... i figli ce li scegliamo, i genitori no".
che si può dire per consolare una figlia piena dei sensi di colpa verso una madre che in preda a demenza senile passa il suo tempo a rimproverarle cose che poi neanche ricorda di aver mai detto?
in effetti tra una figlia che ha appena partorito e una madre incattivita, a mio avviso, porsi il problema della scelta è già indice di contagio e confusione.
trattare con rispetto tutti, va bene, forse per i genitori vale anche un supplemento, ma insomma finire che quando si libera il posto all'ospizio rischia di finirci la figlia al posto dell'acida vecchietta, no.
quando venni a Meco me la ricordo che cantava canzoni improbabili davanti casa mentre scopava la strada o la ripuliva dalle erbacce, ma son due anni che ha smesso di fare sia l'una sia l'altra cosa.
ogni tanto ha qualche sprazzo di allora e con gli estranei è meno crudele che con la figlia, ma dura poco.
e così negli ultimi mesi c'è stato un tourbillon di badanti, diurne, notturne, a tempo pieno, a ore, minuti, occasioni, ogni tanto, ecc. ecc. tutte fatte fuori nel giro di un paio di giorni.
esaurite tutte le possibili combinazioni di utilizzo e incastro delle sparute signore giunte dalla città e di quelle oriunde, restavo solo io e cioè, di fatto, quella con i numeri più sfavorevoli a una soluzione duratura.
per ora sono ancora in fase di riserbo, diciamo in prova.
sono molto incerta se assumermi l'incarico che mi è stato proposto e cioè di dormire quattro notti su sette con la 'nonnina'.
intanto da stasera si passa alla fase due: mi porto il materasso gonfiabile perché il convento passa solo una chaise lounge comodissima per vegliare il 'morto' dato che consente un minimo riposo ma impedisce un minimo di sonno.
poi entro domenica provo la fase tre: staccare dal muro quella simpatica finta pendola capace di emettere un vero assordante ticchettio che trasforma la notte in un canyon in cui si son dati convegno tutti i martelli pneumatici del mondo con lo scopo di trapanarne il fondale.
in abbinamento alla terza, la quarta fase a sua volta sdoppiata in due obiettivi.
il primo: perché percorrere (rischiando ovviamente cadute e malori) tutta la casa per andare in bagno tre volte per notte dato che esistono le padelle?
e il secondo: perché sapendo che mi devi chiamare prima di alzarti, ti alzi cercando di evitare qualsiasi rumore con la speranza che io non me ne accorga e tu possa poi lamentarti che ti ignoro?
tanto comunque mi accorgo che hai smesso di russare come un mantice e quindi stai pensando o facendo qualcosa che non dovresti neanche pensare di fare.
quindi campanella.
se suoni mi alzo, se non suoni, cazzi tuoi.
se "in fin dei conti i figli ce li scegliamo i genitori no" vale per tua figlia, figurati quanto più vale per me che non ti sono nemmeno parente.
qualcosa mi dice che per un po' la cosa andrà avanti, piove sempre, quindi niente orto e di giorno posso recuperare le energie profuse di notte, e poi la sfida mi alletta...
mia madre è molto prossima alle condizioni in cui versa l'anziana, presto mi ritroverò in quelle di sua figlia e un po' di gavetta mi fa solo bene.
c'è un'altra massima che ho realizzato ultimamente...
è vero che i vecchi tornano bambini, ma...
sono ineducabili.
è una differenza mica da poco, se ci si pensa bene.
in pratica i vecchi hanno tutti i difetti dei bambini, capricci, dispetti, cattiveria, ecc, ecc, e nessuno dei loro pregi.
in più, se son fuori di testa, perdono anche di simpatia oltre che il fascino della saggezza.
se invece mantengono un po' di barlume è solo per rendersi consapevoli dell'inutilità della propria esistenza e quindi la fanno pagare il doppio a chi si prodiga per rendergliela meno greve.
posso accettare un sacrificio inumano per un figlio che disgraziatamente si trovi in stato di enorme difficoltà o per il coniuge, ma per un genitore no.
sarà che ho da restituirgli delle cure 'materiali', e per il resto niente, che mi viene spontaneo immaginare di 'dovergli' altrettanto... (sarà che sono una stronza, anche quello può essere) comunque sia sensi di colpa no.
