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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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giovedì 6 gennaio 2022

elegante_mente

intendendo classe, stile, charme, carisma, raffinatezza, nobiltà d'animo, insomma quelle caratteristiche che diversificano l'uomo abbruttito dalle avversità di una vita povera di tutto da quello che, nonostante quelle, sa evolvere superandole, trasformandole, sublimandole in opere ed espressioni di sé di così alto profilo da rappresentare un modello a cui tendere.

chiamiamoli patrizi, aristocratici, intellettuali insomma quella élite che, piaccia o non piaccia, c'è sempre stata a fare da contraltare alla massa di umili plebei poveri e ignoranti utili solo a sfamarli e ammirarli.

e anche oggi giorno è lo stesso, ma a cambiare c'è che tra gli ultimi sono sempre meno quelli che apprezzano la promessa di diventare in un futuro ultraterreno i primi, e sempre di più quelli che si limitano a invidiare i sempre più ricchi unicamente per il loro denaro dato che del resto sono anch'essi del tutto privi.

umanesimo, rinascimento, romanticismo (per fare qualche esempio) poi il nulla.

forse il '68 ha rappresentato l'ultimo esempio di 'modello' culturale collettivo capace di ispirare a tutto tondo 'elevando' dal basso le genti e verso l'alto gli intellettuali e gli artisti.

sarà internet ad aver appiattito nel baratro dell'ineleganza ricchi e poveri senza distinzioni?

le arti languono, gli intellettuali tacciono; potenti e nuovi aristocratici si esprimono esattamente come quattro amici ubriachi al bar e i 'popolani'  brandiscono smartphone come clave credendosi i più furbi.

tutti alla pari (conto in banca escluso): stesse unghie ad artiglio multicolore, vestiario casual sullo sciatto, trucco e parrucco alla moda, passatempi omologati e se possibile droghe e psicofarmaci a gogò.

ambizioni, ideali, moralità, senso critico, complessità addio.

vero si sta affacciando una generazione rivolta al risanamento del pianeta, ma come si fa a credere che riuscirà a rincorrere e superare le dinamiche che di fatto lo impediscono?

giovedì 8 luglio 2021

la soffitta degli amari rimpianti

semi archiviato il capitolo capanno ormai ridotto alle dimensioni e alle fattezze desiderate e ultimata l'imbiancatura  delle pareti trascurate da almeno un decennio, restava la questione sgombero soffitta da tutto il cartame burocratico relativo al pre insediamento in campagna.

fatto.

ora gli eventuali ghiri, pipistrelli e quant'altro avranno quasi la totalità dello spazio a disposizione.

avete presente quelle soffitte colme di ricordi, oggetti evocativi, cimeli più o meno preziosi, misteriosi reperti e oscuri enigmi circa l'utilità o l'utilizzo di qualche marchingegno datato e obsoleto?

niente di tutto ciò.

qualche contenitore di plastica in cui sono riposti disegni, pagelle e altre amenità dell'infanzia di mio figlio, e altrettanti contenenti la testimonianza che sì, un tempo ebbi un'altra vita.

praticamente una rassegna stampa dell'attività svolta tra gli anni ottanta e duemila.

anni d'oro come testimoniano le parcelle che ho raccolto a parte e portato qui a casa in attesa di trovare l'umore di riguardarle.

già solo l'averle scorte mi ha fatto venire da piangere.

chi poteva sapere allora che la vita avrebbe preso la svolta che è succeduta? (ammesso che saperlo avrebbe potuto cambiare il corso delle cose).

e così quando e se qualcuno sgombrerà il solaio troverà solo due cose: l'ideale di un figlio così diverso dalle tracce raccolte e un tot di 'ideazioni' e progetti stoppati all'improvviso e che solo grazie alle firme apposte potranno venire accreditati a una me di cui anch'io ho perso le tracce.


venerdì 4 giugno 2021

effetto panning

o pedone vago 


eppure, ci dicono, siamo quasi fuori (e in qualche modo lo siamo, almeno temporaneamente), eppure tutta sta felicità collettiva non la noto, né in giro, né tanto meno in me stessa, anzi.

dentro me torna a risaltare il limite di una condizione che se pur migliorata resta distante dalla normalità e assomiglia di più a quella di chi patisce disabilità ed esclusione in perfetta solitudine.

sono abituata a domare questi cedimenti psicologici, ad accoglierne la comparsa, ad ascoltarne le lamentazioni e poi 'tirare dritto'.

