(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time, considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e, per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra. bella o brutta che sia,mi soddisfa e tanto mi basta.
l'indegno spettacolo si è chiuso con un lieto fine e con la constatazione che mai potrei, o avrei potuto, far parte della politica o della diplomazia.
e stanti così le cose mi rallegro della distanza abissale che mi divide caratterialmente dai suoi esponenti.
c'è da dire che mai come adesso è falso asserire che la politica sia distante dai cittadini perché a giudicare dai comportamenti di una gran massa di entrambe le categorie ottusità, malafede, ignoranza, arroganza e imbecillità gli sono comuni.
ma posso andare anche oltre se penso che ultimamente mi accade qualcosa di inedito.
tipo quei sonnellini nel primo pomeriggio da cui sobbalzo svegliata dal mio stesso russio e da cui la parte di me più intransigente si dissocia con condanna.
insomma invecchio e il prossimo passo sarà tenere a bada anche la bavetta alla bocca...
capita ed è capitato che dopo una discussione mi venisse detto: "con te non ci parlo più, ogni cosa che dico me la ritorci contro"...
poco è servito far notare che mi limito a tener conto di quanto detto in precedenza.
un po' come se mi mancasse la capacità di discernere tra dichiarazioni veritiere e il parlare a vanvera, infatti una volta " dicevo tanto per dire", un'altra "ero arrabbiato/a", oppure: "ma si potrà cambiare idea!", fino a negare di aver mai detto qualcosa o di averlo dimenticato.
comunque sia, quando mi viene detto "con te non parlo più" evito di farlo e diventa che sono io che mi rifiuto perché l'altro/a diceva così tanto per dire, come capita un po' a tutti.
insomma sbaglio io a prendere 'certe cose' troppo sul serio probabilmente perché mi sfugge quali siano esattamente quelle 'certe cose' che dovrei ignorare o tenere in poco conto.
serve a niente implorare di limitarsi a dire solo ed esattamente ciò che si ritiene utile e imprescindibile per farsi intendere perché lo strafalcione arriva sempre e comunque e si ricomincia da capo.
'allora se ho capito bene hai appena detto: ecc. ecc.'... risposta "ma no, vabbhè, dicevo tanto per dire come sei rigida!"
comincio a pensare che il più delle volte quando si discute con qualcuno in realtà si contribuisca unicamente a far litigare tra loro le personalità contrapposte che albergano nell'interlocutore e viceversa.
e l'impressione è che stia aumentando la tendenza a far prevalere gli impulsi di un istinto primordiale al comprendonio tanto che a chi ce l'ha ancora, per dimostrarlo, resta di tacere o di parlare solo in presenza del suo avvocato.
lo avevo auspicato nei commenti del post del 18 febbraio... quindi sono stata molto contenta quando stamattina ho letto sul Manifesto che all'isituto Pasteur di Dakar si sia messo a punto il test sierologico più veloce e meno costoso tra quelli disponibili al momento; quindi rilancio e rinnovo l'auspicio che il vaccino arrivi dal Vecchio Continente.
tra tutto quello di cui si può fare senza c'è infatti sicuramente il razzismo e la discriminazione in generale.
fare senza anche di consumi sfrenati e tantissime altre cose che a conti fatti, mi pare, tanto necessarie non sono.
c'è anche chi capovolge la frase e sta senza fare... un esempio su tutti la Svezia.
a prescindere dal discorso legato all'indipendenza dello stato sovrano e financo a quello relativo agli effetti dell'esperimento anomalo e ai dati scientifici che se ne potranno trarre, mi fa specie soprattutto una sorta di arroganza che sembra prescindere dalle condotte comuni.
a nessuno fa enormemente piacere soggiacere alle misure di contenimento imposte dalla quasi totalità delle nazioni, ma isolarsi in una nicchia mentale e comportamentale avulsa dal contesto è indice di una forma di miopia ed egoismo collettivo.
una sorta di misantropia di stato alle spese dei suoi stessi abitanti, in primis, e poi del resto della popolazione europea confinante e non.
fare senza sovrastrutture e congetture mentali inutili, arrivare al sodo e ripartire da quello che è davvero necessario, senza fronzoli, senza scorciatoie, senza secondi fini, senza tutto quello di cui si può e si deve fare senza.
