dalle parole (troppe) alla carta (straccia) e i fatti?
"sarà capitato anche a voi" cantava in una vecchia canzone la mina nazionale.
la musica in testa è sempre la stessa.
la burocrazia italiana è un fenomeno talmente arzigogolato che uscirne pare impossibile ed è per questo che nessuno ci prova più.
lo si sopporta, maledicendolo, e ci si adegua.
ben lo ha capito la politica come risulta evidente soprattutto in questo ultimo governo, tanto che si avverte il friccicorino di chi, addetto alla gestione delle varie amministrazioni, enti, forniture e servizi vari, applica con maestria le norme nel pieno rispetto delle regole cartacee.
un passacarte che si prolunga in estenuanti trafile che si concludono puntualmente in un niente di fatto, così che la messa in atto fattiva del provvedimento suscita lo stesso stupore di un miracolo divino e rappresenta un'eccezionalità meritevole di grande risalto sui media e nell'opinione pubblica.
prendo ad esempio la demolizione dell'ecomostro di Scala dei Turchi in Sicilia, costato ventiquattro anni (24) di carte bollate.
considerato che il cemento armato si disintegra in una cinquantina d'anni, ad aspettare ancora un po' si risparmia anche il costo della demolizione.
e poi c'è il fatto che il più delle volte, grazie alla burocrazia e ai suoi escamotages, capiti che la pratica risulti evasa e risolta solo perché lo dice un pezzo di carta.
a suon di provvedimenti le cose sembrano procedere al meglio, o alla meno peggio, ma nella realtà dei fatti tutto resta irrisolto.
prendo a esempio la questione del pagamento dei debiti della PA.
"pagheremo", anzi "paghiamo", ma quando, dico io?
altro esempio eclatante: l'approvazione all'unanimità della Convenzione di Istanbul.
per carità, ben venga la ratifica, ma da qui a dire che allora il problema è risolto o che si sia fatto qualcosa di concreto ce ne passa!
e allora, dico io, tanto vale fare un ultimo sforzo e approvare velocemente provvedimenti cartacei in materia di diritti civili, omofobia, ambiente, testamento biologico, eutanasia, e perché no, pure una nuova legge elettorale, tanto dall'emanazione della norma alla sua attuazione manca sempre e comunque un collegamento a coprire la distanza tra il dire e il fare.
una volta si diceva che ci corre il mare, oggi che le distanze si sono accorciate e il sistema è globalizzato, cosa vuoi che sia un oceano?
e così, tanto per evitare di dover mettere in pratica i buoni propositi, cosa si è fatto?
semplice!
una cosa è fatta quando è messa nero su bianco, per il resto c'è mastercard!
e se non hai la carta di credito?
te la gratti, zum, zum, zum!
provvisoriamente _ ironicamente _ fugacemente _ instabilmente _ cinicamente _ p a r a l l e l a m e n t e_click
.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
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bella o brutta che sia, mi soddisfa e tanto mi basta.
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venerdì 7 giugno 2013
lunedì 17 gennaio 2011
in via eccezionale
Ebbene sì capita, e se capita a me è tutto dire di quanto il virtuale possa ingannare la mente e ottundere nebbiosamente i sensi fino a condurli precipitosamente verso una cocente delusione.
Omaggio ai miei fianchi
(Lucille Clifton – USA/Africa)
I gatti come gli angeli
(Marge Piercy – USA)
I gatti come gli angeli dovrebbero essere magri;
i maiali e i cherubini dovrebbero essere grassi.
La gente sta di solito nel mezzo, un nodo
d’osso che sporge dal ginocchio che vorresti
imbottire, un rotolo di ciccia che s’affaccia
alla cintura. Ti autopunisci,
una di quelle palle di gomma che hanno i bambini
che rimbalzano sempre sulla
paletta, ripicchiando sulla stessa superficie.
Vorresti essere snella e liscia
come una saetta.
Quando ero giovane
amavo uomini spinosi con ghigni ascetici
tutti gomiti e parole e cartilagini
costoluti come chiglie grigio-nebbia sulla riva,
facce taglienti che accecano
come lame lucenti, menti
rivolti al saccheggio come prore Egee.
Ora cerco uomini le cui pance serene
mostrano piacere per la carne e per la tavola,
uomini che vengono in cucina
e si siedono, che non pensano che pelando patate
gli diventi piccolo; uomini con dita
larghe e palle violette come fichi,
uomini con rughe sgualcite e l’aspetto
stropicciato adatto ai letti recentemente
usati bene.
Non ci è richiesto
di sembrare dei quattordicenni malnutriti
malgrado quello che impone
la moda. Tu sei fatto per tirare un carretto,
per sollevare un carico pesante e reggerlo,
e trascinarlo lungo la salita, e sono così
anch’io, corpi contadini, rustici, solidi
belle pentole d’argilla scura che sopportano
bene il fuoco. Quando mettiamo le pance
insieme non facciamo rumori metallici
rimbalziamo sulla tappezzeria buona.