riprendere fiato sulle panchine, rallentare il passo, fermarmi a studiare il percorso come avessi perso la strada girando il capo ora da un lato ora dall'altro incerta su quale preferire, arrancare sui gradini, trascinare il trolley come fosse un barboncino che a volte prende un calcio da un passante distratto che mi guarda come se il suo inciampo fosse colpa mia mentre il suo inatteso pestone mi strappa la schiena.

mentre le vie delle città viste dall'alto sembrano come il time-lapse dell'attività delle formiche intorno al formicaio di giorno in giorno sempre più accelerato, ogni tanto se ne vede qualcuna che invece si muove in slow-motion e tra quelle una sono io.

con la mente già alla meta e con il corpo ancora lontano da quella.

a volte ci vogliono giorni, addirittura settimane, per cancellare dalla lista qualcosa che è rimasto indietro nel programma e così via tutto un susseguirsi di eventi in perenne ritardo, sorpassati da qualcosa di più impellente o imprescindibile che ruba tutto il tempo senza lasciarne un po' per il mero piacere di concedersi il lusso di uno svago.

quella mezza giornata al mare che fa scaturire sotto traccia il senso di colpa e il timore che a concedemerlo mi venga poi a mancare il tempo e l'energia per qualche dovere che sento dovuto alla cura degli altri.

cedo al compromesso, lunedì ho una visita a nervi... vedrò di approfittarne.

sfiga vuole che le previsioni diano pioggia, ma potrebbero sbagliare, oppure confermare che debba continuare a fare senza.

giovedì 17 dicembre 2020

Johannes Stötter 

un po' filosofo, un po' musicista, un po' (tanto) artista, pluri premiato e arci famoso, eclettico ed ecologista insomma geniale.

 

sembra 'straniero' ma è italiano (sud tirolese) a guardare le sue coreografie viene da chiedersi: 'ma come fa?'

ecco come...


basta digitarne il nome sul web e compaiono diversi video, il suo sito è qui <click>

nel terzo video (qui sotto) una delle sue partecipazioni ai talent in giro per il mondo... versione semplificata rispetto all'allestimento cinese (con un audio insopportabilmente invadente) , ma efficace a far comprendere le doti e l'estro dell'artista.

venerdì 4 dicembre 2020

automatica_mente

mi scatta automatico quando osservo le persone sovrapporre l'immagine attuale con quella di quando erano bambini.

un esercizio passatempo per quando si è sull'autobus o si fatica a decifrare un comportamento.

vale per tutti, sconosciuti, persone note, addirittura famose, politici, tutti.

c'è qualcosa che resta nella postura, nell'espressione facciale, nel reagire a una determinata situazione: dalla paura alla felicità, dalla rabbia allo stupore.

forse è qualcosa che so vedere solo io e pochi altri, ma sono anni che mi succede.

ho notato che meno giovani sono e più è facile che riemerga il bambino che erano.

purtroppo manca la controprova.

cercare di avere conferme o smentite dirette da parte dell'interessato comporta l'intavolare una conversazione preliminare che rischia di portarmi fuori dall'obiettivo e magari dentro al malumore.

però, dentro di me son certa di captare qualcosa di giusto e in ogni caso mi diverte ogni volta sperimentare questo automatismo.

signore 'per bene' e signori 'incravattati' da cui fuoriescono 'donnine' e 'ometti' ante litteram, altri che invece ancora fanno trasparire capricciose ribellioni contenute a stento...

poi ci sono i piccoli che son stati felici ma da grandi hanno attraversato  peripezie e disgrazie portando dentro, e mostrandomi fuori, il pianto spontaneo del neonato che soffre.

quelli che da grandi son diventati famosi minacciando di usare le ruspe e che io vedo in riva al mare ad agosto con un costumino abbondante, le ginocchia un po' valghe, il panzerotto in mano e la nivea sul naso, ripresi da genitori orgogliosi di cotanta panza e obbedienza ignari di essere artefici della costruzione di un mostro.

quelle nate belle e quindi son state 'pensate' ed educate solo a boccoli pettinati e vestitini rosa che da grandi straripano in abiti succinti alla valeria marini succhiando ansiolitici alla disperata ricerca del tempo perduto invece che a trovare se stesse a fingere di essere una barbie.

quelli generosi e impegnati nel dimostrare ai parenti prossimi di essere capaci di sfiorare la perfezione svolgendo con la massima maestria e perizia ogni mansione e nonostante tutto insoddisfatti e scontenti anche quando da grandi diventano icone di serietà e capacità alla gino strada.

gli instancabili esagitati ribelli e bastian contrari alla sgarbi che per via, forse, di una salute cagionevole hanno scansato qualche provvidenziale sberlone...

