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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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giovedì 7 dicembre 2017

o' pizzaiuolo

no, non è la pizza che è diventata patrimonio immateriale dell'unesco, ma il pizzaiolo napoletano, cioè l'arte di confezionarla.
(rosicheranno gli chef, che di norma giudicano l'addetto al forno più o meno allo stesso livello del lavapiatti).
ora manca solo la candidatura per il riconoscimento a patrimonio universale immateriale alla buona massaia e il nobel per la letteratura a fabio volo e siamo al completo.
la nota polemica si spiega da sè, basta scendere al bar e assaggiare le pizzette stanche e stantie che aspettano nel bancone frigo... 'gliela scaldo?'... 'no me la butti, grazie!'.
insomma un riconoscimento postumo, arraffato quando ormai la categoria dei maestri pizzaioli si è estinta o a rappresentarla sono rimasti pochissimi esemplari sparsi nel mondo tanto che il primo premio (assegnato, ironia della sorte, proprio dai napoletani) parla giapponese.

sabato 20 settembre 2014

costiera, andata e ritorno

"Partendo proprio dal Sentiero degli Dei da quella strada sospesa sul magico golfo delle Sirene, solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito".
(I. Calvino)

... 'L'andata' o era il ritorno?

 

seconda, terza e quarta parte e 'ritorno' (o era l'andata?)



"E' questo il paesaggio che, dall'alto del Sentiero degli Dei, si apriva al nostro sguardo: è lo scenario di quell'estrema ansa della Costiera Amalfitana* che guarda verso ovest, verso l'isola di Capri, quella costa ripida, afosa, con le montagne cristalline ove si abbandonano gli oggi e si scopre di nuovo un sé perduto, mediterraneo, anteriore".
(D.H.Lawrence)



* patrimonio dal 1997

lunedì 7 aprile 2014

Langbärte

un esempio di messa in rete di luoghi accomunati, tecnicamente 'siti seriali' è quello dell'Italia langobardorum (patrimonio dal 2011):
ma quello che più mi stupisce è che questa citazione sia l'unica dell'elenco.
possibile che in Scandinavia, nel Meclemburgo o nelle regioni di transito nessuno sia interessato a trattare l'argomento?
eppure avranno lasciato tracce anche altrove.
e invece no.
pare proprio che il loro estro artistico si sia manifestato una volta varcate le Alpi.
potere del suolo italico.
la differenza con gli Unni è che loro se la facevano crescere (la barba), quella con i bizantini è che invece dei mosaici erano appassionati di gioielli, Franchi, Goti, Visigoti, Ostrogoti, ecc... avranno pure avuto delle peculiarità differenti. Tutti sono invece accomunati dall'espansionismo, come del resto ogni popolo sul pianeta.


Corona Ferrea conservata al museo del Duomo di Monza
che  poi neanche è detto che la corona sia longobarda, anche se ne simboleggia la fama e il pensiero va a Carlo Magno, Napoleone e a quelli che si passano di mano in mano il potere...

(...) Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l’antico;
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
si posano insieme sui campi cruenti        
d’un volgo disperso che nome non ha.


(Adelchi, A. Manzoni)

lunedì 3 marzo 2014

terra d’asilo, e terra da preda! … brama di razziatori

questa costa fu assalita dagli Arabi nell'ottavo secolo; questo luogo fu una loro sede; e fu sempre meta della rabbia dei corsari...

E di te, città disperata, e di voi, primi occhi aperti, o Eleati, non è rimasto altro, se non un po' di polvere? La vostra forma mortale era bene un'illusione, come tu dicevi, Parmenide; ma la vostra voce, io la sento in questo silenzio: ciò che era materia immortale in voi, è immortale. Anche in questo mio corpo caduco. 
Dall’altura di Velia avevo guardato a sinistra Palinuro colla meraviglia che fa sempre una pietra enorme resa aerea dalla distanza. A destra, la foce dell’Alento m’aveva rimesso in mente questa nozione incredibile: che sono i fiumi che portano il sale al mare. E da tutte le parti ero circondato da cespi di genziana.


Il Mastio di Velia ogni tanto torna ad osservarci, e sta a capo di quelle torri mozze di vedetta fatte alzare da Carlo V e che vanno sino a Reggio. Al coprifuoco la voce delle sentinelle da una torre all’altra andava a perdersi laggiù, e tornava: tutta la notte! Terra d’asilo, e terra di preda! È naturale che dove più invitante è la speranza, sia maggiore il richiamo del male, e non sorprende che questi luoghi fossero brama di razziatori, mori o biondi.