dopo quanto tempo?
tanto.
il gusto in bocca di parole e forme linguistiche desuete e vetuste espresse in forma garbata ma anche accorata e commossa.
quel darsi del tu come fosse un voi o un lei; un po' distaccato e allo stesso tempo tenuto incollato dal preferire termini assonanti al sentimento e all'emozione che si vuol tenere distante col pretesto di un argomento ritenuto importante per entrambi e, probabilmente, un noioso sproloquio per le appendici acustiche delle generazioni successive alle proprie.
un piacere allietante per l'animo e l'intelletto.
fraseggi e disquisizioni da vecchi bacucchi démodé.
eppure alla fine rimane sempre qualcosa che si accoccola come tra le coperte su un giaciglio di memorie e ricordi scoloriti e impolverati inaspettatamente ancora capaci di ravvivarsi e rallegrare.
la scomparsa di mia madre è un docufilm che un figlio ha realizzato su sua madre.
un personaggio noto e controverso che invecchiando ha dato voce ai pensieri che negli anni giovanili erano nascosti dietro alla sua immagine fotografica e che, una volta uscita da quel mondo, si sono meglio focalizzati fino ad arrivare all'estrema sintesi racchiusa nel suo desiderio di svanire.
opinione personalmente 'condivisibilissima' anche per le ragioni a cui accenna nella recente intervista dell'huffington post e prima ancora in un video di diversi anni fa dove partendo dal tema delle taglie delle modelle trova lo spunto per considerazioni tutt'altro che banali sulla condizione femminile.
ho un'amica di poco più anziana di lei che le somiglia e quando ci sentiamo prima o poi finiamo a parlare dell'inascolto che constatiamo quando interloquiamo col prossimo.
pensare che dipenda dall'età è anacronistico, più che altro è conseguenza della densità di contenuto che le persone che hanno vissuto e sperimentato per una vita mettono nelle loro parole rendendole faticose e ruvide alle orecchie di chi è nell'età degli impulsi e impegnato nella corsa per la sopravvivenza.
la mia amica reagisce dedicandosi ad attività socializzanti, salvo restare delusa per le aspettative disattese, mentre io mi sto sforzando di accettare 'l'esclusione' e, come benedetta, comincio a pensare che svanire nel nulla sia davvero il migliore e il più giusto epilogo.
lo penso ancor di più quando succede che venga a 'mancare' la voce di chi, nel tentativo di farsi ascoltare, pesta i piedi a qualcuno che la tira giù da una macchina e le spara.
è una solenne sciocchezza.
piuttosto direi 'finché la vita vi separerà'.
e lo spiego succintamente, sicura che sia capitato a tutti.
si sta insieme, all'inizio pensando e credendo che è la volta in cui durerà per sempre e invece no.
abbandonati o abbandonanti per un periodo si fatica a staccare la mente dai motivi, giusti o ingiusti e dalle conseguenze, ma un giorno si smette.
difficile definire esattamente il momento in cui una spugna invisibile è passata sulla lavagna.
i sentimentali forse trattengono qualche istantanea di felicità e i cinici più di una briciola di rancore che affiorano per un caso, una sagoma per la strada, un foglio uscito da un libro caduto di mano, l'incontro con un amico comune...
sono passati anni, decenni vissuti a distanza nel totale disinteresse una dell'altro, neanche sai e nemmeno ti interessa sapere se siano vivi oppure morti.
ma quando vieni a sapere che se ne sono andati, da quel momento e per sempre, li hai di nuovo vicini, quasi addosso.
come ogni anno, molti (troppi) pensano bene di festeggiare le feste apponendo decorazioni varie in stile natalizio deturpando il già scarsamente ameno paesaggio villico con luminarie di vario genere e più passa il tempo e peggio sono.
a un certo punto il malcapitato di turno si deve pericolosamente appendere così da allestire un qualcosa che di norma comincia da un punto a caso della facciata e si dispiega lungo improbabili appigli, circumnavigando cornicioni, finestre, impicci e imprevisti di vario genere per poi accorgersi che manca o avanza un pezzo di filo e così si riparte dal via oppure si devia verso soluzioni creative e invedibili.
e così per giorni e settimane il buio notturno è violentato dall'intermittente e disturbante sbrilluccicare di stelle comete con la coda che precipita invece di svettare fiera e orgogliosa, zig zag insensati, mezze figure di babbi natalizi, ghirlande inquietanti, renne azzoppate, ghirigori monchi e di incomprensibile significato che da lontano sembra di entrare nel paese degli ufo e da vicino fanno solo ribrezzo i cui resti, ogni anno più malandati, alla befana vengono pietosamente rimossi e archiviati insieme al pensiero consapevole che il prossimo anno se dovranno comprare dei nuovi che però poi...
in città è tutto diverso.
ci pensano il comune e i bottegai... l'orrore capita anche lì, ma son così tante che si nota meno.