i bugiardi innati che finiscono spesso in politica col loro bambino dentro (che io vedo fuori) che addirittura arrossisce per un'ardire che stride persino a loro stessi.

i visi rugosi dal colorito spento o rubicondo, a seconda del livello etilico, che il mondo hanno smesso di osservarlo restando ad abitarne i marciapiedi o i sotto ponti sono i più 'schermati', ma anche quelli da cui possono fuoriuscire essenze bambinesche le più imprevedibili...

per quanto mi riguarda ci vorrebbe qualcuno con la mia stessa arroganza di saper leggere l'intellegibile per vedere me stessa bambina nelle sembianze di oggi perché io sarei poco obiettiva, anche se potrei dire che, anche nel mio caso, tanto di quella che son stata da molto piccola è ancora presente e urla per farsi ascoltare nella paura di perdersi in qualcosa che teme di diventare.

martedì 19 maggio 2020

giallo covid (6)

'voglio l'epiduraleeee...'
'dai che ci siamo...'
tre chili e quarantatre grammi.
insomma un lieto fine per tutti.
quel ricercato era sempre uccel di bosco, ma lui era stato discolpato più in fretta del previsto per via dell'occhio di riguardo di cui godono i giornalisti, la bimba sembrava aver aspettato il suo rilascio per nascere, la mamma stava benone e il congedo di due settimane gli era stato accordato.
le città si riaprono e si richiudono come le porte di un saloon, le persone hanno ricominciato a muoversi e lamentarsi per qualsiasi motivo e con ragione perché la confusione regna sovrana tanto da farsi venire più di un dubbio su qualsiasi cosa, anche la più banale e nota, come si stesse camminando su rette parallele indirizzate verso un non si sa dove e destinate a non incontrarsi mai.
nessuna certezza dagli esperti né dai ricercatori, nessuno sembra orientarsi e comprendere, né immaginare, figuriamoci programmare il futuro.
probabilmente aveva sbagliato ad aspettare di diventare padre così tardi, anzi fosse dipeso solo da lui avrebbe evitato, ma Martina lo aveva preteso senza se e senza ma.
quei tre giorni, sei ore e diciassette minuti di fermo cautelare lo avevano invecchiato di qualche anno mentre lei ne dimostrava dieci meno dei suoi quasi quaranta e così quella insulsa volontaria dell'avo, quando gli aveva chiesto se cercava la figlia (intendendo la compagna) con un tono famigliare come lo conoscesse da sempre, l'aveva fulminata con uno sguardo il giorno che trafelato, sudato e malconcio, nella fretta aveva sbagliato reparto.
dubbi e incertezze... equivoci pericolosi come quello da cui era facilmente scampato e fortunatamente lasciato definitivamente alle spalle.
'e hai poi pensato come fare per la campagna, mica vorrai farci passare l'estate in città?'
quasi quasi avrebbe voluto una figlia urlante così che la madre esaurisse per lei tutte le sue energie, invece la sua Angela era in tutto e per tutto un angelo del paradiso.
'il mercato immobiliare è così depresso che facilmente troviamo una soluzione anche migliore della vecchia casupola di terrusso...'
'pieve ligure! sant'ilario!' esplose Martina.
'portofino, no...?' le rispose andando ad aprire la porta sul baratro di un nuovo incerto, di un complicato incombente e pericoloso neo equivoco.
seduto in questura gli sembrava di essere rimbecillito davanti al risultato dell'analisi del dna del sangue ritrovato nel capanno che evidenziava una netta corrispondenza con il suo e allora il pm si era ricordato della ferita alla mano e si era convinto di vederci chiaro e giusto accusandolo della strage.
oltre lo spazio e un tempo confuso di cui aveva perso la nozione, un intricato intersecarsi di rette tangenti diversamente orientate in direzioni contrarie alla logica, alla realtà del puro buonsenso e proiettate ciascuna verso un infinito opposto alle altre che contemporaneamente gli strizzavano le meningi ridotte alle dimensioni di quelle di un criceto soffocandolo come in un bozzolo capace di isolarlo e strozzargli in gola il grido feroce e terrificante di una tigre in gabbia a cui il criceto era solo servito da aperitivo per stuzzicargli altra fame.
era incappato nell'unico essere di questo mondo ad avere certezze suffragate da una scienza che si era dimostrata ignorante su un minuscolo virus e che adesso faceva dubitare della sua credibilità e del suo alibi sulla base di una coincidenza di valori ematici che per lui era impossibile credere veri, ma che rimettevano in discussione tutto, compresa la sua stessa identità.

