che poi io tutti sti muretti a secco in svizzera mica sapevo che ci fossero, comunque sia, anche se a combattere per il riconoscimento sono state le otto nazioni in etichetta (rappresentate in ordine alfabetico in foto), resta inteso che è l'arte della loro costruzione a essere patrimonio immateriale unesco.
dunque anche io lo sono, sebbene in minima parte, dato che nella pratica la mia schiena mi ferma al terzo livello, ma nella teoria sono fortissima!
provvisoriamente _ ironicamente _ fugacemente _ instabilmente _ cinicamente _ p a r a l l e l a m e n t e_click
.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
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per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
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giovedì 29 novembre 2018
lunedì 26 gennaio 2015
la dea zoppa
tre lettere, come sanno bene gli enigmisti: Ate anche detta dea dell'ingiustizia, in realtà una divinità minore forse perché cacciata fuori dall'Olimpo da Zeus e mandata guarda caso sulla Terra.
comunque sia, mi sa che negli anni deve aver stretto amicizia con Nike e, siccome si sa che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, ecco spiegato come mai da un po' di tempo le vittorie son tutte azzoppate.
cosa che soddisfa pienamente le aspettative dei contendenti che possono dirsi tutti vincitori benché sconfitti.
bassa affluenza e immediato inciucio opportunista pare la formula politica più consolidata ed efficace a far sì che, dopo la prima notte di bagordi, ci si risvegli con lo stesso mal di testa del giorno prima.
prossimi appuntamenti: maggio GB e dicembre Spagna, ma attenzione, perché in mezzo potrebbe esserci anche il Bel Paese.
comunque sia, mi sa che negli anni deve aver stretto amicizia con Nike e, siccome si sa che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, ecco spiegato come mai da un po' di tempo le vittorie son tutte azzoppate.
cosa che soddisfa pienamente le aspettative dei contendenti che possono dirsi tutti vincitori benché sconfitti.
bassa affluenza e immediato inciucio opportunista pare la formula politica più consolidata ed efficace a far sì che, dopo la prima notte di bagordi, ci si risvegli con lo stesso mal di testa del giorno prima.
prossimi appuntamenti: maggio GB e dicembre Spagna, ma attenzione, perché in mezzo potrebbe esserci anche il Bel Paese.
martedì 4 marzo 2014
δίαιτα
Riso, noci, zucche e zucchini arrivano dall'Himalaya, il pomodoro e il mais sono aztechi, il frumento iracheno, fagiolo e fagiolini, patata e peperone del Centro America, la melanzana e il basilico indiani e/o cinesi, l'arancio vietnamita, la mela, l'asparago e nocciolo hanno origini asiatiche, la canna da zucchero è indomalese, banane, manghi, papaye è inutile specificare e così via...
invece, ciò che sicuramente appartiene alla tradizione mediterranea sono: l'ulivo le cui origini si attribuiscono all'isola di Creta, fave, piselli, cavolfiore, verze, cipolle, aglio, il farro ottomano, i ravanelli (che hanno visto la luce all'ombra delle piramidi egizie), il castagno, la barbabietola da zucchero e pere mentre il ciliegio lo diamo per buono, ma le prime piante pur nascendo in Europa, non è detto che si affacciassero sul mediterraneo.
Ci sono voluti millenni prima che le migrazioni di semi e protozoi marini e terrestri raggiungessero il bacino del mare nostrum, entrassero nelle abitudini alimentari delle popolazioni e consolidassero il loro apporto fino a vederne riconosciuti i pregi dai nutrizionisti. Il genovese Lorenzo Piroddi, prima, e poi da un fisiologo americano, Ancel Keys, che di fatto gli scippò la primogenitura del termine dieta mediterranea (patrimonio immateriale unesco dal 2010) e a cui è dedicato l'omonimo museo a Pioppi, nel Cilento dove visse e lavorò per diversi anni alle sue teorie alimentari abbinate allo stile di vita di quel territorio.
Siamo quel che mangiamo è vero, e sappiamo che Giulio Cesare apprezzava molto il garum, ma dubito che a farne indigestione diventeremmo uguali a lui, così come, anche ammesso che si tornasse indietro nel tempo (all'alimentazione degli antichi romani, caratterizzata dalla prevalenza di cereali e legumi sugli altri alimenti, o al modello alimentare greco-romano dominante che, nel periodo medievale, venne a contatto con quello germanico fondato sulla triade carne-grassi animali-birra, o alla cultura alimentare araba che ripudiava il consumo di vino e di carne di maiale per questioni religiose, ma aveva in comune con le altre soprattutto il consumo di pane e cereali in generale), dubito che ritroveremmo gli standard di salute dei fortunati centenni cilentani del secolo scorso pur imitandone in tutto e per tutto le abitudini.
invece, ciò che sicuramente appartiene alla tradizione mediterranea sono: l'ulivo le cui origini si attribuiscono all'isola di Creta, fave, piselli, cavolfiore, verze, cipolle, aglio, il farro ottomano, i ravanelli (che hanno visto la luce all'ombra delle piramidi egizie), il castagno, la barbabietola da zucchero e pere mentre il ciliegio lo diamo per buono, ma le prime piante pur nascendo in Europa, non è detto che si affacciassero sul mediterraneo.
