Guillaume Hyacinthe Bougeant, un gesuita a cavallo tra '600 e '700 (lo so solo grazie a internet).
e... che ha detto?
'non pas mȇme en amour'.
si parla di bestie, del loro linguaggio e delle differenze con gli umani (tanti si sono espressi sul tema).
la citazione l'ho sentita per caso e mi ha colpito ronzando per giorni intorno al neurone che alberga la mente.
'le bestie non mentono mai'
una battuta o una cosa seria?
intanto è inconfutabile.
e a mio parere è la discriminante esaustiva che risponde all'interrogativo: siamo uomini o bestie?
dunque siamo uomini.
che siano meglio gli uni o le altre attiene alla sfera del giudizio morale e mi astengo, anche se a mio avviso, l'incapacità di mentire è una dote che, ad averla, avrebbe potuto, da sola, cambiare la storia.
provvisoriamente _ ironicamente _ fugacemente _ instabilmente _ cinicamente _ p a r a l l e l a m e n t e_click
.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
martedì 30 maggio 2017
domenica 28 maggio 2017
orto rosso non avrai il mio scalpo
(almeno spero)

dopo la pioggia nel roseto delle scorse settimane, l'erba mi è scappata di mano e adesso mi tocca correre e sbuffare come l'ultimo dei mohicani per domarla, ma con l'età che avanza, il buono, il brutto e il cattivo dei problemi che mi tengono lontana dalla routine agraria e il caldo soffocante come fosse lo spiazzo del saloon di uno spaghetti western alla sergio leone sembra davvero una sfida tra quello con il fucile e l'altro con la pistola e in mezzo ci sto io senza né l'uno, né l'altra.
ieri ho dovuto stendermi all'ombra con le gambe per aria a ripassare mentalmente il testamento e il cuore che sembrava sparare i suoi colpi a vuoto.
oggi piccoli lavoretti, si fa per dire, quelli lenti la cui somma fa però un bel bottino di fatica.
domani escursione cittadina a spendere un pugno di dollari e preparazione per il secondo duello al sole...

dopo la pioggia nel roseto delle scorse settimane, l'erba mi è scappata di mano e adesso mi tocca correre e sbuffare come l'ultimo dei mohicani per domarla, ma con l'età che avanza, il buono, il brutto e il cattivo dei problemi che mi tengono lontana dalla routine agraria e il caldo soffocante come fosse lo spiazzo del saloon di uno spaghetti western alla sergio leone sembra davvero una sfida tra quello con il fucile e l'altro con la pistola e in mezzo ci sto io senza né l'uno, né l'altra.
ieri ho dovuto stendermi all'ombra con le gambe per aria a ripassare mentalmente il testamento e il cuore che sembrava sparare i suoi colpi a vuoto.
oggi piccoli lavoretti, si fa per dire, quelli lenti la cui somma fa però un bel bottino di fatica.
domani escursione cittadina a spendere un pugno di dollari e preparazione per il secondo duello al sole...
giovedì 25 maggio 2017
di tutto un po'...
vivo la stagione di una misantropia estrema, tanto che arrivo a evitare me medesima da me stessa.
tiro avanti per sottrazione cercando l'osso della quaestio tra i marciumi che lo ricoprono cercando di raddrizzare lo slalom tra gli imprevisti e gli accidenti di una moderna e molto poco artistica surrealità.
ma ancora, di tanto in tanto, mi coglie il lato comico che sta nell'assurdo delle cose.
e un po' di perfidia ce l'ha persino il santo padre che ha regalato all'ossigenato la sua laudato sì, guadagnandosi ancora una volta tutta la mia cinica simpatia.
tutto il mio peggio va invece ai servizi di customer satisfation o sadisfation (tradotto sadico sfasciamento di cxx).
quelli che hanno il disco: pigia uno, pigia tre, pigia sto cxx... ma soprattutto quelli che ti chiedono di scandire la risposta e magari sei nel traffico, a fare la spesa e dovresti fermare il mondo per tentare di fargli capire cosa stai rispondendo e loro intanto, imperterriti: la risposta non è pervenuta oppure hai detto poco e loro: la tua risposta è polpo. digita uno per confermare, due per tornare al menù e se sbagli torni ad adamo ed eva e in teoria dovresti ripetere la trafila fino a quando hai completato il breve sondaggio che alla fine dei conti fa risultare sempre il servizio tra il buono e l'ottimo anche se fa schifo (opzione mai contemplata).
l'unico modo per evitare di sentirmi stretta nella morsa della reciproca imbecillità è rifiutare la chiamata.