domenica 19 aprile 2020

distanziata_mente

che è poi lo stile di vita dell'eremita, dei single, degli scettici incalliti e degli asociali per vocazione, necessità o difesa. l'unica arma che resterà a proteggerci e sopravvivere nell'immediato futuro. le mascherine? arriveranno giusto in tempo per quando il clima porterà il termometro oltre i 24 gradi, quindi no, grazie, manco gratis. occhio e croce, se tutto procede come sembra, tutti in fila e distanti a un metro o anche due per parecchio. è che la politica e i governanti si incaponiscono nella pretesa di riuscire a far tornare in breve tempo tutto come prima. una diversa sorta di distanziamento, già praticata da diversi decenni, dalla realtà e dalla vita della maggioranza delle persone, che magari contano poco o niente, ma in compenso sono tante e capaci di influenzare notevolmente il mercato, i consumi e conseguentemente ridurre gli effetti sull'ambiente. le rinunce ai capricci degli umani consumismi gli fatto un gran bene, ci hanno fatto un gran bene. si potrebbe cavalcare quest'onda e tentare con un balzo di entrare in una dolce attesa di tempi migliori in cui a ciascuno sia affidato un compito di pubblica utilità. lavoro da fare ce ne è tanto. a tutti i livelli e per tutti i gusti. un compenso dignitoso per un'attività da svolgere vicino al luogo di residenza, soprattutto per chi vive in piccoli centri un'occasione per rivitalizzarli, ma anche in città ce ne sono moltissime utili alla collettività che lo stato e le amministrazioni locali trascurano o ignorano bellamente. se abbiamo obbedito alle restrizioni, forse siamo pronti a darci uno scopo a breve termine che giustifichi il sacrificio e soprattutto restituisca speranza in un futuro che invece sembra sempre più nero. le promesse di pochi spiccioli, che per altro stentano ad arrivare dove dovrebbero perché finiscono nelle tasche di chi le ha già piene, alimentano altri e più pericolosi distanziamenti. lo spettro molto concreto di un impoverimento materiale, psichico, culturale dilagante e devastante che già adesso pesa insopportabilmente sui bambini appena nati o ancora molto piccoli su cui già si evidenziano effetti traumatici e alterazioni comportamentali. penso sempre ai bambini e come dico sempre spero che si smetta di farne. già prima di ora il 2050 era un incubo, da adesso in poi ci sono buone probabilità che neanche ci si arrivi. e il peggio è che si rischia di arrivarci con un paio di generazioni tra i trenta e i venti anni di età poco scolarizzati, con traumi da povertà, guerra, carestia, malattia, isolamento, eventi 'naturali', inquinamento e quanto capiterà da qui in poi.

in altre parole... <click>

domenica 9 febbraio 2020

epimenide

secondo apuleio egli era capace di realizzare ciò che sapeva sarebbe avvenuto, una sorta di 'profezia del passato' che per aristotele conferiva a epimenide a capacità di individuare le vere cause dei problemi e di risolverli adeguatamente.
inizi del VI secolo a.c., come altri prima e dopo di lui in quel tempo, pascolava il gregge quando cade nel sonno.
passano cinquantasette anni e si sveglia.
il gregge è sparito e anche le persone che conosceva, la sua casa abitata da sconosciuti.
pure lui è cambiato.
durante il lungo letargo ha conosciuto le dee della verità e della giustizia acquisendo doti tali da conferirgli gli onori della fama nel gotha filosofico antico.

'era nel sonno che generava le sue profezie ed era sulla pelle che le scriveva'
(pag 113, teresa degli oracoli di arianna cecconi, prima di arrivarci neanche sapevo fosse esistito epimenide).

potevo tirar dritto, invece no.
mi son persa nella storia di epimenide e mancano ancora una ventina di pagine.
come avessi paura che finita la lettura passi l'intuizione che mi ha portato a sceglierla e apprezzarla.
sai come quando leggi qualcosa e intanto ti dici, 'ma guarda un po' cosa ho trovato' e mi sento in compagnia invece di sola tra tanta gente come al solito.
avevo deciso di ricominciare a leggere con ricette semplici di madeleine thien e invece mi è saltato in mano l'altro, come spesso succede l'anima (diciamo così) guida verso l'affine del momento.

