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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

Visualizzazione post con etichetta il teatro degli orrori. Mostra tutti i post
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lunedì 19 marzo 2012

All'amato se stesso dedica queste righe l'autore

sottotitolo: schiaffo al gusto del pubblico
che non è un modo di dire, c'è un file collegato


nel video rilettura de Il teatro degli orrori, album "a sangue freddo", 2009 (il testo è nei commenti).


da Vladimir Vladimirovič Majakovskij, chissà perchè la (mia) mente è sempre andata a Vasilij Vasil'evič Kandinskij.

forse perchè entrambi sono artisti che mescolano, ma come potevo saperlo allora?


poco più che bambina, come potevo apprezzare le loro storie e le loro opere?
misteri della mente che restano vivi e vegeti e che è sempre (per me) un piacere ritrovare, ma che sono incapace di dire e spiegare.




La natura è un tempio in cui pilastri viventi
A volte lasciano sfuggire una parola confusa o due;
L'uomo vi passa attraverso foreste di simboli
Che lo guardano con occhi che conoscono.
Come echi prolungati diventando uno in lontananza
In una confusione profonda e oscura di identità
Vasta come la notte e vasto come la luce -
Profumi, suoni, e colori rispondere
un l'altro, corrispondono,
Ci sono profumi freschi come la pelle di un bambino,
Dolce come un oboe, verde come un prato -
- E gli altri, corrotti, ricchi, trionfante,
espansiva come l'infinito stesso,
Come l'ambra e incenso, muschio, benzoino,
Che cantano l'estasi dell'anima e dei sensi.



Vasilij Kandinskij 




e da loro come sarò arrivata a Marcel Duchamp?
che io ricordi a un certo punto mi indispettì qualcosa che portava i primi due al futurismo e anche se l'idea della Bauhaus mi piaceva mi lasciava qualcosa di inespresso o mi pareva troppo fredda.
























eppure nonostante il suo fascino (parlo di Duchamp) è Antoni Tàpies che apprezzo maggiormente dal punto di vista visivo e oggi immagino anche per via che poi sarei approdata all'oriente. impossibile scegliere tra le sue opere perchè il suo stile mi piace in assoluto qualsiasi cosa esprima o raffiguri o rappresenti.
e con lui, che è mancato lo scorso febbraio, chiudo questa galoppata.


e così via, i collegamenti si succedono numerosi tanto da apparire come un'orgia dei sensi e delle arti, un fluxus dove le passioni sono incuranti dei sentimenti amorosi, preferendo stimoli e suggestioni allucinatorie, surrealiste (tranne Dalì) ma preferisco perchè mi sento più vicina al dadaismo, violente, a tinte forti importa poco se in bianco e nero, a note ermetiche, dissonanti, rivoluzionarie.
a distanza di anni resta una leggera invidia per l'età in cui ogni giorno e su ogni pagina, immagine o superficie c'era di fronte il nuovo. sempre.
ora che ne è passato tanto di tempo, basta un elenco per trovarmi e a poco mi servono le parole per descrivere cosa trovo.
sono io. così come sono, frutto di chissà quante nozioni e su cui ci sono strati polverosi di altre informazioni. 
a che serve "suffragare" con aneddoti, citazioni e aforismi illustri quel che è e che siamo?
ogni parola che dico proviene da una storia lunga mezzo secolo, ha lo stesso diritto di esser letta e ascoltata di qualsiasi altra, solo per il piacere di farlo (se c'è questo piacere, altrimenti anche no, ovvio).
senza nessuna presunzione culturale, didattica o saccenza. 
semplicemente, come a chi non è dato di "emergere" o si accontenta di stare.

venerdì 23 settembre 2011

ribaltamento cosmico __ farsi male


va bene, ho capito,
trovare un'idea
per smuovere il clima
che si respira
tra blog in stand by
e gente stanca è impossibile
e allora tanto vale
piangere
e farsi del male!