tuttavia mi girano.
parlo il meno possibile con gli umani figuriamoci con un robot, ma anche fossi una super salottiera, fatico a cogliere il divertimento di dialogare con la voce artificiale di una mente ignorante.
poi ci sono i sondaggi on line, qui si trovano le mascherine per farseli in casa.
una volta, per chissà quale utile motivo, mi hanno chiesto (tutte in colpo solo) cose tipo: sei andato a caccia di wapiti, orsi o alci negli ultimi sei mesi? hai un dalmata di razza? sei nato in agosto? sai andare su un monociclo? hai trapiantato o acquistato da un vivaio un albero più alto di tre metri e mezzo nell'ultimo anno?
si chiama profilazione del target, quella cosa per cui avendo acquistato on line da leroy merlin una cassettiera salvaspazio, adesso, qualsiasi pagina io apra sul web, devo cercare tra le finestre pubblicitarie di quella marca piene di opzioni di quel prodotto l'argomento che mi interessa.
tiro avanti per sottrazione cercando l'osso della quaestio tra i marciumi che lo ricoprono cercando di raddrizzare lo slalom tra gli imprevisti e gli accidenti di una moderna e molto poco artistica surrealità.
ma ancora, di tanto in tanto, mi coglie il lato comico che sta nell'assurdo delle cose.
e un po' di perfidia ce l'ha persino il santo padre che ha regalato all'ossigenato la sua laudato sì, guadagnandosi ancora una volta tutta la mia cinica simpatia.
tutto il mio peggio va invece ai servizi di customer satisfation o sadisfation (tradotto sadico sfasciamento di cxx).
quelli che hanno il disco: pigia uno, pigia tre, pigia sto cxx... ma soprattutto quelli che ti chiedono di scandire la risposta e magari sei nel traffico, a fare la spesa e dovresti fermare il mondo per tentare di fargli capire cosa stai rispondendo e loro intanto, imperterriti: la risposta non è pervenuta oppure hai detto poco e loro: la tua risposta è polpo. digita uno per confermare, due per tornare al menù e se sbagli torni ad adamo ed eva e in teoria dovresti ripetere la trafila fino a quando hai completato il breve sondaggio che alla fine dei conti fa risultare sempre il servizio tra il buono e l'ottimo anche se fa schifo (opzione mai contemplata).
l'unico modo per evitare di sentirmi stretta nella morsa della reciproca imbecillità è rifiutare la chiamata.
tuttavia mi girano.
parlo il meno possibile con gli umani figuriamoci con un robot, ma anche fossi una super salottiera, fatico a cogliere il divertimento di dialogare con la voce artificiale di una mente ignorante.
poi ci sono i sondaggi on line, qui si trovano le mascherine per farseli in casa.
una volta, per chissà quale utile motivo, mi hanno chiesto (tutte in colpo solo) cose tipo: sei andato a caccia di wapiti, orsi o alci negli ultimi sei mesi? hai un dalmata di razza? sei nato in agosto? sai andare su un monociclo? hai trapiantato o acquistato da un vivaio un albero più alto di tre metri e mezzo nell'ultimo anno?
si chiama profilazione del target, quella cosa per cui avendo acquistato on line da leroy merlin una cassettiera salvaspazio, adesso, qualsiasi pagina io apra sul web, devo cercare tra le finestre pubblicitarie di quella marca piene di opzioni di quel prodotto l'argomento che mi interessa.
sabato 13 maggio 2017
mondi invisibili
sopra Leonora Carrington
sotto Remedios Varo
due artiste coeve a Frida Kahlo e in generale al movimento surrealista, le cui opere sembrano rimandare l'una a quelle dell'altra e insieme alla rappresentazione di mondi invisibili resi concreti quanto riescono ad apparire a ciascuno quando l'anima si distrae e si perde nei dolori e nelle paure che sembrano infinite nel tempo e all'improvviso spariscono; nella pazzia, altre volte nel mutato sentimento incitato dalla speranza o sospinto dalla ragione.
martedì 9 maggio 2017
I've seen things you people wouldn't believe*
2049, blade runner 2049.
film evento in sala dal prossimo ottobre.
(chissà perché hanno scelto il 2017, dato che il precedente era ambientato nell'ormai prossimo 2019?)
comunque andrà, per chi ha visto il film nel 1982, il primo resterà ineguagliabile.
per me il più amato per tanti, tanti anni e tra i più apprezzati in generale.
dunque un po' di curiosa attesa l'avverto.
magari avrei evitato harrison ford, che i suoi settatancinque anni li dimostra tutti, e temo un po' per la celerità dei tempi in cui è stato girato (solo un paio di mesi), ma il regista è quasi una certezza.
una cosa è sicura, quella famosa frase (*) oggi scatenerebbe fragorose risate in sala perché, a questo punto, ne abbiamo sicuramente viste di più noi umani di quante ne abbia mai potute vedere roy batty...
film evento in sala dal prossimo ottobre.
