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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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sabato 15 settembre 2012

il nemico numero uno


ostinato, tenace, irriducibile, sembra solitario ma ce ne sono tanti, qui da noi circa un milione, ma se la facessero a passeggio invece che di corsa e, in Liguria, addirittura in subacquea magari avrei partecipato (fisicamente) anch'io.
la World Harmony Run europea lascia l'Italia il 20 per finire il 7 ottobre a Vienna.
ancora pochi giorni e poi si può scatenare l'inferno: tutti contro tutti.
di sicuro questo manipolo di debosciati utopisti si fa fuori con la forza del pensiero, che è poi quello che conta, ma l'industria bellica deve trovare nuovi mercati, gli eserciti armati per combattere la pace (ops, ma ci siamo capiti) scalpitano, nuovi eroi attendono di entrare nella storia, finalmente basta calcio, il nuovo sport globale, l'unico passatempo capace di risvegliare anche i più sopiti spiriti sta per arrivare con la benedizione di tutti i santi e gli dei: guerra santa.
il nemico è tutto il mondo, do cojo cojo, la scusa poi si trova, poi.
e io che pensavo fossimo quasi tutti laici, invece guarda un po' quanta suscettibilità per un filmino, per altro invedibile da quanto è brutto e che fa venire il nervoso a pensare che sia costato cinque milioni di dollari, che farà da miccia per la prova generale della terza guerra mondiale.
la pace ha i giorni contati, in ogni caso se per la strada incontri un pacifista, sparagli.
meglio farli fuori subito quelli che insistono col dialogo e proprio non vogliono capire che chi ama la pace davvero innanzi tutto invade il paese di chi fa un po' di casino poi se insiste lo rade al suolo, alla fine vuole anche essere ringraziato e riverito e se qualcuno fa un'altra cazzata torna a invadere, torturare, depredare e uccidere in nome di _________________ ?
ma della pace!!!


giovedì 24 novembre 2011

sulle strade senza poesia


che sia novembre?
(dubito)

guardando a casa nostra
c'è da ringraziare 
che la forma del paese sia a stivale
(che se fosse stata a sandalo chissà che succedeva)
dalle alpi all'etna è tutta una fiumana sussultoria 
e ininterrotta di frane, inondazioni, morti e sciagure.

tanto il governo riflette
(che avrà poi da riflettere?) 

riflettere mi ha sempre messo 
a disagio come termine.
quando mi dicono "devo riflettere"
mi chiedo "che cosa vorrà dire?
che ci pensa o che riflette come uno specchio?"
più la seconda mi sa perchè di norma
passa il tempo e non succede mai niente.

guardando fuori dai confini
(chi e dove si sta meglio?)
terre e mari stanno facendo a botte 
per primeggiare l'uno sull'altra,
le correnti oceaniche pare che si stiano invertendo
e se fosse vero non oso pensare a cosa
succede di qui a sei mesi.
i vulcani stanno vomitando,
i ghiacci si fondono, i deserti verdeggiano,
le guerre imperversano,
i giovani ricevono trattamenti al peperoncino
o al manganello,
le donne si strozzano da sole con il mulino elettrico,
le coppie preferiscono il suicidio omicidio,
i disabili vengono rapinati sotto la minaccia del:
"ti sfascio la carrozzina",
gli incidenti nucleari e le radiazioni
paiono il problema minore
e il minore dei veleni che ci vengono propinati,
e guardando i titoli dei giornali
si sente una puzza di 
camino spento e coda di cane bagnato
perchè sto spread
manca poco e lo compariamo alla moneta
della galassia più prossima
dato che anche la teutonia sta andando
sottosopra e dunque di virtuoso
non c'è più nessuno.


neanche più i varietà divertono
però fanno dormire se non fosse per 
la carogna che mi è montata sulla spalla
per la stupidità scialba e stanca
anche del più quotato showman de noiatri.
(ebbene sì l'ho visto fiorello)

c'è altro?


mercoledì 23 febbraio 2011

Le storie degli altri _________البحر الأبيض المتوسط

البحر الأبيض المتوسط _____ ovvero mediterraneo



Il brano che segue è una sintesi, curata da ironico_sempre, di un articolo di cui trovate il link a fondo pagina. Condividendone il contenuto ho pensato di inserirla nella sezione "Le storie degli altri" dove pubblico (previo consenso) i post di altri blogger.

