il mondo è troppo grande e le sue disgrazie tanto innumerevoli che credo meglio attenermi alle cose di casa, altrettanto oscure delle cause del nuovo default argentino, del perdurare della strage dei palestinesi, del disinteresse per quella siriana, dei casini in Libia e Iraq, ebola, ecc. ecc., l'elenco potrebbe proseguire 'per terra, per cielo e per mare'...
dunque tornando al Bel Paese, a parte la trovata di fare della spiaggia un drive in... c'è poco da sorridere.
pure il tempo lo ha capito con il suo ininterrotto mantra di pioggia: 'governo ladro'.
già, ma questo lo si sa.
quindi potrebbe fare estate almeno qualche giorno, quel tanto che basta ad aprire una parentesi tra una stagione pessima e una ancora peggiore.
di politica mi astengo, anche perché dovrei trovare una definizione alternativa che renda l'idea di cosa sia diventata.
per esempio cito l'ultima notiziola apparsa stamani su Repubblica, secondo cui è in fase di approvazione un DL che revoca, cancella, elimina, butta all'aria quel poco di meno peggio che han fatto finta di voler fare, tra cui il tetto agli stipendi dei super manager, e altro ancora.
più o meno dello stesso tenore (da una parte faccio finta di dare e dall'altra prendo) la beffa dei costi per la Camera dei deputati e, sempre in tema economico (di nome ma non di fatto, visto quanto ci costa e costerà tutta questa economia), gli stanziamenti militari, il taglio dei pagamenti dei debiti della PA e dei fondi per la ristrutturazione degli edifici scolastici e su tutto le dichiarazioni di Cottarelli, che già stanno scatenando la solita inconcludente bagarre tra i vari partiti e lo scazzo di Don Matteo, tutto impegnato a distruggere quanto ancora resta in piedi del Paese.
settant'anni fa Guglielmo Giannini dava vita e voce al 'qualunquismo' come reazione a un sistema politico corrotto, deviato e cialtrone tal quale adesso, ma mai avrei pensato di ritrovarlo al potere.
il resto lo fa il conformismo... l'omologazione, per dirla come la diceva Pasolini ed è finita proprio così: "non c'è più niente da fare..."
provvisoriamente _ ironicamente _ fugacemente _ instabilmente _ cinicamente _ p a r a l l e l a m e n t e_click
.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
Visualizzazione post con etichetta pier paolo pasolini. Mostra tutti i post
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giovedì 31 luglio 2014
sabato 16 novembre 2013
Seguire le tracce
Ed ecco che scendendo probabilmente dal cielo - o forse dalle profondità della terra, accanto a quel corpo supino Carlo vide venire due esseri, di una natura che non è certamente umana; ma appare tuttavia naturale, inserendosi nella logica della Visione: Si mettono uno di qua e uno di là del Corpo, coi piedi all’altezza della sua testa, e cominciano a parlare. Benché anche il loro linguaggio non sia umano, Carlo lo capisce: non solo, ma la lingua umana con cui esso è percepito da Carlo, è una lingua meravigliosa. Ogni sua parola ha infatti una chiarezza rivelatrice: così che il capire, non è soltanto capire, ma è anche la gioiosa cognizione del capire. Si direbbe insomma che quei personaggi parlino in versi o in musica.
Certo, è effetto del sogno visionario, perché, riportati al di fuori del suo contesto, quei loro discorsi rivelavano la loro natura priva di mistero che la cultura di Carlo poteva fornir loro, e si riducevano a uno scambio di opinioni, a un battibecco ideologico abbastanza corrente (come del resto il lettore vedrà).
Il primo dei due disputanti aveva un aspetto angelico, e Carlo sapeva interiormente che il suo nome era Polis; il secondo, invece, aveva un povero aspetto infernale, di miserabile; e il suo nome era Tetis.
Era Polis, che aveva cominciato a parlare: “Questo corpo è mio, mi appartiene. Esso è il corpo di un buono, di un obbediente...”.
“Sì, ma il Peso che ha dentro, invece, è mio...” ribatteva Tetis. Polis lo guardava sorridendo, coi suoi occhi celesti, sicuro di sé. Ricominciò a parlare con pazienza: “Se questo è il Corpo di un uomo che ha amato nei giusti limiti la madre, e contro il padre ha lottato, sì, ma come doveva, sapendo ben distinguere dentro di sé, le proprie colpe dalle sue – questo Corpo è mio”.