se effettivamente uno/a fa tutto quel che può e non è mai abbastanza, pace!
in fondo è andata bene come scusa (per i genitori), perché dovrebbe essere diverso quando si passa a figli badanti?
l'ho chiesto io di nascere da te?
e se mi avessero scambiato all'ospedale?
provvisoriamente _ ironicamente _ fugacemente _ instabilmente _ cinicamente _ p a r a l l e l a m e n t e_click
.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
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bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
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venerdì 25 ottobre 2013
giovedì 21 febbraio 2013
il senso lato
il fattore RH e le relazioni
del termine famiglia si possono dare vari significati, tutti vaghi.
è una di quelle parole che beneficia di diversi sinonimi quasi a sfumarne l'interpretazione così che, a seconda della convenienza, la si possa imbrigliare o ammantare di corollari aggiuntivi che rafforzino il significato che le si vorrebbe attribuire nel distinguo dei casi specifici.
nel tempo, a livello pratico, si è perso molto del significato che (in primis i cattolici) hanno voluto dare al termine e così viviamo una sorta di accanimento dell'attaccamento a un'idea anacronistica.
i vincoli di sangue sono ininfluenti ai fini della coabitazione e condivisione della vita, a contare sono le relazioni che via via si instaurano mescolando ematologicamente fattori RH anche incompatibili se trasfusi, ma perfettamente funzionanti e idonei ai rapporti umani.
l'idea di ripudiare un dato di fatto qual è quello di una relazione omosessuale dovrebbe bastare a mettere in dubbio le linee di coerenza dei benpensanti unti dal signore, invece no.
un ennesimo caso di rimozione a prescindere di quanto ci sia di diverso rispetto a un lontanissimo e desueto modello tenuto in vita da sparuti e momentanei testimonial in attesa della chance per uscirne.
ma è o non è, proprio in difesa di un concetto valoriale, che si costituiscono le unioni?
e allora cosa c'è da accalorarsi se la forma scelta è diversa da quella di un passato che pochi praticano e quasi nessuno si ricorda?
per amor di polemica?
del termine famiglia si possono dare vari significati, tutti vaghi.
è una di quelle parole che beneficia di diversi sinonimi quasi a sfumarne l'interpretazione così che, a seconda della convenienza, la si possa imbrigliare o ammantare di corollari aggiuntivi che rafforzino il significato che le si vorrebbe attribuire nel distinguo dei casi specifici.
nel tempo, a livello pratico, si è perso molto del significato che (in primis i cattolici) hanno voluto dare al termine e così viviamo una sorta di accanimento dell'attaccamento a un'idea anacronistica.
i vincoli di sangue sono ininfluenti ai fini della coabitazione e condivisione della vita, a contare sono le relazioni che via via si instaurano mescolando ematologicamente fattori RH anche incompatibili se trasfusi, ma perfettamente funzionanti e idonei ai rapporti umani.
l'idea di ripudiare un dato di fatto qual è quello di una relazione omosessuale dovrebbe bastare a mettere in dubbio le linee di coerenza dei benpensanti unti dal signore, invece no.
un ennesimo caso di rimozione a prescindere di quanto ci sia di diverso rispetto a un lontanissimo e desueto modello tenuto in vita da sparuti e momentanei testimonial in attesa della chance per uscirne.
ma è o non è, proprio in difesa di un concetto valoriale, che si costituiscono le unioni?
e allora cosa c'è da accalorarsi se la forma scelta è diversa da quella di un passato che pochi praticano e quasi nessuno si ricorda?
per amor di polemica?
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martedì 30 novembre 2010
PRO _ CREAZIONE
E dopo le famiglie quasi per caso tanti commenti intorno al tema dell'esser figli quasi come se nell'età in cui ci si domanda appunto figli di?, non si trovasse risposta.
Ho tirato su un figlio da sola e appartengo all'impopolare categoria dei genitori pentiti quindi questo post può a ben donde dirsi anti-creazione invece che pro (del resto è questo tempo a essere contro natura, o no?). Diciamo che potrei essere il miglior anticoncezionale che si possa trovare, in più a gratis!
E' la cornice a complicare la vita, di per sè la procreazione è un istinto naturale del tutto comprensibile e allora perché chiedersi se fare o non fare un figlio?
