.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

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lunedì 16 agosto 2021

senza colpo ferire

li immaginiamo sporchi, brutti e cattivi ma guardando le foto a spiccare è soprattutto il loro stesso stupore per una avanzata che nessuno (compresi i talebani) immaginavano così veloce e 'pacifica'.

una situazione che più intricata non si può.

io almeno non saprei spiegarla, ma credo che i servizi di intelligence faranno bene a vigilare sul prossimo 11 settembre (che avrebbe dovuto segnare la data del definitivo ritiro delle truppe americane) perché tutto fa pensare che il programma fosse stato di 'celebrare' quella data col botto.

invece le truppe sapientemente 'addestrate' (con un dispendio economico da capogiro) in venti anni di missioni Onu (che hanno lasciato sul campo oltre centosessantamila esseri umani), neanche hanno provato a reagire.

chi dice perché incapaci, chi perché prive di strumenti, chi perché rassegnati a un destino che per primo vedrà condannati a morte i 'collaboranti' delle diverse ambasciate e vari intermediari, i 'dissidenti' e le donne.

sangue ne scorrerà, ma sarà difficile vederne le tracce, trovarne le origini e seguirne il percorso, figuriamoci impedire che scorra o trovarne gli artefici.

una guerra ai talebani che più persa di così non si può.

eppure guardando le foto chi potrebbe dire che quelle facce siano portatrici di sottili strategie e piani tattici all'altezza degli scenari politici ed economici che si sono dischiusi?

ora come allora non sembra più un'astuta macchinazione (astuta lo metterei tra virgolette) funzionale a stabilire i nuovi rapporti di forza e distrarre denari e interessi delle potenze mondiali?

anzi, diciamo pure di una tra quelle, la più quotata al ruolo di principale potenza: la Cina (ovvio).

mentre scrivo c'è Biden in tv (da quello sento è penoso), altri si sono espressi e con la consueta lentezza le diplomazie e l'Ue faranno le loro dichiarazioni (il nostro ministro degli esteri oggi era in spiaggia...)



sabato 14 marzo 2020

com'è come non è

forse lo sapremo a fine anno leggendo e interpretando, ciascuno dal suo punto di vista, i dati che verranno raccolti, analizzati, codificati e 'arrangiati' alla bellemeglio a seconda della convenienza del momento.

il mio primo grande spavento fu la mattina del 26 aprile 1986, o forse qualche giorno dopo, comunque non appena giunse la notizia dell'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.


avevo mio figlio che aveva da pochi giorni compiuto un anno e in quel momento decisi che sarebbe rimasto l'unico, per tanti motivi, ma su tutti la certezza che le prospettive erano così buie che niente avrebbe mai potuto convincermi che da quel momento dare la vita avrebbe avuto senso.


erano altri tempi, le notizie viaggiavano col contagocce una volta depurate e 'addomesticate'.


foto e reportage censurati, così nessuno sapeva esattamente come regolarsi.
il caso vuole che anche allora il lodigiano fosse il territorio più colpito con l'agricoltura in ginocchio e lo stesso per i latticini.


il numero delle vittime totali non fu mai reso noto perché la maggior parte dei decessi fu successiva e probabilmente ancora in atto. il fatto è che da allora aumentarono i tumori soprattuto legati alla tiroide, ma nonostante gli studi effettuati anche in seguito, i dati sono ignoti.


al momento quel che resta è ingabbiato in una mega struttura predisposta per resistere un centinaio di anni (cioè fino al 2116) e le autorità stanno pensando di realizzare un sito turistico in barba alla foresta rossa, ai livelli di radioattività al pericolo che il contenuto della moderna struttura imploda su quel che resta (come si è certi stia per accadere e cioè entro il 2023) facendo presagire un disastro ancora peggiore dell'esplosione originaria.
nel 2011 ci fu Fukushima e anche lì gran mistero sui numeri del post disastro perché, quando è possibile, è sempre meglio far finta di niente, minimizzare, passare oltre.
a dare una mano i nuovi media che elaborano le tragedie in tempi sempre più ristretti per passare come niente fosse alla successiva sciagura che certamente sta già accadendo altrove.
e così gli spaventi diventano sempre più piccoli e indolori che quasi nemmeno te ne accorgi e fai proprio fatica a credere che ne esista uno 'reale'.
l'istinto ti porta a negarne l'esistenza, a considerarlo un falso allarme e comunque attribuirne la 'colpa' a un nemico ignorante, stupido, cattivo, spietato da sconfiggere con le sue stesse armi.
nel caso del covid19 la cosa si complica per tanti motivi, intanto il nemico è 'spontaneo', imprevisto e senza cause apparenti o direttamente connesse all'attività e/o volontà umana.
ma ne siamo davvero così sicuri?
(un paio di letture interessanti e inquientanti... una e due).
questa volta lo spavento è diverso, una disincantata certezza che com'è come non è le conseguenze saranno imprevedibili perché tenute sotto controllo da chi è privo del minimo barlume di lucidità e competenza ma soprattutto dell'onestà di motivare l'evidente intenzione di uscirne approfittandone.
purtroppo, si dirà, gli anziani, i più deboli, i senza tetto se la passeranno così male da essere decimati per colpa di nessuno o del virus.
consiglio a tutti di pensare che gli stessi verranno rimpiazzati da altrettanti (o forse ancor di più) 'sfortunati' e quindi che cambia?
cosa sarà utile a migliorare il presente dopo che avremo tirato la somma delle perdite e dei danni se l'obiettivo è tornare come prima?




lunedì 27 gennaio 2020

se una farfalla batte le ali...

incerti tra crederci o meno, sta che quando ero quasi in cima alla lista dell'intervento si è bloccato tutto.
il sospetto che qualcuno sapesse già prima del giorno in cui è scattato l'allarme è forte se una settimana prima all'ospedale avevano già predisposto il piano di emergenza requisendo letti, sale operatorie e personale almeno per i prossimi due mesi.
tutto fermo, si riparte dal via come a monopoli e se ne riparla tra sei mesi / un anno.
grazie alla cina che ormai detesto ai massimi livelli per far viaggiare per il mondo i suoi prodotti scadenti e molto spesso 'velenosi', inquinarlo in modo oggettivamente insopportabile e, in ultimo stressare gli animi con fughe di virus e batteri che ammalano gli orti e potenzialmente ammazzano persone per ogni dove.
e siamo ancora fermi a ringraziare perché hanno imparato ad avvisarci.

martedì 14 agosto 2018

cicindela

piccolo coleottero cosmopolita, a seconda delle sottospecie, questo si trova prevalentemente in asia. è un predatore voracissimo sia in forma adulta e sia in quella larvale.
la natura è paziente e minuziosa, in pochi centimetri sa dipingere una gamma enorme di cromie affascinanti


lunedì 12 febbraio 2018

tempo da cani

ultimi giorni del gallo di fuoco che sta per fare posto al cane di terra.
cinesemente parlando si potrebbe dire che si passerà dall'acutezza e vivacità di sguardo alla calma pacatezza del 'cucciolone' dello zodiaco cinese.
sarò io che ho perso la fede (anche) delle credenze pagane, ma gli anni passano senza che vi sia alcuna affinità con le caratteristiche dettate dallo zodiaco e raffigurate dai dodici animali che abitano in uno zoo confuso infischiandosene della successione dettata dalla leggenda secondo cui, Buddha, sentendo arrivare la propria fine, volle chiamare a sé gli animali e premiare quelli che risposero all'invito.
chissà cosa stavano facendo e pensando gli altri?
il gatto dormiva al sole, la rondine emigrava, la giraffa aveva il torcicollo, l'elefante tentava di uscire senza danni da una cristalleria, le formiche avevano troppo da fare, la tartaruga si giocava la finale con una lumaca, l'ape bottinava, il pinguino neanche è partito, il canguro s'è inciampato nell'ultimo salto e i cammelli aspettavano la cometa.
insomma, Buddha, ha dovuto prendere quel che arrivava, un po' come qui, adesso, per chi c'è.

