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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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giovedì 23 febbraio 2012

sul post di Pier


sia quando avevo notato la notizia e sia adesso a me è venuto di ripensare che al di là di tutto se hai un nome e lo usi o lo stampi tutto ciò che fai diventa oro colato, se preferisci la forma anonima o sei un semplice qualunque e, semplicemente dici, resti un nessuno che nessuno prenderà mai in considerazione.
stamattina negli aforismi del giorno c'era: 
"La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata". 
e siccome lo ha detto Charles Bukowski, magari uno/a lo legge anche e ci pensa sù.
poi ho letto un articolo sulla poesia di anna maria carpi che ne elogia e ne canta i temi, che sono identici ai miei, ma io non sono nè poeta nè  Bukowski nè tanto meno morta.
perchè allora forse per qualcuno si diventa qualcuno.
questo mi ha fatto pensare quell'esperimento destinato a dimostrare la banale evidenza e cioè che  la soglia di attenzione sia sempre più bassa e distratta e che solo ciò che viene veicolato dai media faccia tendenza.
il fatto che mi piaccia pensare che esistano delle eccezioni è di per se una stravagante illusione.

Note: 
il post è il commento a quello di PIER
approfitto per ringraziare SIMURGH che mi ha portato a miccia corta con il suo di ieri



l'oscuro Carneade

che sembra un controsenso per via che di questo scettico ci si ricorda solo per parlare degli sconosciuti e da tempo avevo rimosso la citazione manzoniana che fa riferimento appunto al filosofo greco.
dunque quando ho girato la copertina de Gli oscuri di Luis G. Martin e ho letto la presentazione di Tabucchi che inizia proprio citando Carneade sono stata doppiamente incuriosita e l'ho comprato.
Carino, anche se il cosa abbia ispirato l'autore mi sia sembrato abbastanza normale per uno scrittore e cioè trarre spunto da episodi di vita vissuta o fatti di cronaca, altrimenti che altro?
eppure l'accento è stato marcato su questo aspetto e cioè che i suoi racconti abbiano come protagonisti personaggi di secondo piano o di sfondo e appartengano di fatto allo stuolo di anonimi e dimenticati soggetti le cui storie chissà perchè vengono considerate meno importanti e significative di quelle a cui sono ispirati gli altri libri.
ma a parte questa cosa che ancora fatico a capire (quale e dove stia la differenza), anche Martin alla fine è diventato lui stesso Carneade perchè questo libro è stato sia il suo primo e sia il suo unico.
Una meteora, per altro promettente, che però pare si sia spenta precocemente. 28 anni quando ha scritto gli oscuri, ora ne ha giusti giusti 50, possibile che abbia esaurito la sua vena letteraria in un solo testo?

che fine avrà fatto Martin? avrà viaggiato, avrà incontrato malattia e deformità, avrà assassinato qualcuno come accade alla maggior parte dei suoi personaggi oscuri?
avrà sofferto le pene d'amore come Elizabeth Nelson, rimasta fedele a un marinaio così per tanto tempo che al suo ritorno non lo riconosce e lo scambia per un impostore?
oppure a quelli mai dichiarati come è successo a Zelia Montero che avrebbe voluto farlo a Parigi con il suo Joaquim de Melo, ma l'aereo cadde poco prima dell'atterraggio, e ancora Angelina Ricordi che una sera disse no a Roberto Paniagua che le chiese un ballo e passò la vita a sperare di rivederlo scrivendo una lettera al giorno che consegnò allo stesso notaio che lui aveva scelto per affidare altrettante missive a lei destinate, una volta che fosse morto?
che abbia cambiato identità come Stephen Ryan scelto da Sergei Fiodorevich per prenderne il suo posto e fare così che l'adorata moglie restasse con lui per sempre, ignara della sua fine?
sarà diventato ladro di scatti nei vespasiani delle stazioni e nei bordelli come Ernst Kloshe che ha buttato la sua giovinezza nel tentare di comporre grazie a innumerevoli frammenti fotografici, l'uomo ideale che non poteva essere e la donna ideale che non poteva avere?
insomma, lo schema dei suoi temi, come ho detto, sono la deformità e la bruttezza estetica che ostano all'amore, il viaggio, l'assemblamento di frammenti e una discreta dose di crudeltà assassina, il tutto sfociante sempre nella morte che può arrivare come conclusione logica e conseguente o inattesa al racconto.

Luis G. Martin continua a scrivere nella sua lingua,
che io sappia nessun altro suo libro è stato tradotto qui da noi.

e dopo Elvira è andato anche Enzo (Sellerio) 
ferm'immagini e tanto talento 
per progetti in cerca di fortuna.

entrambi eccellenti nella loro attività.

mi spiace,