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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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mercoledì 21 marzo 2012

oh oh ahahahahhhhhhhh!

e con questa solenne risata si chiude l'odierno trittico_post sul buon umore!



ho capito che anche ridere è una cosa seria.
e cosa resta altro che piazzarsi davanti a uno specchio e ridere con se stessi?
tagliare via il mondo, concentrarsi sul corpo e metterlo in moto al solo scopo di farlo ridere così che riesca a sviluppare tutto ciò che gli serve per essere in buona salute.
una terapia che è un po' il segno di tempi in cui occorre recuperare anche i gesti spontanei con applicazione e costanza, inventandosi pretesti che comunque è meglio di piangersi addosso perchè non se ne trovano.
oh oh ahahahahhhhhhhh!



oh oh ahahahahhhhhhhh!



oh oh ahahahahhhhhhhh!

allora, cosa facciamo?



oggi la dedico alla scemite che mi ha colto e pare stenti ad abbandonarmi.
il problema è che scrivere che faccia almeno un po' ridere?
il senso dell'umorismo è così soggettivo!
ancora più criticabile delle lagne per cui si sa, facilmente si è portati a perdonare, comprendere e pietire.
invece io dico l'essere divertenti a prescindere dalla satira che un po' specula sull'attualità quasi sempre deprimente e cupa.
vebbhè tanto ci penso, a dopo.

titolo del post: post del titolo

i vostri titoli credo si chiami la rubrica della trasmissione di geppi cucciari sulla 7.
è perchè in sti giorni avrei voglia di ridere, ma manca lo spunto giusto e allora ho cercato sul tubo e messo su una selezione di frasi amene, tipo quelle che si sentono in giro sul bus, per strada, al bar.
quante cose che mi perdo, lo so.
ma in fondo sta stupidera mi prende un paio di volte l'anno quindi a conti fatti negli altri 364 soffro poco a perdermi cotante illuminanti considerazioni.
quella che mi fa davvero scompisciare è quella che dice: "non ho letto neanche il giornale di stamattina, nè metro, nè tutto, nè niente", ma anche le faccende domestiche è un interessante esemplare di comicità.

sabato 28 gennaio 2012

la sacra oscenità

E' un ragionamento che deriva da una considerazione personale riguardo alle rappresentazioni che ci diamo nei sogni.
In qualche modo, almeno per quanto mi riguarda, mi pare che qualunque sia il ruolo delle entità che ci rappresentano oniricamente, manchi la componente giudicante (negativamente giudicante).
Come se nelle azioni prodotte e manifestate vi fosse una logica a prescindere dalla morale che a volte al risveglio ci fa rabbrividire per la crudeltà o per l'oscenità  di ciò che ricordiamo (anche perchè diciamocelo, sono in molti più dei santi che al fondo di sè trovano l'essere divino, quelli che trovano  una deità pagana, blasfema, irriverente, sconcia o dissoluta che dir si voglia).
La dea Baubo è un po' l'incarnazione simbolica dell'immaginario femminile che ognuna di noi porta dentro di sè che ne sia o meno consapevole.
E secondo me spesso è sofferente e mortificata o relegata appunto nei panni sudici delle fantasie inconfessate o da rivestire in quelli più nobili della poesia o dei veli del raffinato erotismo.
Eppure la natura si fa pochi riguardi, come avviene nei sogni le cose vengono spiattellate per quello che sono, riconosciute come tali e fatte agire nella maggiore libertà possibile consentita dalle remore e censure che dallo stato conscio sono riuscite a passare in quello inconscio.
"Alcuni anni fa, quando presi a raccontare «storie delle dee sporcaccione», le donne sorridevano, poi si mettevano a ridere sentendo narrare gli exploits delle donne, reali e mitologiche, che avevano usato la sessualità, la sensualità, per ottenere qualcosa, affermarsi, alleviare la tristezza, sollecitare il riso, rimettendo così a posto qualcosa che era andata storta. Fui anche colpita da come le donne passavano al riso: prima dovevano mettere da parte tutta la loro educazione, secondo cui non era da vere signore.
Vidi che questo «comportamento da signore» in realtà, al momento sbagliato, soffocava le donne invece di farle respirare liberamente. Per ridere bisogna espirare e inspirare in rapida successione. Sappiamo dalla chinesiologia e dalle terapie come l’Hakomi che con la respirazione profonda sentiamo le nostre emozioni, mentre quando non desideriamo sentire, smettiamo di respirare, tratteniamo il respiro.
Nel riso, la donna può cominciare a respirare davvero, e cominciare quindi a sentire sensazioni non autorizzate. Ma quali sensazioni? Non tanto di sollievo, né di conforto, quanto di apertura a lacrime trattenute o a memorie dimenticate, o la rottura delle catene messe alla personalità sensuale".