venerdì 22 settembre 2017

qualcosa di strano e leggermente inquietante



purtroppo mi sono persa lo spettacolo del fungo di qualche giorno fa, ma tra chi ha avuto la fortuna di assistere dal vero a quello strano tramonto, immagino ci sarà stato qualcuno che deve aver pensato di trovarsi in prossimità di un evento catastrofico e altri che fosse sfuggito qualche missile atomico dal 38° parallelo. invece si è trattato di un fenomeno atmosferico 'raro' qui da noi e, fortunatamente contenuto a qualche temporale nell'area a est del capoluogo ligure.
occhio però, perché questo tipo di formazioni anomale possono produrre conseguenze tutt'altro che rasserenanti di cui si dovrebbe tener conto, ma le nuvole 'vanno... vengono...' diceva la canzone, come le chiacchiere sul clima e sul resto...

domenica 13 novembre 2016

i cinque sforzi che ci danneggiano


sembra quasi che ogni azione quotidiana serva a condurre alla morte più che a favorire la longevità.
in estrema sintesi, nella medicina tradizionale cinese (mtc), i cinque sforzi che sono dannosi al corpo sono: 
il prolungato uso degli occhi, che danneggia il sangue; 
il restare sdraiati e riposare troppo a lungo, che danneggia l’apparato respiratorio; 
il restare seduti troppo tempo, che danneggia la carne; 
il restare in piedi troppo tempo, che danneggia le ossa; 
il camminare troppo tempo, che danneggia i muscoli. 
eppure più ci penso e più resto convinta che la mtc sia la più alta espressione della capacità umana di curare e guarire.
ma come posso far entrare nella zucca di un qualsiasi medico allopatico che nella maggior parte dei casi il rimedio è peggiore del male?
con il linguaggio dei segni? un'anagramma? pubblicazioni e saggi? un disegnino?
che poi, mi sembra una manifestazione di normalità il fatto che, da una certa età in poi, a ogni compleanno si aggiunga una magagna.
e se a quel progressivo deterioramento si sommano gli effetti conseguenti a mutazioni forzate, eventi imprevisti, cause esterne, ecc, che, ovviamente, impoveriscono le risorse già affievolite dall'usura, pazienza!
e chissà che le varie forme di demenza dipendano anche dall'assunzione di farmaci che, nel tentativo di rimediare all'errore prodotto dalla cura che a sua volta ne produce un altro che necessita di ulteriori correttivi e così via fino allo scandire del tempo sul tic tac del blister invece di quello dell'orologio, finiscono con il trasformare il soggetto in qualcosa di alieno a se stesso.
sbaglierò, ma nel mio caso come in quello della maggior parte delle persone che se, dall'oggi al domani, sparissero dalla terra nessuno se ne accorgerebbe  (diverso ragionamento per chi è sotto gli anta e ha figli ancora piccoli), attribuisco così poca utilità ai farmaci che anche un cachet da banco diventa accanimento terapeutico.
una strana teoria?
e chi lo dice?
qualcuno che cambia l'iphone ogni sei mesi?
buttiamo senza traumi una tazza sbeccata, ma teniamo in vita cariatidi umane fuori di testa per placare chissà quale senso di colpa o insano senso del dovere augurandoci che qualcuno al nostro posto ponga fine alla pena il giorno che vestiremo quei panni.
un arzigogolio mentale inutile perché quando saremo vegetali e avremo perso le facoltà mentali necessarie a determinare che è giunta l'ora della fine, sicuramente nessuno si farà carico di esaudire le volontà espresse in tempi non sospetti.

domenica 27 luglio 2014

Silenzio, olà! Notte senza lumicino



(...) Silenzio, olà! Laggiù chi parla? Silenzio! Silenzio! È l'ora dolcissima del sonno.
Silenzio, silenzio, silenzio! Il sonno sfiora gli occhi di Turandot!
Si profuma di Lei l'oscurità!

Ping
Via di là, femmine ciarliere!

Ping, Pong, Pang
Attenti al gong! Attenti al gong!

Calaf
Si profuma di Lei l'oscurità!

Ping, Pong, Pang
Guardalo, Pong (Ping, Pang)! È insordito! Intontito! Allucinato!

Timur
Più non li ascolta, ahimè!

Ping, Pong, Pang
Su! Parliamogli in tre!
Notte senza lumicino, gola nero d'un cammino
son più chiare degli enigmi di Turandot!
Ferro, bronzo, muro, roccia… l'ostinata tua capoccia…
son men duri degli enigmi di Turandot!
Dunque va', saluta tutti! Varca i monti, taglia i flutti!
Sta alla larga dagli enigmi di Turandot!

Le ombre dei morti
Non indugiare! Se chiami, appare quella che estinti ci fa sognare. Fa ch'ella parli!
Fa che l'udiamo! Io l'amo! Io l'amo! Io l'amo!

Calaf
No, no, io solo l'amo!

Ping, Pong, Pang
L'ami? Che cosa? Chi? Turandot? Ah, ah, ah! Turandot! 
O ragazzo demente! Turandot non esiste! 
Non esiste che il niente nel quale ti annulli! Turandot non esiste, non esiste! 
Turandot! Come tutti quei citrulli tuoi pari! 
L'uomo! Il Dio! Io! I popoli! I sovrani! Pu-Tin-Pao! Non esiste che il Tao! 
Tu ti annulli come quei citrulli tuoi pari, tu ti annulli! 
Come tutti quei citrulli tuoi pari! (...)


martedì 8 ottobre 2013

a qualcuno piace caldo

loro lo preferiscono freddo.


sono alcuni dei ventimila esemplari superstiti di questa specie.


vive prevalentemente in Cina


abita le zone a tremila metri, tra le cime innevate


l'estinzione è in parte conseguenza del restringimento delle aree di residenza


e in parte dovuta alla caccia della pregiata pelliccia


e alle proprietà terapeutiche delle ossa


oltre che per la prelibatezza della sua carne.


i maschi vanno in competizione per l'accaparramento della compagna


ma difficilmente si feriscono limitandosi a esibire una ferocia 'teorica'

giovedì 11 aprile 2013

il quarantotto indiano


è la festa induista di primavera


chissà forse qui la primavera tarda
perché abbiamo dimenticato i riti propiziatori?


eppure le bastonate le diamo anche noi.
certo meno di quante vorremmo.


e anche colori, ne vediamo di ogni.
forse non crediamo abbastanza ai riti tribali?


tra l'altro loro sembrano anche divertirsi.
mentre noi, meno.


sicuramente un fatto di cultura e tradizioni.
e per chiudere con gaudio

BIS!

