.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

Visualizzazione post con etichetta piemonte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piemonte. Mostra tutti i post

martedì 3 luglio 2018

Ivrea

era dal 3 maggio 2012 che si lavorava e attendeva il riconoscimento del titolo di patrimonio unesco come città industriale del XX secolo ed è arrivato sabato.
mi rallegro anche per il tributo ad Adriano Olivetti che è stato l'illuminato artefice del polo industriale tra i più avanzati di ogni tempo anche se il modello purtroppo è andato perso preferendogli quello stile amazon, per intenderci.
abili gli eporediesi anche a occultare quel piccolo particolare dell'amianto con cui gli immeritevoli eredi dell'industriale hanno contaminato il sito... tutti assolti, per carità, ma l'amianto c'era e c'è anche se 'il fatto non sussiste'.
resta da sperare che la nomina aiuti a completare il risanamento e il rammarico per le vittime e i loro famigliari che probabilmente gli avrebbero preferito un minimo di giustizia.
occasione persa, avrei imposto la bonifica a compensazione del titolo di patrimonio mondiale dell'umanità e una volta effettuata l'avrei concesso, ma all'unesco si sa che sono 'strani'.

venerdì 25 luglio 2014

ultimo ma non ultimo

cinquantesimo sito italiano a fregiarsi del titolo di patrimonio unesco.
il prossimo primo agosto bevute gratis per tutti coloro si recheranno a Canelli a festeggiare la nomina con varie autorità, tra cui Carlin Pedrini, e che avranno l'occasione di visitare le 'cattedrali sotterranee' e cioè le esclusive cantine delle più importanti case vitivinicole della zona delle Langhe-Roero e Monferrato e degustarne (per pochi euro) le specialità enogastronomiche.
Le motivazioni dell'Unesco“Una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino”.
“I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale”.

martedì 7 gennaio 2014

Fertè Savoie

In tutto il Piemonte se ne contano ventitre, ma solo quattordici sono entrati nel patrimonio Unesco (1997), io mi sarei fermata a una mezza dozzina.
Nella sola Torino, la "Corona delle delizie" ne racchiude ben undici, gli ultimi tre sono in provincia di Cuneo.
Palazzo Reale (con annessi e connessi)
 Parco della Reggia di Venaria (cinquanta ettari)
 Reggia di Venaria
Galleria della Reggia di Venaria
Castello del Valentino, oggi sede della Facoltà di Architettura 
e di quella distaccata del Politecnico
Palazzo Madama, sede del Museo di Arte Antica 
(da non confondersi con quello Archeologico nè con quello Egizio)
Villa Regina
Palazzo Carignano (vista dal lato più antico) 
sede del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
Castello di Rivoli, attuale sede del Museo d'Arte Contemporanea.
Castello di Moncalieri
Palazzina di Caccia di Stupinigi
Borgo e Castello de la Mandria
Castello di Agliè
Castello di Racconigi
Castello di Govone
Tenuta di Pollenzo, sede dell'Università di Scienze Gastronomiche 
e della Banca del Vino 

Cronistoria dettagliata del regno sabaudo, Reali Tombe di Casa Savoia, elenco musei torinesi, un'ottantina in tutto (Sindone e Mole Antonelliana comprese), e ottima di qualità.
Quanto basta per riempire più di un weekend culturale.

E oggi?
Che fine ha fatto la dinastia?
Il principe sta spesso in tv, ha un sito e diversi account, ha anche scritto un libro, anzi tre.

giovedì 5 dicembre 2013

misteri dell'unesco

ennesimo arcano, questa volta della fede.
con tutti i monasteri, le pievi e i luoghi di culto posti in cima ai bricchi, perché solo alcuni di quelli siti in Piemonte e Lombardia sono stati fregiati del titolo di Sacri Monti nei patrimoni mondiali?
la risposta è nella motivazione dell'iscrizione datata 2003?
"La realizzazione di opere architettoniche e di opere artistiche di arte sacra in un paesaggio naturale, per scopi didascalici e religiosi, ha qui raggiunto la sua più alta espressione e ha avuto una profonda influenza sui successivi sviluppi del fenomeno nel resto d'Europa. Rappresentano l’integrazione tra l’architettura e le arti in un paesaggio di notevole bellezza con motivazioni religiose in un periodo della storia della Chiesa Cattolica".
mah! diamo un'occhiata...
Sacro monte di Ossuccio (Co)
Sacro monte di Varese (Va), con la Fuga in Egitto di Guttuso (1983)
Sacro monte di Varallo (Vc)
Sacro monte di Orta (No)
Sacro monte di Oropa (Bi)
Sacro monte della SS. Trinità di Ghiffa (Vb)
Sacro monte Calvario di Domodossola (Vb)
Sacro monte di Crea (Al)
Sacro monte di Belmonte (To)
ciò visto, direi che la sacralità dev'essere insita dei luoghi e impercettibile all'obbiettivo fotografico.
il suggerimento, che giungerebbe tardivo semmai dovesse arrivare, è che sarebbe stato meglio aver fatto un capitolo a parte per ciascuna delle diverse religioni, magari scremando dagli elenchi il meglio del meglio, invece di creare miseri pretesti per soddisfare le diverse vanità... ma questo è vero un po' per tutti i patrimoni.
resta il piacere di scoprire l'esistenza di categorie e luoghi, a me, totalmente ignoti e che molto probabilmente mai avrò occasione di visitare e percorrere dal vero.

lunedì 2 dicembre 2013

i palazzinari del neolitico

Su un totale di 937 siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, noti ad oggi, 111 sono patrimonio Unesco, dal 2011.
Il maggior numero è in Svizzera (56), mentre in Italia se ne contano 19.



