.
(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

Visualizzazione post con etichetta ZEN. Mostra tutti i post
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giovedì 26 marzo 2020

psiconeuroendocrinoimmunologia

l'altra sera uno dei vari esperti in tv ha detto che in giro ci sono più cretini che malati.
ovviamente il riferimento era a quanti si ostinano a trasgredire le regole restrittive imposte dal nostro governo (belle o brutte che siano, chiunque abbia un po' di cervello fa bene a rispettarle).
ciò detto e premesso un sentimento di vicinanza e riconoscenza per i medici e gli operatori sanitari impegnati al fronte e in seconda battuta per tutta la filiera che ci fa sopravvivere a livello alimentare, mi va di ragionare brevemente sugli aspetti potenzialmente positivi del particolare momento.

intanto sono stupita pure io di come il mio pensiero si stia orientando all'ottimismo dopo dieci lustri di catastrofismo.
è solo un iniziale barlume, ma ne sono comunque lieta.
a dare il via la riflessione che questo virus è tutt'altro che ignorante, anzi!
nel fare il suo lavoro, sembra scegliere con una sorta di discernimento.
da quanto visto finora, salva i bambini, risparmia le donne più del genere maschile, pare poco efficiente con le popolazioni di colore mentre risulta spietato con chi lo sbeffeggia, lo sfida, lo va a sfrugugliare (in pratica i cretini di cui sopra; sempre premesso il massimo rispetto per chi ha perso la vita e/o un congiunto).
soprattutto sta facendo un gran bene al regno animale e vegetale che stanno velocemente rinascendo e rinforzando il ruolo che svolgono in contrapposizione con l'operato umano.
il mare si ripopolerà, l'aria sarà più pulita, le foreste rinvigorite, il terreno più ricco.

insomma quanto non si è riusciti a fare e neanche ipotizzare si sta realizzando e costituisce un punto di ripartenza molto promettente (se lo si saprà interpretare).
da una parte l'uomo (e la donna) che corre per spegnere i focolai infettivi e dall'altra la natura che approfitta con energia e vigore della nostra latitanza riparando quanto più è possibile il suo stato precario di salute.

lo stesso dovremmo fare noi.
perché anche noi abbiano la facoltà di rigenerarci e condizionare positivamente il nostro pensiero.
la psiconeuroendocrinoimmunologia (pnei) è appunto la scienza che studia la capacità del cervello di sviluppare le sostanze utili al proprio benessere fino a facilitare i processi di autoguarigione.

qualche ulteriore link di approfondimento:
http://www.pnei-it.com/
https://sipnei.it/
http://www.psiconeuroendocrinoimmunologia.it/
https://www.fisicaquantistica.it/salute-ed-alimentazione/autoguarigione-un-processo-cerebrale
e ancora:
https://www.neuroscienze.net/autoguarigione-processo-cerebrale/
https://www.visioneolistica.it/autoguarigione/

in pratica quello che, per chi ha fede, fa o dovrebbero fare le religioni, le terapie olistiche e la filosofia zen, in particolare gli aspetti del paradosso come chiave di lettura, comprensione, adattamento e ricerca della soluzione.
insomma tutto ciò che può esser utile a un cambio d'ali per spiccare finalmente il volo verso modelli e stili di vita sostenibili e virtuosi.

giovedì 18 ottobre 2018

abbracci vegetali


adoro questi alberi.
come moltissime altre specie vegetali e animali si trova pressoché solo nell'isola (patrimonio dell'unesco) di socotra.
l'abbraccerei volentieri invece dispongo solo di un noce grande abbastanza per evitare che il contatto lo trasformi in un fossile.
sì perché abbracciare gli alberi ci fa bene, ma probabilmente fa male a loro.
comunque sia i maestri taoisti consigliano i pini.
copio e incollo da un post di eticamente:

"I pini nutrono il sangue, (ma anche l’anima) e rafforzano il sistema nervoso.
Secondo la mia esperienza è bello sia cambiare ogni volta, sia andare dall’albero che ci attira di più, fidandoci del nostro istinto.
Per esempio per un periodo in cui ero soggetta alla cistite, ero molto attratta dai salici.
I salici aiutano a ridurre la pressione sanguigna e a rinforzare il tratto urinario e la vescica.
Ecco altri esempi.
I cipressi e i cedri abbassano la temperatura.
Gli olmi calmano la mente e rafforzano lo stomaco.
Gli abeti aiutano a far assorbire le contusioni e fanno guarire prima le fratture ossee.
biancospini aiutano la digestione, rafforzano l’intestino e combattono la pressione bassa.
Le betulle abbassano la temperatura corporea e aiutano a disintossicare l’organismo.
fichi aiutano a curare la diarrea".

purtroppo le piante mangia uomini sono solo leggenda, ma forse un paio di mozzichi a chi so io riescono a darli.


martedì 26 giugno 2018

religiosa_mente

lo avevo annunciato, sto seriamente pensando di diventare credente.
il raziocinio abbinato a buon senso, un pizzico di esperienza, senso etico e un modesto bagaglio di nozioni apprese si stanno rivelando inutili strumenti di azione contro l'ignoranza che rende beati e superbi chi la preferisce alla conoscenza, il confronto e la consapevolezza.
ora si tratta di valutare se scegliere una religione i cui principi sono stati insuflati fin dalla nascita nelle vene oppure qualcosa di meno scontato, per esempio il buddismo.
li ho messi a confronto e di primo acchito mi viene di preferire la seconda opzione.
perché?
ricorrerò a un esempio; ricordate la famosa frase di gesù: 'padre perdonali perché non sanno quello che fanno'?
ergo, lasciali fare impunemente e ingoia il rospo.
beh, allora meglio Buddha che diceva: 'perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace'!

lunedì 21 dicembre 2015

martedì 8 dicembre 2015

quel mezzo bicchiere

che è cosa diversa dal quel canto del giusto mezzo che risuona ancora debolmente nel mio spirito sick and tired.
è che passano gli anni e mi sembra sempre di più che quel che a starci dentro credevo essere con assoluta certezza la parte ancora mezza piena sia invece stato il massimo della capienza totale che avrei mai avuto a disposizione.
può essere che nel tempo un po' si sia evaporato, ma resta che sperare di arrivare a vedere il bicchiere tutto pieno è molto arduo così come contare sulla capacità di fluttuare ancora a lungo su quell'ondina di demarcazione tra il vuoto pneumatico e quello rarefatto.
da ciò ne ricavo una massima: l'importante è azzeccare il contenitore e tenere ben divise le diverse esperienze.
per quelle negative una capiente cisterna capace di contenere mille milioni di gocce di amaro veleno.
per le altre un po' meno peggio un bicchierino da rosolio sarà più che bastante.

martedì 10 febbraio 2015

poco o tanto che sia, purché ci sia

e quindi, a quanto ho capito, i migliori anni alla fin fine sono quelli meno peggio.
dunque si giudica cammin facendo, ritarando, di volta in volta, il tutto.
eppure anche ad aderire a questo criterio i conti non mi tornano.
intanto perché mi piace poco la teoria del meno peggio e poi perché, se le parole hanno un senso, è 'letteralmente' sbagliato chiamare una cosa con il nome di un'altra.
tanto vale arrendersi al destino che regala ad alcuni il meglio, ad altri una via di mezzo e ai più sfortunati il peggio eterno.
oppure far a meno delle classifiche e accontentarsi di quel che arriva e pazienza se mettendo insieme i giorni (eccellenti) o anche solo rari (buoni) momenti sparsi in una intera vita, il totale resta scarso.




















Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora.


lunedì 24 marzo 2014

sur le pont d'avignon



senza nulla togliere, ma è come se qui la Lega si fosse presentata solo in Veneto.
un po' di calma zen, per favore.
intanto i cugini d'oltralpe, per abitudine, riservano alla prima tornata elettorale il senso di inviare un segnale forte.
e in effetti è arrivato.
ma poi, al secondo turno, si ravvedono, quindi è ancora tutta da vedere.
Per dirla con le parole di François-René de Chateaubriand: "Quasi sempre, in politica, il risultato è contrario alle previsioni".
(almeno spero)

venerdì 1 marzo 2013

aspettare all'infinito

fa sempre aspettare

Speranza e pazienza, da singole o da abbinate, dan sempre lo stesso prodotto: l'attesa. 
Più alta è la mira, più complesso è ciò che ti aspetti, più si allunga il tempo fino a sfiorare l'eterno.
Finché l'ansia che, prima o poi, accada qualcosa, distrae l'attesa, si è ancora lontani dal predisporsi a quella infinita.
Che ci si aspetti qualcosa da se stessi o da qualcosa che dipende da fattori esterni da noi, che fare?
Risolvere assumendo la postura di chi siede sul fiume o quella di Estragone e Vladimiro?