“Va bene” ribattè ostinato il diavolo “ma il Peso che è dentro di lui è mio...”
Non per niente Polis era angelico; perciò non perse il suo atteggiamento non-violento e didascalico, intonando, nel registro il cui incanto può essere percepito solo nei sogni, la sua nuova argomentazione: “Se questo è il Corpo di un uomo che ha criticato il mondo a cui è nato con lo scopo di migliorarlo, e non ha fatto della sua distruzione l’alibi per poter viverci con maggio merito – questo corpo è mio!”.
“Giustissimo – fece Tetis – ma il Peso che ha dentro è mio...”
Un’ombra cominciò a scendere sul viso di Polis; “Cerca di renderti conto – disse – che il Bene che l’uomo di questo Corpo ha perseguito non è stato un Bene formale, perché egli l’ha vissuto nel suo esistere, rendendolo reale. Perciò questo Corpo è mio!”
“Non credo che possa essere tuo – rispose Tetis – questo involucro, se il Peso che esso contiene è mio.”
“Questo Corpo è quello di un uomo che non ha riprodotto il padre per incosciente obbedienza, ma l’ha riprodotto attraverso la tragedia per cui il padre stesso aveva riprodotto a sua volta il suo, cioè nella sua condizione eterna di figlio: perciò questo Corpo è mio”.
“No, perché il Peso che c’è dentro è mio” insistette Tetis, duro, perduto in una ostinata convinzione, che aveva l’aria di non poter cedere di fronte a nulla al mondo.
Polis sta per un po’ in silenzio, guardando a terra. Pensa certo che potrebbe dire altre mille frasi come quelle che ha detto; ma poiché sono tutte analoghe, come i grani di un rosario, nessuna di esse potrebbe ottenere effetti diversi da quelle già profferite. E’ santo, questo Polis, perciò è disposto non solo a dialogare – con un essere tanto diverso da lui – ma anche a collaborare di fatto: non ci si può comprendere a parole. L’unica dimostrazione di buona volontà reale è l’azione comune: anche e tanto più, se scandalosa. “Bene” dice alla fine Polis venendo a patti con l’Inconciliabile “allora che cosa vuoi fare?”
Tetis ch'è certo ancora più pragmatico, come colui che vuole il male, e si accontenta del male che può fare subito - perché c'è sempre molto tempo per farne dell'altro - risponde senza esitazione: "Tu prenditi ciò che è tuo, e io mi prendo ciò che è mio". "Cioé?" s'informò, comprensivo l'angelo. "Tu" risponde il diavolo "ti prendi il tuo Corpo. E io mi prendo l'altro Corpo che c'è dentro".
La proposta del diavolo è ragionevole! Polis lo guarda come affascinato. Tace e lo guarda. E mentre tace e lo guarda un sorriso sale dal suo profondo, lentamente, come un cielo su cui il vento spazza via le nubi, e pian piano lo rende perfettamente sereno e luminoso: finché il sorriso, suscitato dalla proposta del diavolo, ma, forse giustificato da calcoli più profondi, si tramutò in parola: "Accetto" disse Polis "prenditi l'altro Corpo".
Tetis non se lo fa ripetere due volte: tira fuori dalle sue sordide saccocce un coltello, ne infila la punta nel ventre del corpo di Carlo e vi fa un lungo taglio. Poi con le mani lo apre, e, da dentro le viscere ne estrae un feto. Con una mano, passandola sulle labbra sanguinose del taglio, medica e cicatrizza la ferita; con l'altra alza il feto al cielo, come una levatrice felice della sua opera.
Il feto cresce immediatamente a vista d'occhio. E, con enorme stupore, man mano che cresce, Carlo lo riconosce: è lui stesso bambino, poi ragazzo, poi giovane, poi trentenne così com'è adesso, un uomo dall'aria colta e preparata, pronto per la vita.