è così nei secoli dei secoli.
alla faccia della coerenza e dell'attenzione per il risparmio (energetico e non), dell'inquinamento luminoso e dello spreco.
la gran parte detesta tutto di questo periodo, ma persiste e se tieni il punto e tiri dritto sei considerato un insensibile e asociale. almeno per i bimbi, mi dicono...
già.
bisogna partire da piccoli a insegnare le stronzate e l'ipocrisia... neanche è sicuro che vedranno la metà secolo, meglio stordirli da subito con becere usanze che sono poi le uniche tradizioni che siamo capaci di tramandare.
apprezzo chi arriva puntuale, chi mantiene quel che promette, chi fa quel che dice, chi esprime con le parole un pensiero pensato, chi è capace di dimostrare una teoria e chi capisce e sa esprimersi con ironia; invidio chi sa difendersi senza scendere al livello di chi lo aggredisce, chi agisce comportamenti a prescindere dai propri interessi e chi riesce a sorridere nonostante sia attanagliato dal dolore.
infatti è per tutto questo che detesto il prossimo e, soprattutto detesto chi dice sì per dire no.
sapendo del mio pessimo carattere offro sempre almeno tre chances prima di togliere dalla lista nera qualcuno.
quella dei buoni l'ho persa da anni... è ammuffita per il disuso.
lo spunto l'ho preso dall'ultimo post di euridice perché sono mesi che mi sento come una che si è rotta una gamba e aspetta il via per la riabilitazione.
la difficoltà di spostare velocemente la mente da un aspetto a un altro o semplicemente trovare la disposizione d'animo per immergermi tra le pagine di una storia scritta mi sottrae il piacere del rifugio sicuro e della ristorazione, lo svago ma anche l'apprendimento e l'arricchimento di cui ognuno ha bisogno perché sicuramente nessuno nasce imparato e in fondo quel che siamo lo dobbiamo a quanto sperimentiamo anche attraverso la semplice lettura dello sforzo che altri hanno compiuto per descrivere idee in cui riconoscersi o dissentire.
invece sarà l'età, che quasi mi invoglia a sfruttare la prima l'occasione utile per dire una delle tipiche frasi da vecchietti, tipo: 'io che ho vent'anni più di te, eccecc' e da tempo mi ha fatto nascere più di un sospetto che più di uno mi ascolti con scarsa attenzione o addirittura si prenda un po' gioco di me come fossi già matusalemme, poi gli impegni e le occupazione per gli altri (che far da genitori ai genitori è molto meno gratificante di dedicarsi ai bambini, ma altrettanto stancante), i libri son lì pietrificati uno sull'altro.
aperti sull'ultima pagina abbandonata sotto a una caterva di appunti, buste, ammennicoli vari, occhieggiano impazienti di ritrovare la compagnia di qualcuno con cui scambiare due parole e poi riposarsi tra gli scaffali curiosi di conoscere i compagni di fianco, la posizione del proprio sepolcro.
ogni tanto ci provo, ma niente da fare.
potrei rileggere la stessa pagina per una vita senza riconoscerla e senza collegarla alla precedente.
provo ad alzarmi ma le gambe non reggono o si muovono scoordinatamente come le idee e i pensieri che appena provo a leggere nascono come i funghi e prevaricano il discorso appena avviato.
lettura come pura evasione nel mero senso della parola, infatti evado subito.
e allora mi arrendo; prima o poi arriverà il tempo in cui le ore passeranno veloci e liete in altri mondi, distanti dai mugugni, dai grattacapi e dalle trovate geniali per risolvere le menate perché, per concludere: il misantropo doc sa bene che quando ha un problema lo deve risolvere da solo, altrimenti diventano subito due!
