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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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martedì 29 luglio 2014

pryntyl, slash slash, smack smack, glu glu, chiamami lulù...



attraversa generi diversi pur conservando vivo uno stile personalissimo e quindi sempre riconoscibile e distinto da quello dei cantautori contemporanei.



politicamente impegnato, socialmente corretto (e/o viceversa), ecologista, geniale, poetico, visionario come i sogni... ecc, ecc, ecc...



Signora luna

Persa nel cielo
lungo la notte del mio cammino
sono due luci
che mi accompagnan
dovunque sto
una nel sole
per quando il sole
mi copre d'oro
una nel nero
per quando il gelo
mi vuole a sé

signora luna che mi accompagni
per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi
dov'è la strada che porta a me
forse nel sole
forse nell'ombra
così par esser
ombra nel sole
luce nell'ombra
sempre per me

perse nel cielo
lungo la notte
del mio cammino
sono due luci che brillan sempre
dovunque sto
brillano alte
brillano intense
finchè par essere
che siano gli occhi
di chi ho già perduto
che veglian per me

signora luna che mi accompagni
per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi dov'è la strada
che porta a lei
non se ne adombri
signora luna se non ho amato
diglielo a ella
che solo ella
veglia per me

non se ne adombri signora luna
se non ho amato
solo negli occhi
di chi è già stato
veglia per me


lunedì 20 maggio 2013

fuochi fatui

se un giorno vorrò porre fine alla mia vita, sono certa che sceglierò la forma più rapida e indolore.

di recente si hanno (sempre più spesso) notizie di persone che si danno fuoco e di altre che ricorrono all'acido per vendicare l'onta dell'abbandono.
entrambi le 'pratiche' arrivano, per così dire, dall'oriente.
bonzi tibetani che si sacrificano per denunciare il regime che li soffoca, donne indiane sfregiate a migliaia.
realtà radicate e molto frequenti che in qualche modo sono collegate a una cultura arcaica, che evito di commentare adesso, e comunque distante da quella che attiene alle nostre usanze e tradizioni eppure, in qualche modo, sono arrivate anche qui.
l'acido è qualcosa che simboleggia disprezzo e sadismo all'ennesima potenza.
non ti ammazzo: ti uccido per tutta la vita, ogni giorno.
quando cercherai lavoro e non lo troverai perché sei impresentabile, quando ti innamorerai e nessuno vorrà avvicinarti a te, quando nell'accarezzare tuo figlio si scanserà con paura dal tuo abbraccio.
ogni volta che guarderai te stessa allo specchio e proverai vergogna, ribrezzo, rifiuto.
quando ti sveglierai da un sogno in cui ti vedevi com'eri e poi ti accorgi che niente assomiglia.
quando ridere sarà come strapparsi la pelle dal viso e piangere riprovare il dolore di quel sentirsi bruciare dentro fino al midollo.
chiunque sa quanto brucia il fuoco, come è possibile scegliere di morire arsi vivi?
a cosa bisogna esser stati capaci di arrivare o meglio, cosa e chi è stato capace di portare una persona a credere che quella modalità sia l'unica praticabile?
quanto è stato smarrito del sè?
quanto dolore si è sopportato per arrivare a pensare che il rogo sia una liberazione?
forse il pensare che davanti a un gesto così eclatante, chi deve capire capirà e niente sarà più così ingiusto da perpetuarsi e creare altre vittime?
invece no. più sei emarginato e marginale, meno conti. anzi nemmeno fai notizia.
l'altro giorno in città ho visto intorno a me, persone che si lanciano dalle finestre, si buttano dai ponti, si appendono a un ramo, si dissanguano sul marciapiede, vanno a sbattere contro un palo o bevono un caffè al cianuro tra il fumo della benzina come quello di vecchi copertoni.
uomini e donne come rifiuti organici da smaltire in una discarica abusiva, ignorata per vigliaccheria, e nascosta nell'indifferenza.
ovviamente di chi si è proposto e viene pure pagato per intervenire e invece concorre al decadimento anche culturale che porta poi, ecc ecc.



testo

mercoledì 3 novembre 2010

Eco


























Ninfe forse non ne sono mai esistite se non nelle leggende eppure oggi tante se ne trovano nel web___ che a sua volta chissà un giorno diventerà come un mito per le popolazioni del Pianeta Arrakis (ammesso che esisterà) perché qui finisce il viaggio iniziato il 28 ottobre con il post dedicato a Dune.
Le ninfe di oggi___ sono dipinte nei profili femminili (ma anche maschili) come sirene ammantate di veli e scintillii imperlati di essudazioni di tipo tutt'altro che etereo e immateriale e di umori ed essenze che in vita diremmo più assenze che effluvi soavi giacchè oggi la donna è più spesso raffigurata come virago carnefice invece che vittima di improbabili fauni o satiri o a loro volta spietati padroni virtuali e maschiali :)
Bene torniamo a quei tempi che tanto assomigliano anche ai nostri o almeno a quelli di qui sul web___ per parlare di un essere mostruoso e bestiale il dio Pan che non sto a descrivere perché rientra nella categoria di persone che non sono interessata a incontrare nella vita reale figuriamoci in quella virtuale :)
Bene sto Adone viceversa___ ovviamente sceglie la più gnocca tra le ninfe, Eco, e la perseguita con il suo "flauto"__ la leggenda specifica che tale sia lo strumento musicale fatto di "canne" (e qui altra parentesi__ senza specificare che canne) con cui Pan si dilettava a trascorrere il suo poco tempo libero (giacchè pare spesso molto occupato a fare invece che a dire o suonare)
Ma la bella Eco, per sfuggire a Pan, scappa terrorizzata in una caverna___ da cui si mise a chiamare a gran voce il suo unico vero e grande amore_ Narciso che però ___ ma questo si scoprì solo a posteriori __ era un gran menefreghista dal cuore arido, pieno di superbia, di egoismo e pure ____ incivile dato che alla fine __ accortosi delle invocazioni di Eco__ si reca alla caverna e le dice in malo modo che non ha tempo da perdere con una ninfa e che doveva cacciare :(
Poco importa che gli Dei lo condannarono a provare sentimento soltanto per sè stesso e per la propria bellezza tanto che vedendosi riflesso in uno specchio d'acqua si lasciò morire per non abbandonare l'unico essere amato, perché comunque la nostra ninfa Eco finì la sua esistenza nascosta in un bosco, consumata dall'amore fino a restare solo un'eco lontana.
Miglior sorte non spettò a Eco nella versione data da Ovidio__ secondo cui Zeus la scorse per la sua attitudine al pettegolezzo e la invitò a intrattenere sua moglie (Era) così da distrarla durante le sue fughe libertine____ ma com'è come non è___ Era si accorge dell'inganno e la condanna a ripetere sempre e solo l'ultima parola che le veniva rivolta o che udiva.
Ecco le ninfe di oggi sono così___ o stanno appartate a languire sfiatate per fauni insensibili o ripetono sognanti le ultime parole o lettere o sillabe che il loro misero e solitario neurone riesce a trattenere all'interno della loro arzigogolata, sfarzosa e spesso ingombrante cornice di pizzi, di tulle, di corde, di lacrime e di niente ____ rigorosamente____ in bianco e nero.