(segue dal precedente)
Lo spunto deriva dall'analisi delle parole di ricerca da cui alcuni (tra cui io) selezionano e ricavano un post che periodicamente propongono e che solitamente risultano anche più interessanti di quelli prodotti di propria sponte.
Le considerazioni possono essere di vario genere, vorrei focalizzarmi in particolare su alcune.
La prima è che la struttura del post che precede questo, se vogliamo è molto simile ai post di coloro che "assemblano" concetti inframmezzandoli con parole "chiave" rivolte in particolare a uno dei suoi lettori (o lettrici fa uguale)* così che leggendo il post ciascuno pensi che possa essere scritto pro domo sua.
Cosa che alla lunga si rivela per quella che è e che quindi porta i lettori a individuare e riconoscere i vari riferimenti e i loro destinatari, fino a quando questo schema scatena ridde incredibili e l'unico modo di salvarsi è abbandonare la piazza e sperare che quanto si scrive sia ritenuto indegno di essere considerato meritevole di citazione e collegamento.
 |
| 2012 sul ghiaccio si scivola |
La seconda, ed è il motivo per cui ho scelto un video che parla di sogni, è che a leggere giorno per giorno quali sono le parole che hanno portato sconosciuti al proprio blog, sia come una sorta di messaggio subliminale che, al pari del sogno, procede su sue linee illogiche e parallele al pensiero volontario e al libero arbitrio che guida le scelte dei temi per i post, ma in qualche modo ha un suo significato e arriva molto vicino a noi e ai temi che abbiamo a cuore o che sono ricorrenti.
Il motivo è che noi possiamo vedere solo le parole che sono state trovate all'interno del nostro blog, in realtà è facile osservare quanto diverse siano quelle dei nostri amici e chissà quante altre sono state cercate che noi mai useremmo o useremo.
Ecco allora che questa modalità che ho scelto dell'assemblaggio, e anche il fatto che spesso vado a vedere e mettere da parte le chiavi di ricerca, ha a che vedere con lo "strumento blog" e con il fatto che oltre ai lettori abituali ce ne siano un gran numero che resteranno per sempre invisibili e sconosciuti, benchè abbiano condiviso o abbiano da condividere con noi gusti, affinità, letture, video e immagini.
Allo stesso modo di chi assembla le tracce di alcuni aspetti delle persone con cui è frequentemente in contatto, ma ne coglie o conosce solo una minima parte, così succede per questa folla di esseri che passano, prendono e riciclano.
Il vantaggio è che lo fanno senza avere nessuna presunzione di colpire e affondare, senza arrogarsi il diritto della proprietà di un termine, in poche parole, incarnano l'essenza delle relazioni costruite attraverso il blog che, si voglia oppure no, sono fluttuanti, momentanee, transitorie, il più delle volte parziali e soprattutto mendaci.
Sono pochi i blogger che scelgono di fare riferimento a se stessi nel raccontare le loro storie.
I più usano le parole degli altri, e spesso goffamente perchè vanno a prenderle proprio tra i conoscenti, illudendosi in questo modo di fare breccia e rendere più stabili le relazioni con loro, mentre invece spesso finisce che fanno dei gran pasticci, trottolano da una all'altra (al maschile è uguale) senza farsi mai trovare e senza trovarsi mai.
E' evidente che ritengo umilmente di appartenere alla specie/spece che al contrario evita in ogni modo il plagio o la strumentalizzazione preferendo esaminare gli spunti personali e magari arricchirli di citazioni "ufficiali" sempre citando la fonte.
 |
| 2011 sul ghiaccio si scivolava |
Vero è che in questo modo, soprattutto contenstando l'altro metodo, ho perso quasi tutti i referral, ma solo perchè come dicevo è prassi comune parlare a uno/a per far capire ad altri/e, il dire e NON dire come dico sempre.
Ma se ci si pensa bene, tra i due sistemi c'è davvero poca differenza perchè entrambi attengono alla dimensione immaginativa, discriminare tra l'assoluta e totale estraneità tra i soggetti in un caso e la presunta e parziale conoscenza nell'altro, diventa irrilevante dato che è di irrealtà che si parla in entrambi i casi.
E così ben vengano questi incontri tra invisibili in cui consapevolmente specchiarmi illudendomi che sì, esista qualcuno che parla il mio linguaggio.
Insomma, per concludere, io dico, se qualcuno coglie, si farà vivo/a e se invece resterà anonimo è uguale. Continuerò ad assemblare le parole che ho detto come se a dirle fosse un'altro e le guarderò stupita scoprendo altri significati e facendo nascere altre storie come fossi un'autrice invisibile e fluttuante ma col marchio D.O.P.
*
niente in contrario, per carità! rispetto tutti, invito solo a meditare sulla convenienza di cambiare metodo, magari assumendo appunto quello dei riferimenti casuali, libere associazioni, che so? dire qualcosa di partorito autonomamente?
attenzione perchè il sospetto che si manchi di carattere è forte quando il gioco è sostenuto unicamente dal pensiero e dalle parole degli altri. Poi, come dicevo, ognuno fa quel che vuole!
PS, prego la divina caradonna di esimersi dal sottolineare la mia psicosi,
da tempo a me arcinota, ecc. ecc. zzzzz