venerdì 31 gennaio 2020

la città incerta

cosa rende così 'confondibile' uno spazio con un altro posto in tutt'altro luogo?
che sia un mondo geneticamente simile al nostro oppure uno spiazzo inatteso al di là di un tornante, la vibrazione dei sensi si accorda, oppure stride, con quanto viene percepito e memorizzato.
come un'orma dopo una nevicata, quando il manto comincia a sciogliersi proprio in quel punto e torna a farsi riconoscere.
come la fotografia di un luogo mai visto che sentiamo come fosse casa o un libro* che racconta i tuoi pensieri meglio di quanto tu stessa sia capace di fare.
un'invisibile consistenza percettiva che capita svanisca all'istante, molti la ritrovano, altri si perdono alla ricerca di una traccia diversa; fisicamente posti all'interno di un contesto abituale da cui sono emotivamente distanti.

due (e suoi multipli) piani paralleli e ci stà.
dicevano che vi fosse una città dove imparare a 'gestire' le reti di piani paralleli tra esseri che già mal sopportano le piccole discrepanze culturali, anche se la gran parte preferisce restare fisicamente in compagnia di chi si presta a interpretare i personaggi che scorrono nel proprio film mentale.
ci sono stata. è un gran via vai di gente in quartieri diversi tra loro, per esempio il mio immaginato è spoglio e deserto.
una dimensione particolare in cui tutto sembra predisposto all'inganno dei sensi.
fuori dal perimetro delle quattro mura di pietra con il pavimento di legno e un soffitto di travi, tutto è possibile.
salire in corriera e arrivare in città oppure trovarsi a varcare il confine senza averlo deciso o programmato e impossibilitata a rientrare.
intanto qualcuno ti parla o, peggio, ti telefona e il cervello in cuffia è rintronato, ma rispondi a proposito, fissi anche un appuntamento e pari cordiale.
bene tutto questo sparisce appena si interrompe la comunicazione, mai avvenuto.
nella città incerta insegnano che in quei casi si risponde: 'scusa mi richiami tu più tardi?'
mai, dicono: 'mai! dire ti richiamo'.
e poi scrivere tutto anche quando trovi i foglietti in tasca e neanche capisci cosa e chi li ha scritti.
su tutto il resto sono incerti anche i professori dell'incerto ateneo.
ma io preferisco visitare con occhi diversi più di visitare luoghi diversi.
cerco un disequilibrio stabile, mediano invece di parallelo o almeno questo è quanto ricordo più spesso di aver pensato.
poi svolto il vicolo e sono attratta dall'allontanarmi quanto più è possibile da tutto, me compresa e mi appaiono sullo sfondo le alpi svizzere con in primo piano la cassiera della coop che fa scorrere la spesa che mi appresto a pagare in stato di trance.
a volte le strade della città incerta sembrano quelle di roma piene di buche.
te ne vai in giro tranquilla e inciampi in un meteorite precipitato dalla realtà fisica in quella metafisica.
i residenti sono incerti ma propendono nel sostenere che sia identico anche per loro, hanno solo smesso di farci caso.

* teresa degli oracoli di arianna cecconi
(...) 'Questa è una storia di cose invisibili, di profezie e oracoli casalinghi, di libertà e del caso, della difficoltà di decidere, di scegliere, di amare, di crescere e di morire. E' una storia di famiglia, una storia di silenzi, di segni e della difficoltà di interpretarli. (pag 9)

sabato 23 novembre 2019

accanimento meteorologico


quasi un mese sotto uno stillicidio diluviesco senza tregua che anche i cani quando li devi portar fuori per la pisciatina si nascondono sotto al letto... una prova di stoicismo resistere al 'malumore' per chi 'patisce' l'umidità, il vento e gli 'estremismi' climatici... a ore si attende pure una mareggiata epocale e così facciamo bingo.
ci son le pietre che fan finta di essere spugne, ma è tutto talmente zuppo che a poggiare il piede per terra sembra di camminare sull'acqua.
ci si consola pensando al peggio che sarebbe capitato, nelle stesse condizioni qualche anno fa, perché qualcosa si è fatto e i danni (che ci sono), potevano esser peggiori.
c'è ancora tempo dato che il maltempo sulle zone già flagellate intende insistere e persistere preludendo a una sorta di meteoropatia collettiva.
per chi già è sofferente di questa patologia, mi sa che resta solo l'evacuazione forzata o volontaria onde evitare che arrivino a compiere gesti estremi...