simpatici aforismi sull'acqua solida, ma nessuno che abbia mai scritto un'ode al ghiaccio.
eppure meriterebbe.
ti fa male da qualche parte? hai preso una botta? ti sei ferito? hai caldo? hai sete?
basta un po' di ghiaccio, diceva la nonna.
comunque: l'altro giorno mi sono aperta un dito e grazie al ghiaccio s'è fermato il sangue così, con due striscette altrettanto miracolose, ho richiuso tutto e buonanotte.
dunque perché associare il ghiaccio a qualcosa con cui alludere a negatività tipo cuore di ghiaccio?
anche ammesso, e allora?
spesso mi vengono i brividi a sentire chi è tutto anima e cuore caldo.
dimostrazione che anche l'animo gelido riesce a raffreddarsi fino ad arrivare ai livelli dell'azoto liquido che come è risaputo scotta quanto il fuoco.
fuori dai clamori (e anche dai sussurri) dei media, tra mondiali di atletica, di nuoto, scherma e vari giri ciclistici sempre più corsi a eliminazione per incidenti, infortuni e malanni, si sono conclusi i mondiali di atletica per disabili con un altissimo profitto per il bel paese e un po'di thriller nell'ultima giornata che ha visto un bronzo inaspettato poi diventato argento e due ori, quello di Martina Caironi guadagnato sotto il diluvio e l'altro con un solo lancio del peso per un incidente occorso ad Assunta Legnante a inizio gara.
totale della spedizione composta da dodici atleti: dieci medaglie (la scorsa edizione erano tredici per quattro podi).
cercare di seguire le gare è stato un po' complicato e leggermente meno avvincente delle scorse paralimpiadi, ma ancora tante storie assurde e spesso molto lontane dalle usuali disgrazie quotidiane dei più...
riflettevo (cinicamente) sull'eventualità di inserire qualche nuova categoria tra quelle che comprendono i vari gradi di disabilità: dai maniaci della connessione h24 ai poltronati della politica ecc., ma sarebbe un'offesa per i paralimpici; meglio sarebbe indire competizioni dedicate specificatamente... aggià... ci sono già, dicasi elezioni...
tornando al tema, ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che il numero dei disabili sia ben più alto di quello ufficiale (duecento milioni gravi e circa un miliardo complessivi, dunque un settimo della popolazione mondiale).
chi per un verso, chi per un altro, ne vedo tanti a cui 'manca' quel quid che potrebbe renderli 'a norma' (una condizione che di fatto appartiene all'elenco delle specie in via di estinzione) in un mondo di disadattati e 'impediti' anche solo a prefigurarsi mentalmente una 'normalità' di cui è sempre più difficile dare una definizione certa e attribuire un significato univoco.
mi ci metto anch'io, che mi vedrei bene nella categoria disabilità intellettiva e relazionale, magari nel lancio della clava.
i mondiali degli altri: gli extraterrestri nella foto il tedesco Markus Rehm, un personale di 8,40 metri nel salto in lungo (qualcosa in più di quanto è bastato ai 'normodotati' per vincere l'oro in ciascuna delle tre le ultime edizioni delle olimpiadi) festeggia la vittoria con un salto mortale al volo, così, tanto per ridere...
vivo la stagione di una misantropia estrema, tanto che arrivo a evitare me medesima da me stessa.
tiro avanti per sottrazione cercando l'osso della quaestio tra i marciumi che lo ricoprono cercando di raddrizzare lo slalom tra gli imprevisti e gli accidenti di una moderna e molto poco artistica surrealità.
ma ancora, di tanto in tanto, mi coglie il lato comico che sta nell'assurdo delle cose.
e un po' di perfidia ce l'ha persino il santo padre che ha regalato all'ossigenato la sua laudato sì, guadagnandosi ancora una volta tutta la mia cinica simpatia.
tutto il mio peggio va invece ai servizi di customer satisfation o sadisfation (tradotto sadico sfasciamento di cxx).