Come il feto è divenuto adulto, e sta in piedi sul terrazzino, accanto al suo patrono, Carlo vede che anche il corpo disteso per terra, privo di sensi, si ricomincia, come una puerpera, a rianimare. Lo vede aprire lentamente gli occhi, guardarsi intorno smarrito; rimettersi gli occhiali, e, puntando la mano a terra, rialzarsi, finché è dritto, in piedi, accanto a Polis: colui al quale (pare) appartiene.
Colui che in cambio della sua venerazione l'avrebbe protetto. Il Carlo di Tetis e il Carlo di Polis sono identici. E infatti si identificano. Fanno un breve passo uno verso l'altro, come per scrutarsi meglio. E Carlo li vede di profilo, immobili, come Cristo e Giuda nel quadro di Giotto: sono così vicini che il loro è il gesto che fanno due persone quando stanno per darsi un bacio. E intanto si fissano così attentamente che i loro occhi paiono impietriti. Un sentimento oscuro è nel fondo di quello sguardo, che li unisce strettamente, come legandoli in un'unica tensione che li spinge l'uno verso l'altro.
Mentre Carlo osserva quello sguardo di chi indovina e tace, e non sa staccarsi da ciò a cui è dovuta la rivelazione - prevedendo, nel tempo stesso, tutta la lunga catena di atti futuri che quel riconoscimento contiene - non si accorge che l'angelo e il diavolo si sono allontanati. Fa appena in tempo a vedere che scompaiono, conversando amichevolmente e tenendosi sottobraccio come due vecchi amici che condividono la vita.
Da: Petrolio, Appunto 3, Introduzione del tema metafisico.
Ho sempre creduta vera la teoria secondo la quale trascrivere o ricopiare un testo altrui favorisca la comprensione del pensiero che vi è contenuto e l'immedesimazione con l'autore.
Dunque nell'accostarmi a quest'opera mastodontica sono incerta se limitarmi a leggerla oppure a trascriverla così come ho fatto per queste due pagine iniziali.
Forse farò l'una e l'altra cosa... Ma di una cosa sono certa: che mai potrei dirne o recensirne i soggetti (il testo e/o l'autore).
Essendo ben conscia dei miei limiti, mi accontenterei di riuscire a cogliere al massimo il senso della sua visione e trarne il maggior beneficio per lo spirito e la mente lungo tutto l'arco di tempo in cui il libro mi terrà impegnata.
Certo, è effetto del sogno visionario, perché, riportati al di fuori del suo contesto, quei loro discorsi rivelavano la loro natura priva di mistero che la cultura di Carlo poteva fornir loro, e si riducevano a uno scambio di opinioni, a un battibecco ideologico abbastanza corrente (come del resto il lettore vedrà).
Il primo dei due disputanti aveva un aspetto angelico, e Carlo sapeva interiormente che il suo nome era Polis; il secondo, invece, aveva un povero aspetto infernale, di miserabile; e il suo nome era Tetis.
Era Polis, che aveva cominciato a parlare: “Questo corpo è mio, mi appartiene. Esso è il corpo di un buono, di un obbediente...”.
“Sì, ma il Peso che ha dentro, invece, è mio...” ribatteva Tetis. Polis lo guardava sorridendo, coi suoi occhi celesti, sicuro di sé. Ricominciò a parlare con pazienza: “Se questo è il Corpo di un uomo che ha amato nei giusti limiti la madre, e contro il padre ha lottato, sì, ma come doveva, sapendo ben distinguere dentro di sé, le proprie colpe dalle sue – questo Corpo è mio”.
“Va bene” ribattè ostinato il diavolo “ma il Peso che è dentro di lui è mio...”
Non per niente Polis era angelico; perciò non perse il suo atteggiamento non-violento e didascalico, intonando, nel registro il cui incanto può essere percepito solo nei sogni, la sua nuova argomentazione: “Se questo è il Corpo di un uomo che ha criticato il mondo a cui è nato con lo scopo di migliorarlo, e non ha fatto della sua distruzione l’alibi per poter viverci con maggio merito – questo corpo è mio!”.
“Giustissimo – fece Tetis – ma il Peso che ha dentro è mio...”
Un’ombra cominciò a scendere sul viso di Polis; “Cerca di renderti conto – disse – che il Bene che l’uomo di questo Corpo ha perseguito non è stato un Bene formale, perché egli l’ha vissuto nel suo esistere, rendendolo reale. Perciò questo Corpo è mio!”
