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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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lunedì 31 dicembre 2012

la quinta stagione

in un perpetuo autunno, sbocciano ogni giorno primavere incuranti delle sferzate dei venti gelidi e dei cieli notturni afosi e sudanti di cui ancora poco conoscono gli scuotimenti alla noia fatti di svilimento e paura.
nel sogno solo i vecchi tengon conto delle stagioni. 
i giovani, invece, ne vivono una nuova da cui gli altri, per preservarla, vengono esclusi.
e si interrompe, prima ancora che torni il gelo, quel tempo così come lo abbiamo vissuto e il sogno che è caduto con noi nel fango da cui, a noi, è vietato di rialzarci, mentre già crescono e si fanno avanti, immuni dal destino dei padri, i figli della quinta stagione.


sonetto CLICK

Yehun Jin, classe 1999, solo quinto al premio per i giovani della Menuhin Competition 2012 di Pechino che ha visto vincitore il novenne Kevin Zhu.


sabato 29 dicembre 2012

Eco d'estate

prima che i ricordi delle ombre perdano forma e approfittando dell'estate sabbiosa, usando le dita come matite, le mani come spatole e le braccia come rami che dipartono dalla mente.

dipingendo dune che una scia di vento spruzza sull'onda del mare che trascina al largo le foglie e le vite di chi è già caduto o sta per lasciarsi spazzare via come la cenere di una brace ormai inutile e spenta.



pare troppo gioiosa l'estate per durare.
arriva e sta un giorno, mai di più, poi si rabbuia.
in un anno sono sempre meno i giorni di sole pieno e rovente, quello capace di asciugare anche l'idea del pianto e lasciarmi serena e raggiante invece che perennemente insoddisfatta e dolente a ghiacciare i pensieri da scolare come un drink misto di mojito e cicuta in un deserto affollato di profughi fino al termine del tempo.
nel quando, dell'idea di estate si perda ogni immagine e nel ricordo resti solo l'assenza di profumi, musica e parole per evocarla.

giovedì 27 dicembre 2012

due passi a primavera

Midori Gotō: un modo originale di fare un po' di moto sul palco oltre che di sviolinare.
A vedere quella foglia sull'archetto son rimasta con quella faccia un po' così che abbiamo noi che abbiamo visto genova, ma subito dopo ho capito, dai tic orchestrali, che si trattava di un'interpretazione "originale" della violinista.
Avevo già visto il suo inverno, ma ne avevo preferito un altro, mentre questa sua camminata di stagione la trovo più che piacevole.
A volte la musica classica è impegnativa da seguire, mentre in questo modo appare, a mio avviso, più leggera, sollevata come la stessa Midori quando si fa trasportare per la scena dal ballerino tra i baci e i lazzi coreografici degli austeri e al tempo stesso spregiudicati ed eccentrici musicisti scalzi che l'accompagnano.

Ma la primavera, nei miei sogni di stagioni più morte che vive, lascia subito il posto alla calda estate, così che i sensi finiscano per stordirsi come quelli di un ghiro in cattività, tenuto forzatamente sveglio perché il letargo non si trasformi in sonno eterno.
Poco o niente, nel sogno, parla o ha a che fare con il rispetto, neanche per le stagioni o la natura.
Tutto il ciclo si muove in un disordinato alternarsi e mescolarsi in un'accozzaglia caotica di impulsi e doveri dove i diritti danzano come ombre via via sempre più impercettibili ed evanescenti.

domenica 16 dicembre 2012

Allegra? Non molto


Sonetto 

Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al Severo Spirar d' orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel Soverchio gel batter i denti;

Passar al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento

Caminar Sopra il ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;
Gir forte Sdruzziolar, cader a terra
Di nuovo ir Sopra 'l giaccio e correr forte
Sin ch' il giaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea, e tutti i Venti in guerra
Quest' è 'l verno, ma tal, che gioja apporte.