martedì 21 agosto 2018

rancorosa_mente

il consiglio più frequente è quello di lasciarsi alle spalle il passato e guardare con fiducia e autostima il domani... ma quando il problema è al presente?
mi sveglio ogni mattina relativamente serena e positiva ma il più delle volte spunta qualcuno o qualcosa con cui pensavo di aver chiarito, a cui credevo di essermi rassegnata, che razionalmente comprendo o di cui mi interessa pochissimo che mi fa infuriare.
reagisco meglio che posso ma traspare benissimo quel che ribolle sotto o dietro l'ennesimo episodio anche piccolo e banale che sembra essere arrivato solo per farmi montare in bestia.
quindi ricomincio a darmi da fare per superare l'incidente e quando ci sono quasi tac ne spunta un altro, anzi è sempre lo stesso a seconda di chi contribuisce a originarlo.
mi sento come in prigione.
e vorrei una cella tutta per me, invece di doverla condividere proprio con chi ha il potere di risvegliarmi rancori e malumori.
se riesco a rendermi immune dalle provocazioni, li vedo che mi studiano, per un po' stanno tranquilli e poi trovano il modo di farmi saltare i nervi.
se trovo l'equilibrio necessario per accudirli e relazionarmi, posso star certa che più prima che poi, lo mineranno con piccoli interventi e modifiche apparentemente innocui e del tutto accettabili fino a ricostituire la gabbia.
e così via, giorno dopo giorno.



mercoledì 11 luglio 2018

sospirata_mente



una storia che vedremo presto al cinema se è vero che tra i soccorritori c'erano un paio di produttori di hollywood.
un lieto fine rattristato dalla morte di un sub, sempre sperando che l'avventura venga elaborata senza complicazioni dai giovani dispersi e dal loro allenatore.
fino all'annuncio del completamento del salvataggio temevo che potesse succedere il peggio e mi chiedevo perché fossero necessari così tanti giorni per ultimarlo.
poi ho capito tutto il lavoro che è stato necessario fare: dagli scavi all'attrezzatura reperita per il mondo, dai cavi all'allestimento del percorso, dall'apprendimento della tecnica di immersione al recupero delle forze perse nell'attesa del ritrovamento e così via.
è incredibile pensare a quante risorse abbia l'essere umano.
ci penso ogni volta che assisto a una rinascita (dolendomi poi per il fatto che queste vengano il più delle volte utilizzate per scopi contrari alla loro potenziale positività).

lunedì 4 dicembre 2017

ragione e sentimento

(che a giocare con le parole e il loro significato a dire torto e sentimento è uguale).

intelletto ed emozioni viaggiano in disequilibrio per la vita.
ma a vedersi accollata la colpa degli errori è quasi sempre il primo.
eppure sbaglia anche chi va dove ti porta il cuore, ma chissà perché il più delle volte è perdonato proprio adducendo quella scusante.
dunque la componente che dovrebbe preservarci dagli sbagli finisce spesso con l'esserne la causa ed è cosa su cui pensare.
faccio spesso autocritica e ho notato che ho sempre un sacco di motivi per quando penso di avere ragione, mentre fatico a trovarne nei casi in cui ho palesemente torto.
come fosse un accidente capitato mio malgrado e contro ogni logica.
calcoli tutto, credi nella buona riuscita e invece sbagli.
se ti ricapita, agisci al contrario e sbagli di nuovo.
forse ci sono cose nella vita che devono finire così (di solito succede di farci caso se finiscono male), a prescindere da quanto intelletto o quanto sentimento ci metti.

sabato 23 settembre 2017

rumori molesti*

orbene, ciò di cui mi preme oggi parlare è quel rumore fastidioso di fondo che emanano talune persone sia quando tacciono e sia quando emettono suoni: che siano pianti, risa, frasi o improperi.
un paio di anni fa, una ricerca scientifica ha rivelato che anche le parole 'pensate' producono una traccia sonora, o per meglio dire 'muovono' i neuroni come se fossero proferite.
altri 'esperti' hanno tradotto le onde cerebrali in musica e vari artisti (fin dai mitici anni '60) integrano nelle loro performance i suoni prodotti dagli input cerebrali registrati dai comuni strumenti diagnostici di rilevazione dell'attività cerebrale in medicina.
nell'audio qui sotto, il risultato della collaborazione di un artista sonoro e un neurologo che insieme hanno ideato uno stetoscopio cerebrale, uno strumento in grado di tradurre in 'musica' gli attacchi epilettici dei pazienti con lo scopo di alleviarne i sintomi.



ma quello che volevo dire è un'altra cosa e cioè quanto sia fastidioso interloquire o anche solo stare accanto a qualcuno che, pur tacendo, fa una gran caciara tanto che ti viene da chiederti che cosa abbia nella testa? un'informe ammasso di rottami che ruotano come fossero nel cestello della lavatrice?
tapparsi le orecchie è inutile.
quel tipo di disturbo, essendo appunto un'onda, urta comunque le mie meningi che all'istante si mettono a sbuffare tentando di scappare lontano.
ma scappare dove?