Procreare oggi e ancor più domani è diverso da come può vederla un/a cinquantenne.
Coppie omosessuali, genitori single, scambi di coppia, incidenti di percorso, frutto di tradimenti, stupri, inseminazione artificiale e tutte le declinazioni mediche e para mediche che possiamo immaginare e ipotizzare: assistita, eterologa, omologa, intrauterina, intratubarica, intraperitoneale, intracervicale, in vitro, ecc., famiglie che si sono perse il significato e pure i modelli, rendono una chiave di lettura diversa del significato del termine genitore e del testo di Khalil Gibran:
I vostri figli non sono figli vostri. Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa. Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi. E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri. Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime. Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi. Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati. L'Arciere vede il bersaglio sul percorso dell'infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.
Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell'Arciere. Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l'arco che sta saldo.
Dunque credo meglio ipotizzare una condivisione allargata dell'onere di crescere una creatura invece di affidarlo a famiglie patologicamente deviate, perversamente crudeli, da sempre assassine dell'anima e sempre di più nei fatti, nel corpo fisico.
Basta definizioni irrealistiche e spartizioni di ruoli insostenibili in cornici incontinenti, ignoranti e incapaci di comprendere e interloquire, "meglio orfani" lo dicono in tanti, io dico meglio figli del mondo bello o marcio che sia.
Genitore pentito dicevo, anche se guai a chi tocca Alessandro, il discorso è generale.
Dico che io ci penserei ed esaminerei per bene i pareri "contro". Il più accanito Emil Cioran di cui allego un aforisma, ma ne ha scritti tantissimi:
Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: "A che gli è servito nascere?". Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo.
Di mio aggiungo che non mancherà il tempo di imparare e capire come diventare genitore, nelle notti insonni, nella fatica di crescere per stargli un passo avanti, nel terrore per le sue rappresaglie, nella continua incertezza di sentirsi o meno adeguati e concludere sempre di non esserlo, nel passargli valori e constatare che lui ne ha di migliori dei tuoi, nell'attesa dei suoi ritardi che durano giorni, nel difenderlo contro chi lo accusa, potrei andare avanti per ore.
Ed è più pensando alla mia vita, al mio spirito apolide con una mente bipolare in un corpo da aliena che ho voluto introdurre questa provocazione che se, se fossi nata maschio, forse non avrei avvertito come esigenza perché sebbene io sia maturata in un contesto post femminista, nascere donna anche domani vuole dire ancora e per sempre, soprattutto altrove ma anche qui, nascere menomate in partenza, diverse e la diversità di ogni tipo suscita pregiudizio, antipatia, diffidenza, imbarazzo e tanti altri "buoni sentimenti" e sono sempre troppo pochi quelli che fanno il minimo sforzo di mettersi nei panni di chi nasce o cresce sentendosi diverso/a senza capire esattamente da cosa.
Domani, quando venire al mondo sarà più spesso per intervento meccanico che grazie a un gesto d'amore, nasceranno esseri che semmai si chiederanno "di chi sono figlio" sarà un terno all'8 trovare cosa rispondere e allora, meglio smetterla di fare i santi e i buonisti. Siamo persone punto e stop: ognuno con i suoi pregi e difetti a prescindere da chi e da come si nasce.
I bambini non lo sanno che la famiglia perfetta è quella del Mulino Bianco, loro sono sereni e felici se sono amati. Se non si riesce a farlo, se non si è capaci o si ha altro di prioritario a cui pensare, meglio non fare ulteriori cazzate ed evitare di pro_creare infelici in un tempo di ANTI-creazione.
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sabato 27 novembre 2010
Della famiglia
Buon sabato a tutti e tutte!
anche a chi stamattina ha chiamato numerose volte sul telefono di casa (evidentemente per una scemenza dato che se fosse stato importante avrebbe provato sul cellulare) e quando alla fine mi sono alzata ha smesso di cercarmi:(
Delle famiglie è la terza parte di sette che ho scritto per raccontare, attraverso gli occhi di chi solitamente ha un punto di vista "super partes" le mie riflessioni sui temi della mia vita, forse.
Forse perchè in ciascuna delle sette parti c'è sempre (ma solo una volta) un forse...