Molina di Ledro, Ledro (TR) Trentino Alto Adige
I villaggi palafitticoli sono una delle più importanti fonti archeologiche per lo studio delle prime società agrarie in Europa tra il 5000 e il 500 a.C. e le interazioni fra i gruppi umani delle regioni intorno alle Alpi in particolare.
Fiavé-Lago Carera, Fiavè (TR) Trentino Alto Adige
Le condizioni di conservazione in ambiente umido hanno permesso la sopravvivenza di materiali organici che contribuiscono in modo straordinario a comprendere i cambiamenti significativi durante il Neolitico e l'Età del Bronzo in Europa.
Palù di Livenza – Santissima, Polcenigo (PN) Friuli Venezia Giulia dove, oltre alla fase tardo neolitica, attualmente maggiormente documentata, sembra ce ne sia stata una più antica nel Paleolitico superiore (tra 12.000-10.000 a.C. circa) e nel Mesolitico finale (7.000-6.000 a.C. circa) come sembrano attestare alcuni strumenti in selce. 


Laghetto della Costa,  Arquà Petrarca (PD) Veneto, noto anche come 'laghetto delle sette fontane' e citato nelle 'Ultime lettere di Jacopo Ortis', ha caratteristiche molto particolari. Nelle vicinanze è poi possibile visitare una necropoli databile tra il II e I sec. a.C. ricca di reperti celtici.


Lugana Vecchia, Peschiera del Garda (VR) Veneto
Grazie alla notevole quantità ed importanza dei risultati scientifici, le palafitte restituiscono un’immagine precisa e dettagliata del mondo della prime comunità agricole in Europa, in particolare della vita quotidiana, delle pratiche agricole, dell’allevamento degli animali domestici e delle innovazioni tecnologiche. L’arco temporale di 4000 anni, coperto dalla serie, coincide con una delle fasi più importanti della storia recente dell’umanità: la nascita delle società moderne. 

Belvedere, Peschiera del Garda (VR) Veneto, con i suoi trentamila metri quadrati di estensione è forse, tra i siti presenti nel lago, il meglio conservato e probabilmente abitato in tutte e tre le Età del Bronzo.  


Frassino, Peschiera del Garda (VR) Veneto
Oggi, grazie alla dendrocronologia (datazione per mezzo degli anelli di accrescimento degli alberi) possiamo datare con precisione gli elementi architettonici in legno consentendo di analizzare in dettaglio l’organizzazione spaziale interna dei villaggi preistorici lungo un ampio arco cronologico. I siti palafitticoli sono le migliori fonti archeologiche di cui al momento si dispone per conoscere le culture preistoriche.

Tombola, Cerea (VR) Veneto, una delle pochissime località in cui sono stati rinvenuti reperti utili allo studio sistematico dei materiali terramaricoli.
Due le tipologie più note: la palafitta “su bonifica" realizzata in sponda all'acqua su un'impalcatura appoggiata al terreno, e quella “aerea”, eretta su impalcature sospese sopra il pelo dell’acqua. 


VI.1-Emissario, Azeglio (BL) Veneto.
I siti palafitticoli di Viverone rappresentano le migliori fonti archeologiche di cui al momento si dispone per conoscere le culture preistoriche e, non a caso, è stato proprio questo piccolo borgo biellese il luogo di studio prescelto per approfondire la conoscenza delle popolazioni che qui, centinaia di anni addietro, si insediarono. 

Lavagnone, Desenzano del Garda (BS) Lombardia, dove ha sede il Museo Giovanni Rambotti, politico e mecenate a cui si devono la ricerca e la raccolta di un gran numero di reperti palafitticoli della zona anche se la collezione più nutrita si trova al Museo di Storia di Vienna.


San Sivino, Gabbiano, Manerba del Garda (BS) Lombardia
Buona parte dei reperti sono però invisibili perchè sommersi dall'acqua ma anche dal limo.
Tuttavia sono numerosi i convegni in cui si parla di progetti per riportarli alla luce.


Lucone, Polpenazze del Garda (BS) Lombardia
In particolare, lo scorso fine maggio è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra i comuni italiani sede dei siti palafitticoli per favorire la loro tutela e salvaguardia (mentre il resto cade a pezzi, nda). 



Lagazzi del Vho, Piadena (CR) Lombardia
... e quando, come nel caso di Piadena, i progetti diventano realtà, ciò attira l'interesse di scolaresche ed escursionisti che possono approfittare per visitare le altre zone archeologiche di cui il Garda è 'ricco'.


Bande - Corte Carpani, Cavriana (MN) Lombardia
Castellaro Lagusello - Fondo Tacoli, Monzambano (MN) Lombardia

Nel mantovano si possono trovare ricostruzioni 'didattiche' delle palafitte, ma è soprattutto il Trentino che si distingue dal resto in quanto a varietà e quantità di materiali e cimeli.


Isolino Virginia-Camilla-Isola di San Biagio, Biandronno (VA) Lombardia
Luogo ameno per le ricchezze naturali che può essere apprezzato anche in bici tra laghi, isolotti, palafitte e oasi faunistiche... 

Bodio centrale o delle Monete, Bodio Lomnago (VA) Lombardia


Il Sabbione o settentrionale, Cadrezzate (VA) Lombardia
e anche in questo caso bisogna crederci sulla parola... e il pensiero va ovviamente a Venezia.
quasi mi viene da scommettere che tra un paio di secoli potrebbe assomigliare, e di molto, alla foto qui a fianco.


Mercurago, Arona (NO) Piemonte è il luogo di ritrovamento della prima palafitta italiana (1860)... ma l'area archeologica non è accessibile poiché situata nel mezzo della palude.
In compenso, pare che nella stagione invernale, ghiacci e quindi possa essere 'pattinata' (che poi è una bella soddisfazione pattinare su una palafitta...)