sabato 6 aprile 2013

sei parole

"anche se muori devi vivere lo stesso" (p. 62), in questa frase è racchiusa l'essenza del libro di Yu Hua da cui è stato tratto l'omonimo film Vivere!
ho pensato quali potessero essere le sei parole chiave per raccontarne il contenuto e ho scelto: anima, destino, guerra, legami, miseria, travagli.
travagli da intendersi sia come parti e sia come difficoltà, perché la storia del protagonista è segnata da entrambi e talvolta le due cose si fondono insieme.
"In città il medico ci disse che era una malattia incurabile...
Meglio che sia una malattia incurabile, 
sennò dove li trovavamo i soldi per curarla?"
(pag. 99)
miseria in quanto risultato delle scelte giovanili che lo hanno portato a dissipare gli averi e poi via via a mutare il significato del termine in quello che descrive le piccolezze dell'animo umano e la pochezza del potere quando è cieco.
destino come rappresentazione di ciò che muta costantemente, spesso deviando dal solco di quanto precede l'ultimo evento, e che conduce Fugui verso continui imprevisti che lo vedono spesso sul punto di soccombere ma che alla fine faranno di lui l'unico superstite delle vicende in cui è stato coinvolto.
"... adesso che eravamo rimasti solo noi due,
i nostri sguardi si incontravano continuamente,
quasi che in tutti quegli anni vissuti insieme
non ci fossimo ancora guardati abbastanza"
(pag. 152)
anima forse è inesatto, ma qui intendo quella sorta di istinto capace di prevalere, a ciò che un po' assomiglia alla natura degli animali e al modo in cui ciascuno di loro riesce ad apportare significato nel ciclo della vita e della morte.
"Saper vivere vuol dire non dimenticare mai 
queste quattro regole: 
non dire parole sbagliate, 
non dormire nel letto sbagliato, 
non varcare la soglia sbagliata 
e non infilare la mano nella tasca sbagliata". 
(pag. 134)
guerra come ineludibile condizione e manifestazione di quanto più lontano vi sia tra la saggezza umana e la sua natura. la parte centrale del libro è tutta dedicata alla partecipazione forzata del protagonista in una guerra di cui l'autore narra i risvolti quotidiani di coloro ai quali nemmeno è stato detto né il perché, né il per cosa, il sopravvivere fosse diventato un mettere continuamente a rischio se stessi abbinato alla prospettiva di morire per una semplice focaccia, lanciata dall'alto, appena fuori dalla trincea.
legami che resistono senza incertezze o sospetti ma animati dalla fiducia che si ripone nell'altro per evitare di dubitare di se stessi o del senso che hanno i modi di dire popolari nella cultura tradizionale cinese e più in generale in quella orientale.
diversa dalla nostra che nasconde nei motti, e nelle forme in cui vengono citati, un po' di furberia da paese mista all'invidia verso i più fortunati che, sempre più spesso, sono anche i meno onesti.

venerdì 5 aprile 2013

due nobel


mi ero ripromessa di tornare sulla letteratura cinese dopo averla 'tradita' con quella nipponica per più di un paio d'anni.
colpa delle ragioni ignorate del Tibet e dell'antipatia per il regime che rifiuta di riconoscerne i diritti.
ho 'tirato giù' dal web qualche autore contemporaneo tra cui Mo Yan e Gao Xingjian di cui avevo letto anni or sono La montagna dell'anima che ricordo ancora, tra quelli che ho letto, come uno dei più apprezzati.
Gao Xingjian

entrambi premi nobel, il primo alquanto discusso qui in occidente, il secondo attivo anche in campo pittorico e decisamente avverso al paese natio, che ha abbandonato a fine anni '80.
personalmente, e per tanti motivi, mi è più simpatico Gao di Mo; infatti per iniziare a farmi un'idea, ho scelto il testo meno corposo.
L'uomo che allevava i gatti sono racconti e precede il più noto Sorgo rosso.
in effetti Mo Yan ovvero 'non parlare' nome d'arte di Guan Moye è parecchio fissato con il sorgo che nomina trentotto volte in cinquanta pagine su duecento cinquanta che ne conta il libro.
il caso ha voluto che lo leggessi in parallelo a Una canna da pesca per mio nonno di Gao Xingjian, anche questo è di racconti brevi e tutti, tranne l'ultimo, scritti prima dell'esilio.
le differenze ci sono, ma meno evidenti di quelle che sarebbero apparse se il confronto fosse stato con  La montagna dell'anima.
Credo che l'approfondimento sull'autore verrà abbandonato, perché non vedo motivi di farmi piacere qualcuno, che a pelle mi risulta discutibile, quando c'è un mondo pieno di scrittori verso cui mi sento più in sintonia, tuttavia, mentirei se dicessi che L'uomo che allevava i gatti mi ha lasciato indifferente.
allo stesso tempo, parlarne vorrebbe dire mettere accenti su aspetti che probabilmente vedo solo io e che riguardano la psiche di Mo Yan, il suo modo di essere e restare interno a un mondo che sembra voler a tutti i costi giustificare anche quando ne descrive gli aspetti meno nobili e più aberranti.
sembra essere capace di vedere e certamente sa mostrare in modo ineccepibile l'ottusità dei preconcetti e l'estremismo ideologico del potere, ma allo stesso tempo sembra volerlo rendere come condizione ineludibile contro cui niente e nessuno può agire in modo da migliorarla.
in un certo senso entrambi i libri inducono una sorta di stato claustrofobico anche grazie al metodo e allo stile che utilizzano nella narrazione, ma se in Gao Xingjian si scorge una possibile via d'uscita, lo stesso manca in Mo Yan, almeno per quel poco che ho visto leggendo un suo solo libro e poco più di qualcosa di niente di lui.


sabato 9 febbraio 2013

piccolo drago

alias Serpente.

finalmente si cambia registro e si archivia l'horribilis 2012, anche in Cina & Co.
diversi post hanno richiamato qui, nel tempo, questo rettile affascinante per alcuni, repellente per altri.
non so, non ricordo che accadde negli anni contrassegnati da questo animale.
1965 avevo otto anni, 1977 ne avevo venti, 1989 trentadue e ricordo che fu l'anno in cui cambiai casa.
il 2001 visto oggi forse è l'anno dell'inizio della fine di una fase.
l'impressione è che in qualche modo il Serpente mi evochi mutazioni, ma in generale la sensazione è leggermente sgradevole.
lo vedremo il prossimo 31 gennaio.


previsioni astrologiche CLICK

sabato 7 aprile 2012

Murasaki splendente

Murasaki (viola) Shikibu (maestro cerimoniere), Murasaki Shikibu nome d'arte di una scrittrice antica.
Ma che vita avranno mai potuto vivere le persone vissute a cavallo dell'anno mille, se a soli (o ben) ventotto anni lei scrive e scrive e fatico a immaginarla a vivere, altro che scrivendo le cose come avesse già vissuto cento primavere e altrettante delle altre stagioni?
"Non più a lungo
di quanto i fiori di ciliegio rimangano
sul ramo lungo la spiaggia di Onoe
dove soffiano raffiche selvagge
non più a lungo finora voi
vi siete dimostrato costante!
Per parte mia,
sono veramente molto perplessa"
(pag 130)
Impiega qualche anno a completare la Storia di Genji, il principe splendente e muore, pare, a quarantadue anni o, meno probabilmente, a cinquantacinque.

