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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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martedì 27 settembre 2011

provocatoria_mente

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stato di vita del blog

rilevazione delle ore 9,50







domenica 25 settembre 2011

faber


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avevo detto che si sarebbe arrivati a parlare di Anima il post è QUI CLICK
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Anime Salve

Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia
sono giorni di finestre adornate

canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore

senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde

spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e no basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
i futuri incontri di belle amanti scellerate

saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni
mille anni al mondo mille ancora

che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni

mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani

che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia

e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia


sabato 28 maggio 2011

Un libro tira l'altro

Sto rileggendo i miei libri, tanto perché non me li ricordo, poi perché li vedo li intorno a me invecchiare, alcuni hanno quasi quarant'anni. Il più vecchio è di quando avevo 8 o 9 anni, non è neanche un libro è un ciclostilato delle elementari fatto dalla maestra della sezione maschile che aveva ospitato in via eccezionale una mia poesia di cui ho messo qui da qualche parte il manoscritto.
Dentro ai libri ci sono una infinità di cose: ritagli di giornale, appunti, pezzi di carta riciclata da appunti o stampati, cartoline, biglietti del treno, fotografie, dediche, scarabocchi, appunti, numeri di telefono insomma invendibili.

Ieri leggo di un post sulle automobili, apro uno dei libri messi fuori dallo scaffale dei preferiti per rileggerlo e a caso trovo proprio un brano sul tema.
Peccato, penso, potevo usarlo come commento. Poi scorro ancora a caso qualche pagina e trovo un titolo, mi alzo e mi dirigo decisa verso un dato settore in una data mensola e lo trovo.
Ne parlerò giovedì. Ora non è per svelare quale sia quel volume che volevo dire ma trascrivere due cose da Fuochi blu di James Hillman (___ "un pittore, un musicista più che un sociologo, un alchimista più che un filosofo tradizionale, un artista della psicologia").


"Una città che trascura il benessere dell'anima, spinge l'anima a cercarselo in maniere degradanti e materiali, nelle zone d'ombra dei suoi grattacieli scintillanti. E questo fenomeno, tipico dei quartieri degradati, non è solo un problema economico e sociale, è soprattutto un problema psicologico. L'anima deprivata di cure (nella vita personale come in quella collettiva) si trasforma in un bambino pieno di rabbia".
(…)
"Il diciottesimo secolo andò incontro in maniera ingegnosa a questo bisogno di vie indirette che l'anima ha. Le zone per il passaggio erano delimitate da opere comunemente chiamate "ha ha": steccati incassati, siepi nascoste, fossatelli di confine che si paravano innanzi all'improvviso, facendo esclamare un "ha ha" di sorpresa, e arrestavano il progredire del cammino, obbligando il piede a cambiare direzione e la mente a riflettere.
Per noi oggi questo sarebbe inconcepibile: come se, percorrendo a piedi il tratto della macchina parcheggiata al nostro obiettivo visivo, fossimo bloccati da uno scavo per le tubature o da una catena di sbarramento che non avevamo visto. Il nostro sarebbe un "ha ha" di furore: faremmo un esposto, sporgeremmo denuncia. Noi oggi, quando andiamo a piedi, camminiamo più che altro con gli occhi. Labirinti e intrichi intriganti non fanno per noi. Abbiamo sacrificato il piede all'occhio. Spesso, un tempo, le città crescevano intorno alle orme dei piedi: sentieri, angoli e confini, crocevia; e si sviluppavano seguendo il tracciato percorso dai piedi anziché le mappe disegnate con l'occhio".
(ecc, ecc…)