(chissà perché hanno scelto il 2017, dato che il precedente era ambientato nell'ormai prossimo 2019?)
comunque andrà, per chi ha visto il film nel 1982, il primo resterà ineguagliabile.
per me il più amato per tanti, tanti anni e tra i più apprezzati in generale.
dunque un po' di curiosa attesa l'avverto.
magari avrei evitato harrison ford, che i suoi settatancinque anni li dimostra tutti, e temo un po' per la celerità dei tempi in cui è stato girato (solo un paio di mesi), ma il regista è quasi una certezza.
una cosa è sicura, quella famosa frase (*) oggi scatenerebbe fragorose risate in sala perché, a questo punto, ne abbiamo sicuramente viste di più noi umani di quante ne abbia mai potute vedere roy batty...
sabato 6 maggio 2017
Ai tempi di Babì Babò*
Eduardo Salles, messicano (classe 1987), anche (soprattutto) illustratore (cinico), pubblicitario (ha beccato anche un premio a cannes), editore, scrittore, ecc.
le immagini parlano da sole, ma per i più pigri si può visitare una mini rassegna (tradotta) qui.
si salvano quelli illustrati, ma cercavo altro.
forse saranno loro, una volta cresciuti, a scrivere e raccontare storie accattivanti alla fratelli Grimm del terzo millennio, oppure sarà l'immortalità delle vecchie fiabe (su tutte Pinocchio) a prevalere nei secoli dei secoli perché, in fondo, più passano gli anni e più appaiono 'incredibili' e incantate e cioè esattamente come (si è sempre pensato) dovrebbe essere una storia per l'infanzia.
sarà l'implacabile realtà a spegnere i sogni.
l'ultimo autore convincente e innovativo (a mio parere) è Rodari.
da lì in poi (mi pare) che più che altro si sia tentato un riammodernamento che rischia di essere già vecchio sul nascere.
immaginare ambientazioni futuribili è insufficiente e inadeguato a rappresentare i mondi che albergano nell'immaginario infantile, ma anche i testi classici hanno le loro pecche.
a ben guardare assomigliano più all'horror che alla placida magia del pre sonno.
in alternativa c'è (già pronta, praticata e auspicata dal potere) l'opzione Altan:
* incipit della fiaba 'l'uomo che usciva solo di notte' (da Fiabe italiane) di Italo Calvino
lunedì 1 maggio 2017
gli intercalari
ehmm, no, cioè, ovvia, capito?, allora, ebbene, 'assolutamente' (quanto lo detesto), a cui si aggiunge una sfilza di parolacce che per carità, so bene far parte del lessico umano fin dai tempi antichi, ma che (@#$%&!) grazie alla diffusione e profusione di interloquire come si fosse in un simposio filosofico a parlare però di argomenti alieni alle tematiche proprie delle menti evolute, sembrano essere diventate il fulcro e l'essenza stessa della comunicazione tra individui.
se (@#$%&!) tutti i filosofi, da Talete a Popper, uscissero dal loro sepolcro che altro potrebbero dire altro del silenzio in cui sembrano essere caduti i loro attuali omologhi?
e quale linguaggio useranno quelli che verranno poi?
quanti riescono oggi a 'seguire' con interesse una lezione di una qualsiasi materia e trattenere per più di un istante la memoria di quanto udito?
probabilmente tanti quanti ve ne sono sempre stati, è distinguerli (@#$%&!) che risulta più complicato.
riconoscerli e ascoltarne i contenuti tra l'assordante intercalare di scemenze irrilevanti e volgari in cui si disperdono e dissolvono.
il seguito del mio ragionamento può suonare razzista senza averne intenzione.
parte dalla constatazione che (@#$%&!) vi sia sempre stata una massa umana che, per varie ragioni, risulta essere avulsa dall'esercizio del pensiero complesso che (@#$%&!) tanto ha appassionato un numero, di molto inferiore, di menti 'eccelse' che per questo venivano prese a modello e guida per governare la totalità degli individui (@#$%&!) a prescindere dalla loro consapevolezza e partecipazione attiva ai processi (decisionali, sociali, culturali, economici, ecc).