E davvero è difficile immaginarla altro che intenta a tracciare segni come fossero poesie e storie come fossero quadri di quelle che il tempo avrebbe raccontato in quello a venire e di cui lei come poteva sapere?
Tutto questo spiega, forse, perchè i suoi waka abbiano attraversato i secoli e l'abbiano consacrata quale illustre autrice su tutte quelle che l'hanno seguita.

La sua biografia si intreccia e si sovrappone ai diversi livelli in cui si perde la sua narrazione e su cui tornerò nel corso della lettura, intanto un appunto, solo per dire che oltre mille pagine di parole valgono il prezzo perchè dicono di mondi che ancora coesistono sebbene ignorati e di modi di essere che certamente albergano chissà dove negli uomini.
Perchè più che a una donna lei mi appare così simile al genere opposto, ma di quel genere di cui si è perso lo stampo anche se in alcuni si scorge benchè il loro gran d'affare per occultarlo e ucciderlo lo mortifichi e lo oscuri invece di risplendere, semplicemente risplendere nonostante un momentaneo e burlesco tocco di rosso sul naso (1).
(e a loro consiglio di leggere come altrimenti potrebbero manifestarsi o la storia di come lo abbiano fatto, perchè ritrovino il cammino e il destino da cui si sono allontanati).


Voglio rivelarti tutto, il buono e il cattivo, questioni mondane e dolori intimi, cose di cui non posso realmente parlare per lettera, ma, per quanto deplorevole sia la persona di cui si parla, forse non si dovrebbe mai dire tutto. Troverai che la vita è piena di spine. Guarda quanto sono inquieta, angosciata! Devi scrivermi quello che pensi. Non importa se hai meno da dire di tutte le mie vane ciarle, gradirei tue notizie. Bada, se questa lettera finisse, sì pure per breve, in mani sbagliate, sarebbe un disastro, ma son tante le cose che ancor voglio dirti.Di recente ho stracciato e bruciato gran parte delle mie vecchie lettere e carte. Con le superstiti ho fatto casette da bambola la primavera scorsa e, da allora, non ho più tenuto una corrispondenza da potersi dir tale. Ritengo di non dover usare carta nuova, quindi temo che la presente non farà tanto bella figura, ma non è per sgarberia: ho le mie ragioni.Per favore, restituiscimi questa lettera non appena l’avrai letta. Ci saran parti difficili a leggersi e luoghi ove ho lasciato fuori una parola o due, ma non badarci e leggi da cima a fondo. Vedi dunque… mi angoscio tuttora per quello che gli altri penseranno di me, e, se dovessi ora trarre delle conclusioni sul mio conto, dovrei ammettere che  conservo tuttora un forte attaccamento per questo mondo. Ma che cosa posso farci?" (2)

(1) pag 178 dove sono certa Tanizaki 
abbia attinto quando, 
nell'opera Vita segreta del signore di Bushū
riprende e amplia la metafora del naso rosso.


(2) Murasaki Shikibu, 
Diario e memorie poetiche, 
trad. dall’inglese di P.F. Paolini, Milano, Feltrinelli, 1984, pp. 116-117.




Genji e la divina cucitrice
13 aprile 2012


Perdona questa lettera 
che, scritta come in sogno, 
dirà forse cose che una mente desta 
difficilmente può accogliere.


Una parola buona per tutte e sono tante le dame con cui si destreggia il giovane Genji sia prima e sia dopo il matrimonio.
La prima parte scavalca in fretta i primi anni di vita del principe e serve per orientare il lettore sullo schema generale dello stile narrativo di Murasaki e sulla sua abilità che definirei sonora, timbrica, musicale di dar voce ai personaggi come si stesse assistendo a una rappresentazione teatrale, anzi a più rappresentazioni, delle vicende narrate dal testo.

Personaggi femminili di ogni lignaggio che nel corso del racconto cambiano condizione e spesso anche il nome sono facilmente riconoscibili dal tono e dagli argomenti del fitto scambio di missive con il loro controverso interlocutore incapace di concepire di preferirne una all'altra, ma capacissimo di rapportarsi con ciascuna nel modo più aderente e pertinente alle loro specifiche necessità e caratteristiche.
La morte è una nota costante in tempi in cui essa trovava innumerevoli cause oggi sconfitte quali quelle per la nascita di un figlio, ma anche per motivi che ancora affliggono il genere umano: solitudine, malinconia, mal d'amore, o l'abbinamento di entrambi, come nel caso della giovane moglie di Genji, la cui fine chiude anche la prima parte del libro.


tomba di Murasaki Shikibu
Ditemi se la sua anima è nella pioggia o lassù nelle nuvole!
Si è convertita in pioggia l'anima sua, ma dove trovi nella nuvolosa cupola del cielo quell'unica ghirlanda di vapori che è essa è divenuta?
Con chi ormai gli toccherà di dividere il vecchio cuscino, la vecchia coperta?
Luttuoso lo spettro di colei che transitando ora per i regni arcani deve fuggire il giaciglio dove solevamo riposare.
Questo letto si coprirà di polvere; perchè io più non reggo a sprimacciare via la notturna rugiada delle mie lacrime.


Il sincero, benchè tardivo, dispiacere per la morte della giovane sposa è condiviso con le compagne da cui aveva trovato rifugio e soddisfazione, un po' per proprio carattere e un po' per la freddezza che lei aveva sempre mostrato nei suoi confronti, e così in qualche modo il principe cerca di colmare quel vuoto che gli era entrato dentro a sua insaputa. 
Tuttavia, e nonostante le sue attenzioni e la sua prudenza, le sue avventure gli valsero gelosie e rivalità che gli costarono un esilio di tre anni in un eremo desolato e misero dove però, grazie alla fama che si era conquistata e che era giunta fino a quell'estremo e squallido fazzoletto di terra, gli fu combinato un incontro che nonostante la ritrosia della dama sfociò nell'amore da cui nacque la sua prima figlia.
Oltre al piccolo principe orfano, aveva avuto un altro bambino entro le mura della corte, una sorta di incidente e per tanto nessuno sapeva che lui fosse il padre del principe ereditario, nonostante i due piccoli si somigliassero moltissimo, e forse altri di cui era ignaro e di cui l'autrice tralascia di parlare.


Nella regione delle ombre vaghe e sfumate lungo la riva, che sa dove, le gazze marine facevano col becco quel loro strano suono picchiettante. Pareva come se qualcuno fosse stato chiuso fuori e continuasse a bussare, bussare, bussare, nella desolata speranza che quelli di dentro si lasciassero finalmente impietosire.
Oh potessi anch'io
come la marea andarmene
soltanto per tornare!
Adesso i colli fasciati di bruma mi nascondono la mia casa, e perfino il cielo sul mio capo non mi sembra l'amabile paese di nuvole che conoscevo.

Al ritorno a corte Genji avrà modo di riallacciare le vecchie storie e rimediare come meglio riusciva all'assenza forzata, ma sebbene la sua scelta fosse sempre caduta su caratteri schivi e ritrosi, spesso affatto disposti ad accettare la sua corte e i privilegi della sua posizione, con l'andare degli anni anche quelle storie, sporadiche e momentanee finirono con l'avere un loro peso e a rendere complicata e in parte insoddisfacente la sua vita sentimentale.