Di colpo, il mare in un punto ha un forte fremito: è un branco d’anatre marzaiole che si rimettono in viaggio. Sono arrivate sull’alba, e ora che principia l’imbrunire, volano via. Così fuggì quel Dio Sonno sceso a tradire Palinuro mandandolo in malora col timone spezzato. E le onde, ora repentinamente infuriate, le muove forse il nuoto disperato del fedele nocchiere d’Enea?


In quel mentre, mentre passiamo di fianco a Pisciotta, ci appare, penetrato nel mare, Palinuro, come uno squalo smisurato, cariato d’oro. Pisciotta si svolge in tre fasce su una parete: la più alta è il vecchio paese, di case gravi e brune e a grandi arcate; in mezzo, sono ulivi sparsi come pecore a frotte; la terza, a livello dell’acqua, la formano case nuove e leggere, i cui muri sembrano torniti dall’aria in peristili.
Ed ora gli ulivi hanno un alone di luce intorno alle foglie, come i santi.

Il Porto di Palinuro ha le casette bianche, e l’ultima è rosa: sembrano sulle prime biancheria stesa ad asciugare, e poi blocchetti di gesso. [...]

Non ho mai visto acqua di pari trasparenza a quella che scopro avvicinandomi al porto. Vediamo la sabbia del letto come pettinata soavemente, e i nastri delle alghe trasformare in serpenti agitati, la bella capigliatura.

Ora i monti che ci fiancheggiano vanno avanti e indietro, e alcuni arrivano ritti sull’acqua, e altri, prostrati, appiattiti, si prolungano in orazione verso l’acqua [...].

E che cos'è quell'alta rupe che ci appare lastricata fino in cima da campicelli come da un'elegante geometria? E perché l'erba, quasi azzurra su quella rupe, trascolorisce irrequieta, come da un sottopelle di tatuaggio a una scorticatura smaltata? Ne vedrò più tardi l'altra anca, nuda e scabra: è la Punta d'Agropoli, e, come un canguro, sulla sua pancia, nascondendola al mare, porta la sua città: un'unica strada che le case fanno stretta, che bruscamente diventa quasi verticale, e ci offre una prospettiva di gente sparsa in moto. 



Piccole grotte ora ci fanno compagnia. I cavalloni penetrando in quegli occhi bui, disturbano le pietre, muovendo un rumore d’antiche ossa.

E già quasi notte, e in fila tornano in porto i pescatori d'alici. Raccogliendo le reti, una sera, a una maglia restò presa non la gola d'un pesciolino, ma a un cernecchio, una testa d'Apollo... a quel pescatore parve il Battista. L'ho veduta al Museo di Salerno, e sarà prassitelica o ellenistica, poco importa; ma questo volto, che per più di duemil'anni fu lavorato dal mare nel suo fondo, ha nella sua patina tutti i colori che oggi abbiamo visto, ha conchigliette negli orecchi e nelle narici: ha nel suo sorriso indulgente e fremente, non so quale canto di giovinezza risuscitata! Oh! tu sei la forza serena e la bellezza. Quale augurio non ci reca quest'immagine che fra gli ulivi, è finalmente tornata fra noi.

Questa piana rivedrà presto tornare le sue rose celebrate; ma il cielo ha qualche rosa, ora, e stasera la loro brevità è fulminea.

Ora che siamo vicini, avviene che uno stormo di cornacchie si mette in fuga dal tempio di Poseidone; e appena in aria, una prima cornacchia lancia il suo gracchio; le altre rispondono rifacendo più e più volte quel verso. Di nuovo il corifeo strazia l'aria: questa volta i gracchi erano due, di tono nettamente più acuto; e il coro ripete i versacci accelerando il ritmo. Dopo, esse, in una confusione di strilli, spariscono... Sarà per averci fatto il nido da tante mai generazioni, sarà caso, sarà natura di questi uccelli atri, ma la metrica del loro canto è quella del tempio 
[...].

Non ve lo starò a descrivere. Dirò solo che, davanti, il timpano e le colonne doriche ci mostrano un travertino come un vetro infiammato: nel cuore della pietra brucia la luce che non consuma, e traspare la sua indifferenza sacra. Ai lati c'è invece il senso tragico del deperire: colonne vuotate dai lunghi anni con i labirinti della carie; e hanno un aspetto di funghi rugginosi, e anche di mummie tolte dalle fasce. Ed allora girandogli intorno, l'uomo raggiunge l'ultimo limite dell'idea del suo nulla, al cospetto d'un'arte che colla sua giusta misura lo schiaccia. Gli altri due templi, più tenui di colore, d'un lavoro più grazioso, meno religioso, sembrano, non avendo più ritte che le colonne del perimetro, vecchie gabbie buttate lì.