Trasformare l'attesa in aspirazione può portare sconforto, ma metti che un giorno ci si riesca?
Che accada finalmente che ciò che ci si aspettava, invece di realizzarsi, diventi qualcosa di autonomo posto oltre il realizzabile.
A quel punto sei libero dall'attesa?
Credo proprio di sì.
E quindi dove va a spegnersi quella soffocante o sottile ansia del domani?
Come investire quel tempo riguadagnato?

C'è una differenza lieve tra smettere di aspettarsi, ad esempio, il meglio (tanto per dirne una) e riuscire a stare sereni senza aspettare qualcosa.
Quel che aspetti arriva oppure no a prescindere dalla tua volontà, quindi che senso ha vivere in funzione della sua presenza?
C'è tutto il resto che vale la pena di essere praticato, fosse anche il far nulla.

Altro discorso è quello degli ingranaggi che l'essere umano ha predisposto per complicarsi la vita, prendi il caso della politica, dove giocare sui tempi d'attesa è  appunto un esercizio mirato a esasperare gli animi in funzione della realizzazione di obiettivi appositamente vaghi e mutevoli a seconda del punto di vista di chi ne trae maggior vantaggio, ma lo zen in quel caso è altra materia.

sabato 17 novembre 2012

ॐ (Oṃ)



forse l'eremitaggio è insufficiente a salvarmi.
l'unica è provare con l'ascesi e la contemplazione.

lunedì 5 novembre 2012

indice del nulla

storia del nulla di sergio givone, me lo hanno regalato perchè ho la fissa del nulla, l'ho buttato.
alla quindicesima pagina avevo già in testa l'idea di cosa debba essere l'emicrania, un po' come quando ho preso in mano G.E.B. da me rinominato un'eterna ghirlanda di cazzate (più di un giudizio è che sintetizzo perchè son smemorata).
scandagliati entrambi con il metodo della lettura veloce senza trovare in questo di givone, alcun chè di nuovo o di utile da integrare, anche per via che, com'è noto, spiegare qualcosa usando il "NON" è un modo che detesto e che ho abbandonato quasi del tutto.
c'era solo il niente, nessuna traccia del nulla, nemmeno scrutando nel bianco tra le righe.
ma dico come si fa a regalare un libro sulla storia del nulla in termini "occidentali" a una che mangia pane imbottito allo zen?
in verità mi sono poi accorta, facendo una ricerca su questo blog, che del nulla in senso proprio ne ho mai parlato, anche se ne accenno spesso e volentieri.
alea fluttuante è forse il post dove traspare un po' di quel che intendo e che si collega poi alla serie sulle donne di saggezza e al capitolo delle città invisibili, ma mentre ci sto a pensare e scartabello indietro mi accorgo che ovunque aleggia questa idea del nulla come guida e filo conduttore.
se c'è un limite in questa piattaforma è quello di inibire la possibilità di ordinare i post viceversa e così per me, che uso il blog per connettere dei temi, diventa scomodo recuperare approssimazioni progressive attraverso cui, quelle sette più o meno due cose che ho appiccicate addosso, evolvono per fasi di successioni, analogie e paradossi.
ripudiate le inutili e vincolanti radici, svuotato il bagaglio che antecede all'attuale posizione, scardinate le resistenze e i patemi verso l'assenza delle risorse, preso atto che la salute sia quel che è, e grazie al fatto che buona parte del prima l'ho scordato, vedo da me che parlare del nulla stia, nel mio caso, unicamente nel mio starci dentro, a mia volta vuota, e pertanto senza riempirlo nè esserne colmata.
che dicono i filosofi del nulla?
niente.
mescolano parole a modo loro, nel caso di quelli occidentali poi, c'è sempre di mezzo un dio, la fede, l'aspirazione a legare il nulla con la santità attraverso sterili sofismi alla gorgia. tutta fuffa.
in oriente è diverso, o quanto meno lo è stato in passato, alle origini.
usano le immagini. è con quelle che pensano ed è evidente quanto questo sia differente dallo spiegarsi ricorrendo alle frasi.




