provvisoriamente _ ironicamente _ fugacemente _ instabilmente _ cinicamente _ p a r a l l e l a m e n t e_click
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
sabato 22 ottobre 2011
A-weema-weh
sabato 9 luglio 2011
momenti sospesi
Un istante che dura dal mezzogiorno dell'ora solare alle tre dell'ora legale.
Ho sempre scisso in questo modo questo attimo, per non dagli durata, credo.
Si ferma il mondo.
Invisibilissimi volatili ciarlano quel tanto che basta a non intercettarne la loro specie e provenienza su un sottofondo di cicale che più della poggia solo una folata di vento riesce a zittire.
Esco e i passeri tacciono, volano solo calabroni, vespe, api e piccoli insetti. Farfalle.
Torno al pc e riprende il ciangottare, penso di alzarmi e smette.
A quest'ora arriva una poiana si sente lo sfrecciare nell'attrito del suo volo sulle piume mentre scende con lente volute a scrutare tra i rovi.
Scostante non mostra alcun interesse per i pollai e le stanche galline che sono a portata di mano intorno alle case.
Mira a una preda più selvaggia e imprendibile poi si alza e torna con il suo compagno e, insieme, marcano un confine nel cielo entro cui_ a distanza tra loro_ volare insieme.
Poi, quasi sempre all'improvviso, uno dei due della coppia approfitta della distrazione dell'altro e sparisce, devia dalle rotte concordate in comune.
Io so dove guardare, conosco il loro rifugio, dov'è il nido, in quale punto del bosco scrutare e prima che il fuggitivo sia ricomparso l'altro è già lì che lo aspetta.
Non serve neanche che si avvicini più di tanto che l'altro ha a sua volta preso ancora il volo.
Allora per un po' sembrano come due che fan finta di non essersi visti per ritrovarsi come fosse un caso, finchè qualcosa si muove nel bosco e allora il primo che era arrivato e che per quel giorno ha il compito di cacciare, lascia i giochi e si fionda, mentre il compagno vigila dall'alto beandosi dell'eleganza e della maestria del predatore di turno.
Ecco tra meno di un'ora, più o meno, l'evento del giorno si sarà consumato, nel paese qualcuno uscirà, accenderà un motore, qualcun altro andrà a sedersi su una panchina, passerà un ciclista, la corriera e fino alle sette non succederà più niente degno di nota.
Poi verso sera se il Caso vuole compaiono i rondoni e le nuvole per alleggerire la caduta del sole che tramonta come stesse per morire per sempre mentre la luna dal lato opposto fa il suo spettacolare ingresso nei rossi e nei viola che diventano nero come non dovesse mai più fare un nuovo giorno.
Il mare assomiglia alle montagne quando le onde si alzano come fossero innevate e le colline e i deserti possono sembrare oceani mossi come lo sono i miraggi.
Le nuvole invece è evidente che son fatte di un'altra sostanza.
E' lì che vanno a finire tante cose. Nei colori e poi nel niente.

giovedì 2 dicembre 2010
Nobiltà senza lavoro

Il lavoro, l'attività umana che dovrebbe essere un diritto e non lo è più, l'ho avviato alla fine degli anni settanta del secolo scorso dunque più o meno trentacinque anni fa, prima ancora di finire il liceo che avevo scelto pensando di diventare insegnate di educazione artistica, cosa che per una serie di motivi non è stata.
L'estro, la creatività e le arti figurative, pittoriche in special modo, sono state il mio linguaggio preferito per diversi anni e a tratti hanno continuato a esserlo fino ad ora, anche se la scrittura ha avuto ed ha tutt'ora una parte rilevantissima nell'attività professionale come nella vita e molto spesso anche nell'amore.

Quello che la mia aquila interiore aveva desiderato vedere, tanto desiderato da esserne convinta, era uno sfaccendare instancabile, insistente, famelico e assatanato per arrivare intorno ai cinquant'anni a tirare i remi in barca e dedicarmi alle passioni che l'impegno e i doveri famigliari mi sembrava precludessero o quanto meno rendessero impraticabile l'abbinamento dovere e piacere.

Una vita di corsa per gli impegni e per quella sensazione assillante che il tempo fosse prossimo a finire se non già finito, e chi ha avuto grossi guai alla salute ed è stato in pericolo di morte sa benissimo di cosa sto parlando.
Un figlio nato da un padre ignorante e una madre snaturata, da crescere in perfetta solitudine e scarsa solidarietà famigliare, scarsa, no assente è più proprio.
Disumana, forse snaturata è stata la vita che ho vissuto e intanto l'aquila vagava ruotando, in picchiata, a volte in coppia, garrendo uno all'altra per far sapere a tutto il mondo che sono una coppia e non due animali che volano liberi, soli, indifferenti di predare un amore che sanno di aver e per sempre già trovato.
Dunque la certezza che tanto vagare e lavorare con lena e impegno indefessi portasse un futuro sicuro se solo la salute avesse consentito di averlo quel futuro e invece una volta prossima alla soglia dei 50 non ci sono remi da tirare in barca, anzi, non c'è neanche la barca e nemmeno il porto.

Una mareggiata ha portato via tutto che fosse illusione oppure realtà.
Resta la luce bianca accecante che riempie gli occhi e non voglio vedere o vorrei riuscire a oltrepassare in barca o anche a piedi non farebbe differenza e invece non finisce mai tanto che credere in qualcosa è ancora più illusione e ancora più cecità.
Il vuoto incrostato di rottami verniciati di calcio fumante per igienizzarne le pareti crepate e sfaldate per dividere, separare, distinguere il niente dal nulla.
Guardo per aria, anche l'aquila non sa che guardare, si perde nell'alone di luce, ma lei entra ed esce, penetra e sorvola, aggira e scarta, gioca e aggredisce, si nasconde e riappare incurante che il suo sia un lavoro o semplicemente una vita.

E allora io, che invece di piume, ho la pelle avvizzita e le protesi alle ali, una vista che definire carente è generoso, senza gusto nè odorato, con l'energia fisica di un bradipo e quella mentale che va sempre a mille, resto ferma per andare e volare dove voglio, con chi voglio, quando voglio, per quanto mi pare.
Trasformo il mio diritto al lavoro, perduto, in lavoro costante, continuo, testone e cocciuto di un senso da dare al resto del tempo che resta, che ho e che è stato.
Apro una nuova latta di giallo, di rosso, di blu e stendo pellicole colorate che poi copro di grigio e poi di bianco per assomigliare alla luce che abbaglia i sogni e il domani lasciando a chi verrà dopo leggere cosa questo fare nascosto vuol dire e se era il meglio o il peggio, per me non fa alcuna differenza, questo è.
Corsi e ricorsi, indice dei precedenti capitoli (CLICK)