no, non è la pizza che è diventata patrimonio immateriale dell'unesco, ma il pizzaiolo napoletano, cioè l'arte di confezionarla.
(rosicheranno gli chef, che di norma giudicano l'addetto al forno più o meno allo stesso livello del lavapiatti).
ora manca solo la candidatura per il riconoscimento a patrimonio universale immateriale alla buona massaia e il nobel per la letteratura a fabio volo e siamo al completo.
la nota polemica si spiega da sè, basta scendere al bar e assaggiare le pizzette stanche e stantie che aspettano nel bancone frigo... 'gliela scaldo?'... 'no me la butti, grazie!'.
insomma un riconoscimento postumo, arraffato quando ormai la categoria dei maestri pizzaioli si è estinta o a rappresentarla sono rimasti pochissimi esemplari sparsi nel mondo tanto che il primo premio (assegnato, ironia della sorte, proprio dai napoletani) parla giapponese.




