omohitsutsu 

nureba ya hito no 


mietsuramu 


yume to shiriseba 


samezaramashi wo





Kokinwakashū, XII:552


mi piacerebbe vederlo in originale questo tanka di Ono no Komachi, invece si dispone solo della traslitterazione che una volta tradotta diventa ancora e ben più lunga del segno che ne traccia il significato.


Ero assorta in pensieri d'amore

quando chiusi gli occhi?

Lui comparve.

Se avessi saputo che era un sogno

non mi sarei svegliata


il nulla è, per me, l'entità del tempo e della dimora, invece del contrario come solitamente si descrive.
è una dimensione privata, soggettiva, quella in cui, se vogliamo e riusciamo, è possibile fluttuare sui margini dei nostri confini e i limiti autoindotti, o siano pure oggettivi, senza avvertire nessun gradino sotto ai piedi benchè scalzi; qualcosa che ci permette di camminare anche senza un saldo terreno su cui poggiarli in un indistinto che è così prodigioso da cogliere che perdere tempo per descriverlo è assurdo anche solo per il fatto che per farlo lo dobbiamo abbandonare.

sabato 13 ottobre 2012

chi chi: dopo il compimento


"Adesso hai finalmente ottenuto ciò che desideravi. La tua meta ed il successo sono stati raggiunti; a questo punto devi soltanto rifinire alcuni particolari. Devi però riuscire a mantenere ciò che hai costruito: tutto muta, è quindi necessario essere sempre attenti a non perdere tutto".

è proprio vero che le buone notizie recano in sè anche un po' di sventura.
chi chi, recitano gli I Ching di oggi e mi sarebbe andato benissimo se si fossero fermati al punto e virgola. sarebbero altresì risultati incomprensibilmente avulsi dalla realtà, ma pur sempre incoraggianti, invece hanno insistito su dettagli ben poco trascurabili, quali l'incompiutezza, da cui ne deriva che dovrei essere quantomeno conscia di cosa io desideri raggiungere e la minaccia che, ammesso che io lo scopra, una volta definiti i particolari e condotta in porto l'impresa, si passi in una dimensione temporale in cui la cosa perda di importanza e valore.
però ormai ho capito che il giudizio dell'oracolo sulla giornata, va riletto alla fine del giorno, quindi, nel caso, vedrò stasera se sarà stato appropriato.
al momento l'unico collegamento con la realtà è che effettivamente ho ritrovato i sensi che avevo perso nel lontano 2007.
anche dopo il recente raffreddore, che avevo temuto potesse cancellare la sensazione del totale recupero, finalmente posso affermare che, nonostante tutte le rassicurazioni mediche che mai più avrei riacquistato gusto e olfatto, aveva avuto ragione il mio (amatissimo e stimatissimo) personal doctor, l'unico certo che invece sarebbero tornati.
e se adesso, ritrovati i sensi, perdessi il senno?
no, impossibile, per farlo dovrei prima trovarlo e il personal doctor dice che quello non lo vendono in farmacia e nemmeno lo spacciano per la strada.
chi, chi lo sa che sia, mah! certo tutto può essere, ma no, non credo, comunque oggi via mille miglia dai tg e dalla cronaca, in fondo è sabato, mi concentrerò su un pensiero positivo: che una meteora sfasci il pianeta di diamante e una pioggia di frammenti ci cada addosso così che ognuno possa comprarsi l'impossibile prima la terra imploda in una marea di diversa consistenza dallo spiccato odore di qualcosa che non nomino tanto ci siamo capiti, ole!


mercoledì 6 giugno 2012

Ray Bradbury


"Ogni mattina io salto giù dal letto e mi metto a camminare su un campo minato. Il campo minato sono io. Dopo l'esplosione, passo il resto della giornata a rimettere insieme i pezzi. E' il tuo turno, adesso. Salta!".