“Non credo che possa essere tuo – rispose Tetis – questo involucro, se il Peso che esso contiene è mio.”
“Questo Corpo è quello di un uomo che non ha riprodotto il padre per incosciente obbedienza, ma l’ha riprodotto attraverso la tragedia per cui il padre stesso aveva riprodotto a sua volta il suo, cioè nella sua condizione eterna di figlio: perciò questo Corpo è mio”.
“No, perché il Peso che c’è dentro è mio” insistette Tetis, duro, perduto in una ostinata convinzione, che aveva l’aria di non poter cedere di fronte a nulla al mondo.
Polis sta per un po’ in silenzio, guardando a terra. Pensa certo che potrebbe dire altre mille frasi come quelle che ha detto; ma poiché sono tutte analoghe, come i grani di un rosario, nessuna di esse potrebbe ottenere effetti diversi da quelle già profferite. E’ santo, questo Polis, perciò è disposto non solo a dialogare – con un essere tanto diverso da lui – ma anche a collaborare di fatto: non ci si può comprendere a parole. L’unica dimostrazione di buona volontà reale è l’azione comune: anche e tanto più, se scandalosa. “Bene” dice alla fine Polis venendo a patti con l’Inconciliabile “allora che cosa vuoi fare?”
Tetis ch'è certo ancora più pragmatico, come colui che vuole il male, e si accontenta del male che può fare subito - perché c'è sempre molto tempo per farne dell'altro - risponde senza esitazione: "Tu prenditi ciò che è tuo, e io mi prendo ciò che è mio". "Cioé?" s'informò, comprensivo l'angelo. "Tu" risponde il diavolo "ti prendi il tuo Corpo. E io mi prendo l'altro Corpo che c'è dentro".
La proposta del diavolo è ragionevole! Polis lo guarda come affascinato. Tace e lo guarda. E mentre tace e lo guarda un sorriso sale dal suo profondo, lentamente, come un cielo su cui il vento spazza via le nubi, e pian piano lo rende perfettamente sereno e luminoso: finché il sorriso, suscitato dalla proposta del diavolo, ma, forse giustificato da calcoli più profondi, si tramutò in parola: "Accetto" disse Polis "prenditi l'altro Corpo".
Tetis non se lo fa ripetere due volte: tira fuori dalle sue sordide saccocce un coltello, ne infila la punta nel ventre del corpo di Carlo e vi fa un lungo taglio. Poi con le mani lo apre, e, da dentro le viscere ne estrae un feto. Con una mano, passandola sulle labbra sanguinose del taglio, medica e cicatrizza la ferita; con l'altra alza il feto al cielo, come una levatrice felice della sua opera.
Il feto cresce immediatamente a vista d'occhio. E, con enorme stupore, man mano che cresce, Carlo lo riconosce: è lui stesso bambino, poi ragazzo, poi giovane, poi trentenne così com'è adesso, un uomo dall'aria colta e preparata, pronto per la vita.
Come il feto è divenuto adulto, e sta in piedi sul terrazzino, accanto al suo patrono, Carlo vede che anche il corpo disteso per terra, privo di sensi, si ricomincia, come una puerpera, a rianimare. Lo vede aprire lentamente gli occhi, guardarsi intorno smarrito; rimettersi gli occhiali, e, puntando la mano a terra, rialzarsi, finché è dritto, in piedi, accanto a Polis: colui al quale (pare) appartiene.
Colui che in cambio della sua venerazione l'avrebbe protetto. Il Carlo di Tetis e il Carlo di Polis sono identici. E infatti si identificano. Fanno un breve passo uno verso l'altro, come per scrutarsi meglio. E Carlo li vede di profilo, immobili, come Cristo e Giuda nel quadro di Giotto: sono così vicini che il loro è il gesto che fanno due persone quando stanno per darsi un bacio. E intanto si fissano così attentamente che i loro occhi paiono impietriti. Un sentimento oscuro è nel fondo di quello sguardo, che li unisce strettamente, come legandoli in un'unica tensione che li spinge l'uno verso l'altro.