Lungi da me ti sei spinto come quelle barche partite dalla riva di Mikuma, che ora vogano sul lontano orizzonte.

Persino la piccola Murasaki, che aveva adottato alla morte della madre, era gelosa e possessiva nei suoi riguardi al pari delle varie signore che in ogni angolo del regno attendevano il suo arrivo e le sue missive.

Genji appare stanco, inappagato, sempre come avesse il fiato sul collo, continuamente impegnato a motivare le assenze, a compensare il suo essere altrove, ad asciugare le lacrime di chi sta salutando per correre a raccogliere quelle di chi lo sta già attendendo.
E può capitare che di quella egli ignori il nome e anche il volto e allora inventi stratagemmi per appurare che colei che gli è di fronte sia quella che notti prima gli era stata a fianco:


Se in questa gara di arcieri la mia freccia ha deviato, era perchè solo nell'incerto crepuscolo del mattino i miei occhi avevano intravisto il brillante bersaglio.


(e lei di rimando) Se aveste saettato con gli strali del vostro cuore, anche senza che l'arco sottile della luna dardeggiasse alcuna lucentezza, avreste fallito il bersaglio?


Tutt'altro che disonesto e cialtrone _ tanto che non le manda certo a dire _ egli risponde a ciascuna secondo quanto egli percepisce o gli viene trasmesso e siccome, come dicevo, il carattere di queste predilette è accomunato dalla ritrosia e dal riserbo, ogni volta, buona parte della durata di ogni incontro è consumato in schermaglie metaforiche di versi che prendono spunto dal passato di ognuna per legarsi al presente.


Il vostro cuore di ghiaccio, soltanto il vostro cuore di ghiaccio ne ha colpa, se le maniche di questa mia veste cinese (che la dama gli dona) sono sono intrise di lacrime.


L'avermi regalato un indumento manifesta forse il vostro desiderio che una distanza ancora più grande sia mantenuta tra noi?


(...) Quando malato d'amore balzavo tuttavia in piedi e piroettavo con gli altri, capivate cosa voleva dire il febbrile ondeggiare della mia lunga manica da ballo?


Quantunque tanto lontano un uomo della Cina facesse ondeggiare le sue lunghe maniche da ballo, ogni suo gesto tuttavia mi riempiva il cuore di meraviglia e di gioia.


(...) Mia colpa mio il rimpianto, se sventata come la fanciulla dei campi che si china troppo bassa tra i germogli del riso mi sono insozzata la manica sul buio sentiero dell'amore.


Non dite che le acque troppo superficiali vi hanno soltanto inzuppato la manica. La superficialità è solo nel vostro paragone; non nei miei affetti!
Voi, voi sola avete indugiato tra i bassi stagni; mentre io ho lottato fino ad affondare tutte le mie membra attraverso le macchie del buio sentiero dell'amore.
Se un solo raggio di conforto avesse rischiarato le angosce di questa casa, io stesso sarei stato il latore di questo messaggio.


(...) Avreste davvero avuto in animo di farmi visita, cosa ci voleva a tagliare la gomena che vi trascina oltre questa riva? Siete un po' sorpresa, ritengo, di trovarmi "tra i pescatori alla loro rete".


Ogni dama è un fiore, un albero, un paesaggio, uno strumento musicale, la storia di un mondo a sè stante in cui egli è il protagonista, il perno, colui che muove e anima le vicende e la vita della dama, delle sue ancelle, dei servitori assegnati a fare da tramite come se il resto, a partire dalle incombenze di corte fossero fastidiosi incidenti o intercalari di quel lavorio operoso di tessiture e sentimenti amorosi.


La seconda parte si conclude citando la Divina Cucitrice, in pratica due stelle: Tessitrice del Cielo e Fanciullo Pastore. Esse si trovano in congiunzione soltanto nel settimo giorno del settimo mese.
L'ho trovato esilarante perchè metafora del pensiero che Genji dedica a una sua amante riflettendo sul fatto che ella in fondo si trovasse in una situazione molto migliore della leggendaria cucitrice, ma comunque effettivamente trascurata da lui.






Una ghirlanda di nuvole
21 aprile 2012

Anch'io in altri tempi
ho studiato questi libri, anch'io,
debbo dirtelo, sono stato incantato
dal piacere che mi davano.
C'è a quanto pare, un'arte 
di ingranare ogni parte del racconto 
nella successiva che, 
sebbene si tratti di pura immaginazione, 
il lettore è persuaso che quegli avvenimenti
possono essere accaduti davvero
e ne è toccato al fondo
quasi come se si svolgessero 
proprio sotto i suoi occhi.


La terza parte del libro si apre con Genji appena trentenne e due eventi, l'arrivo a corte della figlia e la morte dell'imperatrice e per buona parte il capitolo svolge preminentemente i temi immateriali legati ai sogni, ai desideri, alla voce della coscienza che insinua incertezze, spesso rimorsi e rimpianti e getta nuove luci e ombre sulla vita vissuta senza troppe attenzioni e con pochi scrupoli com'è tipico dell'età giovanile.
L'insoddisfazione intravista nelle pagine che concludono la parte che precede, diventano consapevolezza che il suo andirivieni fosse come "una vacillante passerella che congiungeva sogno a sogno" e che anche le stagioni e le feste collegate al loro riproporsi fossero solo un triste richiamo a un passato estraneo all'oggi.

"Quest'anno avresti dovuto fiorire nere corolle" pensava guardando il ciliegio prossimo alla festa dei fiori di primavera "Sul colle del tramonto pende una ghirlanda di nuvola che veste la sera quasi coi neri panneggiamenti di un abito da lutto".


Poi il capitolo si grana in una serie di fatti, di impegni del principe, di eventi, di macchinazioni, di escamotage per riuscire a riunire i suoi affetti e allo stesso tempo rispettare le diverse specificità e caratteristiche sia delle dame e sia del suo rapporto con ciascuna di loro.
Ufficializza la sua relazione con Murasaki ormai donna e allo stesso tempo "adotta" segretamente la figlia di un'amante defunta e dell'ignaro padre, suo amico e compagno di corte, innamorandosi anche di lei.


Il capolavoro di maestria dell'autrice, a questo punto, è nell'abbinare la descrizione (e che descrizioni si possono leggere!) dell'avvicendamento delle stagioni nei giardini allestiti per le dame a quello dei fatti così da rendere la diversa specie delle relazioni del principe attraverso i suoni dell'acqua, degli animali e il loro muoversi nell'aria come farfalle o timidi cervi;  il normale flusso della natura, il fiorire e il verdeggiare di fiori e piante e il mutare dei paesaggi predisposti da lui in base al carattere e alle preferenze di ciascuna di loro.

Viene costruito un grande palazzo o un insieme di palazzi o per meglio dire una sorta di città dove le dame vanno ad abitare e dove il principe si reca secondo percorsi e tempi sempre conseguenti e coerenti con la storia che ha imbastito negli anni e che sembra essere sempre unica e sola, invece di una di tante.