La pagina e il corsivo da 
Lo zen nell'arte della scrittura
Ray Bradbury


domenica 13 maggio 2012

l'asino vola e la capra fa il nido

quando penso all'animale da soma mi riempio di simpatia e rispetto, ma se traspongo il concetto di asino agli umani mi viene un gran nervoso.
se poi penso alla schiera di persone che considera i suoi simili una via di mezzo tra il mulo e la capra, mi imbufalisco.
e comunque se Pegaso vola perchè un ciuco non dovrebbe?
e chi lo ha detto che una capra gira solo intorno a una panca?





forte e robusto tanto da ospitare un ovile, l'albero di argan produce semi da cui si ricava un olio medicamentoso di uso sia alimentare e sia cosmetico che va di gran moda, benchè sia carissimo.

morale (zen): che siamo asini o capre, volendo e piacendo, possiamo volare e volere come ci pare.


domenica 29 gennaio 2012

preferirei di NON



cogliere fogli sparsi sul buio
stirare con la mano il silenzio
l'impalpabile fruscio assordante
di parole svuotate e cieche
inutile comunicazione solo risonanza
vibrazione cromatica di spazi vuoti
di paesaggi e figure
soltanto immaginazione
al centro del pensiero unico
di ciascuno e di nessuno.




cogliere e distribuire
stato d'intesa invece che assedio
dimentico del sè e dell'altro
come di tutti gli altri
trovare le labbra nel buio
quando le mascelle si muovono
masticare e inghiottire
con la bocca vuota
mentre lo stomaco già digerisce
quello che ho imboccato.

cogliere e moltiplicare
uno quando è due diventa al cubo
i sacchi flosci di ognuno
vicino alle scarpe sulla soglia
nei letti che ciascuno si porta da casa
le orme stanche e quelle felici
e ognuna lancia le sue
piccole spine o corolle
entra nel gioco si fa spazio
e lo toglie.


cogliere e viaggiare
resta un piccolo confine
mai valicato e irripetibile
ancora da occupare
e quando ci arrivi eccone già un altro
che ti era sfuggito e ti attira
così mentre ancora sei nel presente
scorgi un futuro e già vedi
una diversa immagine
che porta un altro volto e altri sapori.

cogliere e accogliere
dov'è allora il tempo e il posto
quello in cui manca tutto il resto
che è ininfluente e lontano?
c'è nella fuga la sensazione di
approdo felice?
è ozio? è contemplazione? cos'è? 

come riesco a descrivere la sospensione 
in cui fluttuano le persone 
al centro di un'azione karmica?

cogliere le distanze
posso parlare del prima e del dopo
ma sono incapace di dire del durante:
vuoto e niente sono le uniche
parole che leggo nell'immaginario
della ricostruzione mentale.
presa di contatto con le sensazioni
che ho più vicine di notte
guardando il mare o il monte,
comunque lontano.


in buona sintesi?

cogliendo neve
giornate assolate
poi il buio

contenta?

bastava quello, no?

perchè sei  ignorante! la bellezza sta nell'evitare di scrivere NON

e a che serve?

a centrare il punto. senza se e senza ma, invece di dire NON qui NON là, si cerca di dirsi e di dire quello che è invece di quello che NON è, quello che si vuole invece di quello che NON si vuole.
ma che parlo a fare?



domenica 11 dicembre 2011

il canto del giusto mezzo


Ho visto una metà molto abbondante
Di questa vita fluttuante... ah, ecco
La magica parola: metà, mezzo,
Così carica di significati,
Che c'invita a gustare più di quanto
Possiam mai possedere.
Il mezzo della vita è la migliore
Età dell'uomo, quando il passo lento
Gli concede riposo.

E' a metà strada il mondo
Fra cielo e terra;
Vivere a metà via fra città e campi;
Con terre a metà via fra fiumi e colli;
Essere metà dotto, metà signore, metà
Affarista; vivere
Metà come l'aristocrazia,
Metà in combutta con la gente comune,
In una casa a metà bella e brutta,
Metà elegante e metà barcollante
Vestiti e gonne a metà vecchi e nuovi;
Cibi metà squisiti, metà scipiti,
Servi nè troppo furbi nè troppo sciocchi;
Mogli nè troppo belle nè troppo brutte.