Ci hanno insegnato
che i secoli che separano la
caduta dell'impero romano dal
rinascimento sono stati anni di
paura e barbarie, ma non ci è stato
spiegato che ne siamo usciti
unicamente perché siamo venuti in
contatto con la civiltà più
ricca e più evoluta dell'epoca,
appunto l'Islam. Pochi occidentali
sanno che, mentre l'Europa veniva
spopolata dalle malattie e
dalla fame, a Sud fioriva una civiltà
che aveva come capitali
Baghdad e Damasco, una civiltà cui noi
occidentali dobbiamo
la salvezza del patrimonio che
consideriamo fondativo per la
nostra cultura: la filosofia greca.
Se gli studiosi dell'epoca di
Solimano e del Saladino
non avessero fatto propria la grande
filosofia antica non avremmo né
Platone né Aristotele perché
la raffinata rete dei traduttori arabi,
attraverso i quali ci sono
pervenute le loro opere, non sarebbe
esistita. Né, del resto,
sarebbe potuta nascere la scienza
moderna senza la libertà di
studiare e sperimentare concessa ai
matematici e agli scienziati
arabi, il cui contributo è stato
completamente cancellato per
fare posto alla propaganda
dello scontro fra civiltà.
Beltegeuse, Rigel, Aldebaran,
Algol e Sirrah.
Le stelle parlano arabo da secoli,
da quando scienza, civiltà
e tecnologia se ne stavano al di là
del Mediterraneo, e i barbari sporchi,
ignoranti e poveri che calavano
per razziare le ricche città o per
emanciparsi attraverso lo studio nelle
rinomate università locali, eravamo noi.
Per secoli la filosofia,
la matematica e la medicina,
per non parlare dell'astronomia,
della chimica o dell'ottica,
sono state islamiche,
nel senso che l'Islam ha trasmesso
e rielaborato le antiche discipline
egizie, babilonesi, indiane e greche,
e ne ha fondate di proprie.


Altre segnalazioni di post amici


martedì 22 febbraio 2011

Mediterraneo


mi chiedo cosa sta succedendo, mi rispondono: hanno fame.

ma anche un anno fa avevano fame.


tutti insieme all'improvviso: egitto, libia, marocco, tunisia, algeria intere popolazioni che si aggiungono alle altre iran, iraq, afganistan e alimentano le ragioni della reazione a uno stato di fatto che sono anni che vige e li tiene al giogo.


un'onda che sfugge alle motivazioni politiche ed economiche che solitamente vengono addotte per giustificare e placare.


sta avvenendo qualcosa di grande, più grande di quanto sia mai recentemente accaduto.


un '68 africano che sa di apocalisse e che, almeno a me, evoca un comune sentire e voglia di basta.


una rinascita di quel che bolle in pentola da tempo e adesso trabocca fumante e indomabile, contro ogni paura, ricatto, ritorsione.


penso all'origine dell'uomo e della donna sulla terra, all'estinzione dei dinosauri e ritrovo in quegli eventi un paragone per quello che si è già avviato.


frega niente del gas e del petrolio, della migrazione di massa intesa come teste da contare e possibilmente allontanare.


mi importa dire della dignità e del coraggio, dell'onestà e dell'orgoglio, dell'amor proprio e di quello per la terra in cui si è vista la luce anche nel buio della tirannia.


delle donne che pur arrancando si fanno forza per stare al fianco degli uomini e affermarsi come persone.


un'onda che si sente arrivare e sa di sabbia, di sangue e rumore sordo.


non arriva con il mare, la porta qualcos'altro, arriva per l'aria, attraverso il pensiero più che con le parole.


è arrivato il momento in cui i potenti del mondo potranno solo nascondersi dietro alla loro sconfitta.


è solo questione di tempo.