Mentre Carlo osserva quello sguardo di chi indovina e tace, e non sa staccarsi da ciò a cui è dovuta la rivelazione - prevedendo, nel tempo stesso, tutta la lunga catena di atti futuri che quel riconoscimento contiene - non si accorge che l'angelo e il diavolo si sono allontanati. Fa appena in tempo a vedere che scompaiono, conversando amichevolmente e tenendosi sottobraccio come due vecchi amici che condividono la vita.
Da: Petrolio, Appunto 3, Introduzione del tema metafisico.
Ho sempre creduta vera la teoria secondo la quale trascrivere o ricopiare un testo altrui favorisca la comprensione del pensiero che vi è contenuto e l'immedesimazione con l'autore.
Dunque nell'accostarmi a quest'opera mastodontica sono incerta se limitarmi a leggerla oppure a trascriverla così come ho fatto per queste due pagine iniziali.
Forse farò l'una e l'altra cosa... Ma di una cosa sono certa: che mai potrei dirne o recensirne i soggetti (il testo e/o l'autore).
Essendo ben conscia dei miei limiti, mi accontenterei di riuscire a cogliere al massimo il senso della sua visione e trarne il maggior beneficio per lo spirito e la mente lungo tutto l'arco di tempo in cui il libro mi terrà impegnata.
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RAPPRESENTAZIONI ONIRICHE
venerdì 6 aprile 2012
Titanic Blues
Ci sono persone che non credono niente fin dalla nascita.
Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita,
si occupino di qualcosa, producano qualcosa.
Altre persone invece hanno il vizio di credere:
i doveri si concretizzano davanti al loro occhi in ideali da realizzare.
Se un bel giorno costoro non credono più “magari piano piano,
attraverso una serie successiva,
logica o magari anche illogica, di disillusioni”
ecco che riscoprono quel "nulla" che per altri è stato sempre,
invece, così naturale.
(da Petrolio, P.P. Pasolini, appunto 84, p. 395)
Dopo l'Arca di Noè credo sia la nave più citata nei tempi moderni.
Più di una premonizione che il termine Illuminismo e Belle èpoque fossero al contrario l'inizio di un periodo niente affatto divertente e illuminato.
Tanto forti e certi del proprio raziocinio, gli uomini sfidano gli dei titolando ad essi il simbolo di un'era destinata a naufragare con o senza la complicità dei maya.
"Secondo la mitologia greca i Titani erano divinità potentissime che regnavano sul mondo prima che il suo dominio passasse, dopo una lunga lotta, a Zeus e alla sua corte olimpica. Figli di Urano e Gea, i Titani erano dodici, sei fratelli e sei sorelle: Oceano, Crio, Ceo, Iperione, Giapeto, Teia, Temi, Mnemosine, Febe, Teti, Crono e Rea. Sconfitti da Zeus, vennero relegati per l'eternità nelle viscere della Terra. Secoli e secoli dopo, un nuovo Titano sarebbe apparso sulla Terra, sotto forma di colossale nave passeggeri transoceanica, e come i dodici "fratelli maggiori" sarebbe assurto a simbolo di imponenza e di sfida al cielo. Opera dell'uomo e non di un dio, anche il Titanic sarebbe stato condannato alle profondità, questa volta del mare".
Era il 14 aprile 1912, ora di bordo 23,40, minuto più minuto meno. Due anni dopo inizia "l'era contemporanea" guarda un po' da una guerra "che spazzerà via ogni speranza (la scienza sarà usata per scopi bellici, quindi per uccidere) e sconvolgerà le menti degli Europei provocando la fine di buona parte delle classi dirigenti. Tre millenari imperi, Impero d’Austria – Ungheria, Impero ottomano, Impero zarista, cesseranno di esistere e saranno smembrati: l’Austria diventerà una piccola ed ininfluente repubblica, la Turchia perderà ogni influenza nel vecchio continente e in Russia sulle note dell’Internazionale trionferà la Bandiera Rossa con l’affermazione del comunismo bolscevico leninista. Come hanno poi scritto molti storici “Nulla fu più come prima”. L’Europa fu sconvolta dal conflitto che segnò l’inizio di un’epoca di incertezze che sfocerà nei tre grandi totalitarismi (fascismo, nazismo e stalinismo) e nella Seconda Guerra mondiale alla fine della quale l’Europa troverà un nuovo equilibrio, ma perderà la propria centralità a vantaggio delle due nuove superpotenze: gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica".