Oh, le cose seducenti passano, e la misura, che, senza misericordia, le fa apparire mutevoli, è, in quel tempio, d’un’impassibilità agghiacciante!

La gente, ed è appena notte, è tappata nelle sue case e, fuori, non c’è un lume. Il cielo è coperto, il mare è di piombo, e i monti lo chiudono come un mucchio di lastre dentate di vetro affumicato. Tre oscurità, e silenziose! È la notte assoluta.

Venga dal numero o venga dal sogno, la bellezza può non essere orrenda?

Tutto il resto che ci commuove, non verrà se non da malinconia.

il corsivo è tratto dalle pagine dedicate al Cilento (patrimonio unesco dal 1998) da 
Giuseppe Ungaretti nel suo libro di viaggio 'Il deserto e dopo'.
Il dopo, purtroppo, lo stiamo vedendo e patendo. 
ha un nome: 'la terra dei fuochi'.

martedì 22 ottobre 2013

simmo 'e Napule, paisá!

poiché uno che se ne intendeva disse una volta: 'vedi napoli e poi muori' (e io preferirei evitare di esser causa di decessi), e poi anche per via che le foto, rigorosamente in bianco e nero, che avrei voluto usare erano tutte coperte da copyright, ho deciso che per dire di questa città, patrimonio unesco dal 1995, metto un link alle immagini da sfogliare con il sottofondo della Napoli milionaria di Eduardo De Filippo e le musiche di Nino Rota.
perché proprio il bianco e nero?
perché, come dicevo nei commenti precedenti, i patrimoni giganteschi sono complicati da illustrare e allora per ciascuno cerco un pretesto che sia capace di rendere meno banale il discorso.
Spaccanapoli come emblema di un doppio che le è intrinseco.
E' una commistione delle ambivalenze e dei riflessi della natura umana, luce che abbaglia facendo risaltare il buio che spesso la inghiotte, la mastica e la sputa cercando di annientarla, ma Napoli resta lì e sorride.
Come si fa a restarle indifferenti?


mercoledì 16 ottobre 2013

Caserta Palace Dream



un sogno che è diventato incubo per via della complessità e vastità (cinquanta mila metri quadrati per l'edificio e centoventi ettari di superficie compresi i giardini) del complesso che fa capo alla reggia di caserta (patrimonio unesco dal 1997).
lo ha capito subito il neo ministro bray che se l'è girata a sorpresa e tutta in bici.
i soldi paiono esserci, la sua volontà pure, ma siamo pur sempre nel bel paese e allora chissà chi lo sa?
sicuramente potremo ammirare lo splendore di sale e giardini nel corto che il regista, premio oscar, richard dreyfuss ha appena finito di girare alla Reggia e in cui interpreta l'architetto vanvitelli. 


domenica 13 ottobre 2013

susiteve, facite ampressa

 o malato more, truvamme 'na soluzione ampressa ampressa!
Jawohl! 

le foto che seguono sono tratte da blogeko .it
 sono dello scorso giugno 
 casa dei gladiatori
 casa degli amanti
 casa dell'ara massima
 casa delle pareti rosse
 casa dell'efebo
 casa di siricus
 schola armaturarum
ecc ecc...

occorre sbrigarsi a visitare pompei (inserita nei patrimoni unesco, con ercolano e torre annunziata, dal 1997) perchè presto sarà impossibile godere di questi magnifici reperti.
stanno arrivando i barbari e il decreto del fare (cioè del faremo, cioè forse, può essere, basta che te lo credi, si fa tanto per dire, ecc, ecc) che, nella parte relativa a pompei, sembra di fatto copiato pari pari dal progetto tedesco.
comunque sia, sti barbari, hanno preso a cuore la faccenda e destinato un sacco di soldi e manovalanza per risanare.
c'è il rischio che, quanto prima, una parte del sito archeologico perda la preziosa patina di umido, sporcizia e degrado accumulati con anni e anni di incuria e disinteresse costati fatica e oneri ai politici di ogni livello e di qualsivoglia partito eppure, l'unesco, li ha ritenuti insufficienti, rimproverandoli di aver fatto meno di quanto necessario.
gli ha pure dato l'ultimatum: 31 gennaio 2013, sennò toglie il sito dall'elenco.
ora il problema è grave perché l'impegno del nostro governo si sa che conta una cippa, ma i tedeschi se dicono che fanno una cosa, poi la fanno davvero.
e allora addio rovine!
insomma occorre un cambiamento culturale: le rovine sono rovine, altrimenti che rovine sarebbero?

(segue appena ci saranno nuovi sviluppi)