quelli che hanno il disco: pigia uno, pigia tre, pigia sto cxx... ma soprattutto quelli che ti chiedono di scandire la risposta e magari sei nel traffico, a fare la spesa e dovresti fermare il mondo per tentare di fargli capire cosa stai rispondendo e loro intanto, imperterriti: la risposta non è pervenuta oppure hai detto poco e loro: la tua risposta è polpo. digita uno per confermare, due per tornare al menù e se sbagli torni ad adamo ed eva e in teoria dovresti ripetere la trafila fino a quando hai completato il breve sondaggio che alla fine dei conti fa risultare sempre il servizio tra il buono e l'ottimo anche se fa schifo (opzione mai contemplata).
l'unico modo per evitare di sentirmi stretta nella morsa della reciproca imbecillità è rifiutare la chiamata.
tuttavia mi girano.
parlo il meno possibile con gli umani figuriamoci con un robot, ma anche fossi una super salottiera, fatico a cogliere il divertimento di dialogare con la voce artificiale di una mente ignorante.
poi ci sono i sondaggi on line, qui si trovano le mascherine per farseli in casa.
una volta, per chissà quale utile motivo, mi hanno chiesto (tutte in colpo solo) cose tipo: sei andato a caccia di wapiti, orsi o alci negli ultimi sei mesi? hai un dalmata di razza? sei nato in agosto? sai andare su un monociclo? hai trapiantato o acquistato da un vivaio un albero più alto di tre metri e mezzo nell'ultimo anno?
si chiama profilazione del target, quella cosa per cui avendo acquistato on line da leroy merlin una cassettiera salvaspazio, adesso, qualsiasi pagina io apra sul web, devo cercare tra le finestre pubblicitarie di quella marca piene di opzioni di quel prodotto l'argomento che mi interessa.
da giovane bastava uno sguardo per catturare l'altrui attenzione, adesso la ottengo per (reciproco) sfinimento.
profusione di parole, concetti, riformulazioni, iterazioni e reiterazioni accalorate fino all'urlo, alla minaccia, all'esasperazione.
ormai manca poco a ricevere il minimo di attenzione per pietà e compassione.
'con la gentilezza si ottiene tutto'.
ma quando mai?
intanto sono una che evita di chiedere a prescindere.
di solito mi arrangio da sola e il più delle volte ci riesco benissimo senza intermediazione col prossimo.
scelgo strade che mi consentano di fare a meno del ricorso a terzi e quando è inevitabile parto già incazzata.
perché lo so che pretendere semplicemente il dovuto diventa una battaglia dall'esito incerto e quasi sempre carente.
sembra di stare al mercato.
come chiedere l'ora a qualcuno che te la dice con uno scarto di un quarto d'ora in più o in meno.
a seconda della convenienza lo stesso oggetto del contendere cambia valore ed entità con un differenziale sostanzialmente rilevante, senza che nessuno muova un plissé.
nel caso specifico, una perizia medico legale, tra i due periti la discrepanza è del 50%, cioè una è il doppio dell'altra. è il gioco delle parti (dicono), per arrivare al giusto mezzo.
a me sembra una stronzata.
paghi per avere un documento legale che poi vale quel che vale, così tanto per fare?
per forza ti viene il nervoso.
che fai, altro che farne fare una terza e tenere il punto?
ma è così per tutto.
a me dello stadio della roma interessava niente, ma poi sento che si considera un successo, ai fini dell'ambiente ecc, l'eliminazione delle torri e mi monta la carogna.
con tutti i problemi che comporta la scelta scellerata di costruirlo dove sarebbe meglio stare alla larga, hanno ridotto la cementificazione verticale?
e che differenza fa in termini di spreco di suolo naturale e conseguenti effetti collaterali il taglio delle cubature?
che così l'area e tutte le infrastrutture servono solo allo stadio di domenica (una si e l'altra no)?
cioè: per fare meglio hanno fatto peggio.
ottimo!
che ne avrei saputo di bizzarie e colpi di rabbia?
forse avrei scantonato, girato la testa scuotendola tra disapprovazione e sopportazione verso chi vive sperando di trovarlo un momento di quiete.
nessuna capacità di comprendere come sia possibile, all'uno come all'altro.
anche se... anche se, alla lunga, l'acqua cheta, a quanto pare, raggiunge maggior successo di chi l'ha fuggita e adesso sembra sconfitto dalla una tenacia silente e paziente capace di attendere in eterno, se è il caso, e cioè senza alcuna premura o pianificazione che possa cambiare il corso delle cose che alla fine, spesso, tornano al punto da cui erano nate.
saranno pure relativamente poche, ma esistono.