Se fosse solo un libro, un film o una storia di fantasia sarebbe un'opera di enorme successo e per questo infatti la vicenda (tragica) affascina così tanto e resta sempre attuale, tanto da apparire metafora, ancora parzialmente inespressa, dei destini umani e della sorte (buona o infausta) che ci governa.
Come se gli dei fossero davvero esistiti e siano ancora follemente adirati con il genere umano, la storia perpetua il conflitto e la competizione tra i due mondi e benchè alcuni possano dire di risultare vincenti, i più naufragano ogni giorno in un mondo che per loro è del tutto arenato e già altro e diverso da quello che conosciamo, forse ospiti di un'altro migliore per chi ci ha creduto e ci crede.
Io invece credo e penso che ci troviamo nel bel mezzo del Terzo conflitto mondiale, quello subdolo in cui si sta facendo a meno di proclami di guerra e trattati di pace, in parte si fa anche meno delle armi convenzionali e non perchè basato sullo sfinimento per fame e sull'impoverimento delle risorse mentali delle genti ridotte a schiave di poteri per nulla occulti, anzi conclamatissimi.
In questo senso la acclamata o temutissima apocalisse di fine anno, comunque vadano effettivamente le cose, può dirsi più che avviata e in corso, per troppi già all'epilogo.
La prospettiva di vivibilità e sopravvivenza sono già di fatto minacciate per la gran parte degli esseri umani ed è crescente il numero di quelli che l'hanno persa e a breve la perderanno del tutto.
Chi per un terremoto, chi per una alluvione, chi per aver perso il lavoro, chi per una guerra, chi per le ingiustizie, chi per debolezza di spirito, fragilità, per tanti motivi.
Qualcuno si salverà, è certo, ma per chi invece soccomberà sarà esattamente come fosse la fine di un mondo andato contronatura e destinato a stili e modelli di vita che poco o niente hanno a che fare con quelli conosciuti.
Se i novelli Noè sono quelli che governano i Paesi, posso bene immaginare quale arca potranno confezionare.
Piena di relitti meccanico_tecnologici di lusso, animali da compagnia qualche coccodrillo e boa o qualche altro esemplare esotico di cui disfarsi quando diventa troppo ingombrante, belle gnocche e gagà, piante e fiori colorati rigorosamente OGM, l'arte erotica, la musica Pop, sicuramente una Bibbia e magari anche il Corano, così tanto per pararsi le chiappe e le parole crociate.
Poi che altro?
Early one mornin', just about four o'clock,
It was early one mornin', just about four o'clock,
When that ol Titanic began to reel and rock.
Captain Smith took his glass and he walked up to the front,
Captain Smith took his glass and he walked up to the front
He spied the iceberg a-comin', oh Lord, had to bump.
Some was drinkin' some was playin' cards,
Some was drinkin' some was playin' cards,
Some was in their corner prayin' to their God.
Children cryin' "Mama, mama what shall we do?"
Children cryin' "Mama, mama what shall we do?"
Captain Smith says, "Children, I'll take care of you".
Titanic sinkin' in the deep blue sea
Titanic sinkin' in the deep blue sea
And the band all playin' "Nearer My God To Thee".
I virgolettati sono tratti da una interessante ricostruzione del tutto (pre e post iceberg) che è qui CLICK
Insomma, dopo tanto girarci intorno, l'ho detto, anzi ridetto, e so che ci torno perchè ancora insoddisfatta di come la dico sta storia della fine dei mondi.
Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita,
si occupino di qualcosa, producano qualcosa.
Altre persone invece hanno il vizio di credere:
i doveri si concretizzano davanti al loro occhi in ideali da realizzare.
Se un bel giorno costoro non credono più “magari piano piano,
attraverso una serie successiva,
logica o magari anche illogica, di disillusioni”
ecco che riscoprono quel "nulla" che per altri è stato sempre,
invece, così naturale.
(da Petrolio, P.P. Pasolini, appunto 84, p. 395)
Dopo l'Arca di Noè credo sia la nave più citata nei tempi moderni.
Più di una premonizione che il termine Illuminismo e Belle èpoque fossero al contrario l'inizio di un periodo niente affatto divertente e illuminato.