... E così nel mio cuore mi sento metà Buddha,
E metà quasi quasi una beata
Fata taoista.
E metà di me stesso a Padre Cielo
Restituisco; l'altra metà ai bambini lascio...
Per metà penso a far progetti e piani
Per la posterità, ma non dimentico
Che la tomba mi attende, e che quel giorno
Renderò conto a Dio della mia vita.

Più saggio è l'ubriaco ch'è ubriaco a mezzo;
E i fiori a mezzo sboccio, allora son più belli;
Fila bene una barca con vele a metà alzate;
Trotta meglio un cavallo con redini a metà tirate.

Chi ha quasi troppo è in ansia,
Chi ha quasi troppo poco
Gode di più i suoi beni.
Poichè la vita è fatta di dolcezza e di amaro,
Chi ne gusta metà è il più furbo e il più saggio.

Li Mi An
(XVI sec?)
tratto integralmente da: Importanza di capire di Lin Yutang (un'antologia di testi cinesi dei primi secoli d.C. al 1600 ca. in buona parte svolta in forma di interazione e dialoghi tra i diversi filosofi o semplici individui sia contemporanei tra di loro e sia appartenenti a epoche diverse e lontane) anche qui CLICK



nella foto ci sono almeno sette metà


Ero partita il 20 ottobre con questo discorso sulle metà, nel post cerniere (che poi si collegava agli altri che ho messo là in fondo) e sul post di partenza su una volta per tutte. poi trovai il visconte dimezzato e adesso questo che trovo adorabile per la grazia e la serenità con cui viene descritta una sensazione che ha spesso connotazioni di rimpianto, mancanza, tristezza.
E neppure è ottimistica o di esagerato esercizio di buoni sentimenti, così pacata ma sorridente e ammiccante, resta aperta. Si potrebbe procedere all'infinito con gli esempi o farne un estratto, provare a trovarne di migliori e più attuali, intanto lascio qui. 





domenica 13 novembre 2011

Pagina di libro notturno




Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.

Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.

Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.

E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.

Uomini con futuro
invece di volti.

Tracce
Come quando un uomo è così immerso in un sogno
che mai, ritornato al suo spazio,
ricorderà di esserci stato.



Tomas Tranströmer



Palazzo_Tomas Tranströmer



Entrammo. Un’unica enorme sala,
Silenziosa e vuota, dal pavimento
Come ghiaccio per pattinare. Abbandonato.
Tutte le porte chiuse. L’aria grigia.


Alle pareti dai quadri si affollavano
Immagini senza vita: scudi,
Bilance, pesci e figure di combattenti
In un mondo sordomuto sull’altro lato.


Una scultura era esposta nel vuoto:
Da solo in mezzo alla sala un cavallo.
Dapprima non lo notammo
Presi da tutto quel vuoto.


Più debole di un sospiro in una conchiglia
Era il suono, e le voci dalla città
Salivano in quella stanza deserta,
Mormorando e cercando un potere.


Ma anche altro, qualcosa di oscuro
Si installò sulla soglia dei nostri sensi
Senza oltrepassarla.
Scorreva la sabbia nelle clessidre mute.


Era ora di muoversi.
Ci avvicinammo al cavallo. Era gigantesco,
Nero come un ferro. Un’immagine del potere stesso
Rimasta dopo che i principi se ne erano andati.


Il cavallo parlò: “Io sono l’Unico.
Ho disarcionato il vuoto che mi cavalcava.
Questa è la mia stalla. Cresco lentamente.
E mangio il silenzio che regna qui dentro”.

Tomas Tranströmer


Un nome, anzi un cognome che sembra quello di un giocattolo, ha vinto il nobel per la letteratura a ottobre, ho letto di lui che la sua poesia è la poesia del silenzio che è una mia grande passione. In effetti, benchè la poesia mi annoi parecchio, mi piace il suo stile.
Mi ricorda gli haiku e in effetti ho letto che li ha studiati per molto tempo e anche scritti.



.


I cavi della corrente
tesi nel regno del freddo
a nord di ogni musica

.

Dobbiamo vivere
con l’erba garbata
e le risate di osteria.

.

Il sole ora è basso.
Le nostre ombre sono giganti.
Presto tutto sarà ombra.