strappiamoci i capelli,
tagliamoci le vene,
droghiamoci,
ubriachiamoci,
sbattiamo la testa contro al muro,
attraversiamo la strada sulle strisce
che è poi il sistema migliore per essere investiti,
trattiamo male chiunque ci sia d'attorno,
abbandoniamo
dopo aver detto che l'abbiamo tradito
l'amore di turno,
avveleniamo il cibo che serviamo in famiglia,
facciamo il contrario di quello che vorremmo,
beviamo caffè di notte e camomilla al mattino,
andiamo in rosso in banca,
sfasciamo tutto quello che di prezioso abbiamo in casa,
leggiamo solo poesie tristi,
ascoltiamo solo musica tragica,
guardiamo solo porta a porta,
ingozziamoci di dolci al cioccolato e peperoncino
e puliamoci il culo con la carta vetrata,
mettiamoci le dita negli occhi a vicenda,
prendiamoci a morsi,
fumiamo come ciminiere,
usiamo mutande di ghisa,
indossiamo o facciamo indossare preservativi sfondati,
guidiamo in contromano parlando al cellulare,
peliamo cipolle fino a riempire la pentola di lacrime
così la pasta è già salata,
usciamo di casa senza ombrello quando piove,
anzi chiudiamoci fuori di casa in vesti adamitiche,
rubiamo a chi è più povero di noi (se lo troviamo),
spendiamo tutto quello che ci resta dal chirurgo estetico
che ci deturpi,
mandiamo a fare in culo il superiore,
screditiamo i pochi amici rimasti,
inquiniamo l'acquedotto,
diamo fuoco ai giardini d'infanzia,
tiriamo urli, rutti, bestemmie, sputi e scorregge
al cinema e in ascensore,
scriviamo lettere anonime di minaccia a babbo natale,
scopiamoci (contro natura) i preti e le suore in chiesa,
cuciniamo il gatto vivo nel forno,
e il cane accechiamolo e regaliamolo a un cieco,
imbarchiamo su un gommone bucato i nostri figli,
sciacalliamo i supermercati,
riempiamo il parlamento di merda diarroica,
vomitiamo sull'arte e gli artisti,
demoliamo i ponti e le strade,
diamo la cittadinanza agli immigrati,
rispettiamo le donne e i bambini,
ascoltiamo gli anziani e prendiamocene cura,
diamo lavoro a chi ha smesso di cercarlo,
offriamo un tetto a chi conosce solo le stelle,
insomma facciamoci del male
fino a piangere e urlare
e poi spariamo(ci).

Fallo!
.



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tanka equinoziale



.

equinozio


castagne sul fuoco

inganni spogli

raccontarsi e capirsi

nella cenere brace


divergenza cosmica


essì perchè non è detto che ci sia solo convergenza, ci sarà pure qualche divergenza.

per esempio io ne ho avvertita una profonda proprio ieri sera, anche se non sono riuscita a spiegarla.

oggi inizia la tre giorni sulla Convergenza Cosmica che non seguo perchè è su l'odiato FB cioè qui CLICK.

ma la seguo in altro modo, nel mio piccolo, tra chi passa di qui o che leggo in giro anche se ormai giro poco.

il virtuale è bello per questo, per avvicinare persone lontane, idee, pensieri, ideali, utopie.

per l'altro che offre lo amo poco, per esempio per gli aspetti che taluni utilizzano per sostituirlo al reale o usarlo come surrogato, per farne un modus vivendi tale che anche nella realtà sia più importante il filo virtuale che fa credere vi sia chissà quale intesa invece di totale disinteresse.

lo so sono un po' cupa, ma come dicevo ier sera ho subito la terza sconfitta (da che frequento il mondo virtuale) al principio che questo sia un mezzo e non un fine, ecc ecc, non vale più neanche la pena di parlarne, non ho neanche più voglia di analizzare quanto la mia adesione a questo principio sia ostinazione o accanimento, depravazione, alibi, quel che volete.

i nuovi linguaggi sono una cosa, il disordine, la negazione dell'evidenza, la mala fede fosse anche involontaria sono altra cosa.

non smetto di pensare che essere chiara, esplicita e diretta sia una qualità sempre.

niente specchi su cui doversi arrampicare, niente memorizzazioni di bugie o rimozione o giustificazione per le reticenze o i diversivi.

niente scuse. nessun perdono (non siamo mica in chiesa?)

le cose vanno come devono e vogliono andare.

è finita una amicizia perchè ho dei principi. e allora?

non discrimino chi ne è privo o li ignora, anzi sono felice per lui o per lei.

a me servono per tanti motivi, evito di imporli e proporli.

ma non mi si può chiedere di mettermeli sotto ai piedi per cosa poi?

ecco questo non è stato chiarito nè descritto.

il mio interlocutore non lo sapeva neanche lui. come potevo avvertirlo o comprenderlo?

a posto così.

una divergenza. capita. non facciamone un dramma, c'è di peggio.


L'arte del distacco


"Spesso facciamo dipendere la nostra felicità da azioni e pensieri di altri o ci lasciamo influenzare da situazioni e circostanze che non fanno più parte del nostro vero essere.
Impariamo a utilizzare nei nostri pensieri "il distacco" che non significa affrontare la vita con fragilità e in maniera fredda e indifferente, ma con uno stato interiore più fiducioso e rispettoso verso noi stessi. Non vogliamo sfuggire la realtà ma cerchiamo di comprenderla meglio.
Mettiamo da parte il nostro ego e siamo veramente onesti con noi stessi, guardiamoci dentro per capire e trovare l'armonia per vivere il presente con maggior intensità, senza dimenticare di attingere dall'esperienze belle e brutte vissute nel passato.
Viviamo la consapevolezza che un approccio più distaccato crea la nostra mente libera, ci consente di dare spazio alla crescita interiore, ai veri sentimenti, all'amore, senza paura di cambiare, senza paura del futuro.
E' solo quando 'lasci andare' ciò a cui sei attaccato che crei lo spazio perché il nuovo si manifesti."
Brahma Kumaris World Spiritual University