Tanto forti e certi del proprio raziocinio, gli uomini sfidano gli dei titolando ad essi il simbolo di un'era destinata a naufragare con o senza la complicità dei maya.
"Secondo la mitologia greca i Titani erano divinità potentissime che regnavano sul mondo prima che il suo dominio passasse, dopo una lunga lotta, a Zeus e alla sua corte olimpica. Figli di Urano e Gea, i Titani erano dodici, sei fratelli e sei sorelle: Oceano, Crio, Ceo, Iperione, Giapeto, Teia, Temi, Mnemosine, Febe, Teti, Crono e Rea. Sconfitti da Zeus, vennero relegati per l'eternità nelle viscere della Terra. Secoli e secoli dopo, un nuovo Titano sarebbe apparso sulla Terra, sotto forma di colossale nave passeggeri transoceanica, e come i dodici "fratelli maggiori" sarebbe assurto a simbolo di imponenza e di sfida al cielo. Opera dell'uomo e non di un dio, anche il Titanic sarebbe stato condannato alle profondità, questa volta del mare".
Era il 14 aprile 1912, ora di bordo 23,40, minuto più minuto meno. Due anni dopo inizia "l'era contemporanea" guarda un po' da una guerra "che spazzerà via ogni speranza (la scienza sarà usata per scopi bellici, quindi per uccidere) e sconvolgerà le menti degli Europei provocando la fine di buona parte delle classi dirigenti. Tre millenari imperi, Impero d’Austria – Ungheria, Impero ottomano, Impero zarista, cesseranno di esistere e saranno smembrati: l’Austria diventerà una piccola ed ininfluente repubblica, la Turchia perderà ogni influenza nel vecchio continente e in Russia sulle note dell’Internazionale trionferà la Bandiera Rossa con l’affermazione del comunismo bolscevico leninista. Come hanno poi scritto molti storici “Nulla fu più come prima”. L’Europa fu sconvolta dal conflitto che segnò l’inizio di un’epoca di incertezze che sfocerà nei tre grandi totalitarismi (fascismo, nazismo e stalinismo) e nella Seconda Guerra mondiale alla fine della quale l’Europa troverà un nuovo equilibrio, ma perderà la propria centralità a vantaggio delle due nuove superpotenze: gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica".
Se fosse solo un libro, un film o una storia di fantasia sarebbe un'opera di enorme successo e per questo infatti la vicenda (tragica) affascina così tanto e resta sempre attuale, tanto da apparire metafora, ancora parzialmente inespressa, dei destini umani e della sorte (buona o infausta) che ci governa.
Come se gli dei fossero davvero esistiti e siano ancora follemente adirati con il genere umano, la storia perpetua il conflitto e la competizione tra i due mondi e benchè alcuni possano dire di risultare vincenti, i più naufragano ogni giorno in un mondo che per loro è del tutto arenato e già altro e diverso da quello che conosciamo, forse ospiti di un'altro migliore per chi ci ha creduto e ci crede.
Io invece credo e penso che ci troviamo nel bel mezzo del Terzo conflitto mondiale, quello subdolo in cui si sta facendo a meno di proclami di guerra e trattati di pace, in parte si fa anche meno delle armi convenzionali e non perchè basato sullo sfinimento per fame e sull'impoverimento delle risorse mentali delle genti ridotte a schiave di poteri per nulla occulti, anzi conclamatissimi.
In questo senso la acclamata o temutissima apocalisse di fine anno, comunque vadano effettivamente le cose, può dirsi più che avviata e in corso, per troppi già all'epilogo.
La prospettiva di vivibilità e sopravvivenza sono già di fatto minacciate per la gran parte degli esseri umani ed è crescente il numero di quelli che l'hanno persa e a breve la perderanno del tutto.
Chi per un terremoto, chi per una alluvione, chi per aver perso il lavoro, chi per una guerra, chi per le ingiustizie, chi per debolezza di spirito, fragilità, per tanti motivi.
Qualcuno si salverà, è certo, ma per chi invece soccomberà sarà esattamente come fosse la fine di un mondo andato contronatura e destinato a stili e modelli di vita che poco o niente hanno a che fare con quelli conosciuti.