donne che portano il velo (in occidente).
si pensa all'islam, ma sto parlando delle 'sorelle' modello monaca di monza, nel senso di suore di clausura.
i numeri sono piccoli, ma il fenomeno esiste ed è comunemente accettato senza scandalo alcuno, anzi, paiono sante.
e nemmeno si dice delle discriminazioni tra monaci e monache.
ai primi è fatto unicamente divieto di aprire le porte alle donne, alle seconde è precluso del tutto l'accesso di estranei (e non) e la libera uscita.
e allora meno male che c'è il web!
che poi a me parrebbe più coerente farne a meno, ma a quanto pare sbaglio, anzi l'occasione è stata colta al volo e così le giornate sono scandite da intercalari di preghiera, lavoro, ozio (tanto, ma si chiama contemplazione), marmellate e fb.
come riescano a conciliare regole e abitudini antidiluviane con l'interesse per uno strumento capace di mandare in tilt anche un nativo digitale è un mistero, ma intanto è così.
secondo il galateo è il più giovane o gerarchicamente meno importante che deve salutare per primo, previo consenso del rappresentante di rango superiore che, con un cenno, concede il suo assenso.
e per insultare qualcuno?
esistono regole e precedenze o ci si regola un po' come viene?
il monsignor Della Casa ne sa e ne dice anche a questo proposito: capitolo XIX, Bando agli scherni e alle ingiurie – occorre saper fare bene le beffe.
Schernire non si dee mai persona, quantunque inimica, perché maggior segno di dispregio pare che si faccia schernendo che ingiuriando, conciosiaché le ingiurie si fanno o per istizza o per alcuna cupidità, e niuno è che si adiri con cosa (o per cosa) che egli abbia per niente, o che appetisca quello che egli sprezza del tutto: sì che dello ingiuriato si fa alcuna stima e dello schernito niuna o picciolissima... ecc., ecc...
a scorrere velocemente, e applicare, il suo galateo si ricavano utilissime indicazioni e suggerimenti per perfezionarsi nell'arte della misantropia educata... anche perché a osservarlo in toto ci si diventa per forza o si viene considerati tali da tanta attenzione è posta nell'evitare qualsiasi disagio al prossimo... tanto che, appunto, quasi quasi fai prima a escluderlo.
l'inconfessabile, la sua rivelazione, passa spesso per la via della confidenzialità.
il più delle volte, il segreto, diventa un po' come una merce di scambio o una sorta di premio volto a sottolineare un sodalizio fiduciario tra due o più persone a danno di altre.
di fatto nel momento in cui riveliamo o ci viene rivelato un segreto, questo cessa di esistere.
eppure si continua a chiamarlo tale perché associato al divieto di trasmetterlo, pur sapendo benissimo che al più sarà riportato con la nota: 'non dirlo a nessuno'.
forse avrò anch'io dei miei segreti, al momento li ho dimenticati, ma può essere che entrando in confidenza con qualcuno mi tornino alla mente.
conservo invece due o tre 'confidenze' che ho deciso di 'stoppare' entro i confini delle labbra, che si aggirano per la mente apposta per disturbarne la serenità.
(la prossima volta che qualcuno mi dice che mi rivela un segreto devo ricordarmi di dirgli: 'anche no, grazie').
e c'è un altro motivo per cui preferisco restarne ignara.
l'illusione che forse, pensando e ripensando alle cause di qualcosa di inspiegabile, esca una soluzione, un'intuizione che aiuti a procedere e superare l'arcano.
il segreto infatti, pur essendo solo una parte del tutto, quando viene infranto ha il difetto di rappresentare un muro che blocca il ragionamento, costringendolo a tener conto del suo contenuto senza poterlo però utilizzare né ai fini del suo sviluppo, né come tassello o grimaldello utile allo svelamento di una situazione, il più delle volte problematica.
infatti molto spesso il commento che succede all'apprendimento del fantomatico segreto è 'ahhh, ecco...' e zac, il cerchio è chiuso.
pacificato l'animo del delatore e pure quello dell'ormai complice sulle cui spalle è appena passato l'onere di mantenere o divulgare, previa avvertenza, quella scomoda confidenza.
a questo punto meglio trattenere i propri segreti ed evitare di venire a conoscenza di quelli altrui.