*sottotitolo: il rocket man e il rimbambito

domenica 23 aprile 2017

Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse*

* Henri Estienne



autore del video un pubblicitario, Antony Cerniello.
la descrizione, a parole, del processo di maturazione dell'essere umano è stata tentata da molti e tutti provano a rendere la propria o trovarne una che si adatti al proprio sentirsi cambiare o trovarsi diverso, senza, probabilmente riuscire a centrare una definizione esattamente calzante.
io neppure ci provo, prendo atto di quel che avverto e subito penso a chi neanche arriva a porsi il quesito perché come la mela di Adamo ed Eva viene strappato per ingordigia o per caso dal suo ramo, così all'improvviso.

sabato 8 aprile 2017

lasciateci in pace!


tutte le foto parlano eppure sono silenziose, più di un libro che un po' fruscia e se cade tonfa.
con un po' di immaginazione sento il ronfare tra qualche cinguettio e un sottofondo di stormir di fronde e sgasate di motori in transito, le pedalate dei ciclisti e l'immancabile decespugliatore che chissà perché il mio si rompe spesso o dopo un quarto d'ora è stanco e quello del vicino mai.
e in tutto questo silenzio di rumori è stato il piccolo click della macchina fotografica a svegliare la micia che mi ha guardato con l'aria scocciata e un sonoro 'ma che cxx vuoi?'
cosa sia il silenzio, dove si trovi e perché è importante sono le tre domande a cui, l'esploratore polare norvegese, Erling Kagge ha dato trentatrè risposte nel suo libro 'il silenzio'.

venerdì 12 agosto 2016

ne uccide più la lingua della spada

che poi di cose da scrivere per raccontare ce ne sarebbero, magari poco interessanti, ma comunque ci sono, invece nicchio e rimando a un prossimo spunto più convincente che sembra stentare ad arrivare.
è che sono distratta da una recente batosta che ha spento motivazione e buona volontà di fare il mio meglio e senza risparmiarmi per qualcuno che da sempre approfitta dell'occasione per sminuirmi e ferirmi a titolo gratuito.
i vecchi calli parano i colpi, ma evidentemente sussiste qualche brandello di carne ancora morbido ed esposto da colpire per far breccia fino ad arrivare dove giacciono i ricordi che gli anni hanno imprigionato negli anditi più reconditi della memoria implicita.
mi sono sentita spiazzata, pur essendo abile a schermire parole, perché cosa si può contro una affermazione lapidaria e conclusiva messa a segno a freddo, con un pretesto banale e senza appigli al contesto?
inapplicabile la regola che mi son data di dar poco conto alle parole insensate e deliranti che sfuggono in un momento difficile, perché non è questo il caso.
impraticabile la via della scusante affettiva, perché quel legame di sangue è sempre stato anemico e nemico.
resterebbe il perdono, suggerisce qualcosa in fondo all'animo avvelenato, ma la coscienza si ribella e la ragione incalza che sarebbe vanificato dall'assunto: 'quello che dici non conta niente'.
un concetto che ho sentito dirmi chissà quante volte facendo spallucce e girando sui tacchi.
l'istinto è tentennate e frenato da qualche scrupolo... le cose da fare e decidere per chi è in grado di intendere e volere, ma incapace di provvedere a se stessa e che, grazie alle scelte e alle cure, si sente così forte da mostrare la sua gratitudine a suon di coltellate da distribuire a chi ha intorno con la scusa che, fosse dipeso da lei, neanche sarebbe mai venuto al mondo.
domani summit delle reduci delle battaglie perse contro l'arzilla vecchietta che, se continua così, rischia di seppellirci tutte e tre anzi tempo riuscendo a mettere in scena ancora una volta il suo pezzo forte: la madre addolorata, anche se il cavallo di battaglia, l'interpretazione che le riesce meglio è: la stronza.