Corsi e ricorsi, la prima (lì trovate anche l'indice e i link alle successive parti)
Delle famiglie perchè ciascuno ne ha sicuramente più di due. Forse non così in passato, sicuramente non così all’inizio. Idealmente si nasce con l’idea che la famiglia sia e sarà sempre solo una, massimo due considerando quella che a volte si forma in età adulta; poi, dipende.
Dalla famiglia immaginaria e più rispondente ai bisogni e alle aspettative a quella sostitutiva quando la propria risulti inadeguata o venga a mancare fino a quella che darà a sua volta origine al suo doppio.
Disunita e ipocrita la mia famiglia d’origine è stata nel tempo incarnata da figure parentali del passato e amicali del contemporaneo.
Prima di conoscere prematuramente il lutto interno al clan sono mancati tanti amici che hanno contribuito a disperdere il poco di famiglia che ho conosciuto, imparato e trasmesso.
Ci sono razze animali che amano vivere in comunità e altre che preferiscono la solitudine. Stormi di aquile nessuno ne vede eppure anche loro hanno il loro concetto di coppia e di famiglia così come me.
Ricordo qualcosa di diverso nel quadro che avevo dipinto nella mente e mai sulla tela così come so bene perchè quel piano prospettico sia di sfondo invece che in primo livello.
All’inizio ho pensato che la ricchezza emotiva fosse la base della necessità creativa ed estetica che rendeva i canoni tradizionali insufficienti a rappresentare il mio modello di riferimento nei diversi campi dell’esperienza umana.
Adesso sono sicura che ci sia altro, ma rinuncio a ricercare definizioni lapidarie o aforistiche. Mi limito a lanciare il sasso e osservare i cerchi nell’acqua.
So bene come sono i cerchi prodotti dai sassi lasciati cadere nell’acqua.
Se invece si tirano di piatto diventa meno prevedibile sia l’effetto e sia il risultato.
Il primo sasso fa tre salti prima di colare a picco, il secondo si scontra subito con un’onda e il terzo sembra una pallina da golf che scivola verso la buca spinta da pochi metri. Tutti e tre arrivano sul fondo. Qual è la parte significativa dell’azione tra il gesto, il percorso, il risultato; tra l’intenzione, l’effetto, l’obiettivo.
Tirare su dei genitori e farsi crescere dai figli, essere al tempo stesso figlia, madre e nonna è un mestiere complicato.
Tutti risentiamo di questa fatica quotidiana di apparire consoni ai ruoli tanto da far preferire nascite di senza famiglia in un mondo di senza famiglia o quantomeno sperare di rinascere tartarughe di mare.
Pensandoci a fondo vengono da dire un sacco di cose anche sugli aspetti che riguardano la tenuta in equilibrio emotivo delle diverse famiglie tra loro.
Fuori dagli schemi formali, intendo appunto a livello affettivo, io stessa che mi sono messa fuori dalla famiglia d’origine fin da subito, fatico a percepire il confine interno tra il nucleo da cui ho preso vita e quello che mi discende.
Nella difficoltà mi rassicuro con il solito, nulla mi è dovuto, nulla devo che scaturisce dalla consapevolezza di essere vigile e attenta a evitare di nuocere e pretendere.
Mi arrendo alla ragione e intanto me la vedo con le altre parti che non ne vogliono sapere, che vorrebbero avere il loro spazio come ancora bambina, ancora ragazza, come già donna, già vecchia, come quella che ho pensato di diventare, mai semplicemente come sono.
Un castagno è un albero, l’aquila un animale, una pietra un minerale, una donna e diversi altri esseri discriminati, mai una persona. E basta.
Allargando il discorso appare evidente come la disgregazione dell’etica collettiva dipenda anche dalla perdita, nella donna, della capacità di trasmettere ciò che caratterizza l’appartenenza al genere umano e lo diversifica dal resto.
Paradossale perchè al contrario la maggiore determinazione e affermazione post femminista invece di valorizzare il ruolo educativo e morale ha visto spegnere quel faro di riferimento e di guida dell’animo umano e conseguentemente della società.
Singolarmente una brava donna, buona madre, figlia, nonna che sia possono poco a questo punto. Ciascuno orfano solitario e responsabile di sè in quanto persona sarebbe già un buon risultato.
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