Ci sono voluti millenni prima che le migrazioni di semi e protozoi marini e terrestri raggiungessero il bacino del mare nostrum, entrassero nelle abitudini alimentari delle popolazioni e consolidassero il loro apporto fino a vederne riconosciuti i pregi dai nutrizionisti. Il genovese Lorenzo Piroddi, prima, e poi da un fisiologo americano, Ancel Keys, che di fatto gli scippò la primogenitura del termine dieta mediterranea (patrimonio immateriale unesco dal 2010) e a cui è dedicato l'omonimo museo a Pioppi, nel Cilento dove visse e lavorò per diversi anni alle sue teorie alimentari abbinate allo stile di vita di quel territorio.
Eppure questo movimento di carboidrati, proteine e vitamine è approdato sulle sponde dei vari continenti, dunque il modello alimentare avrebbe potuto formarsi e radicare altrove.
Quale può essere la variabile che ha reso possibile tale sintesi?
La capacità manipolativa, la creatività, l'abitudine alla stretta vicinanza dell'uomo alla terra, la cultura?
Voglio dire, che la pasta al pomodoro la potevano inventare per primi i nativi americani, invece di pensare ai McDonald's.
E' andata diversamente, ne sono lieta.
Peccato che di recente ci sia chi mette in dubbio la salubrità della dieta mediterranea sostenendo che in verità sia nociva o addirittura causa delle patologie che secondo Keys era capace di attenuare e di molte altre.
Quello che trascurano di dire è che il deterioramento degli effetti è dovuto a ragioni connesse all'ambiente, alle fonti di inquinamento, allo stress e alle mutazioni genetiche in atto.
δίαιτα, tradotto dal greco modo di vivere, è un termine che riassume appieno il significato normalmente attribuito alla dieta mediterranea e che oggi più che mai, ma meno di domani, racconta l'immaterialità di concetti che si stanno via via dileguando nel mare di percolato e dissolvendo nelle polveri sottili.
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lunedì 20 febbraio 2012
affacciati sullo stesso mare
Storia di Edipo
Quan’ nüm dísum cultüra, dísum nagott.
L’è tütt un büscià e sòtt gh’è minga ‘l vin,
ch’în quatter j òmm che san e cent ch’imbröja,
e milacent che curr al ner del vin…
Un füm che cuatta ‘l mund de vècc e mort,
tra i càlis che se arsa, un gran magnà,
spüssa che figa passa, e dré di port
la man di làder scunfüsa ai leterâ.
Quando diciamo cultura, non diciamo niente.
È tutta schiuma e sotto non c’è vino,
ché quattro sono gli uomini che sanno e cento che imbrogliano
e millecento che corrono al nero del vino…
Un fumo che copre il mondo di vecchi e morti,
tra i calici che si alzano, un gran mangiare,
puzza di fica passa, e dietro le porte
la mano dei ladri confusa ai letterati.
(Franco Loi da Isman, Einaudi 2002)
Volle sciogliere gli enigmi
illuminare l’oscurità
nella quale tutti si sistemano
per quanto sia pesante.
Non lo spaventarono le cose che vide
ma il rifiuto degli altri di accettarle.
Sarebbe stato sempre l’eccezione?
Non sopportava più la solitudine.
E per trovare i suoi vicini
s’infilò profonde negli occhi
le due forcine.
E distingueva ancora con il tatto
le cose che nessuno voleva vedere.
illuminare l’oscurità
nella quale tutti si sistemano
per quanto sia pesante.
Non lo spaventarono le cose che vide
ma il rifiuto degli altri di accettarle.
Sarebbe stato sempre l’eccezione?
Non sopportava più la solitudine.
E per trovare i suoi vicini
s’infilò profonde negli occhi
le due forcine.
E distingueva ancora con il tatto
le cose che nessuno voleva vedere.
Titos Patrikios, da La resistenza dei fatti (Crocetti, 2007)
Quan’ nüm dísum cultüra, dísum nagott.