domenica 29 maggio 2016

moto perpetuo

in fondo siamo acqua per il 65% e per il resto appaiati alle cozze e alle lumache in quanto a proteine e altri componenti.
dunque in qualche modo assomigliamo più all'oceano che alla terra, alle montagne o a un prato e ci muoviamo anche stando fermi.
il cuore e i polmoni, certo, ma anche il cervello è sempre 'connesso', e poi l'onda che abbiamo dentro e si muove orchestrata dalla luna.
Socrate diceva* che ciò che è in moto perpetuo è immortale.
ma c'è moto e moto perché invece si muore, si perdono i liquidi e il resto è poca roba tanto da stare in un vaso, ma per quaranta litri d'acqua serve un barile.
comunque sia, dire che 'polvere eri e polvere tornerai' è improprio, puzza di materialismo ed è quindi poco romantico (del resto chi l'ha detto, quando lo ha detto era infuriato). 
invece si potrebbe benissimo dire che siamo gocce nel mare, piccole, sempre diverse, sballottate, a volte nuvole, a volte pioggia altre volte pozzanghere, cristalli di neve o che so? un sedano?
poco importa tanto un po' d'acqua è in tutte le cose ed è in questo senso che un po' siamo immortali.
l'anima?
ma esiste l'anima?


*L'anima, tutta, è immortale; infatti ciò che è in moto perpetuo è immortale: ciò che muove altro e ciò che è mosso da altro, quando cessa di muoversi, cessa di vivere. Dunque solo chi muove se stesso, dal momento che non lascia se stesso, non smette mai di muoversi, ma è fonte e principio (arché) di movimento anche per tutte le altre cose che si muovono. Il principio non è venuto a essere (ageneton): infatti ogni cosa che è venuta a essere, è venuta ad essere necessariamente da un principio, ma il principio non è venuto da niente. Perché se fosse venuto a essere da un principio, non sarebbe, a sua volta, principio. Poiché non è venuto ad essere, è anche necessariamente incorruttibile. Infatti se il principio cessasse di esistere, non sarebbe fatto venire a essere da niente, né altro verrebbe a essere da questo, se davvero bisogna che tutte le cose vengano ad essere da un principio. Ecco perché ciò che muove se stesso è principio di movimento. Ed esso non può né smettere di esistere né venire ad essere, o accadrà che tutto, il cielo e la terra, si fermerà cadendo in rovina, e non ci sarà mai più qualcosa che lo faccia muovere. Ma poiché ciò che si muove da sé è stato visto come immortale, chi dice che proprio questa è l'essenza (ousia) e la definizione dell'anima non farà una brutta figura. Infatti il corpo (soma) cui il movimento è dato dall'esterno è inanimato (apsychon), mentre ciò che lo dà a se stesso da sé è animato (empsychon), poiché questa è la natura dell'anima. Ma se questo è vero, che quanto si muove da sé non è nient'altro che anima, allora necessariamente l'anima è immortale e non venuta ad essere.

giovedì 25 febbraio 2016

sofferenze animali

si dice, no?
qualcosa tipo: soffro come una bestia; si dice, sì.
ci ho pensato.
è una locuzione senza senso.
gli animali nel loro habitat hanno ben poche probabilità di soffrire.
un po' di fame, qualche ferita, un lutto, ma intanto sono scevri della capacità di 'preoccuparsene' e poi sono dotati delle risorse utili a sopperire o rimediare.
il discorso è diverso se hanno la sfortuna di coabitare con l'homo sapiens perché in quel caso le sofferenze inflitte sono ben più numerose e di vario genere tanto da potergli far dire (se solo potessero esprimersi a parole) che stanno soffrendo come un umano.
quell'essere unico che gode a infliggere e infliggersi pene per cui ha dovuto addirittura inventarsi l'esistenza di un inferno in cui finire nel caso quelle terrene lasciassero insoddisfatto l'istinto masochista e sadico al contempo che via via ha sviluppato creando aberrazioni di ogni sorta.

mercoledì 10 febbraio 2016

imbarazzo

quello sottile, si intende, mica quello falso e neppure quello di pancia.
manifestarlo spesso è utile a risolvere sul nascere un conflitto.
crea quel momento sospeso in cui l'altro, che si vorrebbe mettere alle corde o strozzare, ti guarda stupito mentre scandaglia nell'animo e nelle parole appena espresse e lì capisci se prova un lieve senso di colpa oppure il sapore della vittoria per aver toccato un tasto sensibile o averla sparata davvero troppo grossa.
il proprio imbarazzo dura poco, perché subito passa all'altro, al suo prodigarsi per rimetterti nel tuo agio e se poco prima era incurante del prossimo scoppio di una tua giugulare, ora tituba e tentenna perché sa benissimo che quella manifestazione di imbarazzo è il segnale che prelude a una sentenza definitiva e a una interruzione del dialogo o della lite, è l'anticamera dell'indifferenza, l'abbandono senza vinti ne sconfitti del contendere, la crepa insanabile nel corpo intangibile, invisibile e intimo.