Se i novelli Noè sono quelli che governano i Paesi, posso bene immaginare quale arca potranno confezionare.
Piena di relitti meccanico_tecnologici di lusso, animali da compagnia qualche coccodrillo e boa o qualche altro esemplare esotico di cui disfarsi quando diventa troppo ingombrante, belle gnocche e gagà, piante e fiori colorati rigorosamente OGM, l'arte erotica, la musica Pop, sicuramente una Bibbia e magari anche il Corano, così tanto per pararsi le chiappe e le parole crociate.
Poi che altro?
Early one mornin', just about four o'clock,
It was early one mornin', just about four o'clock,
When that ol Titanic began to reel and rock.
Captain Smith took his glass and he walked up to the front,
Captain Smith took his glass and he walked up to the front
He spied the iceberg a-comin', oh Lord, had to bump.
Some was drinkin' some was playin' cards,
Some was drinkin' some was playin' cards,
Some was in their corner prayin' to their God.
Children cryin' "Mama, mama what shall we do?"
Children cryin' "Mama, mama what shall we do?"
Captain Smith says, "Children, I'll take care of you".
Titanic sinkin' in the deep blue sea
Titanic sinkin' in the deep blue sea
And the band all playin' "Nearer My God To Thee".
I virgolettati sono tratti da una interessante ricostruzione del tutto (pre e post iceberg) che è qui CLICK
Insomma, dopo tanto girarci intorno, l'ho detto, anzi ridetto, e so che ci torno perchè ancora insoddisfatta di come la dico sta storia della fine dei mondi.
sabato 25 febbraio 2012
massì, voltiamo pagina!
recessione
[re-ces-sió-ne] s.f.
- 1 Rinunzia a ciò che era stato convenuto in precedenza SIN ritiro: r. da un patto|| dir. r. di querela, rinuncia a procedere da parte del querelante
- 2 econ. Flessione nello sviluppo
- • sec. XVII
Rivedremo calzoni coi rattoppi
rossi tramonti sui borghi
vuoti di macchine
pieni di povera gente che sarà tornata da Torino o dalla Germania
I vecchi saranno padroni dei loro muretti come poltrone di senatori
e i bambini sapranno che la minestra è poca e che cosa significa un pezzo di pane
E la sera sarà più nera della fine del mondo e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
e forse qualche giovane tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno ogni tanto come in un sogno
E città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi
con i vestiti grigi
e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi ma è solo d’amore
soltanto d’amore
Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde
nella curva di un fiume
nel cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera
muretto per muretto
lamiera per lamiera
E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi com’erano una volta
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno
E i banditi avranno il viso di una volta
con i capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello
Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra leggero come una farfalla
e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
e ciò che sarà.
Pier Paolo Pasolini _ 1974
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venerdì 14 ottobre 2011
indignata_mente
per chi ha più pazienza e qualche minuto in più
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lunedì 16 maggio 2011
passatempo del passare dal tempo nel senzatempo
Allegria di naufragi (Versa il 14 febbraio 1917)
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare
Senza più peso
Per un Iddio che rida come un bimbo,
tanti gridi di passeri,
tante danze nei rami,
un'anima si fa senza più peso,
i prati hanno una tale tenerezza,
tale pudore negli occhi rivive,
le mani come foglie
s'incantano nell'aria...
Chi teme più, chi giudica?
È ora famelica
È ora famelica, l'ora tua, matto.
Strappati il cuore.
Sa il suo sangue di sale
E sa d'agro, è dolciastro essendo sangue.
Lo fanno, tanti pianti,
Sempre più saporito, il tuo cuore.
Frutto di tanti pianti, quel tuo cuore,
Strappatelo, mangiatelo, saziati.
Tramonto
Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d'amore
I giorni e le notti
I Giorni e le Notti
suonano
in questi miei nervi d'arpa
Vivo
di questa gioia malata
d'universo
e soffro
per non saperla accendere
nelle mie parole
In memoria
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse
Locvizza il 30 settembre 1916
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Ungaretti
mercoledì 16 febbraio 2011
Profezia
Profezia di Pier Paolo Pasolini A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi Azzurri. (da Il libro delle croci, 1964) |
Del resto oggi va che mi sento un po' così__ una bonobo stanca e perplessa___ |
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