Tralasciando le passioni immediate, quelle per intenderci tipo che lei ha un profilo lungo sei chilometri dove ripete lo stesso identico messaggio:
NON CERCO AVVENTURE, MISURE PARTICOLARI, ASTENERSI SENZA FOTO E BLOG
descrivendosi tanto minutamente da poter diventare concreta, reale e antipatica come poche prima di finire la lettura e un lui anonimo, senza foto, profilo immacolato che le scrive in privato subito dopo aver sbirciato le foto dicendo:
SEI UNA DONNA INTERESSANTE, HO VOGLIA DI CONOSCERTI, MI PIACI.
Tralasciando questi casi, dicevo, ho notato che intorno ai due mesi di conoscenza virtuale può scattare improvvisa una passione tale da ubriacare un masso piantato in un giardino zen.
E puntualmente quando finalmente ti decidi a metterti in gioco, puf! torni peggio della tua peggior descrizione di te stessa/o e in più ti senti scornato/a (n pratica la crisi del terzo mese raramente viene superata e la cosa finisce com'era cominciata).
E io mi diverto e dico io ci sono, io ci sto!
E ditemi se mi sono mai lamentata di cadere in queste trappole!
Io ci sto, tu ci stai?
Sono una frana a incoraggiare e stuzzicare virtualmente il lato erotico maschile, sbuffo, perdo la pazienza, sono primitiva, diretta, empirica con me ne se parla solo dopo la prova del 9 nudi in un letto nel silenzio, meglio se piove, dopo aver preso l'impronta fisica uno dell'altra aderendo millimetricamente una all'altro per un tempo di indefinibile durata.
Poi, nel caso se ne può parlare.
ps sono una frana e non mi interesso neanche tanto di robe erotiche (come le chiamo io) ma questa canzone è piuttosto chiara del modo che intendo e in cui ritengo di essere (al di là del portone) e le poesie, bèh__ dicono che sono speciali in quel senso. Mi fido.
Penso scriverò un Haiku o un Tanka da mandare all'interessato, ci sto pensando.
Per ora gli mando questo avviso, in via del tutto eccezionale e poi torno, prometto, ai proverbi cinesi, allo zen e alle cose che mi fan compagnia.
Omaggio ai miei fianchi
(Lucille Clifton – USA/Africa)
questi fianchi sono fianchi larghi
hanno bisogno di spazio
in cui girarsi.
non ci stanno in piccoli
spazi meschini. questi fianchi
sono fianchi liberi.
non vogliono essere trattenuti.
questi fianchi non saranno mai schiavi,
vanno dove vogliono andare
fanno ciò che vogliono fare.
questi fianchi sono fianchi possenti.
questi fianchi sono fianchi magici.
ho saputo che sono capaci
di fare un incantesimo a un uomo
e farlo girare come una trottola!
hanno bisogno di spazio
in cui girarsi.
non ci stanno in piccoli
spazi meschini. questi fianchi
sono fianchi liberi.
non vogliono essere trattenuti.
questi fianchi non saranno mai schiavi,
vanno dove vogliono andare
fanno ciò che vogliono fare.
questi fianchi sono fianchi possenti.
questi fianchi sono fianchi magici.
ho saputo che sono capaci
di fare un incantesimo a un uomo
e farlo girare come una trottola!
I gatti come gli angeli
(Marge Piercy – USA)
I gatti come gli angeli dovrebbero essere magri;
i maiali e i cherubini dovrebbero essere grassi.
La gente sta di solito nel mezzo, un nodo
d’osso che sporge dal ginocchio che vorresti
imbottire, un rotolo di ciccia che s’affaccia
alla cintura. Ti autopunisci,
una di quelle palle di gomma che hanno i bambini
che rimbalzano sempre sulla
paletta, ripicchiando sulla stessa superficie.
Vorresti essere snella e liscia
come una saetta.
Quando ero giovane
amavo uomini spinosi con ghigni ascetici
tutti gomiti e parole e cartilagini
costoluti come chiglie grigio-nebbia sulla riva,
facce taglienti che accecano
come lame lucenti, menti
rivolti al saccheggio come prore Egee.
Ora cerco uomini le cui pance serene
mostrano piacere per la carne e per la tavola,
uomini che vengono in cucina
e si siedono, che non pensano che pelando patate
gli diventi piccolo; uomini con dita
larghe e palle violette come fichi,
uomini con rughe sgualcite e l’aspetto
stropicciato adatto ai letti recentemente
usati bene.
Non ci è richiesto
di sembrare dei quattordicenni malnutriti
malgrado quello che impone
la moda. Tu sei fatto per tirare un carretto,
per sollevare un carico pesante e reggerlo,
e trascinarlo lungo la salita, e sono così
anch’io, corpi contadini, rustici, solidi
belle pentole d’argilla scura che sopportano
bene il fuoco. Quando mettiamo le pance
insieme non facciamo rumori metallici
rimbalziamo sulla tappezzeria buona.
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