Tra le isole del lago navigabile alcuni ponti di collegamento e in seguito dei battelli così da rendere ancora più poetici gli approdi ai diversi padiglioni dove di stagione in stagione si succedevano spettacoli, tenzoni e gare di poesia, musica, canto e tanto altro. Ogni desiderio del principe veniva esaudito con solerzia dalle ancelle delle dame nella speranza che egli avrebbe così potuto far visita alla loro padrona più di frequente.
Allo stesso modo crea ponti e collegamenti armonici tra di loro, auspicando sempre che sia mantenuta la gerarchia derivata dalla longevità del rapporto e dalla natura dei sentimenti reciproci che non necessariamente conducono tutte al suo talamo, anzi, forse egli è ancora più legato proprio con quelle con cui ha fallito o dissuaso dal varcare le cortine dell'alcova.

Nonostante le complicazioni derivate dalla maggior consapevolezza di Genji, dall'età e dalla sua condizione di corte in qualche modo egli tiene fede ad ogni promessa senza mancare mai verso nessuna, nè in compagnia, nè in doni ed elargizioni di ogni genere sia di comodità o sia di capriccio.

Sopraggiunge un tifone di portata straordinaria e spazza via ogni fiore e albero di quel paradiso, ma niente può rispetto alla tenacia dei sentimenti di Genji per le sue dame scontrose.






Come un Miraggio


Era circa la metà del nono mese, Tanta era la grandiosità delle vedute tra cui Yugiri si trovava a passare, che avrebbe riempito di estatica riverenza anche il più ottuso, il più insensibile dei viaggiatori. Il suo cammino andava attraverso foreste, dove non solo ogni foglia, ma ogni ramo era stato divelto dall'uragano, abbattuto al suolo, per poi sollevarsi tra il turbinoso rovinio soffiato dalle alture sovrastanti. Via via ch'egli si avvicinava alla casa, un cantilenare di lontane salmodie si mescolava al fragore della tempesta. Proprio sotto la siepe, un branco di cervi aveva cercato riparo contro le raffiche del ciclone; premevano gli zoccoli sui bruni steli di riso, e nemmeno l'aspro stridore dello scacciapasseri bastava a respingerli da quel rifugio. Stavano stretti l'uno all'altro, tremavano da far pietà. Lo strepito del torrente destò Yugiri dai suoi pensieri, avventandosi alle sue orecchie con un boato forte come il tuono. Soltanto le cicale, nei loro cespugli fiaccati dalla tempesta, stavano stranamente zitte. Un unico fiore, la turchina Galla di Drago, riscuoteva ora il compenso della sua lunga pazienza, e splendeva rorido tra l'erba devastata, finalmente trionfava nella sua squallida supremazia.





Conclusioni: trame di corte intricate dal fatto che i protagonisti spesso sono ignari delle reali relazioni di parentela tra loro.
Un romanzo rosa, una banale successione di avventurose peripezie di uno scaltro e avvenente gagà.
Sì, al pari della divina commedia, nient'altro che la fantasia di un visionario in gonnella acido e invidioso dei pregi e dei difetti altrui.
Shakespeare? Forse anche per via di quel lessico che occhieggia al classicismo letterario facendo sorrisetti riguardo ai vizi di ogni età e di ogni tempo e beffa dei tormenti.
Pensando a quando fu scritto, mi viene da pensare a Omero più che ai succitati autori, benchè Ulisse e Genji, siano inaccostabili come le due civiltà che li hanno prodotti.
In ogni caso sono linguaggi che mi duole leggere solo nelle loro traduzioni, certa che questo li svuoti e semplifichi.
A maggior ragione in questo caso, anche se emerge dalla traduzione l'abilità di aver saputo trasporre le frasi in immagini e far apparire ideogrammi al posto delle lettere che significano le parole racchiuse in questo testo che le contiene tutte.

Shikibu stordisce il lettore e lo mantiene al suo fianco o leggermente discosto dalle sue spalle lì dove la luce appena appena fa emergere la sua stessa figura e la tempo stesso l'inchiostro che disegna i suoi colorati pensieri sul foglio.
Uno stile narrativo volto a tradurre il gesto che produce l'immagine degli ideogrammi disvelando una tale conoscenza dei diversi saperi, da fondare il sospetto che l'autore sia più d'una e farmi chiedere: "e adesso? che leggo adesso?"

Scritta da lei sembra che ogni parola compaia per la prima volta, le illustra tutte o almeno tutte quelle che io conosco.

Cambia stile narrativo nel corso dei capitoli come davvero a disegnarli fosse colei che li sta vivendo e invecchiando nel viverli in ogni loro sottile sfumatura e analogia con l'intorno in una visione che agli occidentali è totalmente aliena sebbene affascinante a chi un po' la frequenta.

La storia di Genji, che porta come ultimo capitolo il titolo Miraggio, si sfuma e consuma tra lutti e altri effetti dello scorrere del tempo su un principe che vediamo impegnato a guidare il figlio legittimo (tra gli altri) e dotarlo della propria eredità che tutti giudicano però irripetibile e di sua esclusiva e imperitura proprietà e prosegue su un altro libro (al momento introvabile) La signora della barca, il Ponte dei sogni.


E' terribile, _ pensò la povera Tamakatsura, _
Mai nessun uomo avvenente si innamorerà di me
senza dirmi nel medesimo istante
che dobbiamo separarci per sempre?



25 aprile 2012

mercoledì 21 marzo 2012

oh oh ahahahahhhhhhhh!

e con questa solenne risata si chiude l'odierno trittico_post sul buon umore!



ho capito che anche ridere è una cosa seria.
e cosa resta altro che piazzarsi davanti a uno specchio e ridere con se stessi?
tagliare via il mondo, concentrarsi sul corpo e metterlo in moto al solo scopo di farlo ridere così che riesca a sviluppare tutto ciò che gli serve per essere in buona salute.
una terapia che è un po' il segno di tempi in cui occorre recuperare anche i gesti spontanei con applicazione e costanza, inventandosi pretesti che comunque è meglio di piangersi addosso perchè non se ne trovano.
oh oh ahahahahhhhhhhh!



oh oh ahahahahhhhhhhh!



oh oh ahahahahhhhhhhh!

venerdì 6 gennaio 2012

apprendimento esperienziale

Il dramma parallelo che agita il racconto della vita di Nangsa Obum (qui la prima parte) consiste nella consapevolezza di esser nata per qualcosa che si può manifestare solo attraverso la pratica del Dharma e che è di fatto ostacolato dagli eventi che si verificano nella sua vita molto spesso per il solo fatto di appartenere a una civiltà in cui, in quanto donna, era possibile solo adeguarsi e obbedire alle convenzioni, ai ruoli che pongono sulla persona le vesti della sudditanza senza nessuna autonomia di azione o anche solo di pensiero.

Incontri e apparizioni casuali la guidano nella sua testarda ostinazione della ricerca di esaudire e realizzare se stessa pienamente anche a discapito di ciò a cui è legata e di quelli che le vogliono bene, ma la considerano pazza o quanto meno ribelle e indomita e quindi la rifiutano o ne rifiutano proprio quell'essenza che per lei è così importante trovare così da riuscire a sentirsi pienamente sè.

La sua urgenza prepotente del bisogno di vivere secondo la sua ispirazione è ben espressa in questa canzone che la dakini offre alle amiche e che sintetizzo censurando il ritornello filo_religioso che a me poco interessa.