i propri prima o poi cadono nell'oblio e quelli degli altri prima o poi troveranno più d'uno ben felice di accollarsene il peso.
chissà perché mi si accusa di chiudere la saracinesca verso il prossimo, come fosse una colpa, un difetto, una manifestazione di ostilità nuda e troppo cruda da condannare tout court.
e vanno avanti ancora e ancora a prescindere dalla reazione che, qualsiasi essa sia, va a corroborare la tesi.
ma anche fosse, mi dico, e allora?
se sei d'accordo con me che faccio: l'eco?
se sei in disaccordo è come se fossi trasparente, dunque ognuno è come parlasse da solo.
poi c'è chi è specialista delle risposte laterali.
in pratica è sia pro che contro perché sposta il punto come una messa fuoco che sdoppia il soggetto oggetto della conversazione.
gli chiedi che ora è? ti risponde con un lungo giro che alla fine ti porta alla meccanica quantistica e, anche quando si attiene al tema, deraglia su aspetti avulsi da quelli specifici lasciandoti un po' interdetto/a perché è senz'altro vero che allargando lo sguardo si arriva anche alle varie accezioni ed eccezioni, ma resta che i minuti passano e l'urgenza di conoscere l'ora attuale, anche approssimativamente, si fa urgente tanto da portarti a pensare che avresti fatto prima a trovare qualcuno che te lo vendesse un orologio o sederti ad aspettare che l'immancabile campana ti suonasse le ore o costruire una meridiana e poi regolarti di conseguenza.
quel giorno alla stazione lo avevo visto da lontano avvicinarsi quello che quando arriva ti chiede se hai una sigaretta e gliela volevo dare, ma io me le faccio e lui subito mi risponde 'ci metto lo scoch' e si scazza pure perché mi ostino ad allungargli cartina, tabacco e pure il filtro.
'ho un'amica che se le fa, ma io non sono capace. ho lo scoch'.
gliela preparo e gliela passo così che la lecchi e la chiuda ma niente: 'ho lo scoch'.
ho anche pensato che la volesse sigillare con lo scoch, ma con un'occhiata feroce mi ha spiegato che voleva una sigaretta, punto e basta.
quando gliel'ho passata ho solo aggiunto a mezza voce: 'beh, comunque sono sana...'
poi ho capito.
lo scoch lo mette sul filtro così evita contagi ed epidemie.
e nemmeno l'ha accesa, si è subito allontanato con un diavolo per capello per via che aveva incontrato una che per dargli una sigaretta l'aveva fatta così lunga.
ogni tanto ho dei lampi che invece di passare e via si atteggiano a pensieri filosofici e diventano difficili da spegnere.
di solito scriverli aiuta a scacciarli (oltre che a definire l'utilità di conservare un blog).
per farla breve, osservavo i bar lungo la strada che scende in città e mi son detta: ma tu pensa, ogni volta fuori dalla vetrina, sia seduti o anche in piedi, ci sono più o meno gli stessi individui che a seconda del momento fan colazione, pranzano o bevono un aperitivo nel locale sotto casa e parlano o discutono fra loro in modo a volte amichevole altre animatamente, ma comunque ogni giorno, e più volte al giorno con gli stessi personaggi, per anni e anni.
ma tu pensa, mi son detta, che 'fortuna' trovare così vicino a casa così tanti amici intimi con cui condividere 365 giorni all'anno la propria vita.
e dire che io anche quando abitavo in centro storico giravo alla larga dalle bettole sottostanti e il più delle notti, ma anche nel corso della giornata, avrei voluto vederle chiuse per sempre.
dev'essere un fattore genetico; gli uomini si ritrovano al bar e le donne, forse, al supermercato.
forse, perché ho scarsa esperienza essendo che per 'scampare' all'intimità fittizia da luoghi pubblici ho sempre variato nella scelta.
resta un mistero per me comprendere come sia possibile per taluni, anzi per molti, trovare accordo e condivisione con un chiunque per il solo fatto che sia quello che ti è capitato casualmente vicino.
che sia per via che di solito si va incontro alle somiglianze e sia più raro discernere a seconda delle differenze o che sia retaggio del branco o per abitudine?
e se fosse che il barista ha una polverina, una sorta di viagra solo per uomini, che crea dipendenza e rincoglionimento?