"Storie «tra-le-gambe» si ritrovano in tutto il mondo. Una è la storia di Baubo, una dea dell’antica Grecia, la cosiddetta «dea dell’oscenità». Ha nomi più antichi, come Iambe, ed evidentemente i greci la ripresero da ben più antiche culture. Sono esistite dee archetipe selvagge della sessualità sacra e della fertilità Vita/Morte/Vita fin dall’inizio dei tempi.

Un unico riferimento a Baubo negli scritti a noi pervenuti dall’antichità fa pensare che il suo culto venne distrutto e sepolto sotto lo scompiglio delle varie conquiste. Sento che da qualche parte, forse sotto le colline silvane o i laghi nascosti tra i boschi in Europa e in Oriente, esistono templi a lei dedicati, con tanto di icone ossee.
Non è dunque un caso se pochissimi hanno sentito parlare di Baubo, ma ricordate che basta un coccio per ricostruire l’insieme. In questo caso il coccio esiste, perché è arrivata a noi una storia in cui compare Baubo. È una delle divinità più amabili e picaresche che abbiano abitato l’Olimpo. Questa è la mia cantadora, la versione basata sull’antico selvaggio frammento di Baubo che ancora occhieggia nei miti greci dopo l’epoca matriarcale e negli inni omerici".

"Nel sacro, nell’osceno, nel sessuale c'è sempre una risata selvaggia in attesa, un breve passaggio di riso silente, o la risata di una vecchia, o il respiro affannoso che è riso, o il riso che è selvaggio e animalesco, o il trillo che è come una scala musicale. Il riso è un lato nascosto della sessualità femminile; è fisico, elementare, appassionato, vitalizzante e pertanto eccitante. È una sessualità senza scopo, a differenza dell'eccitazione genitale. È una sessualità della gioia, per un istante appena, un vero amore sensuale che vola libero e vive e muore e di nuovo vive della sua propria energia. È sacro perché è così salutare. È sensuale perché risveglia il corpo e le emozioni. È sessuale perché è eccitante e provoca ondate di piacere. Non è unidimensionale, perché il riso si spartisce con se stessi e con tanti altri. È la sessualità più selvaggia nella donna".

Il sacro e l'osceno hanno la stessa matrice; sono indivisibili, dal primo scaturiscono la serietà e il dolore, dal secondo il divertimento e la risata. E' questo genere di esagerazioni quelle che ci concediamo nei sogni e penso sia bene vivere anche nella realtà, perchè da  un certo punto in poi sarà solo in sogno che potrà manifestarsi e liberarsi.
A un certo punto mancheranno le occasioni, le energie e in compenso aumenteranno le pance flosce da far ballare in qualche sonora risata che un particolare o una battuta riescono ancora a risvegliare in chi ha letto questo libro un bel po' di anni fa e lo consiglia alle giovani che potrebbero essere sue figlie, se hanno ancora da leggerlo, perchè possano arricchire le occasioni finchè sono frequenti e possibili.
E' così, parola di una vecchia mangia pane e oscenità a tradimento.

I corsivi sono tratti da "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés

martedì 30 agosto 2011

reclam_izzati

ora per chi non c'era potrà sembrare anomalo ma la pubblicità agli albori televisivi deve aver posto un bel po' di problemi di vario genere.
infatti, come si può vedere dagli esempi, si brancolava decisamente nel buio più totale, anche oggi è uguale, ma il risultato non è altrettanto esilarante.
il fatto poi che la marca fosse assolutamente disgiunta dal soggetto della "reclam" oggi fa sorridere. In effetti la durata corrispondeva a una intera serie di spot attuali di cui spesso non ricordiamo assolutamente il committente, mentre allora _per chi se lo ricorda_ certi motivetti facevano parte della vita e dei sogni degli italiani.
vorrei avere il testo della canzone!!!
comunque ancora sexy le gemelle, che abiti!
"E voilà il segreto che ogni donna sa, un segreto che vi da grande femminilità e si chiama Omsa, Omsa, che gambe!"
sì, ecco, appunto, ma le gambe?
e che dire di questo abbinamento rock con la______ camomilla?
sebbene ottenuta con la microcompressione?
"nervi calmi, sogni belli con l'espresso Bonomelli"
"oh oh oh! __ Teddy boy non sparar___ oh oh oh!"
"in tutti i bar si distingue subito, bevetelo freddissimo nel gotto con un solo spruzzo di selz"
e meno male che alla fine viene spiegato il prodotto, tutto poteva sembrare tranne che un aperitivo da gustare al bar, anzi, nel gotto!