Ascoltatemi ancora care amiche,
Il prezioso corpo umano è difficile da ottenere.
C'è un gran pericolo di cadere nei regni più bassi.
La vita è breve come un lampo tra le nuvole.
La nostra vita è come una goccia d'acqua in mezzo all'erba;
Un po' di calore basta a farla evaporare.
La vita è come un'arcobaleno sull'erba,
Anche se è bello,
Non ha valore reale.
La nostra vita è lunga come quella della pecora di un macellaio.
Siamo destinati alla morte.
La vita è come il sole al tramonto,
Sembra forte e bello,
Ma prima che tu te ne accorga, è già sparito.
La vita è come il volo dell'aquila,
Ora c'è, ma in un attimo non c'è più.
La vita è come una cascata che cade da un'alta montagna,
Anche se fa un gran rumore,
Dura un attimo soltanto. Continui per la tua strada e non c'è più.
La vita è come il cibo del mendicante,
Anche se al mattino è abbondante,
Per la sera è finito.
La vita è come  la gente che cammina per strada,
Per un momento la vediamo, ma in un attimo sparisce.
La vita è come un lampo,
Il vento ci soffia su e non si ferma in nessun posto.
La vita è come un bel viso,
Quando siamo giovani resta con noi,
Ma quando diventiamo vecchi diventa orribile.


E ancora, alle suppliche materne, lei risponde:

Madre premurosa, ascoltami!
Il sole splende ai quattro angoli dell'universo.
Quando il sole smetterà di splendere, io smetterò di voler praticare il Dharma e me ne starò a casa.
Se la luna smetterà di crescere e di calare,
Io resterò a casa.
Se il fiore di loto smetterà di sbocciare d'estate
E di appassire d'inverno,
Io me ne resterò a casa.
Se il fiume si fermerà e invertirà il suo corso,
Io resterò a casa.
Se il fuoco smetterà di ardere e si consumerà,
Resterò a casa.
Quando le bandiere sacre sulla montagna smetteranno di sventolare,
Resterò a casa.
Dopo la nascita c'è sempre la morte.
Se non è vero, 
Resterò a casa.
Tu ora sei vecchia.
Se ridiventi giovane, 
Io resterò a casa.


Lo scontro a tutto campo con la famiglia di origine e la propria è greve e violenta nelle parole dei suoi oppositori e ogni volta lei  prende spunto dalle loro parole per ribadire la sua determinazione rassegnata e obbligata a una coerenza verso una se stessa di cui ha solo una vaga percezione sorretta da un'innata ispirazione e radicata certezza.

Nel suo caso ovvio si parla di fede, sebbene molto differente da quella a cui ci hanno abituato qui in Occidente, ma pur sempre di fede si tratta.
Al contrario il mio interesse è per il processo evolutivo che in questa donna, più ancora che nelle altre del libro, ha condotto e guidato la protagonista lungo tutto il corso della sua vita e il fatto che lei abbia avuto la capacità di scorgerlo e il coraggio di seguirlo benchè sconosciuto e inspiegabile anche a se stessa oltre che agli altri.

Ovviamente ho considerato la possibilità che lei abbia in qualche modo autoindotto gli eventi o si sia condizionata a seguire la sua utopia per "principio", ma è pur vero che ciò avviene e sarebbe comunque avvenuto allora come anche adesso.

Ogni azione e ogni processo è influenzato dal nostro bagaglio, anche quando decidiamo di farne a meno.
Ma tra tutte le possibili interpretazioni che è possibile dare alla propria esistenza, al momento per me stessa trovo che le meno ancorate al possesso e all'attaccamento siano le meglio corrispondenti a ciò a cui ancora sto cercando di arrivare e di cui ho solo un vago sentore sebbene, come nel caso di Nangsa Obum, molto marcato.

Vago e marcato. E' quello che mi viene per definire questo aspetto della cosiddetta consapevolezza, ovvero quel tratto, o quell'orma che quando la ricalchi invece di rimarcarla la sfochi rendendola irriconoscibile e inservibile da quanto è vaga.

E così via andare di orma in orma.
Difficile, veramente difficile dire con sintesi della storia che ha ispirato l'evolversi di un racconto che infatti richiedeva tre giorni per essere messo in scena.

Formatori ante litteram, nel senso di full immersion, apprendimento esperienziale, sensorialmente basato, praticato e poi narrato, come penso dovrebbe essere la scrittura.

Introduzione e indice



domenica 18 dicembre 2011

lasciar andare e poi tornare

Il quinto estratto dal libro "Donne di saggezza" è ricavato dalla storia di Nangsa Obum che l'autrice ha tradotto dal testo della rappresentazione teatrale che veniva eseguita dalle compagnie di attori nomadi nei cortili dei monasteri o nelle piazze dei paesi coinvolgendo per più giorni gli spettatori.
E' la biografia più estesa e complessa, tanto che ho pensato di accorpare in modo conseguente le fasi che compongono la prima parte della vicenda.
Poca importanza ha comprendere come si siano svolti i fatti giacchè si parla di rimaneggiamenti secolari, quanto di mettere in luce un linguaggio che tenta di rendere la forma mentis che muove le azioni dei personaggi (siamo nel XII secolo).
Mi fermerò poco dopo la fine del dialogo tra madre e figlio che ho trovato particolarmente toccante e che da un certo punto in avanti riporto testualmente e integralmente per riprendere e concludere con i versi del padre che l'accoglie dopo che la protagonista, Nangsa Obum, comunque e nonostante le preghiere del figlio, decide di partire.



Ho sognato
Un albero di loto sbocciare dal corpo
Lode ai genitori
esterni, interni e segreti, nella unione di gioia e di vuoto.

Di chi sei figlia?
Ho un figlio, mio erede
Esternamente è come una montagna di ferro,
Ma dentro è come un gioiello e tu devi sposarlo.

Sono figlia di gente comune
Ti prego lasciami andare!
Tu sei soltanto una donna comune,
Non importa.

Anche la freccia è lunga e flessibile,
E l'arco relativamente corto.
Anche l'oceano è grande e il pesce è piccolo.
Questa è la nuova moglie del principe.

Non pensando a te stessa
Dovrai rispettare tuo marito e tuo suocero,
Alzarti al canto del gallo, e come un cane sulla porta l'ultima ad andare a dormire.
Lavorare per tutti e vergognarti dei tuoi sbagli.

Perchè piangi?
Questa casa che non è mia.
Sono come la statua di un tempio che non si muove mai.
Non possiedo ciò di cui avrò bisogno per la futura vita.

Questo tuo corpo è come un arcobaleno lontano
Grazioso come un pappagallo, ma anche se possiedi una bella voce
Quello che dici non ha senso.
La morte non ti lascerà un momento di proroga.

Non c'è ragione di chiamarti madre di tuo figlio.
Questa terra è famosa per l'orzo.
Se vuoi dare tutto agli yogi,
perchè non te ne vai con loro?

Spirito di un demone!
Finora mi son limitata alle parole con te,
Ma ora sembra che debba farmi capire con le mani!
Sono io che ho il comando qui!

Quando guardo mio marito,
Mi viene in mente la bandiera che sventola sul tetto.
Anche se è mio marito, non è stabile.
Crede a ciò che gli raccontano gli altri, prima di sentire me.


Alzati, non dormire!
Guarda il fiore nel giardino.
Sembra vecchio quando grandina,
Ma non può morire, finchè non arriva l'autunno.

