ché se ci penso male mi fa.
ma forse sono io, patologicamente incapace di capire e trovare le forze di oppormi e reagire.
troppo veloce, il mondo, troppe le assurdità incomprensibili e ingiustificabili.
e allora vai col fai da te.
son passata al cbd. molto meglio del thc.
via quel fastidioso senso di 'fattezza' in cui si perde il passato più prossimo e il futuro scappa per evitare di avverarsi.
mi dicono che sbaglio a isolarmi, sarà, ma ho niente voglia di consigli che poi sono gli stessi sia che vengano da parenti, conoscenti, medici o il lattaio.
ci vorrebbe altro che stordirsi, invece no.
in qualche modo ci sono arrivata da sola a 'guarire'.
è solo un altro inizio ma è qualcosa di più di guardare tutto un allargare le braccia scuotendo il capo.
più lucida, meno stanca e dolorante con ancora poco appetito, ma qualche ora di buon sonno in più guadagnato.
sto zitta come due giorni fa in corriera...
simpatico siparietto, io che redarguisco due adolescenti che poco dopo raccontano alla mamma che la corriera è rotta, devono aspettare il cambio e c'è pure una 'vecchietta' che rompe.
e oggi è il mio compleanno, il primo da conclamata vecchietta...

giovedì 30 gennaio 2020

giochi di memoria


nella foto c'è un particolare difficile da trovare... ma c'è anche un'altra sfida a pier vai via dalle vigne... chissà se ancora si ricorda la zona ritratta e quella di fronte qui sotto?


l'effetto mandela e i falsi ricordi...

"La nostra memoria è molto più malleabile di quanto siamo disposti ad ammettere. Quando una figura d'autorità afferma che abbiamo vissuto un avvenimento, la maggior parte di noi trova difficile negarlo e inizia a riempire le lacune mediante l'immaginazione. Dopo un po' diventa quasi impossibile distinguere la realtà dalla fantasia, e cominciamo a credere alla menzogna . L'effetto è così potente che talvolta non è nemmeno necessaria la voce dell'autorità per ingannarci. A volte siamo perfettamente capaci di prenderci in giro da soli" (fonte)

la settima dimensione, cioè praticamente a metà della strada confusamente indicata da esperti di dimensioni superiori amici di alieni e sciamani.
diverso approccio da quello scientifico che invece si applica a studiare le dimensioni nascoste dell'universo che, in qualche misura hanno un po' a che fare con quelle altrettanto inesplorate della mente, della memoria e della tendenza a risvegliarsi da un nulla faticando a riannodare il prima con l'adesso.
e ti domandi: 'avrò preso impegni nel frattempo?' perché né sei consapevole che ne ve ne siano stati con chi è presente, nè con altre entità che, sospetti, ti abbiano momentaneamente rapito e appena restituito al mondo tridimensionale.
la prima volta nella vita in cui ho 'ciccato' un appuntamento senza averne il minimo sentore.
si chiama fibro fog, ma poco importa, la sensazione resta più che sgradevole e siccome se ci finisci dentro uscirne è casuale, resta solo di chiedere ai parenti di avere pazienza e ripetere le cose mentre le scrivo e abituarmi a essere trattata come una demente.
per il resto del tempo, che è poi la maggior parte, ti eserciti e ti alleni per 'arginare' l'intoppo, che speri passeggero e che invece sembra assomigliare di più a un autostoppista che si rifiuta tassativamente di scendere dalla macchina perché vuole visitare luoghi lontani trovando del tutto normale che chi guida sia felice di andarci con lui.






ps: dimenticavo, il particolare difficile da trovare sono due operai appesi al tetto del palazzo moderno


lunedì 27 gennaio 2020

se una farfalla batte le ali...

incerti tra crederci o meno, sta che quando ero quasi in cima alla lista dell'intervento si è bloccato tutto.
il sospetto che qualcuno sapesse già prima del giorno in cui è scattato l'allarme è forte se una settimana prima all'ospedale avevano già predisposto il piano di emergenza requisendo letti, sale operatorie e personale almeno per i prossimi due mesi.
tutto fermo, si riparte dal via come a monopoli e se ne riparla tra sei mesi / un anno.
grazie alla cina che ormai detesto ai massimi livelli per far viaggiare per il mondo i suoi prodotti scadenti e molto spesso 'velenosi', inquinarlo in modo oggettivamente insopportabile e, in ultimo stressare gli animi con fughe di virus e batteri che ammalano gli orti e potenzialmente ammazzano persone per ogni dove.
e siamo ancora fermi a ringraziare perché hanno imparato ad avvisarci.