oggi, ma è già da diversi decenni, chi dovrebbe accedere per merito e per l'eccellere in almeno un campo dello scibile umano alla supremazia dei popoli, si esprime e agisce (@#$%&!) esattamente come l'ultimo degli asini di una prima elementare.
e allora (@#$%&!) a che vale chiedersi se sia meglio riporre la propria fiducia in uno o nell'altro, quando la scelta è tra individui con le stesse qualità del più becero vicino di casa senza arte né parte?
in assenza di idee (le ideologie sono già estinte) vale cosa?
l'avvenenza? la prepotenza? l'opportunismo? ancora poco (@#$%&!).
serve rovesciare il tavolo, cambiare il significato, semplificare i concetti, fare ogni volta tabula rasa.
così com'è stato il 25 aprile, da celebrazione dell'anniversario della liberazione dal nazifascismo a festa della libertà di fare quello che ci pare (@#$%&!) e il primo maggio che passa da festa dei lavoratori alla loro commemorazione.
ai pochi che ne restano, i più sono moderni inconsapevoli schiavi di un sistema molto simile a quello contro cui ha combattuto fin dai tempi dei faraoni e dei plebei il proletariato, oggi desueto (@#$%&!), al più denominato target, consumatore, capitale umano di poco conto da tenere in considerazione (@#$%&!) solo al momento di indurlo con lusinghe e false promesse verso l'idea di un futuro migliore a scapito di qualche sacrificio e della totale perdita dei diritti acquisiti di cui si manterrà un ricordo deforme e piegato alle esigenze del mercato (@#$%&!) e alla salvaguardia dei privilegi di pochi.
(@#$%&!) = nel caso specifico, porca troia! si adatta benissimo
se (@#$%&!) tutti i filosofi, da Talete a Popper, uscissero dal loro sepolcro che altro potrebbero dire altro del silenzio in cui sembrano essere caduti i loro attuali omologhi?
e quale linguaggio useranno quelli che verranno poi?
quanti riescono oggi a 'seguire' con interesse una lezione di una qualsiasi materia e trattenere per più di un istante la memoria di quanto udito?
probabilmente tanti quanti ve ne sono sempre stati, è distinguerli (@#$%&!) che risulta più complicato.
riconoscerli e ascoltarne i contenuti tra l'assordante intercalare di scemenze irrilevanti e volgari in cui si disperdono e dissolvono.
il seguito del mio ragionamento può suonare razzista senza averne intenzione.
parte dalla constatazione che (@#$%&!) vi sia sempre stata una massa umana che, per varie ragioni, risulta essere avulsa dall'esercizio del pensiero complesso che (@#$%&!) tanto ha appassionato un numero, di molto inferiore, di menti 'eccelse' che per questo venivano prese a modello e guida per governare la totalità degli individui (@#$%&!) a prescindere dalla loro consapevolezza e partecipazione attiva ai processi (decisionali, sociali, culturali, economici, ecc).
oggi, ma è già da diversi decenni, chi dovrebbe accedere per merito e per l'eccellere in almeno un campo dello scibile umano alla supremazia dei popoli, si esprime e agisce (@#$%&!) esattamente come l'ultimo degli asini di una prima elementare.
e allora (@#$%&!) a che vale chiedersi se sia meglio riporre la propria fiducia in uno o nell'altro, quando la scelta è tra individui con le stesse qualità del più becero vicino di casa senza arte né parte?
in assenza di idee (le ideologie sono già estinte) vale cosa?
l'avvenenza? la prepotenza? l'opportunismo? ancora poco (@#$%&!).
serve rovesciare il tavolo, cambiare il significato, semplificare i concetti, fare ogni volta tabula rasa.
così com'è stato il 25 aprile, da celebrazione dell'anniversario della liberazione dal nazifascismo a festa della libertà di fare quello che ci pare (@#$%&!) e il primo maggio che passa da festa dei lavoratori alla loro commemorazione.
ai pochi che ne restano, i più sono moderni inconsapevoli schiavi di un sistema molto simile a quello contro cui ha combattuto fin dai tempi dei faraoni e dei plebei il proletariato, oggi desueto (@#$%&!), al più denominato target, consumatore, capitale umano di poco conto da tenere in considerazione (@#$%&!) solo al momento di indurlo con lusinghe e false promesse verso l'idea di un futuro migliore a scapito di qualche sacrificio e della totale perdita dei diritti acquisiti di cui si manterrà un ricordo deforme e piegato alle esigenze del mercato (@#$%&!) e alla salvaguardia dei privilegi di pochi.
(@#$%&!) = nel caso specifico, porca troia! si adatta benissimo
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