.


Tranströmer è stato colpito un ictus nel 1990 che ha leso la sua capacità di parlare, da allora, la musica e’ diventata la passione principale della sua vita, come ha detto al quotidiano svedese Dagens Nyheter, in un’intervista concessa, nei mesi scorsi, attraverso la moglie Monica. Tranströmer suona il pianoforte ogni giorno, ma usando la mano sinistra, la destra e’ danneggiata dall’ictus e trascorre la sua mattina ascoltando musica classica.


Altre poesie tradotte in italiano qui CLICK
Altri haiku tradotti in italiano qui CLICK




sabato 29 ottobre 2011

evidenti somiglianze

Dal Wabi_Sabi si arriva diretti nella stanza del tè e al Teaism (se noi diciamo delle persone che hanno sale, intendendo dire che sono interessanti, il tèista dice che la persona ha o non ha tè), un termine inglese che preferisco a tèismo che mi suona di religioso.
Questa stanza è piccola circa nove metri quadrati, disadorna, pulitissima e silenziosa. Destinata a un massimo di cinque persone secondo il detto: più delle Grazie e meno delle Muse, del resto ai giapponesi, come ai cinesi, piacciono i giochi di parole e le deliberate ambiguità dei caratteri dei loro ideogrammi che, certamente, si prestano meglio e di più del nostro sistema di scrittura non solo a comunicare all'esterno ma anche a pensare per immagini e suggestioni.
Dunque il termine sukiya (la casa del tè) può significare, a seconda di come viene disegnato il suo simbolo grafico, dimora del piacere, dimora del vuoto, dimora del gusto, dimora delle alterne fortune, dimora delle fantasie o, secondo Okakura, dimora dell'asimmetrico a cui si accede attraverso un percorso esterno o un giardino che predisponga a uno stato come di anima appena ridestata.
I gesti sono semplici e naturali; il teaism è una sorta di taoismo dissimulato, lo zen è permeato dal teaism e il teaism è il suo rituale (laico) di cui la tazza vuota è, come per il taoismo, il simbolo per eccellenza.


"Tradurre è sempre tradire e nel migliore dei casi, può essere paragonata al rovescio di un broccato _ scrive Okakura_ ci sono tutti i fili, ma non la finezza dei colori e del disegno".
E infatti lui lo scrive in inglese il suo strafamoso, credo non solo tra i fan dello zen e del teaism, Lo zen e la cerimonia del tè. Inflessibile nel rigore del pensiero, tagliente incisivo come la spada di un antico samurai.
Ma la cosa che mi ha divertito di più sono state le somiglianze di questo personaggio a cavallo tra l'800 e il 900 con me. Cazzutissimo sto Kakuzo Okakura!
Ne ha davvero per tutti: occidentali e conterranei, ha solo un minimo di pietà per i cinesi di tre mila anni fa e riesce a infilare nel suo delicato escursus sul teaism, motti e improperi verso la società, la politica, i costumi, la modernità, l'ignoranza e, su tutto, la mancanza di senso e di gusto estetico, ovviamente in stile minimalista dunque molto e solo zen.
Credo che coloro mi abbiano conosciuto di persona, potrebbero confermare che sembriamo fratello e sorella (almeno a giudicare dal grugno e dalla posa).
Eppure sotto quell'aria truce anche Teti potrebbe celare un animo gentile e amorevole come Okakura!
E come lui ritengo che questa nascosta natura vada celata ai più, quindi continuerò a fare la cerbera.


Diverso discorso se fossi uomo, allora dovrei per forza essere: "Riluttante come chi d'inverno attraversa un torrente; esitante come chi ha paura di quanto lo circonda; ossequioso come un ospite; tremante come il ghiaccio che sta per sciogliersi; senza pretese come un pezzo di legno non ancora scolpito; sgombro come una vallata; privo di forma come le acque quando sono agitate"

venerdì 28 ottobre 2011

Conosci il Wabi_Sabi?


Post n°7 pubblicato il 23 Maggio 2010 da teti900 sul vecchio blog (lo riprendo perchè è tra i miei argomenti preferiti e praticati soprattutto quando come in questi giorni ho buona parte dei pianeti contro, solo rob mi consola soprattutto per l'ascendente, ma in ogni caso tutti concordi nel dire che dal 2 novembre andrà alla grande anche per aquari e sagittari, sempre che i più fortunati scorpioni lascino qualcosa anche agli altri!)