Il nonno ha ucciso mia madre, mentre io ero con lei.
Ora questo bambino è come un uccellino
che è stato abbandonato sulla terra.
Portatemi dov'è il corpo di mia madre.

Se mia madre potesse sentire il mio triste canto come sarei felice!
Guarda lassù sulla collina!
Non ci sono avvoltoi che cercano il corpo e nemmeno corvi.
C'è solo una densa luce d'arcobaleno.

Noi esseri senzienti, siamo ignoranti.
Dimentichi di ciò, abbiamo fatto molte cose stupide.
Ci dispiace di non aver mantenuto le promesse.
Ti prego perdonaci!

Mi prostro ai cinque veleni trasformati nelle cinque saggezze!
Prima di morire la figlia di mia madre viveva in una casa lussuosa
Il corpo sulla collina a est, 
ero molto triste quando lo guardavo.


Quando la figlia di mia madre era viva
io cavalcavo cavalli focosi,
vivevo con molti servitori,
portavo molti gioielli.


Quando la figlia di mia madre era viva voi davate ascolto agli altri.
Ma quando sono morta, avete confessato le vostre colpe
e chiesto perdono.
Io me ne vado.


Sei morta e sei tornata in vita,
Se è vero è meraviglioso, Se è un sogno è molto triste
Madre prendimi con te!
Se sei rolang uccidimi!

Un bambino come me senza mamma
E' come un regno senza re.
Un regno non ha senso senza re.
Ti prego non andartene senza di me!

Sono come un giovane uomo senza coraggio,
anche se parla molto,
Non riesce a proteggere i suoi genitori,
O ferire i nemici.

Sono  un bambino separato dalla mamma!
Una ruota del Mani che non ha avuto benedizioni
Non sarà considerata da nessuno.
Pensaci e non lasciarmi.

Anche se un uccello non ha ali
Cercherà di volare, continuerà a cadere.
In un posto senza erba e senza acqua
La gente anche se passa non si fermerà.

Ascolta, io non sono rolang (1).
Sono delong (2).
Sono morta e sono tornata in vita.
Così puoi essere felice.


Io sono una montagna nevosa,
E tu sei come il leone delle nevi.
Non essere attaccato a me.
Io sono solo una piccola collina rocciosa,
Un fulmine mi può spazzar via.


Tu, bel cerbiatto,
Non essere attaccato a me. Io sono come la collina erbosa,
Ci sono prati migliori.
Quando viene l'autunno mi faccio paurosamente piccola.


Tu sei un pesciolino d'oro,
Non essere attaccato a me.
Io sono come un laghetto che si può prosciugare al sole.
Ci sono grandi mari più sicuri.


Tu sei un bell'uccello,
Non essere attaccato a me.
Io sono come un piccolo giardino che si può seccare.
Ci sono giardini più grandi.


Tu, bell'ape d'oro.
Non essere attaccato a me.
Io sono soltanto un fiore qualsiasi.
Qui vicino ci sono grandi fiori di loto.
Io posso essere distrutta dalla grandine.


Mio piccolo figlio, non essere attaccato a me,
La famiglia Rinang è più sicura.
Io posso morire.
Ascolta le mie parole e tienile bene a mente.


Tu,  mia unica madre ascolta.
Se io, il leone delle nevi,
non resto con te, montagna nevosa,
Anche se non verrò ucciso dai lampi,
La mia criniera azzurra non potrà crescere.
Ti prego resta finchè la criniera azzurra non mi sarà cresciuta.
Quando avrò la criniera azzurra, andremo assieme a praticare.
Intanto il sole non ti scioglierà,
Tu puoi stare all'ombra.

Se io, che sono come un'aquila doro
Su un'alta montagna rocciosa,
Non resto in contatto con la montagna,
Anche se non sarò ucciso,
Non mi cresceranno grandi ali.
Intanto non saremo colpiti dai lampi,
Perchè ci sarà un guru potente che ci proteggerà.

Se un cerbiatto come me
Non rimane nel bosco,
Anche se non sarà ucciso dai cacciatori,
Non gli cresceranno belle corna.
Ti prego, non andartene finchè io non avrò le corna.
Intanto la grandine non ti distruggerà
Perchè noi diremo alle nuvole di andare da un'altra parte.

Se un pesciolino come me
Non resta dentro te, la madre acqua,
Anche se non sarò preso all'amo dal pescatore,
Non sarò in grado di nuotare veloce.
Finchè non sarò così forte,
Ti prego, madre lago, resta qui!
Intanto il sole non ti prosciugherà
perchè faremo preghiere ai Naga che vivono sott'acqua.

Se un uccellino canterino come me
Non è legato a un giardino,
Anche se un'aquila non mi ucciderà,
Non potrò mai sviluppare la bella voce.
Rimani qui.
Nel frattempo l'autunno non ti seccherà.
Perchè possiamo dire al tempo di non permettere che accada.

Se una piccola ape come me
Non è legata a te, madre fiore,
Anche se gli uccelli non mi uccideranno,
Non avrò mai ali d'argento.
Fino a quando non sarò in grado di fare il miele da solo,
Fiore selvaggio non andare via!
Nel frattempo non sarai distrutta dalla grandine,
Perchè ci procureremo un'anfora magica che ferma la grandine.

Se io, piccolo Lhau Darpo,
Non resterò con te, madre amorevole,
Non potrò crescere.
Finchè non sarò capace di cavarmela da solo,
Non lasciarmi!
E quando sarò grande abbastanza potremo andarcene insieme.
Intanto tu non morirai, perchè faremo una iniziazione speciale
e pregheremo il Signore della lunga vita.

Se Ani ha parlato male di te a mio padre,
causando così le percosse,
Ricorda che la compassione è la cosa più importante
e non essere arrabbiata.
Il tuo piccolo figlio_amico sta piangendo e se tu non hai compassione
e non mi presti ascolto
Non c'è differenza tra te e gli animali selvaggi che vivono nelle grotte.

(...)

Figlia mia,
prima che la montagna nevosa si fosse sciolta,
Il leone delle nevi è ritornato.
Grazie per esser tornato! Ti è cresciuta una bella criniera azzurra.

Prima che la montagna rocciosa fosse caduta,
Abbattuta da un fulmine,
La piccola aquila è tornata.
Grazie per esser tornata!
Ti sono cresciute le ali?

Prima che la foresta si fosse seccata
Il piccolo fauno ha fatto ritorno.
Grazie! E' passato così tanto tempo!
Ti sono cresciute le corna?

Prima che il laghetto si fosse prosciugato,
Il pesciolino è ritornato.
Nuoti bene?

Prima che il giardino fosse secco,
L'uccello canterino è ritornato dalla giungla.
Grazie per esser tornato!
Ti è venuta una bella voce?

Prima che i fiori del giardino fossero distrutti dalla grandine,
La piccola ape ha fatto ritorno.
Ti sono cresciute le ali d'argento?

Prima che i tuoi vecchi genitori fossero morti
Sei ritornata, Nangsa!
E' tanto tempo che non ti vediamo!
Stai bene?


1) un cadavere che torna in vita dopo la morte ed è posseduto da uno spirito malefico.
2) lo stesso di rolang a differenza del fatto che ha visitato il regno dell'oltretomba ed è quindi considerato al pari di un grande maestro spirituale.

Introduzione e indice