la suggestività delle bolle di sapone di Keith Johnson
Il video è lunghetto lo so, ma saper fare delle bolle di sapone che siano così perfette da saper dove andare, quando scoppiare, dove appoggiarsi, come risplendere meglio, richiede pratica, esperienza e abilità.
Lo stesso se le bolle sono immaginarie, come può capitare nella vita (e allora possono anche durare anni), quando qualcosa si presenta così reale e consistente da sembrare durevole e invece all'improvviso non c'è più.
Senti un attimo di spavento e stupore quando si dilegua perché era così affascinante, colorata, fluttuante a vederla da fuori e avvolgente, ovattata, magica se c'eri dentro.
Ancora più bello stare in una bolla che ha al suo interno una bolla più piccola così te ne stai dentro e allo stesso tempo fuori ma dopo un po' ti sembra di girare come un criceto sulla ruota.
Mentre se sei dentro a una bolla prigioniera di un'altra bolla la visuale diventa ancor più magica e misteriosa. La realtà scompare e sei solo tu dentro al liquido iridescente che rotoli in assenza di gravità.
Se poi ti identifichi con la bolla e immagini di essere in compagnia di tante altre piccole bollicine come te perdi l'orientamento e ti senti ruotare vorticosamente che ti diverti un sacco.
Ma più di tutto è sconvolgente trovarsi a identificarti in una bolla con qualcuno che, come te, si è identificato a sua volta in una bolla e si è entrambi dentro a un'altra bolla più grande. Un senso di invincibilità ti pervade anzi, pervade entrambi, insieme alla certezza assoluta che quello stato sia e sarà riproducibile ogni qual volta si desideri nel tempo e nello spazio.
Una sensazione così realistica che sembra di non aver vissuto altro prima e che niente possa presentarsi di diverso da quello nel tempo futuro.
Fortunatamente la bolla, le bolle, si spatacchiano per terra in un baleno e fine del gioco.
L'unica avvertenza è quella di non scivolare sul sapone e finire a vedere le stelle, di cui parlerò in un'altra occasione.