L’è tütt un büscià e sòtt gh’è minga ‘l vin,
ch’în quatter j òmm che san e cent ch’imbröja,
e milacent che curr al ner del vin…
Un füm che cuatta ‘l mund de vècc e mort,
tra i càlis che se arsa, un gran magnà,
spüssa che figa passa, e dré di port
la man di làder scunfüsa ai leterâ.
Quando diciamo cultura, non diciamo niente.
È tutta schiuma e sotto non c’è vino,
ché quattro sono gli uomini che sanno e cento che imbrogliano
e millecento che corrono al nero del vino…
Un fumo che copre il mondo di vecchi e morti,
tra i calici che si alzano, un gran mangiare,
puzza di fica passa, e dietro le porte
la mano dei ladri confusa ai letterati.
(Franco Loi da Isman, Einaudi 2002)
soprattutto ultimamente il mediterraneo sembra accogliere e riparare le storie dei mondi che vi si affacciano, inghiotte e sprofonda, sembra unirli e avvicinarli in un destino comune.
qui il video dell'intervista ai due autori CLICK
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domenica 19 febbraio 2012
Atene 507 a.C. _ 2012 d.C.
Ne ricordiamo gli aspetti folcloristici, ci piace ispirarci alle atmosfere che evocano quelle civiltà misteriose e magiche, Atlantide, i Faraoni, i Maya, le dinastie cinesi, spesso modelli ritenuti oggi poco democratici.
Beh, è triste assistere all'estinzione di una cultura che è madre della democrazia.
Perchè è di questo che si tratta. Alla fine hanno vinto il mercato, la globalizzazione e la politica corrotta su tutto. Anche gli Dei hanno voltato lo sguardo e adesso resta più niente altro che le gesta eroiche e i loro cantori.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
perdute memorie di civiltà in un copia e incolla appiccicaticcio e modaiolo
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venerdì 10 febbraio 2012
ce n'è per tutti
e____ fin sopra i capelli!
Dall'inversione dei poli magnetici al surriscaldamento del pianeta fino alla pacificazione delle genti e al ripianamento dell'economia tutto pare diventato una burla.
L'unico vento che spira è quello siberiano che pare porterà all'era glaciale e, per tanto, invertendo i poli il risultato resta lo stesso. Nevica nei deserti algerini e i cammelli sembrano foche.
Neve sporca di smog e di sangue, popolazioni raggelate e inascoltate cercano riscatto e i potenti sono sempre più impotenti.
Estremismi climatici, sociali e virtuali stanno congelando questo tempo popolato di muraglie di pupazzi di neve e guerrieri di ghiaccio.
Il termine disgelo pare al momento quello più indicato a riassumere le speranze esauste per il battere dei piedi e dei denti aspettando che arrivino pane e pace per tutti.
Utopia la parola che sprona alla sopportazione, alla resistenza e alla battaglia alla paura che come una morsa stringe e accomuna l'umanità.
Tutto pare essere diventato estremo, o tutto bianco o tutto nero. Un pendolo di sciagure a sciagure che consumano e rimpiccioliscono nel loro alternarsi i varchi delle possibili vie d'uscita.
Polveri che rivestono come una guaina e lo inglobano anche il pensiero, l'intenzione, la fantasia e soprattutto l'energia vitale, nemmeno una voglia, nemmeno un capriccio, solo pazzia.
Dall'inversione dei poli magnetici al surriscaldamento del pianeta fino alla pacificazione delle genti e al ripianamento dell'economia tutto pare diventato una burla.
L'unico vento che spira è quello siberiano che pare porterà all'era glaciale e, per tanto, invertendo i poli il risultato resta lo stesso. Nevica nei deserti algerini e i cammelli sembrano foche.
Neve sporca di smog e di sangue, popolazioni raggelate e inascoltate cercano riscatto e i potenti sono sempre più impotenti.
Estremismi climatici, sociali e virtuali stanno congelando questo tempo popolato di muraglie di pupazzi di neve e guerrieri di ghiaccio.
Il termine disgelo pare al momento quello più indicato a riassumere le speranze esauste per il battere dei piedi e dei denti aspettando che arrivino pane e pace per tutti.
Utopia la parola che sprona alla sopportazione, alla resistenza e alla battaglia alla paura che come una morsa stringe e accomuna l'umanità.
Tutto pare essere diventato estremo, o tutto bianco o tutto nero. Un pendolo di sciagure a sciagure che consumano e rimpiccioliscono nel loro alternarsi i varchi delle possibili vie d'uscita.
Polveri che rivestono come una guaina e lo inglobano anche il pensiero, l'intenzione, la fantasia e soprattutto l'energia vitale, nemmeno una voglia, nemmeno un capriccio, solo pazzia.
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