Wabi_Sabi ... un termine associato indirettamente al buddhismo zen... è una concezione estetica... una sorta di zen delle cose... "uno degli alementi principali di questa dottrina è uno spiccato antirazionalismo".
Nella lingua giapponese, Wabi indica il disagio della vita solitaria nella natura in senso emotivamente negativo, inteso come distacco dalla civiltà, squallore, abbattimento e scoramento mentre Sabi sta a significare l'avvizzimento, lo scarno, la freddezza.
L'idea originaria del Wabi_Sabi è metafisica e si rifà ai concetti spirituali ed etici connessi all'idea di semplicità e accettazione della realtà che caratterizzano anche il taoismo e il buddhismo zen, ma intrise dall'atmosfera di una desolazione e malinconia "minimaliste" mirate a liberare se stessi dal superfluo e concentrarsi sugli aspetti essenziali partendo dal presupposto che tutte le cose sono imperfette e incompiute.
Lo scorrere del tempo e il deterioramento che procura alle cose è l'estetica del Wabi_Sabi, la sua musica sono i malinconici lamenti degli animali e della natura che echeggiano e risuonano nella mestizia dell'animo...

Il Wabi_Sabi è l'essenza dell'immaterialità e temporaneità quindi può essere compreso ma non spiegato, tranne forse attraverso esempi di contrapposizione con il modernismo.
Il modernismo si esprime principalmente in ambito pubblico il WS invece in quello privato.
Il modernismo implica una visione logica e razionale del mondo, il WS una visione intuitiva.
Il modernismo è assoluto, il WS relativo.
Il modernismo cerca soluzioni universali, il WS individuali.
Il modernismo intende il prodotto su larga scala e modulare, il WS lo intende come unico e variabile.
Il modernismo esprime fede nel progresso mentre il WS lo nega.
Il modernismo è orientato al futuro, il WS al presente.
Il WS crede nella fondamentale incontrollabilità della natura, il modernismo crede nel controllo della natura.
Il WS ha una concezione romantica della natura mentre il modernismo ha una concezione romantica della tecnologia.
Nel WS le persone si adattano alla natura mentre nel modernismo si adattano alle macchine.
L'organizzazione della forma, nel WS è organica, le forme e i margini sono morbidi e indefiniti (la ciotola è la metafora di forma libera, aperta alla sommità) mentre nel modernismo l'organizzazione della forma è geometrica, netta, rigida, definita (una scatola come metafora: rettilinea, precisa, chiusa).
I materiali nel WS sono naturali e per tanto di aspetto grezzo, degradabili, usurabili mentre il modernismo utilizza materiali prodotti dall'uomo, di aspetto liscio e che necessitano di manutenzione.
Nel WS la corrosione e la contaminazione arricchiscono l'espressione degli oggetti mentre nel modernismo è la purezza ad arricchire l'espressione delle cose.
Il modernismo sollecita la riduzione delle informazioni sensoriali, il WS l'espansione.
Il modernismo non tollera l'ambiguità e la contraddizione, il WS convive con esse.
Il modernismo è generalmente chiaro e brillante, funzionalità e utilità sono valori primari, la perfezione della materia è un ideale da perseguire... il WS è oscuro e soffuso, considera la funzionalità e l'utilità secondarie e considera un ideale da perseguire  l'imperfezione della materia. 
Se il modernismo tende all'eterno, nel WS c'è una stagione per ogni cosa.
(da Wabi_Sabi - Leonard Koren - ed. Ponte alle grazie)


Wabi_Sabi
E' la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute.
E' la bellezza delle cose umili e modeste.
E' la bellezza delle cose insolite.




TRADUZIONE


mercoledì 13 aprile 2011

alea fluttuante


Nani o shite

mi no itazura ni

oi ni ken

taki no keshiki wa

kawaranu mono o.


Com'è che / il mio corpo è invecchiato / così, per nulla /

mentre la vista della cascata / rimane immutata per sempre?




"vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sakè, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell'acqua: questo, io chiamo ukiyo".